Informazione e diagnosi tempestiva sono le parole d’ordine: per questo l’Istituto scende in campo con un evento dedicato alla cittadinanza venerdì 8 maggio, dalle 15, nella Sala Tessitori del Consiglio regionale (piazza Oberdan 5)
In Italia ogni anno vengono diagnosticati più di 5.400 nuovi casi di tumore ovarico e si stima che circa 52mila donne, nel nostro Paese, vivano con una diagnosi di questa neoplasia. Nonostante negli ultimi anni siano stati compiuti molti progressi nella terapia, grazie all’introduzione di nuovi farmaci, la sopravvivenza media a 5 anni, purtroppo, rimane di circa il 43%.
La Giornata mondiale del tumore ovarico è stata istituita, nel 2013, da un gruppo di associazioni di pazienti oncologiche proprio come occasione per accendere i riflettori su quella che rimane, al momento, la più grave forma di neoplasia ginecologica, spesso individuata a uno stadio avanzato. Informazione e diagnosi tempestiva sono le parole d’ordine: per questo l’IRCCS Burlo Garofolo scende in campo con i suoi professionisti per un evento dedicato alla cittadinanza. L’appuntamento è per venerdì 8 maggio, dalle 15, nella Sala Tessitori del Consiglio regionale (piazza Oberdan 5, a Trieste).
In attesa e nella speranza che siano disponibili trattamenti sempre più efficaci, cosa è possibile fare, oltre alla terapia, per migliorare la prospettiva di vita? Gli strumenti che la medicina ha a disposizione sono fondamentalmente due: la prevenzione e la diagnosi precoce.
In merito alla prevenzione, sappiamo che lo stile di vita può avere un’influenza sullo sviluppo della maggior parte dei tumori, ma questa informazione non è sufficientemente veicolata alla popolazione. Tutti gli operatori sanitari e chiunque si occupi di salute pubblica dovrebbero rinforzare costantemente il messaggio che avere abitudini corrette contribuisce alla prevenzione delle malattie, compreso il tumore dell’ovaio.
È noto che una percentuale dei casi ha un’origine genetica. È necessario diffondere il messaggio che avere una storia familiare di tumori dell’ovaio, della mammella o del colon-retto aumenta il rischio di cancro ovarico. Una mutazione genetica ereditaria può causare tutte e tre le neoplasie: in questi casi, dunque, è necessario che uno specialista valuti l’opportunità di eseguire un test genetico. Le donne nelle quali è stata diagnosticata la presenza della mutazione BRCA – un’alterazione del DNA – dovrebbero essere sottoposte a stretta sorveglianza e, una volta completato il desiderio riproduttivo, consigliate di sottoporsi entro i 40 anni all’asportazione delle ovaie perché sono a rischio di sviluppare un tumore.
Oggi, per soggetti particolarmente a rischio, esiste l’alternativa del prelievo e del congelamento degli ovuli, seguita da una precoce asportazione delle ovaie. Negli ultimi anni è stato dimostrato che l’asportazione delle tube può ridurre dell’80% il rischio di tumore ovarico, in quanto, in molti casi, si ritiene che origini proprio dalle tube.
Riguardo alla diagnosi precoce, i dati ci dicono che, se il tumore dell’ovaio è diagnosticato in uno stadio iniziale, la possibilità di guarigione è molto alta, anche del 95%. Purtroppo, oggi il tumore è diagnosticato in 8 casi su 10 in uno stadio avanzato, perché non c’è la possibilità di uno screening o di un vaccino (come per il carcinoma del collo dell’utero) e i sintomi iniziali sono sfumati e non specifici. Pertanto, è necessario che le donne siano informate e consapevoli del fatto che alcuni disturbi possono essere manifestazione del tumore e si rivolgano al medico per la verifica. Le donne che hanno avuto l’endometriosi hanno un maggior rischio di tumore dell’ovaio ed è necessario che si sottopongano a controlli periodici.
Il rischio di contrarre il cancro ovarico aumenta con l’età. La maggior parte dei tumori ovarici si sviluppa dopo la menopausa, quando molte donne ritengono non sia più necessario fare controlli ginecologici. In realtà è la fase della vita nella quale sono più frequenti le neoplasie dell’apparato genitale.
Diffondere capillarmente queste informazioni a tutta la popolazione, a partire dalla scuola superiore, può rappresentare uno strumento tanto semplice quanto straordinariamente efficace nella lotta al tumore dell’ovaio, sia per prevenire la sua comparsa, sia per diagnosticarlo sempre più precocemente e portare a guarigione un numero sempre maggiore di donne.
Lo scopo dell’incontro in programma venerdì 8 maggio, inserito nel progetto dedicato alla prevenzione dei tumori ginecologici (sostenuto anche grazie al contributo di Coop Alleanza 3.0), è quello di muovere un piccolo passo in questa direzione, coinvolgendo sempre più persone con iniziative analoghe e complementari.