La prima rilevazione dell’Osservatorio sulla Governance di CUOA Business School, realizzata in collaborazione con Adacta Advisory su 20.387 aziende italiane con ricavi superiori a 20 milioni di euro, fotografa un sistema imprenditoriale in trasformazione: le imprese familiari restano centrali per numerosità e performance e mostrano una composizione generazionale dei CdA diversa dagli altri assetti proprietari. Sul fronte della presenza di donne e giovani nei ruoli di vertice, i dati segnalano una geografia inattesa: alcune regioni del Mezzogiorno risultano più inclusive rispetto alle aree tradizionalmente considerate più avanzate del Paese

Nelle imprese italiane con ricavi superiori a 20 milioni di euro, la governance racconta un Paese a più velocità. Da un lato, le donne e le nuove generazioni restano ancora sottorappresentate nei luoghi in cui si prendono le decisioni: nei Consigli di Amministrazione le donne sono in media il 19% e Millennial e Gen Z rappresentano il 15% dei componenti. Dall’altro lato, emergono segnali di cambiamento non scontati: nelle imprese familiari si osserva una particolare configurazione generazionale dei board, mentre nel Mezzogiorno si concentrano alcune delle migliori performance territoriali in termini di inclusione femminile e giovanile. Infine, nelle imprese controllate da Private Equity, i Millennial sono il 17% a fronte di una media generale del 14%, del 12% delle imprese con proprietà straniera e dell’11% delle quotate.

A scattare questa fotografia delle imprese italiane è la prima rilevazione dell’Osservatorio sulla Governance di CUOA Business School, la Business School a più antica tradizione in Italia, realizzata in collaborazione con Adacta Advisory su un campione nazionale di 20.387 aziende con ricavi superiori ai 20 milioni di euro.

Tra gli elementi più originali emersi dalla ricerca, la composizione generazionale dei Consigli di Amministrazione nelle imprese familiari. Shemuel Lampronti, Professore dell’Università di Padova e del CUOA, che ha curato la redazione del report con Diego Campagnolo, ha sottolineato: “Nelle imprese familiari si muove qualcosa di nuovo e interessante. In queste realtà, la proporzione di Millennial nei consigli di amministrazione è simile a quella presente in imprese con altri assetti proprietari. Il segmento del family business, però, è l’unico nel quale la fascia di età 45-60 anni non è maggioritaria in consiglio. È come dire che nelle famiglie imprenditoriali la Gen X si trova schiacciata tra Baby Boomers e Millennial. Sembra che i genitori preferiscano avere più nipoti e meno figli e figlie nella governance”. 

Il dato apre una lettura nuova sul ricambio generazionale nelle imprese familiari: non si tratta solo del passaggio tra senior e NextGen, ma anche del ruolo meno centrale della generazione intermedia nei luoghi formali della governance. In questo senso, il family business italiano mostra una dinamica diversa rispetto agli altri assetti proprietari e pone un tema rilevante per il futuro dei CdA: come costruire consigli capaci di tenere insieme esperienza, continuità imprenditoriale e nuove competenze.

DONNE SOTTORAPPRESENTATE NEI RUOLI DI VERTICE: NEI CDA IN MEDIA APPENA 2 SU 10; PIÙ VIRTUOSO IL SUD

Entrando nel dettaglio della composizione dei vertici aziendali, i dati confermano che la parità di genere resta un obiettivo ancora distante. Le donne rappresentano il 19% dei membri dei Consigli di Amministrazione e la quota scende al 13% nelle aziende guidate da un amministratore unico. Inoltre, il 48% dei CdA italiani è composto esclusivamente da uomini.

Accanto a questa criticità generale, tuttavia, emerge un elemento territoriale di particolare interesse: alcune regioni del Mezzogiorno mostrano livelli di inclusione più elevati rispetto al resto del Paese. Il Molise si colloca al primo posto in Italia per presenza femminile, con il 22,6% di donne nei CdA e il 25% nel ruolo di amministratore unico. Anche sul fronte generazionale il Sud evidenzia segnali di maggiore apertura: SiciliaCalabria e Campania sono le regioni con la più alta concentrazione di giovani under 45 nei board aziendali, rispettivamente con il 19,2%, il 19,1% e il 19,0%.

Questi dati suggeriscono che il tema dell’inclusione nei vertici aziendali non segue necessariamente la tradizionale frattura Nord-Sud. Al contrario, proprio alcune aree meridionali mostrano una maggiore presenza relativa di donne e giovani nei ruoli di governance, offrendo una chiave di lettura nuova rispetto ai luoghi comuni sulla modernizzazione del sistema imprenditoriale italiano.

IL BLOCCO DEL RICAMBIO GENERAZIONALE: UNA GOVERNANCE ANCORA PRESIDIATA DALLE FASCE PIÙ MATURE

Una rigidità significativa si riscontra anche sul fronte anagrafico. L’età media della classe dirigente si attesta a 57 anni per i consiglieri di amministrazione e sale a 59 anni per gli amministratori unici. In un ecosistema ancora saldamente presidiato dalle fasce più mature, Millennials e Gen Z rappresentano solo il 15% dei componenti dei CdA e appena il 12% degli amministratori unici.

Il dato conferma che l’accesso delle nuove generazioni ai ruoli di governo resta limitato. Tuttavia, la ricerca mostra che il fenomeno non è uniforme: la presenza giovanile varia in modo significativo per territorio, settore e tipo di proprietà. In particolare, il caso delle imprese familiari evidenzia una dinamica specifica: non è solo la presenza dei giovani a essere rilevante, ma anche il modo in cui essa si combina con la permanenza delle generazioni più anziane e con il ruolo meno dominante della Gen X.

LA FORZA DELLA TRADIZIONE: LE AZIENDE FAMILIARI RESTANO CENTRALI NEL SISTEMA PRODUTTIVO

Il 65% delle imprese analizzate dall’Osservatorio è a conduzione familiare. Si conferma quindi il peso strutturale del family business nel capitalismo italiano sopra i 20 milioni di euro di ricavi. Sebbene questa natura proprietaria sia spesso associata a realtà di minori dimensioni, l’analisi dei bilanci conferma la loro vitalità economica: le aziende familiari registrano un CAGR dei ricavi pari al 13% e una marginalità EBIT del 6,6%.

Il dato è particolarmente rilevante perché consente di superare una lettura riduttiva dell’impresa familiare come forma proprietaria tradizionale, ma meno competitiva. Al contrario, le imprese familiari si confermano una componente dinamica del sistema produttivo nazionale. La vera sfida non riguarda quindi la loro solidità economica, ma l’evoluzione dei loro modelli di governance: apertura dei CdA, ricambio generazionale, presenza femminile, integrazione di competenze esterne e passaggio da assetti personalistici a forme più collegiali.

GOVERNANCE COLLEGIALE: UNA SCELTA ASSOCIATA A MAGGIORE STRUTTURAZIONE

Il 79% delle imprese italiane prese in esame adotta una governance collegiale, affidando la guida a un Consiglio di Amministrazione composto mediamente da 4 membri; il restante 21% opta invece per la figura dell’amministratore unico.

La ricerca evidenzia che le aziende con governance collegiale sono mediamente più grandi e presentano profili economico-finanziari migliori rispetto a quelle guidate da una figura unica. La governance unitaria tende invece a rimanere più concentrata nelle organizzazioni di minore dimensione e, in particolare, nelle imprese familiari. Il dato non va letto in termini puramente formali: la collegialità appare come un indicatore di maggiore strutturazione della governance e come una possibile leva per rafforzare la qualità dei processi decisionali.

In questa prospettiva, il CdA non è soltanto un organo amministrativo, ma uno spazio nel quale possono entrare competenze, generazioni, sensibilità e punti di vista diversi. Proprio per questo, il tema della composizione dei consigli diventa centrale: una governance collegiale produce valore se è anche capace di essere aperta, competente e realmente plurale.

OLTRE I DATI: NASCE IL CORPORATE GOVERNANCE CENTER DI CUOA BUSINESS SCHOOL

La presentazione della prima rilevazione dell’Osservatorio segna il debutto operativo del nuovo Corporate Governance Center di CUOA Business School. Il Centro nasce come uno spazio permanente di ricerca e confronto, esplicitamente concepito per approfondire le principali sfide che caratterizzano il contesto imprenditoriale italiano, condividere evidenze scientifiche e mettere a confronto esperienze concrete di imprese e stakeholder, offrendo alle organizzazioni gli strumenti culturali e operativi per evolvere.

“I dati del nostro Osservatorio parlano chiaro: le imprese familiari si confermano una componente estremamente dinamica del nostro sistema produttivo”, ha commentato Federico VisentinPresidente di CUOA Business School. “Per sostenere questa vitalità nel tempo, l’evoluzione verso una governance collegiale diventa un passaggio fondamentale. Il 79% delle aziende che adotta questo modello presenta infatti profili economico-finanziari migliori e una maggiore strutturazione. Aprire i Consigli di Amministrazione non deve essere vissuto dagli imprenditori come una perdita di controllo, bensì come una straordinaria ricchezza strategica per rafforzare i processi decisionali e valutare opportunità di crescita anche con operazioni di acquisizione e l’apertura di capitale. Il nuovo Centro nasce proprio per supportare il tessuto produttivo in questa transizione verso modelli organizzativi più strutturati e performanti”.