Il coraggio di un Carabiniere che rischiò la vita per fermare un detenuto in fuga. Memoria di un gesto di straordinario senso del dovere.
Il 26 giugno del 1938 la Domenica del Corriere pubblicò un articolo sulle eroiche gesta compiute da un giovane Carabiniere davanti al Palazzo di Giustizia di Trieste.
I fatti si riferiscono al 9 giugno allorquando, al termine di un’udienza penale che si era svolta al primo piano del Palazzo di Giustizia, un detenuto riuscì improvvisamente a sottrarsi alla custodia e, dopo essere salito sul davanzale della finestra che dava su via del Foro Ulpiano, si gettò nella piazza sottostante.

Senza esitazione, il Carabiniere Francesco Spada, impegnato nel servizio di scorta insieme ad altri militari, si lanciò all’inseguimento del fuggitivo per impedirne la fuga. Anche lui salì sul davanzale della finestra ma, inciampando, precipitò violentemente a capofitto sulla strada, battendo il capo sul marciapiede.
Le conseguenze furono gravissime: riportò una frattura del cranio e venne immediatamente trasportato all’ospedale, dove fu ricoverato con prognosi riservata.
Nonostante il grave infortunio, il gesto del Carabiniere suscitò profonda ammirazione tra i cittadini, negli ambienti giudiziari e tra i colleghi dell’Arma. La stampa dell’epoca sottolineò il suo comportamento esemplare, evidenziando come il giovane militare, pur consapevole del rischio, non avesse esitato neppure per un istante a intervenire per adempiere al proprio dovere.
La vicenda rappresenta ancora oggi una testimonianza concreta dei valori che contraddistinguono l’Arma dei Carabinieri: coraggio, senso del dovere e spirito di sacrificio.

Nel ricordare questo episodio, rendiamo omaggio al Carabiniere Francesco Spada e a tutti i militari che, ieri come oggi, mettono quotidianamente a rischio la propria incolumità per garantire la sicurezza dei cittadini e la tutela della legalità.
Un esempio di dedizione, abnegazione e fedeltà al dovere che merita di essere custodito nella memoria collettiva.