Dialogo tra l’autore e il giornalista Stefano Mattia Pribetti

Presentato nello scenario spesso di memoria, storia e cultura del “Antico Caffè San Marco” di Trieste, il libro di Maurizio Rapotec che si inserisce con coerenza e forza nella collana dedicata alla “Mindfulness – Teoria e Pratica”distribuita dal “Corriere della Sera” in collaborazione con “la Gazzetta dello Sport” per la RCS-MediaGroup. Questo libro non è una semplice pubblicazione tecnica, ma un lavoro che nasce dall’esperienza diretta e che mantiene per tutta la sua struttura un equilibrio raro tra teoria e pratica e viene descritta come applicarla nella vita concreta, dallo sport professionistico al recupero dopo un incidente, vuoi che sia sportivo o di altra natura, un vero e proprio manualetto dove trovare una strada diversa per combattere lo stress anche psicologico che a volte ci auto infliggiamo inconsapevolmente.

Rapotec, triestino, collabora con fisioterapisti e osteopati e, forte della sua preparazione come preparatore atletico e insegnante di “Mindfulness”, è un Personal Trainer che opera non solo nel campo sportivo ma segue percorsi individuali e di gruppo dedicati anche al recupero post traumatico. È istruttore qualificato in diverse discipline, tra cui Yoga e Pilates e sostiene corsi di “Mindfulness” sia individuali che di gruppo, avendo ottenuto anche il terzo grado dalla “MSPE – Midfulness Sport Performance Enhancement” formatosi nello stesso istituto americano. Prima ancora è stato nuotatore a livello agonistico e ha lavorato come attore e ballerino, esperienze che emergono con forza nel suo modo di raccontare il corpo, la fatica e la presenza scenica, sia essa sportiva o teatrale; la sua competenza non è soltanto teorica, ma vissuta e questo rende il libro autentico, radicato nella pratica quotidiana e nella sperimentazione diretta.

Il volume propone un approccio integrato all’allenamento che unisce preparazione fisica e consapevolezza mentale. Durante la presentazione è emerso con chiarezza come l’idea centrale del libro sia che l’allenamento non debba limitarsi a potenziare il muscolo o a migliorare un tempo cronometrico, ma debba includere un’educazione dell’attenzione, della respirazione e dell’ascolto interiore. Conoscere se stessi, i propri limiti e le potenzialità nascoste, diventa parte integrante della preparazione atletica.

Questa sera all’antico “Caffè San Marco”, incalzato dalle domande del giornalista Stefano Mattia Pribetti, Rapotec è riuscito ad offrire a un pubblico attentissimo una chiara comprensione del libro e sopratutto dell’autore e di ciò che parla con la sua ineguagliabile ironia che lo contraddistingue. La presentazione si è avvalsa delle letture di alcuni passaggi sia della vita dell’autore che dei vari capitoli del libro offerti dagli attori Diana Hobel, Alessia Giani e Franceso Facca.

Il cuore del concetto di “Mindfulness” così come Rapotec spiega, è consapevolezza piena del gesto e percezione lucida del movimento mentre accade, non è un concetto astratto, ma qualcosa che si sperimenta nel momento esatto dell’azione: se un tuffatore si stacca dal trampolino senza avvertire con precisione la spinta dei piedi, l’allineamento del busto, la rotazione delle braccia, il controllo del respiro e l’ingresso in acqua, il risultato sarà inevitabilmente impreciso. Il gesto tecnico non è la somma meccanica di movimenti, ma un’unità che prende forma solo quando mente e corpo sono presenti nello stesso istante. La “Mindfulness” è questa presenza integrale, che rende l’atleta capace di abitare ogni fase dell’azione.

Se dovessimo riassumere lo spirito della quarta di copertina, potremmo dire che Rapotec afferma come un percorso strutturato di consapevolezza applicato allo sport renda più efficace la fase di preparazione, sostenga la qualità della performance e favorisca un recupero più completo nel dopo gara. Allenare la mente significa affinare la concentrazione, contenere il rischio di infortuni grazie a un ascolto più attento dei segnali che il corpo ci invia, sviluppare una resilienza capace di sostenere l’atleta nei momenti di pressione. La “Mindfulness” non serve soltanto a ridurre lo stress pre-gara: impedisce all’atleta di rimanere intrappolato mentalmente in una sconfitta, di sopravvalutarla fino a trasformarla in un blocco. La sconfitta dovrebbe essere osservata, compresa, integrata e poi allontanata per diventare una informazione utile per migliorare.

Particolarmente significativa è l’applicazione nel recupero da incidenti sportivi, dopo un infortunio: il corpo parla in modo ancora più chiaro, ma spesso non viene ascoltato, si ha fretta di rientrare, di tornare ai livelli precedenti. L’approccio proposto invita invece a ricostruire il gesto con pazienza, ristabilendo un dialogo tra percezione interna e movimento esterno. In questo senso, l’interazione con lo Yoga non è accessoria: il lavoro sul respiro, sulla postura, sull’equilibrio e sulla centratura fornisce strumenti concreti per rientrare gradualmente nell’azione, senza forzature. Particolarmente interessante comprendere il “Flow”che non è il solo fluire, elemento essenziale, è come scorrere da un movimento all’altro da un esercizio all’altro, liberando la mente e lasciarla libera di capire le sensazioni a quella determinata azione o esercizio fisico che ci da la consapevolezza di far parte del tutto o il tutto fa parte di noi, ma questa sensazione non è legata solo allo sport ma in ogni nostro comportamento, atto, ma non ce ne accorgiamo se non di rado. Sempre inspirato al fluire dello Yoga nel capitolo “ Yoga Consapevole” dove sono proposti veri e propri esercizi tratti dallo Yoga ben strutturati e disegnati, che aiutano a comprendere meglio su quante abitudini errate potremmo schiarirci le idee.

Il libro è strutturato in capitoli che alternano riflessione scientifica e proposte pratiche. Nella presentazione si è parlato del capitolo “Cosa dice la scienza: il movimento alla luce di propriocezione, interocezione ed esterocezione”, dove l’autore approfondisce il dialogo continuo tra percezione interna e stimoli esterni. Il gesto atletico viene descritto come un equilibrio dinamico tra ciò che sentiamo dall’interno, tensioni muscolari, ritmo cardiaco, assetto posturale e ciò che proviene dall’esterno, spazio, avversari, condizioni ambientali. Comprendere queste relazioni significa rendere il movimento più consapevole e meno automatico, quindi lo si fa con minor sforzo.

La distinzione tra “MAC – Mindfulness-Acceptance-Commitment – e “MSPE – Mindful Sport Performance Enhancement (Incremento del Rendimento Sportivo tramite la Mindfulness) ” viene spiegata con chiarezza. La “MAC” pone l’accento sull’accettazione dell’esperienza e sull’impegno verso un’azione efficace anche in presenza di pensieri disturbanti o emozioni difficili, la “MSPE”, invece, struttura in modo più sistematico la preparazione mentale alla performance, lavorando su obiettivi, visualizzazioni e strategie di attenzione. Rapotec non contrappone i due modelli, ma li presenta come strumenti differenti che possono dialogare, offrendo al lettore coordinate teoriche senza appesantire il testo.

Interessanti anche le spiegazioni emerse nel capitolo dedicato allo Yoga, inteso come pratica consapevole lontana da derive puramente estetiche. Non si tratta di assumere posture perfette per essere osservati, ma di utilizzare le posizioni come occasioni di ascolto profondo. Nel capitolo “Meditazioni e Pratiche di Consapevolezza” propone esercizi concreti guidati e sequenze ispirate allo Yoga, facilmente applicabili sia dall’atleta professionista che da chi pratica sport a livello amatoriale ma anche da un neofita che va i bicicletta perché servono a far comprendere che ogni gesto è sequenza dell’altro, che la mente si dovrebbe liberare da ogni altro pensiero se non quello di percepire il proprio corpo e ciò che lo circonda. Qui emerge con forza la volontà di non separare mai teoria e applicazione: ogni concetto trova una traduzione operativa, ogni riflessione si trasforma in esercizio.

Non manca un capitolo storico-culturale che ripercorre l’evoluzione dell’allenamento sportivo dall’antica Grecia ai giorni nostri. Questo passaggio amplia la prospettiva e ricorda come il rapporto tra disciplina fisica e formazione interiore abbia radici profonde. L’idea che il corpo sia uno strumento di crescita personale non è una moda contemporanea, ma un filo che attraversa i secoli.

Durante il dialogo tra Rapotec e Pribetti all’ “Antico Caffè San Marco” è emersa una convinzione chiara: troppo spesso ci alleniamo, viviamo senza ascoltare davvero ciò che il corpo sta comunicando. Il libro offre una direzione precisa, invitando a sviluppare una presenza più attenta e una comprensione più ampia di sé e dell’ambiente circostante.

A termine della presentazione Rapotec ha proposto un esercizio di meditazione guidata al pubblico che aveva riempito tutta la sala delle presentazioni del “Caffè”, esercizio molto simile a uno di quelli presenti nel libro, riscuotendo attenzione e coinvolgimento, con domande finali sull’esperienza sensoriale appena fatta.

IL libro non è soltanto un manuale per migliorare una prestazione, ma una proposta di crescita personale che parte dal movimento per arrivare a una consapevolezza più profonda di sè stessi. In questo senso, “Preparazione Recupero nello Sport” non parla solo agli atleti, ma a chiunque voglia imparare ad abitare, con maggiore pienezza e consapevolezza, la propria vita e sé stessi.