Venerdì 17 luglio 2026 alle ore 17.30, l’I.R.C.I. – Istituto Regionale per la Cultura Istriano – fiumano – dalmata di Trieste, inaugura presso il Civico Museo della Civiltà Istriana Fiumana e Dalmata, in via Torino 8, la mostra

LE DUE ETA’ DI DUDOVICH

Opere scelte da due grandi collezioni italiane

DUDOVICH, 1900

All’inizio del Novecento il triestino Marcello Dudovich ha poco più di vent’anni. È dunque un giovanissimo cartellonista di ottime speranze: lavora a Bologna e fa incetta di premi nei concorsi indetti annualmente in città, poi approderà alle prestigiose Officine Grafiche Ricordi di Milano e spiccherà il volo, con manifesti che si sono emancipati da ogni suggestione decorativa e allegorica di sapore Liberty e puntano su un inedito gusto della sintesi formale e sulle grandi campiture di colore privo di ombreggiature. Soggetti vincenti per i messaggi pubblicitari così ideati sono le seducenti figure femminili, che rimarranno la sua cifra identificativa, fino a farlo considerare – a ragione – il più importante cartellonista italiano del ‘900. Gli anni giovanili, fino al 1910 – 1912 sono i più originali e creativi, con capolavori assoluti realizzati per grandi marchi (Campari, Borsalino, Strega, Uliveto, Fonotipia) ma soprattutto per i grandi magazzini napoletani di abbigliamento dei fratelli Mele: una “galleria” ancor oggi di straordinario impatto visivo.

DUDOVICH, 1937

Il più celebre cartellonista italiano è entrato da qualche tempo in una sorta di cono d’ombra, si sente invecchiato e attardato in un mondo, dell’arte e della grafica, che negli anni Trenta sta cambiando radicalmente: emergono cartellonisti di nuova generazione, in pubblicità si scoprono la fotografia e il fotomontaggio, si impongono nuovi stili di design (Studio Boggeri, Ufficio Tecnico Pubblicità Olivetti). A questo Dudovich spiazzato giunge l’invito di Nives Comas Casati, sua nipote, allieva e modella, a recarsi a Tripoli, nella Libia colonizzata, dove il governatore Italo Balbo va radunando una “corte” di artisti italiani. L’impatto con quella realtà è provvidenziale: il sessantenne “Dudo” ritrova il gusto della pittura e dell’illustrazione, realizza alcuni manifesti ma soprattutto fotografa e ritrae i vari aspetti umani e sociali dell’habitat indigeno, sorprendente e affascinante, dando pure un personale contributo alla costruzione dell’immagine turistica della cosiddetta “quarta sponda”.

La mostra rimarrà visitabile tutti i giorni fino a settembre con i consueti orari: 10.30-12.30 e 16.30-18.30.