Il riscatto sociale e la valorizzazione del territorio passano attraverso la creatività: a Gorizia le persone con fragilità protagoniste di un’inedita sinergia tra arte urbana, musica e partecipazione culturale
Gorizia ha celebrato la conclusione del progetto “Dare voce a chi voce non ha” con la presentazione dei due murales realizzati nell’ambito del laboratorio “Dare colore alla libertà“. Le opere sono state consegnate simbolicamente alla città nel corso di un incontro pubblico ospitato lo scorso martedì in via Baiamonti, alla presenza di Mauro Perissini, presidente della Cooperativa Sociale La Cisile, dell’assessore comunale Silvana Romano, di Paolo Manià per AcegasApsAmga e di Donatella Lah, referente della cooperativa per il servizio che ha promosso l’iniziativa.

“Nessuno avrebbe potuto realizzare da solo un progetto come questo”, ha sottolineato Mauro Perissini, presidente della Cooperativa Sociale La Cisile. Il progetto ha coinvolto persone seguite dai servizi territoriali, cittadini, operatori, artisti, istituzioni e partner del territorio in un percorso dedicato ai temi della libertà, della partecipazione e della valorizzazione delle persone. Il laboratorio “Dare colore alla libertà” ha accompagnato i partecipanti in un percorso creativo e di confronto che ha portato alla nascita delle opere oggi consegnate alla città.
Il lavoro svolto nei laboratori ha portato alla realizzazione di due murales: uno in via Baiamonti, realizzato dall’artista Michele Nardon, e uno nel piazzale della Casa Rossa, firmato da Mattia Campo Dall’Orto. I due artisti hanno lavorato con approcci differenti: Michele Nardon coinvolgendo direttamente il gruppo nella realizzazione dell’opera, Mattia Campo Dall’Orto sviluppando una propria elaborazione artistica a partire dagli spunti emersi durante il laboratorio. L’incontro si è svolto proprio davanti all’opera di via Baiamonti, consegnata simbolicamente alla città insieme a quella realizzata alla Casa Rossa.
Il murale di via Baiamonti racconta il tema della libertà attraverso due immagini simboliche: una donna che spezza le catene che la trattengono e una fenice che rinasce dalle proprie ceneri. Quest’ultima figura è stata proposta da Rossella Lestuzzi come propria interpretazione della libertà e della possibilità di ricominciare.

Non è forse casuale che questa immagine richiami idealmente il nome stesso della Cooperativa Sociale La Cisile, promotrice dell’iniziativa: “cisile” significa infatti rondine in friulano, simbolo di ritorno, speranza e nuovi inizi. Due immagini diverse, ma accomunate da un medesimo messaggio di rinascita e fiducia nel futuro.
Il progetto è nato in occasione del centenario della nascita di Franco Basaglia e nel contesto delle iniziative legate a GO!2025, inserendosi nel percorso di riflessione che la città di Gorizia continua a sviluppare sui temi della libertà, dell’inclusione e della partecipazione.
“Gorizia dimostra ancora una volta una grande capacità di fare rete sui temi sociali”, ha dichiarato Silvana Romano, Assessore alle Politiche sociali, della famiglia, della disabilità, dell’assistenza e sanitarie del Comune di Gorizia. “Attraverso iniziative come questa si creano occasioni concrete di partecipazione e cittadinanza attiva, grazie al lavoro quotidiano del Centro di Salute Mentale, delle cooperative e delle tante realtà che operano sul territorio”.
Le opere sono state realizzate su due cabine elettriche messe a disposizione da AcegasApsAmga, trasformando infrastrutture tecniche normalmente destinate al servizio delle reti in spazi di espressione artistica e partecipazione comunitaria.
“Noi non consideriamo iniziative come questa semplicemente dei progetti di murales, ma veri e propri progetti di comunità”, ha sottolineato Paolo Manià di AcegasApsAmga. “Le nostre infrastrutture sono essenziali per la vita quotidiana ma spesso passano inosservate. In questo caso una cabina elettrica diventa invece un luogo di bellezza, partecipazione e relazione con il territorio”.
A chiudere l’incontro è stata Donatella Lah, che ha ripercorso le diverse fasi del progetto, ricordando come i murales rappresentino soltanto la parte finale di un percorso molto più ampio. Prima della realizzazione delle opere, infatti, i partecipanti sono stati coinvolti in laboratori, momenti di confronto e attività creative dedicate al tema della libertà, dalle quali sono nati i bozzetti successivamente trasformati nelle opere oggi consegnate alla città.

Donatella Lah ha quindi letto il messaggio inviato da Miriam Pizzamiglio, che insieme a Rossella Lestuzzi ha contribuito alla realizzazione del murale ma non ha potuto partecipare all’evento perché impegnata negli esami di Stato.
“Dipingendo questo murale abbiamo visto molte persone fermarsi, osservare e apprezzare il tentativo di portare un po’ di colore in un luogo della quotidianità. Spero che sia il primo di tanti murales a Gorizia capaci di far riscoprire l’arte come strumento per contrastare l’impersonalità a cui spesso la società ci sottopone”, ha scritto la giovane.
L’esperienza vissuta all’interno del progetto ha assunto per Miriam un significato particolarmente importante, tanto da essere stata scelta come “Capolavoro” e presentata nell’ambito del suo percorso di maturità.
I murales rappresentano una delle azioni del progetto, attivo dal maggio 2024 nell’ambito dell’inclusione sociale e della partecipazione culturale. “Dare voce a chi voce non ha” promuove occasioni concrete di partecipazione, espressione e cittadinanza attiva attraverso attività culturali e artistiche capaci di coinvolgere persone, operatori e comunità. Il progetto è stato realizzato con il coinvolgimento del Centro di Salute Mentale di Gorizia, di Arcigong e di numerose realtà artistiche e associative del territorio.
Oggi le due opere trasformano spazi normalmente percepiti come anonimi in luoghi riconoscibili e vissuti dalla comunità, lasciando alla città un segno permanente di collaborazione, creatività e partecipazione.
Il progetto è stato realizzato con il sostegno del Fondo Beneficenza Intesa Sanpaolo.
Per maggiori informazioni: www.consorzioilmosaico.org