Dopo il taglio di 17 centesimi sul diesel deciso lunedì scorso dal Consiglio dei Ministri, la CGIA guarda con fiducia al prossimo 4 agosto, data in cui il governo dovrebbe varare una misura più strutturale contro il caro-carburanti. I rincari dei prezzi alla pompa registrati in queste ultime settimane, purtroppo, non si stanno abbattendo solo su famiglie e pendolari del Friuli Venezia Giulia (FVG), ma anche sui piccoli autotrasportatori della regione più a est del Paese. Va ricordato che il credito d’imposta da oltre 320 milioni di euro introdotto dall’Esecutivo per alleggerire la componente fiscale del diesel[1] interessa solo il 22 per cento circa dei mezzi pesanti circolanti anche in FVG[2]. Secondo l’Ufficio studi della CGIA, dall’inizio del conflitto nel Golfo Persico il prezzo del diesel in FVG è salito del 15,4 per cento, ovvero 28 centesimi in più al litro. Il risultato? Oggi fare il pieno a un autocarro sotto le 7,5 tonnellate costa 1.048 euro, 140 euro in più rispetto al 27 febbraio scorso[3]: una vera e propria stangata (vedi Tab. 1). Il prezzo della benzina, invece, nel FVG è cresciuto del 10,8 per cento, in valore assoluto pari a quasi 20 centesimi al litro. Ieri, alla pompa, la verde costava 2,013 euro al litro (vedi Tab. 2).

·        Allo stremo anche taxisti, Ncc e agenti di commercio

Tra gli artigiani il conto salato del caro-carburante, purtroppo, non lo stanno pagando solo i padroncini, ma anche i taxisti, i bus operator e gli Ncc[4] del FVG: tutte figure che rientrano nella categoria dei “professionisti della strada”, cioè quei lavoratori che per legge devono possedere un’abilitazione specifica per guidare i mezzi con cui lavorano. Parliamo di una platea enorme di persone che percorre centinaia di migliaia di chilometri l’anno, di giorno e di notte. A questo elenco, l’Ufficio studi della CGIA ha aggiunto anche gli agenti di commercio, un’altra categoria di partite Iva che passa gran parte della giornata lavorativa al volante, spostandosi da un cliente all’altro[5]. Con lo scoppio della guerra in Medio Oriente, sono proprio questi lavoratori autonomi a risentire più di altri dell’aumento dei prezzi dei carburanti. Un quadro che rende evidente una cosa: le misure prese a livello nazionale, da sole, non bastano. Serve un intervento in particolar modo a livello europeo, che permetta ai singoli Paesi di abbassare in modo stabile e duraturo le tasse sui prodotti energetici, senza mettere a rischio l’equilibrio dei conti pubblici.

·        Perchè non interviene Bruxelles?

Il caro carburante rappresenta oggi una criticità che interessa l’intero territorio europeo, non solo l’Italia. È opportuno sottolineare come i rincari registrati nel nostro Paese nel corso degli ultimi mesi, a seguito dello scoppio della guerra nel Golfo Persico, risultino comunque più contenuti rispetto a quelli rilevati in altri Stati membri con cui l’Italia si confronta sul piano economico. Alla luce di questo scenario, appare necessario interrogarsi sulle ragioni dell’inerzia delle istituzioni europee. È legittimo chiedersi cosa impedisca a Bruxelles di autorizzare gli Stati membri a introdurre misure temporanee di sostegno, quali la riduzione delle accise sui carburanti, un taglio all’aliquota IVA applicata o l’attivazione di aiuti mirati destinati ai comparti produttivi maggiormente esposti all’impatto dei rincari energetici. Settori strategici per l’economia europea, come il trasporto di merci/persone, la pesca e l’agricoltura che risentono in maniera diretta dell’aumento dei costi energetici, con conseguenze rilevanti sulla tenuta dei margini e sulla competitività delle imprese. Ricordiamo che l’UE dispone degli strumenti normativi necessari per garantire una risposta coordinata ed efficace a questa emergenza; così come è stato fatto all’indomani dello scoppio della guerra tra Russia e Ucraina. È dunque auspicabile un’assunzione di responsabilità tempestiva da parte delle istituzioni comunitarie, a tutela dei cittadini e del tessuto produttivo europeo.

·        I numeri a livello territoriale

In FVG le attività riconducibili ai tre comparti oggetto dell’analisi sono 5.344: di cui 3.784 agenti di commercio, 1.041 autotrasportatori e 519 taxi e Ncc. Tra le regioni, la Lombardia guida la classifica con 49.333 attività, seguita dal Lazio (29.018) e dal Veneto (28.913) (vedi Tab. 3). Su scala provinciale, invece, il primato spetta a Udine con 2.306 attività. Seguono Pordenone (1.640), Trieste (937) e Gorizia (460) (vedi Tab. 4). Questi numeri assumono un peso ancora maggiore se, come abbiamo sottolineato più sopra, vanno letti alla luce dell’attuale impennata dei prezzi del gasolio, che, come dicevamo, sta mettendo a dura prova la tenuta economica di migliaia di imprese. Per padroncini, taxisti e Ncc il carburante rappresenta una delle voci di costo più rilevanti del bilancio aziendale, e ogni rincaro si traduce in un’erosione diretta dei margini, già ridotti all’osso dalla concorrenza (spesso praticata da abusivi) e dall’inflazione generale. Anche gli agenti di commercio, costretti a spostamenti quotidiani per l’attività di vendita, risentono pesantemente dell’aumento dei costi di trasferta. Il rischio concreto è che molte di queste attività, distribuite capillarmente su tutto il territorio del FVG, non riescano – o meglio ancora, non possano – scaricare i maggiori costi sui prezzi finali, con conseguenze pesanti sull’occupazione e sulla tenuta di una platea di attività che coinvolge oltre 5.340 imprese.

[1] Con il decreto del 23 maggio 2026 convertito in legge il 21 luglio scorso, sono stati messi a disposizione del settore dell’autotrasporto 300 milioni di euro di crediti di imposta. Inoltre, nel decreto di lunedì 27 luglio 2026 sono stati aggiunti altri 22 milioni di euro. Ricordiamo, altresì, che possono beneficiare di questi provvedimenti solo i mezzi pesanti adibiti al trasporto merci in conto terzi con una massa superiore alle 7,5 tonnellate e con una classe ambientale non inferiore a EURO V. Tale misura è stata estesa anche alle imprese di noleggio autobus con conducente, sempre con mezzi di categoria non inferiore a EURO VLa dotazione di 322 milioni di euro è riferita agli acquisti di gasolio per autotrazione sostenuti tra il 1° marzo al 31 luglio 2026. L’importo massimo rimborsabile non può superare il 70 per cento della maggiore spesa sostenuta rispetto al prezzo medio del gasolio riferito al mese di febbraio di quest’anno. Dato, quest’ultimo, calcolato dal MASE. La piattaforma per la presentazione delle istanze sarà attiva dal prossimo 15 settembre.

[2] Secondo l’Automobile Club d’Italia, in Friuli Venezia Giulia sono immatricolati 4.242 motrici per semirimorchi e 110.477 autocarri (anno 2025).

[3] Giorno che precede l’attacco degli USA all’Iran.

[4] Autonoleggiatori con conducente.

[5] Il credito di imposta per il rimborso delle accise che gravano sui carburanti è previsto anche per i taxisti, per il trasporto scolastico e per gli autonoleggiatori con conducente, solo se questi ultimi hanno la licenza in un Comune che non dispone di taxi. La scadenza ordinaria è fissata entro febbraio di ogni anno (per i consumi dell’anno precedente). Il credito di imposta sui carburanti non è previsto, invece, per tutte le altre categorie artigiane e per gli agenti di commercio.