Presentati a Udine l’immagine guida e il percorso per il cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli del 1976

La ricostruzione non è soltanto un fatto materiale, ma un’esperienza collettiva che tiene insieme memoria, legami e futuro: da questo concetto prende avvio “Le chiavi di casa”, l’iniziativa promossa da Ater Udine per il cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli del 1976, presentata oggi, 21 aprile nell’atelier del Maestro Giorgio Celiberti a Udine. L’appuntamento ha segnato il primo momento pubblico di un percorso pensato come restituzione condivisa di una delle pagine più profonde della storia del territorio, con l’obiettivo di rileggere la ricostruzione come patrimonio civile e identitario dell’intera comunità friulana. 

Al centro del pomeriggio, anche gli interventi istituzionali, con i saluti della presidente di Ater Udine, Vanessa Colosetti, dell’assessore regionale alle Infrastrutture e al territorio del Friuli Venezia Giulia, Cristina Amirante,  dell’assessore alla Pianificazione territoriale e Protezione civile del Comune di Udine, Andrea Zini, e  dell’Ance FVG  a sottolineare il valore pubblico dell’iniziativa e il legame tra la memoria del sisma, il diritto all’abitare e il percorso di rinascita che il Friuli seppe costruire dopo il 1976. All’incontro hanno preso parte anche il Maestro Giorgio Celiberti e il critico Vito Sutto,  intervenuti in occasione dello svelamento dell’opera scelta come immagine guida del progetto. 

“Ringrazio Ater Udine per aver organizzato   questo momento  di memoria così fortemente emozionale –  ha detto l’Assessore Cristina Amirante Assessore Infrastrutture e Territorio della Regione FVG   –, e l’artista Giorgio Celiberti per la magnifica opera che ha offerto come immagine simbolica del percorso   iniziato. Nel racconto  di oggi,  – ha poi sottolineato Amirante – si è ripercorso il dramma del terremoto così come  si sta facendo  in questi giorni con lo spettacolo  Orcolàt di  Simone Cristicchi  che viene presentato  all’estero con una delegazione guidata dal Presidente Fedriga e dai rappresentanti dell’Associazione dei Comuni Terremotati FVG.  Un racconto –che narra il “modello Friuli Venezia Giulia ” – ha concluso l’Assessore –  che al tempo del terremoto era una regione  che non aveva la forza economica di  oggi  ma che è stata  comunque in grado non solo di risollevarsi ma anche di avere una visione di come ricostruire un territorio  profondamente  lacerato per permettere alle persone di restare evitando l’emigrazione e permettendo  così lo sviluppo sociale ed economico della nostra regione”.

“Quello di oggi,  –  ha sottolineato  quindi Andrea  Zini, Assessore alle  Politiche abitative per l’Edilizia sociale e alla   Protezione Civile – è un evento significativo perché unisce l’aspetto della costruzione, della casa a quello di chi la vive. Il fatto di trovarci inoltre,  in un luogo di bellezza e di arte come lo studio del M° Celiberti, richiama secondo me, una responsabilità che abbiamo nel pensare alla casa si, in  termini di rigenerazione strutturale ma  anche in quelli del  desiderio di bellezza e  di benessere.  Anche in prospettiva futura l’Ater   – ha continuato Zini – avrà sempre  di più la responsabilità di guardare a 360 ° il tema dell’abitare e quindi anche del saper cogliere i mutamenti del  bisogno abitativo. Rispetto a 50 anni fa, infatti oggi,  le esigenze sono diverse e quindi anche gli strumenti dovranno essere adeguati. Il Comune di Udine  in tutto questo da un lato, deve contribuire a monitorare  i bisogni  e dall’altro,  favorire anche le iniziative pubblico-private che possano contribuire a rispondere ai bisogni. Per il futuro – ha concluso l’assessore – c’è il  tema  di  collaborazione forte che si dovrà strutturare  insieme in modo operativo”.

Ad aprire l’evento è stato il reading  “6 maggio 1976 – La notte che cambiò il cielo”, accompagnato dalle musiche di Nicola Milan e Francesca Koka.  “Con questo reading abbiamo voluto rendere omaggio non solo al dolore di quei giorni, ma soprattutto alla forza morale e concreta con cui il Friuli ha saputo rialzarsi. Non è una semplice narrazione del sisma, ma un gesto di riconoscenza verso tecnici, operai, amministratori, volontari e cittadini che hanno restituito vita ai luoghi e alle comunità. Per Ater Udine significa anche riflettere sul senso più profondo del ricostruire: ridare una casa, ma anche dignità, appartenenza e futuro”,  sottolinea la presidente di Ater Udine Vanessa Colosetti.  Il reading nasce infatti come atto di memoria e riconoscenza verso quanti operarono tra le macerie e nelle fasi successive dell’emergenza, contribuendo non solo alla ricostruzione fisica dei luoghi, ma anche al ritorno alla vita delle comunità colpite. 

Cuore simbolico dell’incontro è stato lo svelamento di “Sogno che si avvera”, opera del Maestro Giorgio Celiberti scelta da Ater Udine come immagine guida dell’intero programma commemorativo. L’opera si presenta come una superficie materica segnata da tracce che richiamano le ferite lasciate dal terremoto, ma il suo significato va oltre la memoria del trauma. Nella parte superiore emergono due cuori, simbolo della comunità e della resistenza dei legami umani; nella trama sottostante si possono leggere invece le case, le fondamenta, il paziente lavoro della ricostruzione e il rigenerarsi della vita collettiva. Le linee che attraversano il lavoro non rimandano solo alla frattura, ma diventano elementi progettuali, segni di una rinascita costruita insieme. In questo sta la forza dell’opera: trasformare il dolore in responsabilità condivisa e restituire, anche visivamente, il senso di un sogno che si compie attraverso collaborazione, fiducia e tenacia. 

“Come ha dimostrato il terremoto del 1976, la Natura non si può fermare –  ha detto il M°  Giorgio Celiberti – ma il Friuli è così forte, così onesto e potente che la  sua rinascita è stata la logica conseguenza. A cinquant’anni di distanza,  – ha aggiunto– il Friuli,  bisogna dire la verità, ha sempre fatto tutto quello che era giusto fare e anche nel 1976 non si è tirato indietro. Per questo – ha cha concluso Celiberti – è importante non dimenticare certo, ma più che date da ricordare, oggi c’è da conservare  la memoria di quanto avvenuto nel cuore e fare in modo di riuscire ad abbracciare di nuovo il mondo con l’energia di allora”.

Nel corso dell’appuntamento è stato inoltre presentato il concept  complessivo di “Le chiavi di casa”, percorso costruito anche attraverso una raccolta di testimonianze, materiali fotografici e contributi di cittadini, inquilini ed ex dipendenti dello Iacp di Udine (materiali da inviare a: [email protected],), che sarà valorizzato nei prossimi mesi in ulteriori iniziative pubbliche diffuse sul territorio, fino al convegno nazionale conclusivo previsto a Venzone nel novembre 2026.