GIÀ AL LAVORO SUL PROSSIMO CAPITOLO DI “TREELOGY”: DOPO IL TEMPO LA PROSSIMA EDIZIONE È DEDICATA ALLO SPAZIO

Per quattro giorni il tempo ha cambiato ritmo a Buttrio. Nella settecentesca Villa di Toppo Florio e nel suo parco secolare, la settima edizione del TreeArt Festival, ideato e curato da Patrizia Minen e promosso dall’Associazione TreeArt con il contributo della Regione, il sostegno di Fondazione Friuli, la collaborazione del Comune di Buttrio e dell’ERT – Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia, ha trasformato arte, ricerca scientifica e spettacolo dal vivo in un unico racconto dedicato al rapporto tra uomo, natura e futuro.

Per quattro giorni una ventina tra ricercatori, docenti universitari, ecologi forestali, architetti, urbanisti, scrittori e divulgatori hanno animato una quindicina di incontri dedicati al tema “Tempo: il ritmo della Terra”, interrogandosi sull’accelerazione dei cambiamenti climatici, sul mutare dei paesaggi e sul ruolo degli alberi, autentici archivi viventi della memoria del pianeta. Accanto alla divulgazione, il festival ha proposto sette spettacoli dal vivo curati dall’Ert, due laboratori e il doppio omaggio al maestro Giorgio Celiberti, con una mostra personale – visitabile fino al 1° agosto – e la monumentale stele “Lettera aperta”, destinata a entrare stabilmente nel museo d’arte contemporanea a cielo aperto del parco della Villa. Tra gli ospiti più attesi anche Gabriella Greison, fisica, scrittrice e tra le più autorevoli divulgatrici scientifiche italiane, protagonista di uno spettacolo accolto da un caloroso tutto esaurito.

A guidare il percorso di riflessione sono stati anche i rappresentanti del comitato scientifico del festival, Fabio Salbitano, ecologo forestale e docente dell’Università di Sassari, e Maurizia Sigura, docente dell’Università di Udine. «Il cambiamento climatico – osserva Salbitano – non riguarda soltanto l’aumento delle temperature, ma la riconfigurazione dei tempi stessi del clima. Fenomeni che un tempo si manifestavano nell’arco di decenni oggi si concentrano in pochi anni, quando non nella stessa stagione. Per questo conoscere il tempo significa comprendere il clima. I futuri arborei evocati dal festival appartengono alla progettazione civile: parlare di alberi significa parlare di città più abitabili, infrastrutture verdi e paesaggi resilienti. Il verde non è decorazione, ma una grammatica del futuro. E prendersi cura degli alberi significa, in fondo, prendersi cura del tempo che ci tiene in vita».

«Siamo particolarmente soddisfatti della partecipazione e della qualità del dialogo che si è creato tra discipline, linguaggi e pubblici diversi», sottolinea la direttrice artistica Patrizia Minen. «Questa edizione ha inaugurato TreeLogy, un progetto triennale che accompagnerà il festival in un percorso di ricerca culturale dedicato ai grandi temi del nostro tempo. Dopo aver riflettuto sul Tempo, il prossimo anno sarà lo Spazio a guidare il confronto tra arte e scienza, inteso come luogo di relazione tra ambiente, paesaggio e comunità. Vogliamo continuare a costruire un festival che attraverso la funzione degli alberi nel pianeta e nelle nostre città aiuti a immaginare un diverso modo di abitare il mondo».

Con la conclusione della settima edizione si chiude così il primo capitolo di TreeLogy. L’appuntamento è già al 2027, quando TreeArt Festival tornerà a Buttrio con una nuova esplorazione del dialogo tra ricerca scientifica, arti e natura, proseguendo un percorso che guarda agli alberi non come semplice elemento del paesaggio, ma come chiave per progettare città più vivibili, resilienti e consapevoli.