di Jacopo Tommasini

foto di Valentina Gallimberti Ballarin

Maestro incontestato del cinema sudcoreano contemporaneo, Lee Chang-dong – già autore di capolavori del calibro di Peppermint Candy, Poetry e Burning – partecipa in concorso all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con Possible Love, un’opera densa e spietata sulle crepe della Corea moderna.

foto di Valentina Gallimberti Ballarin

La narrazione segue le vicende di Ho-seok (Sul Kyung-gu), un operaio licenziato in seguito ai tagli della Grande Recessione, e della solare moglie Mi-ok (Jeon Do-yeon) , che tenta invano di alleviare la disperazione del marito. Un giorno la coppia stringe conoscenza con Ye-ji (Cho Yeojeong), una documentarista intenzionata a girare un film sulle lotte sindacali. Sempre più affascinata dalla storia di Ho-seok – visibilmente segnato dal fallimento degli scioperi – Ye-ji comincia a insinuarsi gradualmente nella vita dei due coniugi insieme al facoltoso compagno. Man mano che le esistenze delle due coppie si intrecciano, la loro apparente vicinanza farà emergere abissali distanze di classe e desideri repressi.

foto di Valentina Gallimberti Ballarin
foto di Valentina Gallimberti Ballarin

L’autore sudcoreano esemplifica le dinamiche relazionali confezionando inquadrature meticolose in cui i personaggi orbitano su molteplici piani di profondità. Quando il racconto si addentra nella sfera privata, la macchina da presa si avvicina ai volti, facendo ricorso a primi piani a diaframma aperto: la scelta del direttore della fotografia Kim Ji-yong di sfocare il contesto circostante costringe lo spettatore a un contatto ravvicinato con l’intimità dei protagonisti.

foto di Valentina Gallimberti Ballarin
foto di Valentina Gallimberti Ballarin

Il film sviscera le pieghe di una società in cui la solidarietà proletaria appare ormai tramontata, soppiantata dal trionfo dell’individualismo. Il trauma di Ho-seok affonda le radici nelle reali ingiustizie del massiccio taglio di personale che nel 2009 colpì il 40% della forza lavoro della SsangYong Motor Company (i cui licenziati vengono tragicamente ribattezzati “i morti”), culminato nella drammatica occupazione della fabbrica repressa dalla polizia.

foto di Valentina Gallimberti Ballarin
foto di Valentina Gallimberti Ballarin

Il grande merito della sceneggiatura sta nella capacità di lavorare sul “non detto”, affidando il senso dell’opera alla sola potenza delle immagini. Le tensioni e le pulsioni sottese emergono attraverso un blocking rigoroso: la disposizione e i movimenti degli attori nello spazio riflettono un continuo gioco di attrazione e repulsione che, nelle battute finali, sfocia in una rincorsa ambigua e perturbante, sospesa tra tensione erotica e molestia.

foto di Valentina Gallimberti Ballarin
foto di Valentina Gallimberti Ballarin

Un plauso va inoltre alle interpretazioni, in particolare a quelle delle due protagoniste femminili: Jeon Do-yeon sbalordisce nel tratteggiare un personaggio capace di oscillare tra un’apparente frivolezza e una rigidità intrisa di orgoglio; Cho Yeo-jeong (già nota al grande pubblico per la prova in Parasite) incarna con grande efficacia una figura che, nel tentativo di mostrarsi accomodante a ogni costo, si trasforma in una presenza sempre più ingombrante.

foto di Valentina Gallimberti Ballarin

In definitiva, Possible Love si conferma l’ennesima opera di un regista maturo e di grande perizia tecnica. Sotto la superficie di un dramma intimo, Lee Chang-dong firma una dolorosa parabola sull’assenza di empatia e solidarietà in un mondo dominato dal capitale, regalando al Festival di Venezia uno dei ritratti socio-psicologici più lucidi della sua filmografia.

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