Antonio Piva al panel “I tecnici AI del Friuli Venezia Giulia”: scuola, imprese e credito chiamati a costruire insieme le nuove competenze. I dati AICA confermano un forte gap di preparazione, ma anche l’efficacia della formazione

Non trasformare tutti i tecnici in specialisti di intelligenza artificiale, ma formare tecnici capaci di utilizzare l’AI all’interno del proprio mestiere, conservando competenza, capacità critica e responsabilità. È uno dei messaggi emersi a pordenonelegge durante l’incontro “Intelligenza artificiale. I tecnici AI del Friuli Venezia Giulia”, che ha messo a confronto Antonio Piva, Presidente di AICA – Associazione Italiana per l’Informatica e il Calcolo AutomaticoAlberto Cavicchiolo, presidente di Mill’s e ideatore di Metal Hab, Angela Napolitano, dirigente scolastica dell’ISIS “Enrico Mattei” di Latisana, e Luca Occhialini, presidente dell’Associazione BCC del Friuli Venezia Giulia.

Al centro dell’incontro il rapporto tra istruzione tecnica, trasformazione digitale e sistema produttivo, partendo dall’esperienza di Metal Hab e dal volume dedicato al progetto, sostenuto dal sistema del credito cooperativo regionale.

«Il tecnico AI non è necessariamente un tecnico dell’intelligenza artificiale – ha sottolineato Piva –. È un tecnico capace di esercitare bene il proprio mestiere nell’epoca dell’intelligenza artificiale. L’AI può diventare una sorta di esoscheletro della competenza: può potenziarla e amplificarla, ma non può sostituire la conoscenza tecnica e soprattutto la responsabilità della persona». 

È la stessa prospettiva sviluppata da Piva nella prefazione al volume Metal Hab, dove l’intelligenza artificiale viene presentata come alleata, e non sostituta, della competenza tecnica. 

Il confronto ha attraversato idealmente la storia dell’istruzione tecnica italiana, dal ruolo avuto nello sviluppo manifatturiero e nella crescita delle PMI del dopoguerra fino alle nuove competenze richieste dall’industria contemporanea. Dal tavolo è emersa l’esigenza di rafforzare il rapporto tra scuola, ITS, imprese, università, mondo della formazione e sistema finanziario, evitando di considerare l’innovazione come una semplice questione di nuovi strumenti.

Particolare attenzione è stata dedicata anche all’esperienza dell’ISIS Mattei di Latisana e al confronto internazionale vissuto dagli studenti nell’ambito delle attività sviluppate con Metal Hab, come occasione per interrogarsi non soltanto sulle tecnologie, ma anche sui metodi di apprendimento, sul rapporto tra scuola e impresa e sulla capacità di lavorare per progetti.

Piva: «Essere nativi digitali non significa essere competenti digitalmente» Nel corso dell’incontro il Presidente AICA ha portato alcuni risultati delle rilevazioni realizzate dall’Associazione sulle competenze digitali.

Tra novembre 2024 e ottobre 2025 AICA ha raccolto 11.844 assessment, dei quali 1.136 dedicati specificamente alle conoscenze di base sull’intelligenza artificiale. In questi ultimi il punteggio medio è risultato pari al 51,1%; soltanto il 15% dei partecipanti ha superato la soglia del 75%, mentre il 50,4% si è fermato sotto il 50%. 

Anche tra gli studenti ITS coinvolti negli assessment AICA emerge un fabbisogno significativo: nei 76 test dedicati all’intelligenza artificiale il risultato medio è stato del 56,2% e soltanto il 19,7% ha superato la soglia del 75%. I dati non rappresentano un campione statistico dell’intera popolazione scolastica o lavorativa, ma offrono un’indicazione concreta della distanza che può esistere tra familiarità con gli strumenti digitali e reale consapevolezza del loro funzionamento.

«Essere giovani o utilizzare continuamente uno smartphone non equivale automaticamente a possedere competenze digitali – ha osservato Piva –. La differenza tra un utilizzatore e una persona competente emerge soprattutto quando bisogna valutare la qualità di una risposta, comprenderne i limiti e assumersi la responsabilità di una decisione. La vera competenza comincia dopo che l’intelligenza artificiale ha dato la sua risposta».

La formazione produce risultati misurabili –  AICA ha inoltre presentato il caso di un percorso realizzato all’interno di un’azienda del Nord Est. Nel primo assessment sull’intelligenza artificiale, svolto da 81 lavoratori, il 60,5% dei partecipanti aveva ottenuto un risultato inferiore al 60% e soltanto il 23,5% aveva superato il 75%. Dopo la messa a disposizione di materiali didattici basati sul syllabus ICDL Artificial Intelligence, 61 persone hanno sostenuto un secondo assessment: l’86,9% ha migliorato il proprio risultato e il punteggio medio è passato dal 59% al 79,4%. La quota dei risultati superiori all’85% è salita dall’11,5% al 45,9%, mentre quella inferiore al 50% è scesa dal 34,4% all’8,2%. 

«È un caso specifico e non va trasformato in una statistica generale, ma dimostra qualcosa di molto importante: il gap di competenze non è un destino. Possiamo misurare ciò che le persone sanno, costruire una formazione mirata e poi misurare nuovamente i risultati. Per AICA questa è una questione centrale: formare non significa semplicemente erogare ore di corso, significa produrre competenza».

Per Piva, proprio questa deve essere una delle priorità del sistema formativo e produttivo del Nord Est: «Non abbiamo semplicemente bisogno di portare più intelligenza artificiale nelle scuole e nelle imprese. Dobbiamo portare più competenza attorno all’intelligenza artificiale. Più diventano potenti gli strumenti, più devono essere solide le fondamenta di chi li utilizza».

La sfida riguarda dunque non soltanto le conoscenze tecnologiche, ma la capacità di mettere insieme competenze tecniche, cultura dei dati, cybersecurity, pensiero critico e capacità di apprendere continuamente.

«L’istruzione tecnica è stata una delle infrastrutture umane che hanno permesso la crescita industriale italiana – ha concluso il Presidente AICA –Può continuare a esserlo anche nell’epoca dell’intelligenza artificiale. Il futuro non è sostituire i tecnici con l’AI, ma formare una generazione di tecnici aumentati dall’intelligenza artificiale e non dipendenti da essa».

AICA – Associazione Italiana per l’Informatica e il Calcolo Automatico, fondata nel 1961, opera per lo sviluppo della cultura digitale e delle competenze informatiche attraverso certificazioni, ricerca, formazione e collaborazione con scuole, università, imprese, professionisti e Pubblica Amministrazione.