Viaggio nella Slovenia orientale sulle orme di Alma Karlin, infaticabile viaggiatrice che, un secolo fa, ha sfidato le convenzioni di una cittadina provinciale slovena, dimostrando che anche una donna poteva fare il giro del mondo
Quando nacque, nel 1889, all’epoca in cui Celje era una cittadina della profonda provincia della monarchia austro-ungarica, i medici concordavano che non sarebbe vissuta a lungo. O che, nel migliore dei casi, avrebbe avuto un “ritardo mentale” (riportando la terminologia vigente all’epoca).
Ma Alma M. Karlin sopravvisse, e visse una vita piena all’inverosimile, soprattutto grazie al suo spirito ribelle.

Una famiglia piccolo-borghese della Slovenia orientale, una madre ossessionata dall’etichetta e che mal tollerava la fragilità fisica di sua figlia e il suo spirito selvaggio e un padre che invece lo assecondava, scomparso quando lei aveva solo otto anni. Anni dopo Alma racconterà che suo padre un giorno le aveva detto, passeggiando per Celje: “Se inizi a viaggiare verso ovest e viaggi per molto tempo, alla fine finirai sempre nello stesso posto”.
Un’idea che per Alma divenne quasi un’ossessione: e mentre familiari e coetanei la spingevano ad accontentarsi della vita tranquilla che Celje aveva da offrirle, lei sognava di seguire le orme di Cristoforo Colombo.
Le lingue, le traduzioni, la scrittura
Un’istruzione discontinua, dovuta a una condizione fisica cagionevole, che non impedì di scoprire un sorprendente talento per le lingue straniere: a Celje Alma imparò, oltre al tedesco, che era la lingua dell’Impero, anche il francese e l’inglese, che le torneranno utili per le sue future esperienze. Sarà proprio di traduzioni, che Alma vivrà una volta lasciata la Slovenia, a diciannove anni: visse a Londra fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, ma in tempo per imparare altre lingue come svedese, danese, norvegese e persino russo, spagnolo e italiano. Costretta a lasciare l’Inghilterra, si stabilì in Norvegia dove scoprì, lavorando a un diario di guerra, la passione per la scrittura che non abbandonerà mai.
Terminato il conflitto, rientrò a Celje. Ma solo per poco: Alma alla fine del 1919 partì tutta sola e per otto anni girò il mondo. Voleva conoscere tutto, capire tutto, sperimentare tutto. Gli unici compagni di viaggio erano la sua valigia, in cui aveva messo un dizionario scritto a mano da lei in dieci lingue, e la sua macchina da scrivere portatile, Erika, che divenne la sua migliore amica. 61 paesi visitati, 27 libri e decine di manoscritti ancora da pubblicare, in cui si raccolgono informazioni con la meticolosità di un’antropologa che raccoglie avidamente miti e leggende, superstizioni e credenze, racconti di viaggio da ogni angolo del mondo.

A piedi in giro per la Slovenia
La sorprendente scoperta dei “Diari di viaggio” degli anni 1934-36 ha rivelato che Alma non solo aveva viaggiato in tutto il mondo ma che, da appassionata escursionista e grande amante della natura, aveva anche attraversato a piedi quasi tutta la Slovenia. Per lei un’escursione di cinque ore era una breve passeggiata, una di sette ore era una vera escursione e una di dieci ore era un grande risultato escursionistico. E tutto questo con cibo, abbigliamento e calzature modeste, anche in condizioni climatiche impossibili. La ricompensa era sempre una natura incontaminata, in mezzo alla quale le venivano in mente anche molti pensieri creativi.A piedi ha esplorato la sua città natale, Celje, e i suoi dintorni, Laško, Braslovče e il Castello di Žovnek, tutti i luoghi più importanti dell’Alta Valle della Savinja, compresa la valle Logarska dolina, Jurklošter, la misteriosa valle Gračnica, e tutte le località da Celje a Rogaška Slatina, Krško e Trška gora, Kozjansko, la regione della Gorenjska e altre parti della Slovenia. In totale, sono 255 le località slovene visitate da Alma M. Karlin.

La Celje di Alma
Anche se Alma aveva visto quasi tutto il mondo, continuava ad ammirare la vista a lei familiare, quella dalla Collina di San Nicola (Miklavški hrib), o dall’antico Castello di Celje, un tempo dimora dei famosi Conti, così potenti da essere ancora oggi ricordati dalle tre stelline della bandiera slovena. Sembra quasi di vederla, alla stazione di Celje, la figura minuta di Alma in quella fredda mattina del 1919, in attesa del treno che l’avrebbe portata a occidente. E la si vede, effettivamente, ritratta nella statua bronzea di piazza Krekov, a pochi passi. Una ricchissima collezione riguardante Alma Karlin è conservata al Museo provinciale di Celje, una sorta di Gabinetto delle meraviglie. Contiene una misteriosa statua di Li Tieguai che si dice abbia speciali poteri magici, monete rituali cinesi da bruciare ai funerali, numerosi ventagli, oltre a un kimono (yukata), l’indumento preferito di Alma.
Uscendo dal centro della città, una scalinata da 183 gradini nella località Pečovnik conduce alla casetta in cui Alma trascorse gli ultimi anni della sua vita insieme alla sua amica Thea: La casa, che si ritiene risalga al XIX secolo, oggi ospita un museo commemorativo visitabile gratuitamente. Nella mostra “Il viaggio solitario di Alma M. Karlin” vengono presentati diversi periodi della vita della viaggiatrice.

Il più famoso fotografo della Slovenia
Poco distante dalla statua di Alma, nel centro di Celje, fa capolino quella di un suo famoso concittadino e coetaneo: si chiamava Josip Pelikan l’artista ritratto in sella a una bicicletta, intento a scattare una fotografia. Non esattamente, quindi, lo stereotipo del fotografo statico d’inizio Novecento. Pelikan era infatti solito girare per la cittadina proprio in bici, mezzo all’epoca moderno tanto quanto la fotografia, perfetto per visitare clienti e set fotografici anche nelle campagne circostanti. Molto più spesso, però, erano clienti provenienti da tutta la Slovenia a raggiungere il suo studio, nel centro di Celje, divenuto oggi Casa della Fotografia Pelikan (Fotohiša Pelikan).
E Alma? Sebbene non esistano ad oggi sue fotografie firmate Pelikan, fonti d’archivio confermano che la viaggiatrice slovena è stata più volte ritratta dal fotografo, restando però insoddisfatta del risultato: pare infatti che Pelikan mettesse troppo in risalto la sua palpebra sinistra, affetta sin dalla nascita da una leggera paresi.
Aneddoti a parte, la Casa della Fotografia di Pelikan è uno degli studi di inizio XX secolo meglio conservati in Europa: la sua particolarità è lo studio fotografico in vetro, unico esempio conservato di patrimonio culturale e tecnico in Slovenia e una rarità anche nel più ampio contesto europeo. Proprio a Pelikan è dedicata la Slovenia Unique Experience Ospiti del fotografo Pelikan, una rievocazione di una photo-session di cento anni fa. Un attore in costume da Pelikan svelerà tutti i segreti di questo patrimonio tecnologico, dalla galleria all’atelier di ritocco, dalla camera oscura a un vero e proprio set, dove farsi ritrarre utilizzando le vecchie tecniche fotografiche, con i raggi di luce che penetrano attraverso il tetto di vetro e indossando abiti originali dell’epoca.
Come si svolge l’esperienza:
• Benvenuto di Josip Pelikan in compagnia del curatore/guida del giardino della Fotohiša Pelikan.
• Visita allo studio fotografico in vetro con servizio fotografico ritrattistico.
• Visita guidata alla Fotohiša Pelikan attraverso lo studio elettrico, la sala dei ritratti, l’appartamento borghese con una tazza di caffè/tè e la Galleria Božena.
• Saluti di commiato nel giardino (a scelta nella Galleria Božena) con un bicchiere di spumante e il dolce rotolo di Celje.
Prezzo: a partire da 70 € a persona (per gruppi da più di 6 persone)