I safari umani durante l’assedio di Sarajevo, la negazione del diritto all’istruzione in Cisgiordania, il traffico illegale di neonati in Armenia, la malnutrizione in Afghanistan, l’arruolamento dei bambini nella produzione di cocaina in Colombia, l’esposizione dei baby-influencer come leva economica online, la Svizzera e il programma per cancellare la comunità Jenish. È una realtà sempre più complessa e drammatica quella che emerge dai lavori dei finalisti della XXIII edizione del Premio giornalistico internazionale Marco Luchetta. Testimonianze lucide e documentate nelle quali emerge in modo netto come siano i più piccoli a pagare il prezzo più alto nei contesti oggetto di approfondimento.
Anche per l’edizione 2026 sono 7 le categorie in concorso e 3 i servizi selezionati per ciascuna di esse. Si sono distinti tra gli oltre 120 lavori valutati dalla giuria tecnica presieduta da Marco Damilano, che ha appena terminato l’attenta fase di valutazione.Il conduttore de “Il cavallo e la torre”, programma di approfondimento quotidiano di Rai Tre, ed editorialista di “Domani” ha lavorato con Fabiana Martini, segretaria di giuria, Furio Baldassi presidente Ordine dei giornalisti FVG, Paola Barretta Associazione Carta di Roma, Carlo Bartoli presidente Ordine nazionale dei giornalisti, Fabrizio Brancoli vice direttore di NEM-Nord Est Multimedia con deleghe a eventi e cultura, Matteo Bruni direttore Sala stampa Santa Sede, Esma Çakir già presidente Associazione stampa estera in Italia, corrispondente per l’agenzia stampa turca DHA, Francesco De Filippo responsabile ANSA FVG, Cristiano Degano consigliere Ordine nazionale dei giornalisti, Igor Devetak direttore Primorski Dnevnik, Vittorio Di Trapani, presidente Federazione nazionale della stampa italiana, Fabrizio Ferragni già direttore Offerta estero RAI in giuria dalla Prima edizione del Premio Luchetta, Ludovico Fontana giornalista RAI, promotore sezione Rotta Balcanica, Beppe Giulietti coordinatore nazionale Articolo 21, Paolo Mosanghini vice direttore gruppo NEM con delega a Il Messaggero Veneto, Carlo Muscatello presidente Assostampa FVG, Roberto Papetti, direttore Il Gazzettino, Elena Postelnicu presidente Associazione Stampa Estera in Italia e Paolo Roncoletta caporedattore TGR FV.

Attenzione e sensibilità per i diritti dell’infanzia, uniti a grande professionalità ed esperienza dei giurati sono i criteri guida della selezione che ogni anno individua la rosa di 21 tra reportage e scatti, come sottolinea il presidente di giuria Marco Damilano: «Bambini senza pace, in ogni parte del mondo. Bambini violati nei loro diritti. I lavori finalisti nella XXIII edizione del premio Luchetta ci fanno vedere i piccoli che ovunque diventano target, obiettivo. A Gaza e in Cisgiordania, in Ucraina, ma anche in Libano, in Afganistan, a Cuba. Non è mai stato facile selezionare le terne dei finalisti del premio, quest’anno ancora di più per la qualità di reportage e inchieste e la sensibilità dimostrata dai giornalisti e dalle giornaliste partecipanti, spesso giovani. Nel mondo a pezzi, dove torna a valere solo la legge della violenza e del dominio, il giornalismo indipendente dai poteri ha oggi più che mai il ruolo di illuminare i più fragili e deboli, privati del diritto di vivere in pace il presente e del diritto di sognare e costruire il loro futuro. È il senso del Premio Luchetta, da decenni patrimonio prezioso da custodire e da tramandare alle nuove generazioni di giornalisti».
Un lavoro che perpetua l’eredità morale dei giornalisti e cineoperatori della Rai uccisi in missione nei Balcani e in Somalia nel 1994 e raccolta dalla Fondazione, che porta il loro nome. È in onore alla memoria di Marco Luchetta, Alessandro Saša Ota e Dario D’Angelo, della sede Rai di Trieste, morti a Mostar Est nel gennaio 1994 mentre stavano realizzando un servizio sui bambini vittime della guerra balcanica, e di Miran Hrovatin, triestino anche lui, assassinato a Mogadiscio assieme a Ilaria Alpi meno di due mesi dopo, che la Fondazione promuove da 23 anni il Premio giornalistico affidando la valutazione e la selezione a professionisti dell’informazione di spessore nazionale.
Nell’anno della petizione per candidare i bimbi di Gaza al Nobel per la Pace, sottoscritta anche dalla presidente della Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin Daniela Schifani Corfini Luchetta, il Premio rinnova il suo ultraventennale impegno nei confronti della tutela e della promozione dei diritti dell’infanzia e conferma il conferimento dei riconoscimenti a ridosso della Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

I finalisti
TV NEWS: Dario Artale, assieme a Marta Eleonora Rigoni, Giulia Dedionigi, Realpolitik, Rete4, in “Sparare a un bambino costava di più” presenta un’inchiesta sui “cecchini del weekend”: durante l’assedio di Sarajevo partivano da Trieste per partecipare a safari umani, versando somme maggiori per sparare ai bambini. Il reportage, basato su fonti d’archivio e testimonianze inedite tra Italia e Bosnia, ha riaperto il caso portando all’avvio di un’indagine della Procura di Milano. Giammarco Sicuro, TG3, Rai, autore del servizio “Un’intera classe di un villaggio della Cisgiordania impossibilitata a raggiungere la scuola”, racconta il blocco imposto dai coloni israeliani a un villaggio della Cisgiordania, dove a dei bambini palestinesi viene impedito con le armi e il filo spinato di raggiungere la propria scuola. Di fronte alle intimidazioni, alla violenza e all’inefficacia delle proteste, i minori scelgono di studiare in modo simbolico a ridosso del blocco. Laura Aldorisio, con Gianni Farina e Daniele Babbo, Newsroom, Rai, in “Terre rare e minerali critici, la battaglia per il futuro” documenta, in Perù e Bolivia, la corsa alle terre rare e ai minerali critici necessari per tecnologie come l’intelligenza artificiale, contesi tra Stati Uniti e Cina. Attraverso la storia di una famiglia indigena a Espinar, l’autrice testimonia l’impatto ambientale e umano dell’estrazione del rame, che inquina il territorio e compromette la salute dei residenti locali.
REPORTAGE: Giulia Bosetti, Spotlight, Rainews24, autrice con Umberto Colferai di “Piccoli artigiani di pace. I bambini strappati alla produzione di coca e ai gruppi armati”, documenta la crisi umanitaria nella regione del Catatumbo in Colombia, raccontando lo sfruttamento dei bambini nella produzione di coca e il loro reclutamento nei gruppi armati, ma anche le iniziative locali che lottano per offrire loro un’alternativa. Emily Menguzzato, con “Campi anticamorra”, pubblicato su Il Manifesto, indaga la “Terra dei Fuochi” attraverso il riscatto sociale promosso dai beni confiscati alla Camorra, affiancato alla battaglia delle famiglie per la verità sui danni ambientali e sui tumori che colpiscono i più piccoli. Barbara Schiavulli, Radio Bullets, autrice di “Groenlandia: la spirale del silenzio delle donne inuit” dà voce alle donne Inuit vittime per decenni di sterilizzazioni e contraccezione forzata senza consenso, dando voce a una drammatica pagina del colonialismo danese e la loro richiesta di giustizia.

RADIOFONIA: Laura Cappon, Corriere della Sera, nell’episodio “Le ragazze di domani“ del podcast “Le ultime dottoresse dell’Afghanistan”, documenta la drammatica emergenza della malnutrizione infantile nel Paese dopo il ritorno dei Talebani nel 2021. Visitando una clinica pediatrica di Emergency nella provincia del Panjshir, raccoglie le testimonianze del personale medico per mostrare le sfide quotidiane dell’assistenza sanitaria a madri e bambini, aggravate dai tagli agli aiuti internazionali e dalle restrizioni imposte alle donne. Taty Rossi, Radio Gwendalyn, firma la serie podcast in 7 episodi “Mamera – La storia nascosta degli Jenisch“ e fa luce sul programma svizzero “Kinder der Landstrasse” (1926-1973), che sottrasse con la forza centinaia di bambini alla comunità nomade Jenisch per cancellarne l’identità. Attraverso testimonianze e documenti d’archivio analizza questo progetto eugenetico e le sue ripercussioni, affrontando il tema della violenza istituzionale e della memoria collettiva. Anna Maria Selini, Altreconomia, autrice del podcast in 6 puntate “Bambini senza pace“, esplora come il conflitto israelo-palestinese impatti la vita dei minori da entrambe le parti. Attraverso reportage sul campo e interviste, analizza le violazioni dei diritti dell’infanzia, tra la detenzione di minori palestinesi, le restrizioni e la propaganda scolastica, fino all’impatto psicologico e sociale generato dagli attacchi del 7 ottobre e dalla vita sotto occupazione o nelle tende di Gaza.
STAMPA ITALIANA: Fabio Bucciarelli, La Stampa, nell’articolo “Libano. Medici sotto attacco” racconta l’uccisione di due giovani paramedici in Libano da parte di un drone israeliano, mostrando l’impatto dei raid sui soccorritori e sul dramma umano della popolazione civile. Chiara Nardinocchi, La Repubblica, firma “Crescere nella rete: luci e ombre sui baby influencer” nel quale analizza lo sharenting e la monetizzazione dei minori online come emergenza sociale e vuoto normativo, evidenziando l’impatto psicologico sui bambini trattati come “brand” e i rischi di abusi e sessualizzazione. Sabrina Pisu, dalle pagine de L’Espresso con “Il racket dei bambini rubati” svela un sistema illegale di sottrazione di neonati in Armenia destinati ad adozioni internazionali (molte delle quali in Italia), documentando le violenze sulle madri e le responsabilità delle istituzioni e degli enti italiani.
STAMPA INTERNAZIONALE: Christina Lamb, The Sunday Times, con “It feels like humanity has died in Sudan” documenta la grave e dimenticata crisi umanitaria del Sudan dai campi profughi al confine con il Ciad e dà voce alle donne e ai bambini vittime di rapimenti, stupri e dei tagli agli aiuti internazionali. Lavinia Nocelli firma per Al Jazeera “It was as if she left her body” e ripercorre la lotta di una madre contro l’anoressia nervosa della figlia e le carenze dei servizi specialistici, evidenziando il ruolo di cura delle donne all’interno della miniserie Mothering on the Margins. Maksym Dudchenko (KibOrg), Lina Ivanova (KibOrg), Marian Chupak (Channel 24), Ihor Yushchenko
(Suspilne), Yevheniia Motorevska (The Kyiv Independent), Ilya Lozovsky (OCCRP) ed Elena Loginova
(OCCRP), firmano “How Russia recruits teenagers in occupied Ukraine for a Pro-Moscow propaganda machine” e svelano il programma russo “Yunkor”, promosso dal Ministero della Difesa tramite la “Young Army”, per indottrinare i bambini ucraini dei territori occupati e trasformarli in propagandisti pro-Cremlino.
ROTTA BALCANICA: Annalisa Camilli, dalle pagine di Internazionale con “La nuova rotta che passa da Trieste” documenta le condizioni dei migranti nepalesi giunti a Trieste dopo essere stati sfruttati nell’Est Europa, evidenziando le barriere burocratiche nell’accesso all’asilo, i traumi psicologici e la risposta della società civile di fronte all’assenza di un sistema di accoglienza statale. Annaflavia Merluzzi, Domani/Kritica/Il Manifesto, analizza le evoluzioni della rotta balcanica documentando lo sfruttamento lavorativo dei migranti nell’Europa orientale, la fuga dei profughi sudanesi tra respingimenti violenti in Croazia, le prassi irregolari alla Questura di Trieste e le gravi violazioni dei diritti a danno dei minori non accompagnati. Sofia Turati, www.journalismfund.eu/the-silent-border, ne “La ricerca dei dispersi in Bulgaria, un’altra frontiera europea del silenzio” denuncia la militarizzazione del confine tra Bulgaria e Turchia e gli abusi della polizia di frontiera con Frontex, rivelando la mancanza di un sistema di identificazione per i migranti deceduti o scomparsi nei boschi di Strandža e il dramma delle loro famiglie.
FOTOGRAFIA:Marco Gualazzini, Inside Over, racconta la difficile situazione sanitaria a Cuba. Giovanni Morgavi, Kritica, ha fotografato le condizioni di chi intraprende la rotta balcanica.Fabio Polese, El Pais, ha catturato lo sguardo dei bambini che lavorano nelle miniere illegali in Myanmar.