L’arte contemporanea, in un dialogo costante con l’arte antica, continua a porsi le più profonde domande di senso dell’uomo di oggi.
Lo sa bene il Museo di Palazzo Maffei a Verona, che pone in costante colloquio l’arte attraverso i secoli in inediti dialoghi, proprio a mostrare come certi temi, bisogni, paure e interrogativi – come il senso del sacro – siano eterni.
L’incontro in programma al Teatrino di Palazzo Maffei giovedì 16 aprile alle ore 18.00 (ingresso libero fIno ad esaurimento dei posti) ci porta a incontrare Andrea Dall’Asta Direttore della Galleria San Fedele e del “Museo di San Fedele. Itinerari di Arte e Fede” a Milano, da lui fondato nel 2019, per scoprire quello che oggi è un luogo privilegiato di dialogo tra arte contemporanea e spiritualità cristiana: un percorso artistico e religioso unico nel suo genere che si sviluppa nella cinquecentesca chiesa di San Fedele di Milano e negli ambienti circostanti, la cripta secentesca, il sacello, la cappella delle Ballerine, l’imponente sacrestia lignea del Seicento e l’antisacrestia.

Un altro grande museo ospite a Palazzo Maffei, un altro sguardo sull’arte.
In un contesto culturale segnato dalla secolarizzazione e dalla frammentazione dei linguaggi simbolici, il museo milanese si propone non come semplice spazio espositivo, ma come laboratorio di ricerca, di ascolto e di confronto.
Una “sperimentazione” avviata da lontano, poiché nella chiesa di San Fedele progettata nel Cinquecento, dopo che Lucio Fontana nel 1957 realizzò la pala del Sacro Cuore, importanti artisti contemporanei sono stati interpellati per riflettere su alcuni temi della fede.
Nel Teatrino di Palazzo Maffei il gesuita Dall’Asta – studi di architettura, autore di numerose pubblicazioni intorno al rapporto tra arte, liturgia e architettura e docente alla Pontificia Facoltà teologica di Napoli (sez. San Luigi) e presso l’Accademia di Brera di Milano – attraverso l’analisi dei percorsi tematici e di alcune opere di artisti come Claudio Parmiggiani, Jannis Kounellis, Nicola de Maria o Mimmo Paladino, metterà in luce il sacro nell’arte contemporanea non debba intendersi come riproposizione nostalgica di iconografie del passato, ma come “soglia” capace di aprire lo sguardo verso l’invisibile, inscrivendosi nelle pieghe della storia e dell’esperienza umana.
