La mostra Living Water – Acqua Viva espone una parte significativa dell’opera fotografica di Merav Wegerhoff, artista israeliana con radici famigliari che risalgono ad Hanau in Germania e ad Alessandria d’Egitto, e che ora vive a Trieste con la sua famiglia.

55 anni, madre e nonna, oltre che fotografa è anche una terapeuta, facilitatrice di respirazione, che esplora l’acqua come spazio vitale della memoria e della coscienza.

Il suo lavoro nasce da un lungo percorso personale che collega il corpo, la voce e gli elementi della natura. In questa mostra, invita a un incontro silenzioso tra l’acqua, il respiro e il cuore umano.

Le fotografie sono state scattate in Israele, sulle rive del Lago di Tiberiade, in Germania,ad Hanau, e in Italia, a Trieste, tra il 2021 e il 2026.

L’esposizione, la cui apertura si è collocata significativamente tra la Giornata della Donna l’8 marzo e la Giornata dell’Acqua il 22 marzo, è stata organizzata dal Museo della Comunità ebraica di Trieste “Carlo e Vera Wagner”, in collaborazione con la sezione triestina dell’ADEI WIZO e rimarrà fruibile gratuitamente fino al 15 aprile 2026 negli orari di apertura del Museo (www.museoebraicotrieste.it/info).

La parole del curatore, rav Ariel Haddad: “Questo è il profondo viaggio spirituale e catartico di Merav, una donna che intreccia la propria storia familiare, segnata dal trauma della Shoah, con una ricerca di guarigione attraverso gli elementi naturali. L’esplorazione interiore del suo legame con i genitori, l’assistenza al padre malato di Alzheimer e la scoperta della fotografia come strumento di dialogo con l’acqua. Attraverso lo sciamanesimo, la saggezza del cerchio e il lavoro presso il centro “Amen” per donne sopravvissute a violenze, con una particolare percezione della spiritualità ebraica costantemente nel sottofondo, l’autrice descrive un percorso di trasformazione interiore e di servizio verso il prossimo. L’acqua emerge come l’elemento centrale di memoria e rinascita, capace di riflettere l’anima e connettere le generazioni passate a quelle future. In definitiva, Merav testimonia un impegno costante nel trasformare il dolore in luce e compassione, onorando le proprie radici mentre si incammina verso una consapevolezza universale.

All’inizio, quando la terra e il mare furono distinti, l’acqua ricevette il suo nome e la sua forma. Dalla Genesi nasce così l’immagine dell’acqua come principio di ordine e di vita. Essa non è solo sostanza, ma linguaggio del sacro: muta, fluisce, purifica.

Nella tradizione ebraica, l’acqua è lo strumento della rinascita. Immergersi nel Mikveh (Bagno rituale) significa tornare all’origine, ritrovare la continuità con il creato. Non brucia né cancella, ma restituisce. A differenza del fuoco, che consuma, l’acqua accoglie e trasforma, prepara alla presenza del divino.

Nel mondo fisico, essa è il solvente universale, capace di sciogliere e unire, di trasportare la vita dentro ogni organismo e attraverso gli ecosistemi. Ogni goccia partecipa di un ciclo che abbraccia mari, nuvole, piante e corpi: un ritmo invisibile e incessante.

Nel Tempio di Gerusalemme, le libagioni d’acqua accompagnavano le offerte come segno di gratitudine e dipendenza dalla pioggia, dono essenziale di Dio. Quel gesto univa la dimensione biologica a quella spirituale: la stessa acqua che nutre la terra diventa preghiera, mediazione tra il cielo e gli uomini”.

Collegato alla mostra, un evento si terrà in Museo, in via del Monte 7, martedì 17 marzo alle 17.30 in collaborazione sempre con l’ADEI WIZO Trieste e con la Consulta femminile di Trieste: si confronteranno i rappresentanti di varie associazioni che in Italia e in Israele si occupano di prevenzione della violenza contro le donne.

INFO

www.museoebraicotrieste.it

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