Il nuovo MINDex 2026 di Unobravo fotografa le differenze regionali nel rapporto degli italiani con emozioni, terapia e salute mentale.
- Nel Sud e nelle Isole il 72% dei genitori considera l’educazione emotiva una priorità, contro il 63% del Nord-Ovest.
- Nel Nord-Est, il 13% racconta di essere cresciuto in contesti in cui le emozioni venivano spesso ridimensionate, con frasi come “non piangere” o “non esagerare”
- Solo il 15% degli italiani afferma di riuscire sempre a controllare le proprie reazioni emotive, nonostante quasi 9 persone su 10 si definiscano emotivamente consapevoli.
- Per oltre 3 italiani su 4 lo stigma continua ancora oggi a influenzare il modo in cui si parla di salute mentale: il dato sale all’81% nel Sud e nelle Isole, contro il 75% del Nord-Ovest.
Quasi 9 italiani su 10 si definiscono emotivamente consapevoli, ma solo il 15% dichiara di riuscire sempre a controllare pienamente le proprie reazioni emotive. È quanto emerge dal nuovo MINDex 2026, il barometro del benessere mentale degli italiani, realizzato da Unobravo insieme a Ipsos Doxa in occasione del mese della consapevolezza sulla salute mentale.
L’indagine, che quest’anno si concentra sul tema dell’educazione emotiva, evidenzia un’Italia ancora segnata da differenze territoriali, culturali e generazionali nel rapporto con emozioni, vulnerabilità e supporto psicologico, mostrando come la crescente consapevolezza emotiva non si traduca necessariamente nella capacità concreta di gestire emozioni difficili.

Sud e isole: più apertura emotiva e maggiore attenzione all’educazione dei figli
Tra tutte le macroaree italiane, il Sud e le Isole emergono come i territori più orientati all’educazione emotiva. Qui il 72% dei genitori considera prioritario insegnare ai figli a parlare delle proprie emozioni, con la percentuale che si abbassa al 63% nel Nord-Ovest.
L’area del Meridione si distingue anche per una maggiore apertura verso il supporto psicologico: il 60% considera la terapia uno strumento essenziale per il proprio benessere mentale e il 47% dichiara che si rivolgerebbe senza esitazioni a un professionista del settore.
Parallelamente, però, è proprio nel Sud e nelle Isole che emerge il peso più forte dello stigma sociale: l’81% ritiene che il giudizio degli altri continui a influenzare il modo in cui si parla di salute mentale.
Questi dati mostrano una realtà complessa, in cui una crescente apertura verso il benessere psicologico convive ancora con il timore del giudizio sociale e culturale.
Nord-Est: la cultura del “sii forte” continua a influenzare il rapporto con le proprie emozioni
Il Nord-Est è invece l’area italiana in cui emergono maggiormente esperienze legate a una minore espressione delle emozioni:il 13% descrive un approccio genitoriale apertamente scoraggiante, e quasi 3 su 10 riferiscono di aver sentito spesso frasi come ‘non piangere’ o ‘devi essere forte’. Interessante notare, inoltre, che proprio il Nord-Est sia la zona italiana con la quota più alta di persone che non credono nella terapia psicologica (5,5%); segnale di come il tema della salute mentale continui, in alcuni contesti, a essere affrontato con maggiore resistenza culturale.
Centro Italia: vulnerabilità emotiva e autogiudizio pesano più che altrove
Nel Centro Italia emerge un rapporto più complesso con il benessere mentale e la gestione delle emozioni, segnato da una maggiore presenza di autogiudizio e difficoltà nell’espressione emotiva. È infatti l’area che registra la quota più alta di persone che considerano i problemi di salute mentale una “debolezza personale” (30%), rispetto al 23,5% del Nord-Est e al 25% del Nord-Ovest.
Allo stesso tempo, il centro è anche l’area in cui meno persone dichiarano di riuscire sempre a controllare pienamente le proprie emozioni (12%), al di sotto sia della media nazionale (15%) sia del Sud e delle Isole, che registrano invece la percentuale più alta (16%).
I dati sembrano raccontare una realtà in cui vulnerabilità emotiva e autogiudizio convivono ancora in modo significativo. Da un lato emerge una crescente consapevolezza delle proprie fragilità emotive, dall’altro continua a persistere la percezione che il disagio psicologico possa essere associato a una mancanza personale o a un segnale di debolezza.
Se nel Sud e nelle Isole il principale ostacolo sembra essere soprattutto il giudizio sociale esterno (percepito dall’81% degli intervistati), nel Centro Italia emerge più frequentemente una visione del disagio psicologico legata alla sfera personale: quasi 1 intervistato su 3 lo associa infatti a una forma di debolezza individuale.
Il risultato è un rapporto spesso ambivalente con il benessere mentale: le emozioni vengono riconosciute, ma non sempre vissute o condivise con serenità, rendendo più difficile affrontare apertamente stress, vulnerabilità e richiesta di supporto psicologico.
Il parere dell’esperto: l’importanza di costruire un dialogo più aperto sulle emozioni
Secondo Corena Pezzella, Clinical Manager e psicoterapeuta di Unobravo:
“L’alfabetizzazione emotiva contribuisce a creare le basi per imparare a stare in contatto con le proprie emozioni, senza evitarle e senza esserne sopraffatti. In una società in cui la vulnerabilità è talvolta vissuta come un tabù, può essere utile restituire alla paura e alla rabbia il loro valore di emozioni importanti e di segnali, favorendo una maggiore consapevolezza del proprio vissuto. Questa esigenza di apertura si confronta però con una realtà spesso diversa, dove l’esposizione delle proprie fragilità può essere scoraggiata, con il rischio, in alcuni casi, di alimentare una sensazione di isolamento emotivo che i dati oggi mettono in luce.
Promuovere una maggiore alfabetizzazione emotiva, in famiglia, a scuola e nei contesti lavorativi, può contribuire a creare relazioni più equilibrate e una maggiore attenzione al proprio benessere psicologico.”
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Unobravo
Nata nel 2019, Unobravo è un’azienda e Società Benefit che offre un servizio di psicologia online. Unobravo si propone come un punto di riferimento affidabile, competente ed empatico nella vita delle persone, per aiutarle nel raggiungimento del benessere psicologico e supportarle nella crescita personale, e lavora ogni giorno per abbattere lo stigma sui temi di salute mentale, normalizzando l’accesso al supporto psicologico attraverso prezzi accessibili e l’attenta selezione di professionisti. Ad oggi conta una équipe di oltre 9.000 psicologi, più di 400.000 pazienti e un core team di oltre 300 persone.
Unobravo S.r.l. Società Benefit, Corso Vercelli 55, 20144, Milano.
Autorizzazione sanitaria: ATS Milano n. I-762/2022. Direttore Sanitario: Dott.ssa Barbara Mantellini iscritta all’albo dei Medici Chirurghi della provincia di Milano, n° 37532.
Fonti e Metodologia:
L’indagine quantitativa è stata condotta da Ipsos Doxa per Unobravo tra il 26 marzo e il 6 aprile 2026 attraverso 1.600 interviste CAWI (Computer-Assisted Web Interviewing), su un campione rappresentativo della popolazione italiana tra i 18 e i 70 anni.
L’analisi ha esplorato il rapporto degli italiani con educazione emotiva, consapevolezza emotiva, salute mentale e supporto psicologico, con focus sulle differenze territoriali tra Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud e Isole.