Appena pubblicato su Acta Otorhinolaryngologica Italica uno studio condotto dal Dr. Luciano Bubbico (INAPP, Istituto Nazionale per le Politiche Sociali di Roma)e dal Prof. Luca Cegolon (docente di igiene e medicina preventiva dell’ università di Trieste e dirigente medico ASUGI) in collaborazione con un network nazionale di otorinolaringoiatri, che ha indagato l’ erogazione di test audiometrici (tonali e vocali) da parte del servizio sanitario nazionale italiano durante gli anni 2021-2023.
L’aumento dell’aspettativa di vita ed il conseguente invecchiamento della popolazione comporta un aumento di incidenza della presbiacusia. In Europa, circa il 30% degli uomini ed il 20% delle donne sono affetti da una riduzione dell’udito maggiore o uguale a 30 dB HL all’ età di 70 anni, percentuale che aumenta rispettivamente al 55% e 45 % all’ età di 80 anni.
La sordità non compromette solo la qualità di vita, ma favorisce anche il declino cognitivo a causa dell’isolamento sociale che comporta. Un peggioramento della soglia uditiva pari a 10dB HL si associa infatti ad un rischio aumentato del 16% di demenza senile.
I test audiologici sono un valido ed efficiente strumento per identificare precocemente i disturbi dell’udito, prevenendo in tal modo il conseguente decadimento cognitivo.
Considerando che circa un quarto della popolazione italiana è ultra-sessantacinquenne, e la prevalenza di sordità è stimata pari a cica 30-35% dopo i 65 anni, cica 5 milioni di italiani a rischio di presbiacusia richiedono screening audiologico.
Sebbene in aumento temporale – probabilmente per la ripresa dei servizi sanitari post-pandemia COVID-19 – Il numero totale di test audiometrici tonali erogati in Italia dal servizio sanitario nazionale era di 634.996 prestazioni nel 2021, 705.990 nel 2022 e 790.245 nel 2023. Il numero totale di audiometrie vocali su scala nazionale è stato di 179.279 test nel 2021, 206.637 nel 2022 e 230.008 in 2023.
Nel 2023, il più recente anno di osservazione, la maggiore prevalenza di test audiometrici tonali si è registrata nel Nord-est (1.816 test per 100.000 abitanti), mentre le audiometrie vocali sono state maggiormente erogate nel Nord-Ovest (669 test per 100.000 abitanti).
Dal momento che sono comprese anche prestazioni effettuate a pazienti infra-sessantacinquenni, il numero totale di test audiometrici effettuati dal servizio sanitario nazionale negli anni 2021-2023 è stato verosimilmente insufficiente a coprire il bisogno di assistenza della popolazione generale italiana.
Sebbene considerati il gold standard per identificare i disturbi dell’udito, l’utilizzo di test audiometrici vocali è stato piuttosto basso nel periodo di studio, probabilmente per il maggiore tempo di esecuzione richiesto ed i costi associati.
La disponibilità di personale specializzato in Italia nel 2025 era di appena 2.16 medici specialisti audiologi e 1.82 tecnici di audiologia per 100.000 abitanti. Nonostante la bassa disponibilità di specialisti audiologi, non è stata riscontrata una correlazione fra la loro prevalenza regionale e l’erogazione di entrambi i tipi di test audiometrici.
L’efficacia di un programma di screening audiologico infatti non dipende solo dalla disponibilità di specialisti qualificati e dalla disponibilità di servizi audiologici, ma anche dalla condivisione di linee guida tra i tutti professionisti sanitari coinvolti, compresi i medici di famiglia, e da efficaci campagne informative alla popolazione generale.
Dal momento che la proporzione di ultra-sessantacinquenni nella popolazione generale è in aumento in Italia, la domanda di servizi audiologici è inevitabilmente destinata a crescere. Il basso numero di esami audiometrici erogati dal servizio sanitario nazionale ha verosimilmente costretto una percentuale cospicua di pazienti a rivolgersi al settore privato, con pagamento delle prestazioni sanitarie di tasca di propria.