Presentata la mostra fotografica “Women for Women Against Violence”, progetto di forte impatto sociale, che da oggi al 1 marzo 2026 sarà esposta negli spazi della Sala Xenia, affacciata su Riva III Novembre di Trieste.

L’esposizione è nata per celebrare i dieci anni dell’omonimo progetto – divenuto da sei anni anche programma televisivo in onda su RAI (prossima messa in onda il 21 marzo in seconda serata su RAI UNO) – che utilizza il linguaggio universale della fotografia per accendere i riflettori su due delle principali emergenze che colpiscono il mondo femminile: la violenza di genere e il tumore al seno, unendo in un unico messaggio due realtà diverse ma profondamente connesse, dall’esperienza del dolore e dalla possibilità del riscatto. La mostra dà voce e visibilità alle donne che vivono queste due grandi sfide, spesso segnate da cicatrici visibili e invisibili, nel corpo e nell’anima.

L’arrivo della mostra a Trieste nasce dalla sensibilità e dall’impegno della Presidente della LILT Trieste, Sandra Dudine, che ha riconosciuto nell’esposizione un importante strumento di educazioneprevenzione e consapevolezza per il territorio sostenendone con convinzione la realizzazione, che ha sottolineato: “In Friuli-Venezia Giulia il tumore alla mammella è la neoplasia femminile più frequente, con circa 1.300 nuovi casi diagnosticati annualmente, un dato che mostra un’incidenza superiore alla media nazionale, ma con una sopravvivenza che supera il 90% quando la malattia viene diagnosticata ad uno stadio precoce. La LILT di Trieste, attiva sul territorio dal 1927 con le sue campagne di prevenzione, ha risposto con entusiasmo all’invito della sede nazionale di accogliere e sostenere anche nella nostra città il progetto che focalizza l’attenzione su due importanti battaglie femminili. Le cicatrici lasciate diventano parte del vissuto delle donne testimonial della mostra, donne che, con grande generosità, rendono pubblica la loro storia per accrescere la consapevolezza sui due temi”.

Il progetto prende origine dal vissuto personale di Donatella Gimigliano, giornalista e Presidente dell’Associazione Consorzio Umanitas, da anni impegnata contro la violenza sulle donne e che ha affrontato in prima persona l’esperienza del tumore al seno all’interno di un vissuto familiare doloroso fatto di perdite importanti che ha spiegato: “Dieci anni fa vivevo una storia familiare segnata dal tumore al seno e sapevo cosa significava portare sulla pelle e nell’anima segni e ferite indelebili. Ma quelle cicatrici non appartengono solo alla malattia: le ho viste anche nelle donne sopravvissute alla violenza, ferite diverse ma ugualmente profonde. Da quella riflessione è nato Women for Women against Violence, un progetto che racconta storie di resilienza e rinascita, perché ogni cicatrice può trasformarsi in un simbolo di forza. Perché dietro ogni ferita c’è una storia che merita di essere raccontata. E soprattutto, di essere ascoltata.”

Women for Women Against Violence” si presenta come un’esperienza espositiva immersiva e coinvolgente: 21 ritratti fotografici di grande formato raccontano storie vere di donne che hanno vissuto la violenza o il tumore al seno e che hanno scelto di trasformare la propria esperienza personale in un messaggio pubblico di consapevolezzaresponsabilità civile e rinascita. Accanto a loro, testimonial, premiati con il Camomilla Award, riconoscimento della kermesse che s’ispira alle virtù benefiche del fiore della pianta che aiuta quelle malate a guarire, per l’impegno nella sensibilizzazione sulle tematiche, contribuiscono ad amplificare la forza del messaggioScatti d’autore firmati da Tiziana Luxardo, erede della storica dinastia di fotografi italiani, che raccontano storie di resilienza, dignità e rinascita, creando una narrazione collettiva che unisce arte, testimonianza e impegno sociale.

Un elemento di forte unicità e valore simbolico della mostra è il richiamo all’arte giapponese del kintsugi, antica pratica che insegna a riparare le fratture mettendole in evidenza attraverso l’oro, trasformando la ferita in valore. Questo riferimento prende forma nella fotografia simbolo che ritrae Valentina Pitzalis, vittima di una brutale violenza, accanto alla sorella Francesca, affetta da tumore al seno. Questo richiamo conferisce alla mostra una dimensione internazionale e interculturale, rafforzandone l’unicità e il valore simbolico: l’arte non cancella le ferite, ma le rende visibili e preziose, trasformandole in forza collettiva.

La mostra narra, attraverso gli abbracci dei protagonisti, la condivisione, la forza, la vicinanza, il prendersi cura dell’altro – ha raccontato la Luxardo, che ha evidenziato – il filo conduttore, non a caso, è la foto delle sorelle Pitzalis, immagine che ho voluto impreziosire con il richiamo all’arte giapponese Kintsugi,  una filosofia di vita che ci insegna che tutti noi possiamo diventare Maestri Artigiani delle nostre vite e reinventare le cicatrici dell’anima e del corpo dandogli un valore aggiunto, diventando un punto di forza e non di debolezza. Sono andata a trovare la bellezza dove nessuno la va a cercare“.

Filomena Lamberti, prima donna sfregiata dall’acido solforico in Italia ha evidenziato: “La violenza lascia ferite sul corpo, nell’anima e nella dignità delle persone. Per questo credo profondamente nell’importanza di una comunicazione sociale capace di andare oltre le parole e di arrivare dritta al cuore. Progetti come questa mostra sono fondamentali perché utilizzano il linguaggio universale delle immagini per rompere il silenzio, accendere coscienze e ricordare che dalla violenza si può e si deve uscire”. “La battaglia quotidiana contro il tumore al seno si affianca a quella – purtroppo quasi quotidiana – della lotta contro la violenza di genere. E’ doveroso quindi indirizzare un enorme GRAZIE alle donne che, con coraggio, determinazione e senza vergogna, hanno dato la loro disponibilità’ a condividere con le immagini la loro storia. Siano di esempio per tutti noi, professionisti del settore, sanitario e non, che ogni giorno si prendono di loro cura” – ha dichiarato Marina Bortul, vicepresidente LILT TS e OMCEO, e componente task force senologica Lilt. Ogni opera è accompagnata da un QR code che consente ai visitatori di ascoltare direttamente la voce delle protagoniste, creando un dialogo intimo e diretto tra chi guarda e chi racconta.

Trieste, città di confine, di mare e di pensiero, è da sempre un laboratorio di convivenza, scambio culturale e profondità umana e ha fatto della cultura, della scienza e dell’apertura mentale la propria identità. Per una fruizione più intima e coinvolgente, si consiglia di portare con sé un paio di cuffiette. La scelta della Sala Xenia, affacciata su Riva Tre Novembre, non è casuale. Un luogo di passaggio e di incontro diventa così spazio simbolico di un racconto che riguarda tutti, non solo le donne, ma l’intera comunità. Portare qui Women for Women Against Violence significa inserire il progetto nel tessuto vivo della città rendendolo accessibilevisibile e partecipato.

Rivolta a un pubblico ampio e trasversale – donne, famiglie, giovani, studenti, operatori del sociale e cittadini – l’iniziativa dedica un’attenzione particolare alle nuove generazioni, considerate protagoniste fondamentali del cambiamento culturale. Trieste è anche una città universitaria, giovane, internazionale: parlare qui di prevenzione, rispetto, ascolto e dignità significa investire direttamente nel futuro.

L’ingresso gratuito, la forza delle storie vere e il dialogo intergenerazionale rendono la mostra uno spazio vivo di aggregazione civile e culturale, capace di stimolare empatiariflessione e partecipazione attiva.  L’evento, capace di valorizzare l’identità del territorio e, al contempo, di aprirlo a una riflessione profonda su temi di stringente attualità, si inserisce pienamente nel percorso di crescita culturalesociale e turistica della città, contribuendo a costruire un’immagine di Trieste moderna, sensibile e attenta ai diritti e alla salute delle persone.

L’iniziativa si avvale del patrocinio del Senato della RepubblicaPolizia di StatoLILT – Lega Italiana per la Lotta contro i TumoriOrdine dei Medici di TriesteFondazione Italia GiapponeCasa Internazionale delle DonneGOAP – Centro AntiviolenzaLions Club Duino AurisinaAMMI – Associazione Mogli Medici Italiani. Hanno inoltre aderito la Questura di Trieste e la sezione triestina “Aliano Bracci” dell’Associazione Nazionale della Polizia di Stato (ANPS), che in occasione dell’inaugurazione donerà una mimosa a tutte le donne presenti, gesto simbolico di vicinanza e rispetto.

Un progetto itinerante, grazie anche al supporto di Enel, che ha saputo trasformare esperienze intime in un patrimonio collettivo di consapevolezza, costruendo ponti tra generazioni e contesti sociali differenti.

Le coppie nelle foto: Alessandra Laganà & Benedetta Rinaldi, Alessio Boni & Chiara Salvo, Antonia Liskova & Filomena Lamberti, Barbara Bartolotti & Patrizia Mirigliani, Beppe Convertini & Ilaria Capponi, Carolina Marconi & Edy Giordano, Emma D’Aquino & Elga Magrini, Gianluigi Nuzzi & Alessandra Viero, Giuliana Di Carlo & Carolyn Smith, Nicolo’ Maja Con Ines e Giulio Pivetta, Katia Villirillo & Francesco Montanari, Leyla Hussein & Donatella Gimigliano, Luana Ravegnini & Antonietta Tuccillo, Maria Antonietta Rositani & Eleonora Daniele, Nadia Accetti & Maria Grazia Cucinotta, Nicoletta Romanoff & Nicolo’ Maja, Pinky & Eleonora Pieroni, Rosanna Banfi & Maria Pia Dionisi, Simone Sabani & Alessandro, Valentina & Francesca Pitzalis, Valeria Solarino & Fanny Cristina Campion. Media partner RAI e Askanews nazionale.

L’esposizione sarà aperta al pubblico da sabato 21 a sabato 28 febbraio dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.00Domenica 1 marzo apertura dalle 10.00 alle 12.00.