Gli “ephemera” del cinema raccontano il divo più noto di ogni tempo, Rodolfo Valentino: alle soglie del centenario che in tutto il mondo si appresta a celebrare il mitico attore originario di Castellaneta, domenica 23 agosto – cent’anni esatti dalla scomparsa dell’artista a soli 31 anni, a New York, per le complicazioni di una peritonite e di una setticemia – anche Pordenone rende omaggio al divo per antonomasia. La sua vita breve e intensa fu una cavalcata fra successi e amori sempre in primo piano. I suoi film fecero impazzire milioni di donne, lacrime e sospiri accesero gli schermi e Rodolfo Valentino divenne il primo “re” di Hollywood, il primo sex symbol maschile idolatrato da tante generazioni di spettatori e spettatrici, sino ad oggi. Negli spazi della Galleria Sagittaria di Pordenone, dove fino al 28 agosto è allestita la mostra Cinema Effimero. Materiali per comunicare e promuovere. Alle origini dei social media promossa dal Centro Iniziative Culturali Pordenone con la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia e con il Comune di Pordenone verso la Capitale Italiana della Cultura 2027, una intera sala è dedicata a Rodolfo Valentino. Gli “ephemera” provenienti da vari Paesi, tutti parte della collezione privata della studiosa Silvia Moras, rileggono il mito dell’attore pugliese sotto una luce incredibilmente moderna: il nucleo della sezione dedicata a Valentino dimostra come le forme di comunicazione partecipativa e la cultura del fandom non siano nate con il digitale, ma abbiano radici profonde nel cinema muto. Gli ephemera esposti testimoniano un sistema di promozione e fidelizzazione che anticipa le dinamiche degli attuali social media. Il pubblico dell’epoca non era un semplice spettatore passivo, ma interagiva attivamente con l’immagine del divo attraverso la raccolta di oggetti cartacei e gadget promozionali. La sala offre così uno spaccato peculiare e unico della “Valentino-mania” globale. Da un rarissimo scrapbook inglese del 1926 dedicato al celebre “latin lover” agli album di ritagli interamente confezionati dai fan che dimostrano l’affetto e l’ossessione del pubblico per la vita privata del divo, a figurine d’epoca, cartoline illustrate, oggetti e memorabilia, spartiti musicali ispirati ai suoi film come Il figlio dello sceicco, inserti di riviste dedicati alla sua figura. Una mostra, dunque, come una appassionante macchina del tempo, per viaggiare alle radici dei social e della comunicazione digitale del nostro tempo: a Valentino sono dedicate anche lefascette di sigari intitolare all’attore, una testimonianza visiva dei fasti dell’attore, capace di restiture la dimensione mediatica e sentimentale del fenomeno Valentino nella cultura popolare internazionale. Tuttora, d’altra parte, l’ephemera dedicata a Rodolfo Valentino è oggetto di un forte collezionismo, e racconta perfettamente il personaggio: dopo essere approdato in America all’inizio del ‘900 nel novero degli emigranti italiani, allora disprezzati e malvisti, Valentino ha incarnato su scala planetaria la parabola del self made man e la realizzazione del sogno di chi riusciva ad affermarsi grazie a talento, lavoro e determinazione.
Realizzata con il sostegno di Fondazione Friuli e di Casa Zanussi Centro Cultura Pordenone, la mostra resterà visitabile fino al 28 agosto 2026 con ingresso gratuito da lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 18.00, chiuso sabato e domenica. Il catalogo include saggi di noti storici del cinema come Carlo Montanaro, Paolo Caneppele, Mariapia Comand e Paolo Tosini. Visite guidate su richiesta e fuori orario inviando una mail a [email protected]
«Nel panorama contemporaneo – spiega Silvia Moras – viviamo immersi in un flusso continuo di immagini, contenuti condivisi, profili personali e archivi digitali. Facebook, Instagram, blog e piattaforme social sembrano rappresentare una rivoluzione radicale nel modo di comunicare, conservare esperienze e costruire relazioni. Eppure, osservando attentamente i materiali cartacei del passato, emerge con chiarezza come molte pratiche considerate oggi moderne affondino in realtà le proprie radici nella cultura visuale del Novecento. Questi oggetti non erano semplici strumenti decorativi o pubblicitari. Costituivano vere e proprie “tecnologie sociali” ante litteram, capaci di creare connessioni, favorire la condivisione e costruire identità collettive. Il rapporto tra vecchi e nuovi media non appare quindi come una frattura, ma come una lunga continuità culturale nella quale cambiano i supporti, mentre restano sorprendentemente simili i comportamenti, i desideri e le modalità di partecipazione degli utenti. Il percorso espositivo comprenderà una sezione dedicata all’archeologia dei media, con materiali che raccontano le connessioni tra passato e presente, tra vecchi e nuovi dispositivi della comunicazione visiva Le piattaforme di streaming trovano sorprendenti anticipazioni proprio nelle novelizzazioni filmiche e nelle serie di figurine narrative diffuse già nei primi decenni del Novecento. Questi materiali consentivano infatti di “rivivere” il film al di fuori della sala cinematografica, scena dopo scena, immagine dopo immagine, trasformandosi in una sorta di cinema tascabile analogico».