Gli “ephemera” del cinema tornano alla Galleria Sagittaria di Pordenone, dove con grande successo sono stati esposti nelle ultime stagioni: ed è ancora dalla collezione privata da Silvia Moras che trae origine il percorso espositivo Cinema Effimero. Materiali per comunicare e promuovere. Alle origini dei social media. Una mostra appassionante come una macchina del tempo, per viaggiare alle radici dei social e della comunicazione digitale del nostro tempo, attraverso un centinaio di oggetti provenienti da diverse parti del mondo, databili dal periodo del cinema muto fino agli anni Ottanta. Con un prezioso valore aggiunto: la dedica a una figura iconica del cinema delle origini, Rodolfo Valentino, nel centenario della sua scomparsa, avvenuta a New York il 23 agosto 1926. Appuntamento venerdì 5 giugno, alle 17.30 negli spazi della Galleria Sagittaria di Casa Zanussi a Pordenone, per il taglio del nastro del percorso espositivo: è questa la 516^ mostra promossa dal Centro Iniziative Culturali Pordenone, realizzata in sinergia con la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia e con il Comune di Pordenone verso la Capitale Italiana della Cultura 2027, con il sostegno di Fondazione Friuli e di Casa Zanussi Centro Cultura Pordenone. Interverranno all’inaugurazione la curatrice Silvia Moras con il presidente del Centro Iniziative Culturali Pordenone Fulvio Dell’Agnese. La mostra, visitabile fino al 28 agosto 2026, sarà accessibile con ingresso gratuito da lunedì al sabato dalle 9.00 alle 18.00. In occasione dell’evento inaugurale sarà presentato il catalogo del percorso espositivo, che include un ampio excursus dedicato ai materiali effimeri al centro di questa mostra e delle precedenti due, corredato da saggi di noti storici del cinema come Carlo Montanaro, Paolo Caneppele, Mariapia Comand e Paolo Tosini. La mostra sarà chiusa le domeniche e i sabati di luglio e agosto e dal 3 al 14 agosto. Visite guidate su richiesta e fuori orario inviando una mail a [email protected]

IL PERCORSO ESPOSITIVO: UN CENTINAIO DI EPHEMERA DA SCOPRIRE
Cinema Effimero. Materiali per comunicare e promuovere. Alle origini dei social media propone in esposizione uno spaccato caleidoscopico degli ephemera cinematografici e della cultura materiale legata al cinema: figurine, cartoline illustrate, scrapbook, calendarietti, fotografie pubblicitarie, album da collezione e materiali promozionali che raccontano una storia sorprendentemente vicina al nostro presente digitale. Materiali rari, curiosi e spesso unici, che testimoniano come il cinema abbia costruito fin dalle sue origini forme di comunicazione partecipativa e pratiche di condivisione molto simili a quelle dei social media contemporanei. Non mancheranno cartoline d’epoca autografate, scrapbook e pezzi particolarmente curiosi come il Cine NIC, straordinario esempio di film su carta che dimostra come non soltanto la comunicazione promozionale, ma persino il film stesso possa assumere una natura effimera. Oggetti fragili ma fondamentali per comprendere la diffusione del linguaggio cinematografico ben oltre lo spazio tradizionale della sala. «Gli oggetti collezionati da Silvia Moras – spiega Fulvio Dell’Agnese, direttore del Centro Iniziative Culturali Pordenone – hanno in comune una fantasiosità che ha sempre una propria giocosa eleganza: quanti non si disputerebbero, ancor oggi, dei panciuti bottoni rivestiti con i volti dei propri divi preferiti, moderni eredi di James Stewart o Dorothy Lamoure? E dove pensate di trovare un vigile urbano o un ausiliario della sosta capace di darvi una multa, senza intenerirsi, se il vostro disco orario scaduto lo guardasse con gli occhi di Jean Harlow, La donna che non sapeva amare? Questi oggetti ci sanno raccontare, a volte a distanza di un secolo, la magia che il cinema sapeva suscitare, e la voglia condivisa di vederne riflettersi i bagliori su frammenti altrimenti anonimi della realtà quotidiana. Il cinema sa raccontare la vita con una chiarezza e con un soffio di speranza che capita spesso di smarrire mentre ci si transita dentro, e che a volte si può ritrovare accomodandosi per un paio d’ore davanti al grande schermo o sfiorando con le dita qualcuno degli oggetti pregni di agency che le tre mostre sul Cinema effimero costruite da Silvia Moras per il Centro Iniziative Culturali hanno voluto proporre».
UNA SALA DELLA MOSTRA DEDICATA A RODOLFO VALENTINO, NEL CENTENARIO DELLA SCOMPARSA (23 AGOSTO)
Una sala della mostra alla Galleria Sagittaria sarà interamente dedicata a Rodolfo Valentino, nl 2026 che segna il centenario della sua scomparsa (Castellaneta, 6 maggio 1895 – New York, 23 agosto 1926). La sezione presenterà pezzi eccezionali legati al mito del grande divo del cinema muto: fascette di sigari dedicate all’attore, cartoline e figurine celebrative, fotografie promozionali e soprattutto uno rarissimo scrapbook inglese del 1926 dedicato al celebre “latin lover”. Un documento unico che raccoglie ritagli originali dell’epoca e testimonianze visive degli ultimi mesi di vita dell’attore, restituendo la dimensione mediatica e sentimentale del fenomeno Valentino nella cultura popolare internazionale. L’ephemera dedicata a Rodolfo Valentino è oggi oggetto di un forte collezionismo d’epoca, e permette di rivivere la vicenda di un artista diventato il primo divo in assoluto della storia del cinema. Dopo essere approdato in America all’inizio del ‘900 nel novero degli emigranti italiani, allora disprezzati e malvisti, Valentino ha incarnato su scala planetaria la parabola del self made man e la realizzazione del sogno di chi riusciva ad affermarsi grazie a talento, lavoro e determinazione.
GLI EPHEMERA DEL CINEMA: ALLE ORIGINI DEI SOCIAL MEDIA
«Nel panorama contemporaneo – spiega Silvia Moras – viviamo immersi in un flusso continuo di immagini, contenuti condivisi, profili personali e archivi digitali. Facebook, Instagram, blog e piattaforme social sembrano rappresentare una rivoluzione radicale nel modo di comunicare, conservare esperienze e costruire relazioni. Eppure, osservando attentamente i materiali cartacei del passato, emerge con chiarezza come molte pratiche considerate oggi moderne affondino in realtà le proprie radici nella cultura visuale del Novecento. Questi oggetti non erano semplici strumenti decorativi o pubblicitari. Costituivano vere e proprie “tecnologie sociali” ante litteram, capaci di creare connessioni, favorire la condivisione e costruire identità collettive. Il rapporto tra vecchi e nuovi media non appare quindi come una frattura, ma come una lunga continuità culturale nella quale cambiano i supporti, mentre restano sorprendentemente simili i comportamenti, i desideri e le modalità di partecipazione degli utenti. Il percorso espositivo comprenderà una sezione dedicata all’archeologia dei media, con materiali che raccontano le connessioni tra passato e presente, tra vecchi e nuovi dispositivi della comunicazione visiva. Cartoline, album illustrati, raccolte di figurine e scrapbook mostreranno come molte pratiche oggi associate al digitale — condividere immagini, costruire identità visive, raccontare sé stessi attraverso contenuti selezionati — fossero già pienamente presenti nella cultura popolare del primo Novecento. Le cartoline illustrate rappresentano forse l’esempio più immediato di questa continuità. Fin dalla fine dell’Ottocento milioni di persone hanno spedito immagini di città, paesaggi, attori e scene cinematografiche accompagnandole con brevi messaggi personali. La cartolina non serviva soltanto a comunicare informazioni pratiche: era soprattutto uno strumento di presenza sociale, un modo per dire “sono stato qui”, “io l’ho visto”, condividere emozioni, mostrare gusti e mantenere legami affettivi a distanza. Dinamiche che oggi associamo spontaneamente ai social network e alle stories contemporanee».
Fra i materiali più sorprendenti presenti in mostra figurano anche una rara novelizzazione in cartoline viaggiate del film Il ponte dei sospiri (1921), la prima trasposizione cinematografica in forma di novelizzazione illustrata del celebre episodio “Il piccolo scrivano fiorentino” tratto dal libro Cuore, e una straordinaria novelizzazione in cromos spagnole del monumentale Napoléon di Abel Gance, esempio eccezionale di diffusione transmediale dell’esperienza cinematografica già nei primi decenni del Novecento.
Le piattaforme di streaming trovano sorprendenti anticipazioni proprio nelle novelizzazioni filmiche e nelle serie di figurine narrative diffuse già nei primi decenni del Novecento. Questi materiali consentivano infatti di “rivivere” il film al di fuori della sala cinematografica, scena dopo scena, immagine dopo immagine, trasformandosi in una sorta di cinema tascabile analogico. In questa prospettiva emerge con forza anche il concetto di “rilocazione” dell’esperienza filmica teorizzato da Francesco Casetti nel volume La galassia Lumière. Sette parole chiave per il cinema che viene (Bompiani, 2015): il cinema abbandona progressivamente l’esclusività della sala per trasferirsi su supporti, spazi e dispositivi differenti, ridefinendo continuamente le proprie modalità di fruizione. Le carte povere e gli ephemera cinematografici rappresentano dunque una delle prime e più significative forme storiche di questa migrazione dell’esperienza audiovisiva verso altri media. Il cinema comprese molto presto il potenziale di questi strumenti. Attraverso figurine, cartoline e materiali promozionali entrava nella quotidianità delle persone ben oltre la sala cinematografica, trasformandosi in esperienza diffusa e partecipata. Oggi questi materiali non raccontano soltanto la storia della comunicazione del passato, ma aiutano anche a comprendere le origini culturali del nostro presente digitale. Guardare queste immagini significa riconoscere come il bisogno di condividere esperienze, costruire identità e creare comunità attraverso i media accompagni da oltre un secolo la storia della cultura popolare.