“L’eterno incanto del segno: Lino Bianchi Barriviera” sarà inaugurata giovedì 16 aprile a Villa Romivo, dimora che fu della famiglia Bianchi, a Montebelluna.
Promossa dall’agenzia Villa Romivo di Generali Italia e a cura dell’Associazione Nazionale Incisori Contemporanei, comprende un’opera proveniente dal fondo conservato dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche, appartenente alla celebre serie Le chiese monolitiche di Lalibelà e altre nel Lasta Uagh in Etiopia
Riconosciuto dalla critica internazionale tra i migliori maestri dell’acquaforte, montebellunese di nascita (1906) e una vita trascorsa tra Veneto, Firenze, Napoli e Roma (dove morì nel 1985), Lino Bianchi Barriviera è protagonista di un’eccezionale mostra che celebra i 120 anni dalla nascita, nella sua casa di gioventù a Montebelluna (Treviso), Villa Romivo.
“L’eterno incanto del segno: Lino Bianchi Barriviera” è organizzata dall’agenzia Villa Romivo di Generali Italia, che ha sede nella dimora – che appartenne alla famiglia Bianchi (all’epoca si chiamava Casa Riccardo Bianchi): sarà inaugurata giovedì 16 aprile e visitabile gratuitamente fino al 24 luglio.

L’esposizione è a cura dell’Associazione Nazionale Incisori Contemporanei e il presidente Luciano (Antonio) Rossetto ha selezionato una trentina di opere: la maggior parte proviene da collezioni private, mentre l’incisione Veduta delle rovine, ora chiesa di Marqorewòs (1940) è stata concessa in prestito dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche, che custodisce un importante fondo di opere dell’artista.
“Lino Bianchi Barriviera rappresenta, per gli studi sul paesaggio, un prezioso esempio di come si possano indagare i luoghi attraverso l’arte. – afferma Luigi Latini, direttore della Fondazione Benetton – I luoghi, pensati e mostrati attraverso le incisioni e i disegni dell’artista trevigiano, prendono corpo in opere in cui il soggetto non è rappresentato realisticamente, ma interpretato e reinventato, con un’operazione artistica che ne restituisce il “genius loci” e il senso più profondo. Il patrimonio del fondo Bianchi Barriviera e le arti in generale ci offrono dunque dei validi mezzi di indagine e sensibilizzazione, da affiancare agli strumenti che più fanno parte del nostro lavoro quotidiano, quali quelli dello studio e della ricerca”.
“L’idea della mostra – entra nel vivo il curatore Luciano (Antonio) Rossetto – è nata per celebrare il 120° anniversario della nascita di Bianchi Barriviera, uno dei più grandi acquafortisti italiani del Novecento. Le opere esposte coprono quasi tutta la sua vita artistica, per un periodo che va dalla fine degli anni Venti fino alla seconda metà degli anni Settanta del secolo scorso”.
“L’esposizione dedicata a Lino Bianchi Barriviera – prosegue Stefano Paladin, socio di Villa Romivo di Generali Italia e ideatore del Progetto artistico che da dieci anni coinvolge la sede di Villa Romivo – vuole valorizzare non solo un grande artista, ma anche il suo legame con il territorio e in particolare con quella che fu la sua casa durante la giovinezza. Ci piace immaginare che il suo talento sia emerso proprio tra le mura di Villa Romivo, entro le quali da giovedì prossimo potremo ammirare le sue opere”.
Lino Bianchi Barriviera. Nato a Montebelluna (Treviso) il 3 settembre 1906 da Riccardo Bianchi e Nicoletta Barriviera, Lino Bianchi Barriviera frequenta le classi elementari al Collegio Convitto Canova di Possagno e a Vittorio Veneto. In gioventù collabora con l’Illustrazione Trevigiana, realizzando alcuni linoleum; pur non legandosi particolarmente all’ambiente artistico trevigiano, nel 1927 e nel 1929 partecipa alle mostre annuali organizzate dai comitati fascisti. All’inizio degli anni Trenta vive tra Venezia e Firenze, prima di trasferirsi a Roma nel 1933. È in quest’anno che alla propria firma aggiunge il cognome della madre, Barriviera: compare per la prima volta in un’acquaforte inviata alla sorella Delia, Paesaggio a San Giovanni Valdarno, oggi conservata dai Musei Civici di Treviso (sotto la parte incisa, scrive: “Come vedi ho inaugurato l’aggiunta del nome della mamma per distinguermi anche così da tanti altri Bianchi. Va bene?”). Nel 1937 gli viene offerta la Cattedra d’incisione all’Accademia di Belle Arti di Napoli e compie un secondo viaggio in Libia (il primo lo fece nel 1927): da questa esperienza ricava una cartella di tredici incisioni. Tra il 1938 e il 1939 partecipa a una missione di studio in Etiopia, voluta dal Duca Amedeo di Savoia, e trae ispirazione per il famoso ciclo d’incisioni dedicato a Lalibelà (1939 – 1949), di cui solo nel 1957 viene pubblicata l’edizione completa comprensiva di piante, sezioni, assonometrie e particolari delle decorazioni delle chiese. Dal 1950 al 1954 assume la direzione dell’Accademia di Belle Arti di Napoli e nel 1956 ottiene la Cattedra d’incisione all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove insegna fino al 1976; in seguito dirige al Poligrafico e Zecca dello Stato un corso di formazione per incisori a bulino. Muore il 14 agosto 1985 ad Acilia (Roma), dove si è ritirato a vivere con la moglie Valeria.
La fama dell’artista è legata soprattutto alla sua vasta opera incisa, che comprende più di mille lastre in gran parte raffiguranti paesaggi di varie regioni italiane, della Libia e dell’Etiopia, per le quali ha utilizzato in prevalenza l’acquaforte (sperimentando tuttavia anche svariate altre tecniche). Bianchi Barriviera si è cimentato magistralmente diverse in altre forme d’arte, pittura a olio, decorazione ad affresco e a tempera su parete, intaglio in legno, la vetrata, mosaico, ceramica, sbalzo su metallo, incisione di francobolli, realizzazione di gioielli.
I suoi dipinti e le sue incisioni sono conservati in gallerie d’arte moderna, musei, gabinetti dei disegni e delle stampe di città italiane, europee, americane ed etiopi.
L’eterno incanto del segno. La mostra si sviluppa al piano terra e al primo piano di Villa Romivo (dedicato alle incisioni “africane”) e il percorso espositivo segue la crescita artistica di Lino Bianchi Barriviera, attraversando le varie fasi della sua produzione. Le opere presenti sono state realizzate nel corso dell’intera vita dell’incisore e coprono il periodo che va dalla fine degli anni Venti fino alla seconda metà degli anni Settanta del secolo scorso. Tra queste vi sono, in particolare, alcune acqueforti della serie Le chiese monolitiche di Lalibelà e altre nel Lasta Uagh in Etiopia, tra le più rappresentative dell’artista: realizzate spesso con neri intensi, ritraggono con precisione le 11 chiese rupestri del XII-XIII secolo e rappresentano un capolavoro artistico ma anche documentale. Definite sulla base di schizzi e disegni eseguiti nel 1938/39 al seguito della spedizione scientifica guidata da Antonio Monti della Corte e sulla base dei rilievi architettonici di Elio Zacchia, restituiscono un’accurata analisi interpretativa degli spazi di Lalibelà, ancora valida per comprendere i rapporti spaziali degli edifici con il contesto circostante e per identificare i singoli elementi del complesso.
Di questa serie fa parte Veduta delle rovine, ora chiesa di Marqorewòs, del 1940, opera concessa in prestito dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche e che fa parte di un importante fondo documentale sull’artista che comprende corrispondenza, manoscritti e dattiloscritti, monografie e periodici, ritagli stampa, materiale iconografico e incisioni.
“L’archivio d’artista– chiarisce Francesca Ghersetti, coordinatrice del centro documentazione della Fondazione Benetton Studi Ricerche –è tra le fonti più preziose per ricostruirne la biografia, l’opera e la fortuna critica: i documenti, i materiali di lavoro, i carteggi che testimoniano le relazioni con ambienti e persone, le foto, ma anche oggetti, ne contestualizzano vita e lavoro, e ne arricchiscono il profilo garantendo spessore storico e consentendo nuove chiavi interpretative”.
Nella Marca, a Bianchi Barriviera sono state dedicate due antologiche a Montebelluna nel 1981 e due a Ca’ dei Carraresi, Treviso, nel 1991 e nel 1993. Il ciclo di incisioni Le chiese monolitiche di Lalibelà è stato esposto al Museo Civico di Treviso nel 1988 e nella sede della Fondazione Benetton Studi Ricerche nel 1993.
Villa Romivo, spazio d’arte. Villa Romivo è la sede montebellunese dell’agenzia Villa Romivo di Generali Italia Generali Itali, ma anche uno spazio espositivo, dove da dieci anni lavoro e arte convivono nella convinzione che questo generi benessere per i collaboratori, per i clienti e per tutta la comunità. L’arte (sono state 17 le mostre ospitate dal 2016) non è solo un’iniziativa decorativa ma è una forma di dialogo e di restituzione al territorio, che permette di aprire le porte di una splendida villa montebellunese regalando orizzonti nuovi e inattesi
L’inaugurazione e gli orari di apertura. L’esposizione sarà inaugurata giovedì 16 aprile 2026 alle 18.00. Oltre al curatore Luciano (Antonio) Rossetto, interverranno lo storico Lucio De Bortoli, per contestualizzare la figura e l’opera di Bianchi Barriviera, e Eugenio Manzato, storico dell’arte e già direttore dei Musei Civici di Treviso, per una lettura critico – artistica.
La mostra sarà visitabile negli orari di apertura dell’agenzia, dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00.
Per informazioni
@AgGeneraliMontebelluna
T 0422 452246 – [email protected]