Il Parco archeologico di Altino, uno dei luoghi della cultura afferenti ai Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna, riporta alla luce una porzione del foro dell’antica città romana grazie a una nuova campagna di scavo, la prima a interessare il cuore monumentale dell’abitato antico. Le indagini sulla basilica e sulle sue botteghe, sulla via Annia e su uno dei due teatri cittadini confermano le ipotesi formulate circa circa vent’anni fa attraverso prospezioni geofisiche e inaugurano una nuova stagione della ricerca archeologica nel sito.

Gli scavi sono promossi e diretti dal Parco archeologico di Altino grazie a un finanziamento dedicato della Direzione generale Musei del Ministero della cultura, con il coinvolgimento dello staff tecnico del Parco, di archeologi professionisti e del Centro Interdipartimentale di Ricerca Studio e Conservazione dei Beni Archeologici, Architettonici e Storico-Artistici (CIBA) del Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università degli Studi di Padova.
Avviata nell’ottobre 2025, la campagna si sviluppa in tre fasi: dalle prospezioni geofisiche preliminari, che hanno consentito di individuare le aree più promettenti per l’indagine archeologica, agli scavi attualmente in corso, fino alle analisi di laboratorio e allo studio dei reperti rinvenuti. Un percorso di ricerca integrato che permetterà di restituire nuovi dati alla comunità scientifica e al grande pubblico.

Le indagini interessano un’area di 26 ettari acquisita dal Ministero della cultura e affidata al Parco archeologico di Altino nella prima metà del 2025. Si tratta di circa un terzo della città antica sepolta, un settore finora mai esplorato attraverso scavi sistematici e la cui organizzazione urbanistica era stata ricostruita grazie alle campagne di telerilevamento e prospezione geofisica, condotte tra il 2007 e il 2009 dall’Università di Padova in collaborazione con l’allora Soprintendenza archeologica e la Regione del Veneto.
I primi risultati emersi dai 602 metri quadrati finora indagati consentono di ricostruire non soltanto la fase di massima espansione della città romana, ma anche le trasformazioni che ne accompagnarono il declino e l’abbandono. Le evidenze archeologiche restituiscono infatti nuove informazioni sull’intero arco di vita dell’insediamento, permettendo di leggere sia la monumentalità della città sia i processi di spoliazione e riutilizzo dei materiali che caratterizzarono le fasi successive.

Gli scavi si concentrano in tre distinti settori del centro urbano antico. Il saggio più esteso interessa il margine meridionale del foro dove sono emerse tracce delle tabernae, le botteghe affacciate sulla piazza pubblica, e di un asse stradale che separava il foro dalla basilica, il principale edificio destinato alle attività civiche e giudiziarie.
Un secondo saggio ha restituito, in eccezionale stato di conservazione un tratto urbano della via Annia, la grande strada consolare che dalla metà del II secolo a.C. collegava Padova ad Aquileia, passando proprio per Altino, confermando il ruolo strategico della città nei collegamenti dell’Italia nord-orientale.
La terza area di indagine ha invece interessato la zona in cui le prospezioni geofisiche avevano individuato il maggiore dei due teatri cittadini. Lo scavo ne ha confermato l’esistenza, riportando alla luce alcuni tratti dei muri della cavea e aprendo prospettive particolarmente promettenti per le future campagne di ricerca.

“Altino torna a raccontare la propria storia grazie alla ricerca archeologica” — dichiara il Direttore generale Musei Massimo Osanna. “I risultati di questa campagna di scavo inaugurano una nuova stagione di studi su uno dei più importanti siti archeologici del Veneto antico. Il sostegno della Direzione generale Musei alla ricerca nei parchi archeologici nazionali nasce dalla convinzione che la conoscenza rappresenti il primo strumento di tutela e valorizzazione del patrimonio. Condividere questi risultati con il pubblico significa rendere i luoghi della cultura sempre più partecipati e consapevoli, capaci di generare nuove opportunità di crescita per i territori e di rafforzare il Sistema museale nazionale”.
“Questa campagna di scavi rappresenta il punto di arrivo del lungo lavoro di acquisizione dei terreni, successivo alle prospezioni rivelatrici di quasi vent’anni fa, e il punto di partenza per la programmazione futura della ricerca archeologica nel sito di Altino, con l’impegno del Parco come centro di propulsione e coordinamento degli studi” dichiara Marianna Bressan, direttrice dei Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna. “L’intervento ha interessato il centro della città antica, contraddistinto dalla presenza di rilevanti complessi monumentali pubblici. Nonostante l’area di scavo sia estremamente ridotta rispetto all’estensione dei monumenti, i dati emersi offrono già elementi importanti per interpretare la storia della città fino al suo abbandono. Dal punto di vista del metodo, i risultati dello scavo forniscono una validazione scientifica alle indagini non invasive, aprendo alla prospettiva di giungere, attraverso la reciproca integrazione, a interpretazioni più raffinate.“

“Gli scavi hanno dimostrato che gli edifici romani sono stati oggetto di chirurgiche spoliazioni in età tardoantica e altomedievale” continua Bressan “perché gli elementi costruttivi venivano recuperati e riutilizzati altrove. È significativo che l’unico manufatto conservato sia la via Annia: la strada, ben costruita e di lunga percorrenza, era funzionale al trasferimento dei materiali edilizi e dunque è stata preservata il più a lungo possibile”.
“La collaborazione tra il Comune di Quarto d’Altino e il Parco archeologico è ormai consolidata” commenta il Sindaco di Quarto d’Altino, Claudio Grosso “ed è stata di recente sancita da un Accordo di valorizzazione. Gli scavi sono un’occasione fondamentale anche per il territorio, perché, insieme alla rete di ciclabili realizzata dal Comune (percorso della Memoria e ciclabille sul Siloncello) che “avvolgono” e “abbracciano” l’Area Archeologica unitamente alla ristrutturazione in corso del Centro civico, contribuiscono a “ricordare” le nostre origini, a rafforzare il senso di appartenenza ed a rilanciare Altino come polo turistico, con benefici indotti sull’intero territorio comunale”.

La campagna di scavo, sostenuta dalla Direzione generale Musei con un finanziamento di 210.000 euro, apre una nuova fase nello studio dell’antica Altino e rappresenta un passo significativo verso la conoscenza del cuore monumentale della città sepolta. Negli ultimi anni il Parco archeologico di Altino è stato protagonista di numerose attività di ricerca, promosse direttamente dall’istituto o realizzate in collaborazione con le Università Ca’ Foscari di Venezia e di Padova, ma è la prima volta che l’indagine archeologica interessa in modo diretto un settore così centrale dell’abitato romano.
Per il Parco, la condivisione costituisce parte integrante della ricerca. Il 4 giugno l’iniziativa Scavi aperti ha consentito al pubblico di visitare il cantiere archeologico e osservare da vicino il lavoro degli studiosi impegnati sul campo, anticipando quel percorso di restituzione e partecipazione che accompagnerà lo sviluppo delle indagini nei prossimi anni.