Alla Conferenza Annuale di Housing Europe, co-organizzata con FEDERCASA, la federazione italiana dell’edilizia residenziale pubblica, e ATER Trieste, una delle più antiche aziende territoriali per l’edilizia residenziale del Paese, gestori di alloggi, finanziatori e decisori politici hanno esplorato gli elementi necessari per costruire un futuro abitativo migliore, dall’Europa occidentale a quella orientale. Ne è emersa una serie di contrasti significativi.
Gli ingredienti di un futuro abitativo migliore
La sessione inaugurale ha indirizzato ai lavori. Marco Corradi, Presidente di Housing Europe, ha descritto una crisi abitativa che colpisce tutti i Paesi dell’Unione Europea, indebolendo la competitività e rendendo più difficile per le persone costruire una vita personale e professionale stabile. La risposta, secondo lui, consiste nel ridefinire il concetto di casa come un obiettivo condiviso a livello europeo, anziché come una questione esclusivamente nazionale.
I rappresentanti italiani del settore (Marco Buttieri, Presidente di Federcasa) hanno colto l’occasione per esprimere preoccupazioni riguardo all’attuazione del Piano Casa nazionale. Rossana Zaccaria, Presidente di Legacoop Abitanti, ha avvertito che i gestori di edilizia sociale e le cooperative rischiano di essere marginalizzati se i finanziamenti europei e nazionali non saranno accompagnati da chiari requisiti di governance e da vincoli di accessibilità economica. In loro assenza, i programmi abitativi rischiano di trasformarsi in semplici strumenti di investimento anziché in strumenti di politica sociale.
Per Daniele Mosetti, Presidente di ATER Trieste, la sfida è altrettanto politica:
«Nessun Paese può risolvere da solo la crisi abitativa».
Mosetti ha invocato una visione europea condivisa che riconosca l’abitazione come «un bene politico».
Il dibattito che ha fatto seguito ha evidenziato che la sfida non consiste soltanto nel costruire più abitazioni, ma nel creare e preservare sistemi abitativi capaci di garantire accessibilità economica, sostenibilità ambientale e inclusione sociale nel lungo periodo.

Le principali criticità emerse
- Nei Paesi Bassi gli enti di edilizia sociale, pur gestendo patrimoni superiori a 100 miliardi di euro, vedono ridursi la capacità di investimento a causa della pressione fiscale, dell’inflazione e dell’aumento dei tassi di interesse.
- Nelle Fiandre la domanda di edilizia sociale supera l’intero patrimonio abitativo disponibile.
- In Croazia esistono circa 600.000 abitazioni vuote, mentre cresce il problema dell’accessibilità abitativa.
- In Germania è stato sottolineato che portare tutto il patrimonio edilizio esistente ai massimi standard energetici avrebbe costi insostenibili.
- In Finlandia è emerso il rischio che anche sistemi abitativi consolidati possano essere indeboliti da cambiamenti politici e finanziari.
Il ruolo dell’Europa
Diversi relatori hanno sostenuto la necessità di una strategia europea comune, considerando l’abitazione non più come una questione esclusivamente nazionale ma come un obiettivo condiviso dell’Unione Europea.
Tra le iniziative annunciate dalla Commissione Europea figurano:
- La promulgazione di una futura Legge Europea sull’Abitare Accessibile;
- una piattaforma europea per gli investimenti nel settore;
- una European Housing Alliance per favorire la cooperazione tra gli attori locali;
- una maggiore integrazione delle politiche abitative nel Semestre Europeo.
Costruire di più, ma soprattutto meglio
Molti Paesi stanno aumentando la produzione di alloggi sociali e accessibili:
- I Paesi Bassi puntano a 30.000 nuove abitazioni sociali all’anno.
- La Slovenia mira a realizzare 20.000 alloggi pubblici in affitto entro il 2035.
- L’Emilia-Romagna ha avviato un programma da 200 milioni di euro per circa 4.000 abitazioni a canone accessibile.
È stato tuttavia ribadito che la quantità da sola non basta. Servono modelli di gestione che mantengano l’accessibilità economica nel tempo.
Energia, riqualificazione e clima
La transizione energetica è stata identificata come una delle sfide principali per il settore abitativo.
I relatori hanno evidenziato la necessità di:
- accelerare la riqualificazione energetica degli edifici;
- utilizzare tecnologie industrializzate e prefabbricate per ridurre tempi e costi;
- sviluppare sistemi energetici locali e rinnovabili;
- proteggere gli inquilini dall’aumento dei costi energetici.
È stato sottolineato che non esiste una soluzione unica per tutti i contesti e che le politiche climatiche devono restare compatibili con la sostenibilità sociale ed economica.

Finanziamento: il modello del fondo rotativo
Uno dei temi più apprezzati è stato il modello danese del fondo rotativo, attivo da oltre un secolo.
Il principio è semplice: quando i prestiti vengono restituiti, le risorse rientrano in un fondo che finanzia nuove abitazioni e nuove riqualificazioni.
Questo sistema consente di mantenere nel tempo le risorse all’interno del settore abitativo e di ridurre la dipendenza dai finanziamenti pubblici straordinari.
Ricostruire non solo edifici, ma istituzioni
Le esperienze della Croazia e della futura ricostruzione dell’Ucraina hanno evidenziato che ricostruire case è spesso più semplice che ricostruire:
- fiducia;
- capacità amministrativa;
- governance;
- sistemi abitativi efficienti.
La qualità delle istituzioni è stata indicata come un fattore decisivo per il successo delle politiche abitative.
Nuovi modelli abitativi
La conferenza ha dato ampio spazio a:
- cost-rental housing (affitti basati sui costi reali e non sul profitto di mercato);
- edilizia sociale non profit;
- cooperative di abitazione;
- modelli di proprietà collettiva.
Austria, Irlanda e Spagna hanno mostrato come questi strumenti possano mantenere l’accessibilità economica delle abitazioni nel lungo periodo.
Conclusione
La conclusione condivisa dai partecipanti è che l’abitazione deve essere considerata una infrastruttura essenziale, al pari dei trasporti, dell’energia o della sanità.
Per affrontare la crisi abitativa europea non bastano programmi temporanei o interventi emergenziali: servono istituzioni solide, finanziamenti stabili e politiche di lungo periodo capaci di resistere ai cambiamenti politici ed economici e di garantire il diritto alla casa alle generazioni future.