Martedì 17 marzo alle ore 17 alla Sala Bazlen di Palazzo Gopcevich si tiene l’incontro “Alla ricerca degli archivi perduti: il mosaico straordinario della fotografia a Trieste”, con Claudia Colecchia,  responsabile della Fototeca di Trieste, e con Claudio Ernè e Massimiliano Muner, curatori della mostra. L’appuntamento conclude il ciclo di eventi legati alla mostra “Volti di donna. Nella Trieste della Belle Époque”.

Martedì 17 marzo alle ore 17 la Sala Bazlen di Palazzo Gopcevich (via Rossini 4) ospiterà l’incontro “Alla ricerca degli archivi perduti: il mosaico straordinario della fotografia a Trieste”, con Claudia Colecchia,  responsabile della Fototeca di Trieste, e con Claudio Ernè e Massimiliano Muner, curatori della mostra. L’appuntamento rappresenta il momento conclusivo del programma di approfondimenti collegato alla mostra “Volti di donna. Nella Trieste della Belle Époque”, che si è chiusa domenica 15 marzo dopo aver registrato un grande successo di pubblico e un ampio apprezzamento per la qualità delle immagini presentate.

L’incontro offrirà l’occasione per fare un bilancio dell’esposizione e per condividere nuove riflessioni emerse nel corso delle ricerche dedicate alla fotografia triestina dei primi del Novecento. Saranno presentate nuove ipotesi sull’identità del fotografo anonimo autore delle immagini esposte e verranno illustrate le ricerche avviate per individuare e valorizzare altri archivi fotografici presenti sul territorio, tra cui materiali riconducibili alle raccolte di Claudio Ernè, del Comune di Trieste e di altri collezionisti e studiosi. L’obiettivo è quello di ricostruire e ridare vita al panorama della fotografia triestina di inizio Novecento, ampliando il mosaico di fonti e testimonianze oggi disponibili.

La mostra “Volti di donna. Nella Trieste della Belle Époque” ha proposto alla città un percorso espositivo capace di restituire uno sguardo sorprendentemente moderno sulla vita quotidiana triestina agli inizi del Novecento. L’esposizione, ospitata nella Sala Sbisà del Magazzino 26 dal 17 gennaio al 15 marzo 2026, ha riunito 70 fotografie stampate su pannelli e 100 fotografie originali, componendo un insieme di grande fascino che ha permesso di riscoprire atmosfere, gesti e volti di un’epoca in trasformazione.

Le immagini provengono dal lavoro di un fotografo rimasto anonimo, capace di raccontare con freschezza e spontaneità la Trieste che precedette il primo conflitto mondiale. Il suo obiettivo si posa sui frequentatori dei caffè e delle vie del centro, sul pubblico elegante dell’ippodromo, sulle balie con i bambini, sui passeggeri dei vaporetti che animavano il porto. Ma soprattutto sulle donne: cappellini, abiti elaborati, gioielli e sguardi compongono una sorta di sfilata urbana che restituisce la vitalità della Belle Époque triestina.

Il taglio delle fotografie, sorprendentemente moderno per l’epoca, anticipa di decenni lo stile che sarebbe poi diventato tipico della fotografia di reportage con l’arrivo della Leica. L’autore non mise mai in posa i suoi soggetti: attese l’attimo, lo colse e lo consegnò alla storia.

Una parte delle immagini è stata inoltre restituita al colore grazie all’intelligenza artificiale, permettendo di immaginare come potessero apparire abiti, pellicce, cappellini e architetture. Il desiderio di superare il bianco e nero, già vivo nella Belle Époque, trova così una nuova forma contemporanea, in continuità con le sperimentazioni dell’epoca, quando atelier e cineasti coloravano a mano fotografie e pellicole, come accadde nel celebre Cabiria del 1914.

L’iniziativa è stata realizzata dalla Casa del Cinema di Trieste nell’ambito delle attività culturali ospitate al Magazzino 26 con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e delle Fondazioni Casali, in collaborazione con Associazione Hubgrade, I.R.C.I., Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia e Trart, e in coorganizzazione con il Comune di Trieste – Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo.