Nei territori del Friuli Venezia Giulia, Rio Bo restituisce il percorso e i risultati di un progetto che ha contrastato povertà educativa e isolamento, costruendo legami, sostegno alla genitorialità e comunità educanti.
Ci sono parole che raccontano più di qualsiasi definizione tecnica e le testimonianze raccolte tra le mamme vanno in questa direzione. Parlano di solitudine che si allenta, di spazi vissuti come luoghi sicuri e non giudicanti, in cui sentirsi accolte e sostenute, di relazioni che si aprono, di una genitorialità che ritrova respiro e fiducia. E insieme raccontano i cambiamenti osservati nei bambini: più curiosi, più aperti all’incontro, più capaci di stare con gli altri, fino a “fiorire”. È da qui che prende avvio il racconto di “Rio Bo. Spazi e tempi a misura di famiglia”, progetto sviluppato tra il 2022 e il 2026 nei territori degli Ambiti sociali del Noncello, delle Valli e Dolomiti Friulane e dell’Agro-Aquileiese, conclusosi il 22 giugno.
Selezionato dall’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, e guidato dalla Cooperativa sociale Itaca capofila di un partenariato ricco e composito, Rio Bo è nato per contrastare povertà educativa, isolamento ed emarginazione e per sperimentare un modello di welfare di comunità capace di tenere insieme famiglie, bambini nella fascia 0-6 anni, servizi, territori e comunità educanti.
Ora che il progetto è arrivato alla sua conclusione, la restituzione finale, tenutasi lo scorso 30 maggio a Pordenone, diventa l’occasione per rendere visibile un patrimonio costruito nel tempo tra Pordenone e Porcia, Claut e Pinzano al Tagliamento, Cervignano del Friuli e Terzo di Aquileia, e per restituire pubblicamente il valore sociale di un’esperienza che ha lasciato tracce concrete.
I NUMERI DI RIO BO
I numeri aiutano a misurare la portata del percorso. Tra 2022 e 2026, Rio Bo ha realizzato 131 Patti Educativi di Famiglia, coinvolgendo nel complesso oltre 160 minori – oltre 270 considerando anche fratelli e sorelle – e 205 genitori; ha inoltre attivato 47 bonus economici, accompagnato 226 coppie minore-genitore nei centri gioco, promosso 160 interventi e laboratori di gruppo con esperti, organizzato 11 corsi e 9 gite, oltre a 114 eventi che hanno registrato 918 partecipazioni di minori e 715 di adulti. Dati che restituiscono non solo un volume di attività, ma soprattutto la capacità di rendere accessibili opportunità educative, relazionali e di sostegno alla genitorialità in territori diversi, con formule flessibili e vicine ai bisogni reali delle famiglie.
PATTI EDUCATIVI DI FAMIGLIA, ACCOMPAGNARE LA FRAGILITÀ
Tra gli strumenti più significativi di Rio Bo ci sono stati i Patti Educativi di Famiglia, percorsi personalizzati pensati per accompagnare nuclei in situazione di fragilità senza lasciarli soli davanti alla complessità della vita quotidiana. Attraverso i PEF, educatori, tutor e famiglie hanno condiviso obiettivi e impegni concreti per sostenere la genitorialità, promuovere l’inclusione sociale, migliorare l’accesso ai servizi e creare condizioni più favorevoli alla crescita dei bambini. È qui che il progetto ha mostrato una delle sue dimensioni più profonde: entrare con rispetto nelle storie familiari, costruire fiducia e attivare, attorno ai bisogni di ciascun nucleo, una rete educativa e territoriale capace di accompagnare nel tempo.
LE MAMME, I BAMBINI, LE TRASFORMAZIONI
Dentro questa trama di azioni e numeri, il cuore del progetto resta però nelle trasformazioni vissute dalle persone. Le testimonianze delle mamme raccontano che Rio Bo ha significato uscire dall’isolamento, trovare ascolto, confronto e accompagnamento, sentirsi riconosciute e sostenute in passaggi spesso delicati della vita familiare. Raccontano anche il valore di uno spazio percepito come accogliente e non giudicante, in cui potersi confrontare con altre madri e ritrovare fiducia nel proprio ruolo genitoriale. In parallelo, le madri descrivono bambini più sereni, più sociali, più curiosi, capaci di sperimentare ambienti e relazioni nuove, di aprirsi maggiormente all’incontro e di crescere dentro esperienze condivise. “Per tanti mesi sono stata una mamma al buio, qui non sono mai stata sola”, racconta una di loro. È una frase che restituisce con precisione il senso profondo del progetto: non un semplice contenitore di attività, ma un’esperienza capace di generare fiducia, legami e nuove possibilità di crescita per l’intero nucleo familiare.
PORDENONE E PORCIA
Nell’area dell’Ambito territoriale Noncello, Rio Bo ha costruito spazi educativi e relazionali capaci di diventare punti di riferimento per famiglie e bambini. A Pordenone il presidio multiservizi Rio Bo, ospite prima alla Casa dei Bambini di Torre e nell’ultima annualità presso il Centro famiglie in centro città, ha saputo consolidarsi come luogo riconoscibile e frequentato con continuità, intrecciando centro gioco, sostegno alla genitorialità, laboratori con esperti e percorsi di inclusione linguistica e culturale, come il corso di italiano L2 rivolto a donne di origine straniera. A Porcia lo spazio dedicato alle famiglie ha puntato in particolare sulla costruzione di relazioni significative tra bambini e adulti di riferimento, offrendo occasioni stabili di incontro e socialità. In questo territorio il progetto ha mostrato con chiarezza come un presidio educativo di prossimità possa diventare anche uno spazio di orientamento, fiducia e accesso più consapevole ai servizi.
CLAUT E PINZANO
Nell’Ambito territoriale Valli e Dolomiti Friulane, Rio Bo ha portato servizi e opportunità educative in contesti dove la prossimità territoriale fa la differenza. A Claut il punto gioco Ludodino ha unito continuità, cura delle relazioni e una proposta educativa articolata, affiancando alle aperture ordinarie percorsi dedicati al benessere, alla gestione delle emozioni, alla relazione genitore-bambino e allo sviluppo della socialità. A Pinzano al Tagliamento il presidio ha rappresentato un luogo di incontro, con attività anche a Valeriano, e di aggregazione capace di dialogare con consultori, amministrazione locale e reti di comunità, rafforzando la conoscenza delle opportunità presenti sul territorio. In entrambe le realtà il progetto ha mostrato quanto sia importante costruire presìdi leggeri ma stabili, capaci di raggiungere anche le aree meno centrali e di offrire continuità educativa e relazionale alle famiglie con bambini piccoli.
CERVIGNANO E TERZO DI AQUILEIA
Anche nell’Ambito territoriale Agro Aquileiese Rio Bo ha promosso spazi e proposte dedicate alla prima infanzia e alla genitorialità. A Cervignano del Friuli e Terzo di Aquileia ha attivato presìdi e incontri con esperti, offrendo alle famiglie occasioni di confronto su temi concreti come lo sviluppo dei bambini, lo svezzamento, il linguaggio, le emozioni e la relazione educativa. In questi territori il valore del progetto si misura soprattutto nella capacità di tenere aperto uno spazio di prossimità, come al nido d’infanzia di Cervignano e alla Tana magica di Terzo, accompagnare nuclei familiari fragili e costruire, anche quando la partecipazione non è sempre lineare, una presenza educativa visibile, accessibile e riconoscibile. È nell’elemento della prossimità che Rio Bo ha dimostrato la propria forza: esserci, attivare relazioni, aprire possibilità.
UN WELFARE DI COMUNITÀ
Rio Bo ha sperimentato in questi anni un welfare di comunità multidimensionale e inclusivo, capace di tenere insieme sostegno alla genitorialità, presa in carico educativa, accompagnamento sociale, attività di gruppo, reti territoriali e alleanze tra soggetti diversi. Il progetto ha mostrato che contrastare la povertà educativa nella prima infanzia significa agire allo stesso tempo sui bambini, sugli adulti di riferimento, sull’accesso ai servizi, sulle competenze genitoriali, sulla possibilità di uscire dall’isolamento e sulla capacità di un territorio di organizzarsi come comunità educante. In questo senso Rio Bo non restituisce soltanto attività svolte, ma un’eredità fatta di pratiche, apprendimenti, connessioni e strumenti che possono continuare a generare valore anche oltre la conclusione formale del progetto.
Accanto ai percorsi individualizzati, Rio Bo ha promosso anche una fitta trama di eventi, laboratori, incontri e occasioni pubbliche, che non hanno avuto soltanto una funzione animativa, ma sono stati veri strumenti di incontro e relazione: spazi in cui famiglie, bambini, servizi e reti locali hanno potuto conoscersi, condividere esperienze, costruire fiducia e rendere più visibile la comunità educante nei territori.
UNO SGUARDO CONDIVISO
“Con Rio Bo abbiamo visto che contrastare la povertà educativa non significa solo offrire attività o servizi, ma costruire contesti in cui bambini e famiglie possano sentirsi accolti, accompagnati e messi nelle condizioni di crescere. La forza del progetto è stata la rete: un’alleanza concreta tra Terzo settore, servizi e territori che ha generato relazioni, fiducia e possibilità reali di cambiamento”, ha sottolineato Paolo Castagna, presidente della Cooperativa sociale Itaca, ente capofila del progetto.
“Con i bambini accompagna su tutto il territorio nazionale percorsi capaci di contrastare la povertà educativa costruendo reti, opportunità e alleanze attorno ai più piccoli e alle loro famiglie. Progetti come Rio Bo mostrano quanto sia importante lasciare nei territori pratiche efficaci, relazioni più forti e servizi più capaci di dialogare, generando un cambiamento capace di restare anche oltre il progetto”, ha osservato Chiara Bevilacqua, Attività istituzionali di Con i bambini.
“Rio Bo ha mostrato il valore concreto di un lavoro di rete capace di sostenere famiglie, genitorialità e prima infanzia, mettendo in relazione istituzioni, servizi e Terzo settore. Come Ambito del Noncello abbiamo creduto in questo percorso perché investire sulle famiglie significa rafforzare la comunità, con l’auspicio che le pratiche sperimentate possano continuare a generare valore anche oltre il progetto”, ha dichiarato Guglielmina Cucci, assessora alle Politiche sociali e alle Pari opportunità del Comune di Pordenone.
LA RETE DEI PARTNER
Rio Bo è un progetto selezionato e co-finanziato dall’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Oltre alla capofila Itaca, tra i partner ci sono Cooperativa sociale Acli, Associazione Don Chisciotte, Associazione Giovanni Paolo II, Associazione Maruzza Friuli Venezia Giulia, Associazione culturale Molino Rosenkranz, Cooperativa sociale Nuovi Vicini, Asd Il Progetto, SOMSI Pinzano, Cooperativa sociale Thiel, Cooperativa sociale Vicini di Casa, AsFO, AsuFC, Comune di Cervignano del Friuli, Comune di Pordenone, Comunità di Montagna delle Prealpi Friulane Orientali.