Al Teatro Verdi un concerto che ha attraversato Parigi, Berlino e Buenos Aires, tra chanson, teatro musicale e racconto autobiografico.

Tutto esaurito al Teatro Verdi di Padova venerdì 24 aprile per Ute Lemper e il suo Last Tango in Berlin, ospite di Musikè, rassegna di musica, teatro, danza della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Un concerto costruito come memoria musicale del Novecento, tra Europa e America, tra racconto personale e immagini di repertorio, tenuto insieme da una forte dimensione teatrale e accolto da lunghi applausi del pubblico.

Con Ute Lemper si sono esibiti Vana Gierig al pianoforte, Giuseppe Bassi al contrabbasso e Ludovic Beier alla fisarmonica, per una formazione essenziale capace di accompagnare la voce tra scrittura musicale e libertà interpretativa.

L’apertura ha condotto subito il pubblico nella Parigi della chanson, con Paris at Night di Jacques Prévert e Joseph Kosma, seguita da Sous le ciel de Paris e Padam Padam, entrambe legate indissolubilmente alla voce di Édith Piaf. Un primo movimento che ha restituito un paesaggio urbano intimo e notturno, fatto di atmosfere sospese e intensità emotiva.

Il percorso si è approfondito nella dimensione poetica con La Mémoire et la mer di Léo Ferré e Madrigal écrit en hiver su testo di Pablo Neruda, fino a uno dei vertici della chanson, Les feuilles mortes, e Milord, ancora nel segno di Édith Piaf.

È a questo punto che il concerto si è aperto alla riflessione autobiografica. Lemper ha introdotto Time Traveler, composizione originale, con una lettura sul tempo e sulla memoria: «La memoria è come un filtro: trattiene solo alcuni momenti. Di fronte al passato cerco di allontanarmi, ma ogni giorno qualcosa torna a parlarmi. Il tempo ci gioca sempre scherzi strani, e ride sempre più dell’orologio».

Da qui il racconto si è spostato alla Berlino della formazione artistica di Ute Lemper, maturata nel teatro musicale di Bertolt Brecht e Kurt Weill, asse fondante del suo percorso. In scena Die Moritat von Mackie Messer e Surabaya Johnny, brani che hanno restituito tutta la tensione drammatica e politica del cabaret berlinese. «La musica di Weill e Brecht è stata sempre parte della mia vita, della mia identità e della mia missione artistica, che è quella portarla nel presente, nel nostro nuovo secolo», sono le parole dell’autobiografia che l’artista ha letto in scena.

Il capitolo centrale è stato dedicato a Marlene Dietrich, figura chiave nella formazione di Ute Lemper, che ha rievocato l’incontro telefonico del 1987 a Parigi. In quell’occasione Marlene Dietrich le disse: «La mia anima è in Francia, il mio cuore è in Inghilterra, e alla Germania va il mio corpo». Una frase che diventa chiave di lettura di un’identità artistica sospesa tra culture diverse. In scena, alcuni dei brani simbolo del suo repertorio: Just a GigoloLili Marleen e Ich bin die fesche Lola.

Il viaggio è proseguito verso Buenos Aires con Yo soy María da María de Buenos Aires di Astor Piazzolla su testo di Horacio Ferrer, momento di forte intensità teatrale, seguito da Les moulins de mon cœur di Michel Legrand.

Il finale ha raccolto alcuni dei brani più iconici del repertorio europeo: Ne me quitte pas di Jacques Brel e Non, je ne regrette rien, prima della chiusura affidata a Imagine di John Lennon, riletta da Lemper con inserti originali e sorprendenti da Napul’è di Pino Daniele.

Que reste-t-il de nos amours? di Charles Trenet, eseguita come bis, ha riportato il pubblico a una dimensione intima e sospesa, chiudendo il concerto su una riflessione sottile e malinconica sul tempo e sui ricordi, con il pubblico in sala che non voleva smettere di applaudire.

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