È François Kamate Kasereka il vincitore del Premio Alexander Langer 2026: con questa decisione la Fondazione riconosce il coraggio, la lungimiranza e l’instancabile impegno di un attivista che con i mezzi della nonviolenza opera in una delle regioni più conflittuali del mondo, nel Nord Kivu, per lo sviluppo della pace, la giustizia ecologica e la partecipazione democratica. Una voce, la sua, che rende visibile l’interconnessione tra giustizia climatica, decolonizzazione, cooperazione transnazionale e pace, incarnando così una delle sfide più urgenti del nostro tempo.
François Kamate rappresenta in modo esemplare una generazione di giovani attivisti africani che, in mezzo alla violenza e alla povertà, cercano vie di resistenza nonviolenta. È cofondatore di Extinction Rebellion Rutshuru, branca locale del movimento climatico internazionale, e dell’Amani Institute ASBL, impegnato nella promozione di una cultura di pace; ha lavorato nel movimento LUCHA – Lutte pour le Changement e ha creato numerosi gruppi di dialogo tra giovani, autorità locali e società civile. Le campagne a cui ha partecipato – Fossil Free Virunga, Decolonize Virunga e Fossil Free DRC – hanno attirato l’attenzione nazionale e internazionale sulle concessioni fossili illegittime e hanno contribuito, nel 2024, alla sospensione temporanea di una vasta asta per licenze di petrolio e gas.
Oltre al suo lavoro organizzativo, Kamate si impegna nella documentazione delle violazioni dei diritti umani, nella creazione di programmi radiofonici e in iniziative educative che promuovono responsabilità ecologica, dialogo e nonviolenza. La sua attività unisce il lavoro di pace locale alla consapevolezza climatica globale e offre ai giovani una voce nelle questioni che riguardano direttamente il loro futuro.
François Kamate incarna i valori che Alexander Langer ha espresso nel suo “Tentativo di decalogo per la convivenza interetnica”: il coraggio del dialogo, il legame tra radicamento locale e responsabilità globale, e la convinzione che pace, sostenibilità ecologica e giustizia sociale possano realizzarsi solo insieme.
In un’epoca in cui crisi ecologiche e conflitti armati si intrecciano, l’impegno di Kamate ci ricorda che speranza e cambiamento nascono dal basso – attraverso il dialogo, l’educazione e la forza della nonviolenza.
Giovedì 23 aprile, alle ore 20.30, François Kamate Kasereka incontrerà il pubblico in un incontro in programma nella Sala Petris del Centro Balducci di Zugliano dal titolo “One planet. Joining hands”. A guidare l’appuntamento la domanda: cosa significa alzare la propria voce, in modo nonviolento, a favore dei diritti ambientali e umani e in maniera coerente con quanto proposto da Alexander Langer? L’incontro è promosso in collaborazione tra Centro di accoglienza e di promozione culturale Ernesto Balducci, Articolo 21 Fvg e Fondazione Langer.
La situazione in Nord Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo
La regione orientale della Repubblica Democratica del Congo (RDC), il Kivu, è stata colpita fin dagli anni Novanta da grandi violenze e discriminazioni di parte della sua popolazione. La situazione si è notevolmente aggravata nel 1994, dopo il genocidio dei tutsi in Rwanda, con l’esodo massiccio nell’est della RDC dell’esercito e delle milizie ruandesi genocidarie, che continuano ancora adesso a costituire una minaccia per la stabilità del Rwanda. Le guerre che si sono succedute, le violenze delle varie milizie presenti nella regione, la cattiva gestione delle risorse, la corruzione e l’assenza di politiche efficaci di sviluppo da parte del governo congolese, hanno causato negli ultimi decenni alcuni milioni di morti. Più recentemente sono in corso varie mediazioni africane e internazionali per cercare di porre fine al conflitto tra il movimento M23 da una parte e l’esercito congolese e le milizie genocidarie FDLR dall’altra.
La RDC è considerata il paese più ricco di risorse naturali al mondo, eppure circa il 70% della popolazione vive con meno di 1,9 dollari al giorno. L’intreccio tra gruppi armati e sfruttamento delle risorse naturali è ampiamente documentato. Sulla situazione precaria della popolazione congolese pesano inoltre le difficoltà di comunicazione in varie parti della RDC e in particolare nella regione del Kivu, che non ha vie di accesso terrestri alla capitale Kinshasa e ai porti di sbocco sulla costa occidentale africana e che è geo-economicamente più vicina ai paesi dell’Africa orientale e soprattutto al Rwanda e all’Uganda.
La provincia del Nord Kivu rappresenta emblematicamente questo complesso intreccio di violenza, miseria sociale e sfruttamento eccessivo globale delle risorse. Dopo una lunga moratoria, il governo ha recentemente annunciato nuove concessioni per l’estrazione di petrolio e gas nel Parco Nazionale dei Virunga, patrimonio mondiale dell’UNESCO e uno dei più importanti centri di biodiversità del pianeta, oltre che un fondamentale serbatoio naturale di assorbimento dei gas serra. Il parco ospita ecosistemi unici – dalle foreste tropicali ai vulcani della catena del Ruwenzori – ed è dimora degli ultimi gorilla di montagna. Lo sfruttamento crescente delle risorse fossili minaccia non solo questo patrimonio naturale, ma anche i mezzi di sussistenza delle popolazioni locali.
Oltre ai progetti su fonti fossili, la regione è di importanza strategica per le catene di approvvigionamento globali grazie alla ricchezza dei cosiddetti minerali “3T” – tantalio, stagno e tungsteno – fondamentali anche per le tecnologie della transizione energetica. Circa la metà delle riserve mondiali di coltan si trova nella RDC. Queste risorse, estratte spesso in condizioni precarie, alimentano conflitti in cui milizie, attori statali e imprese internazionali competono per il controllo. Rapporti delle Nazioni Unite documentano come coltan e altri minerali vengano contrabbandati illegalmente nei paesi vicini e successivamente immessi nelle catene di fornitura legali attraverso miniere certificate – una pratica di “lavaggio delle risorse”. Di recente, il movimento M23, sostenuto dal Ruanda, ha conquistato, oltre alla capitale provinciale Goma, anche l’area di Rubaya, dove si trovano alcuni dei più importanti giacimenti di coltan del paese. Inoltre, il ruolo delle istituzioni statali e dell’esercito congolese nell’economia estrattiva rimane controverso: la popolazione civile è il bersaglio e la vittima dei poteri dominanti.
In questa situazione critica, l’attivismo climatico e ambientale si configura come una forma multipla di costruzione della pace. La crisi climatica già oggi costa vite umane nella RDC, mette sotto pressione infrastrutture e agricoltura e agisce come moltiplicatore dei conflitti. Allo stesso tempo, le infrastrutture militari e la ricostruzione postbellica generano ingenti emissioni di gas serra. La pace è dunque condizione e parte integrante di una politica climatica efficace. Distruzione ecologica e ingiustizia sociale si alimentano reciprocamente: la lotta contro la crisi climatica in Congo è sempre anche una lotta per i diritti umani e per una giusta distribuzione delle risorse.
Una transizione giusta (“just transition”) verso un mondo climaticamente neutro richiede più dell’innovazione tecnologica: esige competenze sociali di cooperazione e solidarietà, a livello locale e transnazionale. Ed è precisamente qui che si inserisce il lavoro di François Kamate.
Come attivista della sezione congolese della campagna internazionale “Debt for Climate”, Kamate mobilita studenti, giovani e comunità sfollate dalla guerra per chiedere la cancellazione dei debiti esteri illegittimi, che mantengono molti paesi del Sud globale in condizioni di dipendenza. La campagna collega l’idea di giustizia climatica con quella di decolonizzazione economica, sottolineando che una transizione energetica sostenibile è possibile solo se le risorse e gli spazi politici del Sud non vengono più bloccati dal peso del debito e dalle dinamiche estrattive che esso alimenta.
Euromediterranea: la rassegna annuale della Fondazione Alexander Langer Stiftung
Euromediterranea è il principale appuntamento annuale della Fondazione Alexander Langer Stiftung, un momento di dialogo sui temi che hanno segnato il pensiero e l’azione di Alexander Langer: pace, giustizia ecologica, diritti umani e incontro tra culture. La manifestazione è strettamente legata al Premio Internazionale Alexander Langer e alla sua cerimonia di consegna.
François Kamate Kasereka sarà in Italia dal 10 al 27 aprile 2026 e parteciperà a diversi eventi in varie città italiane. Il cuore di Euromediterranea sono le tappe di Bolzano (17 e 18 aprile, con consegna ufficiale del Premio), di Vipiteno (19 aprile, città natale di Alexander Langer) e di Roma (14 aprile), con la presentazione ufficiale del Premio alla Camera dei deputati. È previsto un tour connesso a Euromediterranea, realizzato in collaborazione con altri enti/associazioni con tappe a Perugia (15 aprile), Como (21 aprile), Milano (22 aprile), Zugliano (UD) (23 aprile), Rovereto (TN) (26 aprile).
