LO SCRITTORE FRANCESE RIPARTE DAL FESTIVAL: “QUI UNA FAMIGLIA, TORNO A SCRIVERE PIÙ FORTE”. E CELEBRANDO L’UNICITÀ DEL FESTIVAL GUARDA ALL’IRLANDA DELL’OTTOCENTO ANNUNCIANDO UN NUOVO LIBRO SULLA GRANDE CARESTIA. 8MILA PRESENZE E 800 MILA VISUALIZZAZIONI SOCIAL PER UN’EDIZIONE CON NUMERI IN CRESCITA, PARTECIPAZIONE TRASVERSALE E UN DIALOGO SEMPRE PIÙ APERTO FRA LETTERATURA E SOCIETÀ

foto Luca A.d’Agostino / Phocus Agency

Cala il sipario su Dedica 2026 e si apre già un nuovo orizzonte: Sorj Chalandon, lo scrittore e reporter francese al centro dell’edizione, ha annunciato ieri che il suo prossimo libro sarà ambientato nell’Irlanda dell’Ottocento, “nel tempo della grande carestia voluta dagli inglesi, che provocò un milione di morti e costrinse un milione e mezzo di persone a emigrare”. Un progetto che nasce anche dall’esperienza vissuta a Dedica, dove lo scrittore ha trovato, come ha detto, una spinta nuova verso la scrittura e “non un festival ma una famiglia”, sentendosi “accolto, protetto”, e oggi pronto a ripartire “più forte, con le stelle negli occhi. E quelle stelle ce le avete messe voi, a Pordenone”. Parole che restituiscono non solo l’intensità del legame creatosi in questi giorni, ma anche la profondità di un confronto che ha attraversato temi personali, memoria, responsabilità civile.

Si chiude dunque un’edizione particolarmente significativa del festival, il primo grande evento culturale della stagione nel cammino verso Pordenone Capitale della Cultura 2027. Il curatore di Dedica Claudio Cattaruzza sottolinea come si sia trattato di un appuntamento che oltre confermare la straordinaria qualità della scrittura di Chalandon e dei suoi temi “ne ha rivelato al tempo stesso una dimensione incredibilmente umana, fatta di rara sensibilità, restituita in ogni incontro e ricambiata dal pubblico”.

Impressionante, in questo senso, l’accoglienza al Teatro Verdi per l’inaugurazione, con applausi lunghissimi prima e dopo, la partecipazione qualificata delle Università di Venezia e Udine, il coinvolgimento di 1.800 studenti nelle attività dedicate alle scuole di ogni ordine e grado. Il festival ha saputo inoltre rafforzare il proprio ruolo di spazio di relazione, creando connessioni autentiche fra storie e persone, estese anche al sociale, con la partecipazione degli ospiti della casa di riposo Umberto I e con il progetto Dedica per il sociale culminato nell’incontro fra Chalandon, don Gino Rigoldi (storico cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano) e il rapper Kento, impegnati nel lavoro con i minori in contesti difficili. Un dialogo che ha restituito con forza il senso più profondo della manifestazione, mostrando come la letteratura possa diventare strumento concreto di ascolto e trasformazione.

I numeri, come ricorda il presidente dell’associazione Thesis Antonino Frusteri, non sono il metro principale per valutare il successo di Dedica, che mantiene una formula unica, quella di dedicare un’intera settimana a un solo autore. Eppure parlano chiaro: gli eventi hanno registrato spesso il tutto esaurito, molti già in prevendita, con 8 mila presenze complessive e più di 800 mila visualizzazioni sui canali social. Tre appuntamenti sono stati inoltre spostati in sale più capienti per rispondere alla richiesta del pubblico, arrivato da varie regioni italiane.

Molto positiva anche la risposta del territorio, con il programma di anteprime che ha coinvolto nuovi comuni come Fiume Veneto, Casarsa della Delizia, Ronchi dei Legionari e Palmanova, consolidando sempre più il carattere diffuso del festival e ampliandone la rete. La risonanza mediatica, ampia e trasversale, conferma un’attenzione crescente verso una manifestazione che continua a rinnovarsi senza perdere la propria identità.

Chalandon stesso ha colto l’unicità di Dedica, osservando come non esistano al mondo festival simili, capaci di concentrarsi per otto giorni su un solo autore. “Più che un riconoscimento – ha detto – questa esperienza rappresenta per me un obbligo a continuare, a proseguire il mio lavoro di scrittore, di giornalista e di essere umano, anche in un momento della vita in cui forse avevo un po’ meno voglia di fermarmi a riflettere. La densità degli incontri, degli scambi e delle relazioni vissute durante il festival ha invece riacceso questa necessità, trasformandola in una spinta nuova verso la scrittura”.

Dedica 2026 va in archivio ma guarda già avanti, con la stessa tensione verso la qualità, l’approfondimento e il dialogo fra culture. Appuntamento a marzo 2027 per la trentatreesima edizione, nel segno di una continuità che non rinuncia a rinnovarsi e che trova proprio nel rapporto fra autore e pubblico la propria forza più originale e autentica.