PRESENTATO “ACCOMODIAMOCI” IL CARTELLONE 2026-2027 DE “IL ROSSETTI”


Vogliamo aprire questo articolo con parole lette dal Direttore Artistico Paolo Valerio all’inizio del suo intervento di oggi, che non appartengono soltanto alla storia del teatro italiano, ma che ancora oggi sembrano descrivere con sorprendente attualità ciò che abbiamo vissuto questa mattina nella Sala delle Assicurazioni Generali del Politeama Rossetti. Sono quelle che Paolo Grassi e Giorgio Strehler scrissero nel 1947 per la nascita del Piccolo Teatro di Milano e che, molti anni dopo, Strehler volle riproporre come autentico Manifesto del Teatro: «Il teatro resta quel che è stato nelle intenzioni profonde dei suoi creatori: il luogo dove una comunità, liberamente riunita, si rivela a se stessa; il luogo dove ascolta una parola da accettare o da respingere. Perché, anche quando gli spettatori non se ne avvedono, questa parola li aiuterà a decidere nella loro vita individuale e nella loro responsabilità sociale».
Non è una citazione scelta per semplice suggestione. Al contrario, rappresenta probabilmente la chiave più corretta per comprendere quanto il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia stia costruendo, stagione dopo stagione, andando ben oltre la semplice programmazione di spettacoli. Il Rossetti non propone soltanto teatro: negli anni è diventato un luogo nel quale cultura, formazione, memoria, intrattenimento e crescita civile dialogano costantemente, contribuendo a rafforzare il legame con una città che oggi gli riconosce, senza esitazioni, un ruolo centrale.
La presentazione della stagione 2026-2027 lo ha dimostrato ancora prima che iniziasse la conferenza stampa. Osservando la platea colpiva un dettaglio che nessuno dei presenti ha potuto ignorare: la “Sala delle Assicurazioni Generali” era completamente occupata. Non soltanto gli addetti ai lavori, gli operatori culturali o le autorità istituzionali, ma tantissimi cittadini, abbonati, appassionati, curiosi. Una partecipazione davvero straordinaria che, almeno per quanto ci riguarda, non ricordiamo di aver visto in occasione delle precedenti presentazioni dei cartelloni del Rossetti.
È stato forse questo il primo vero applauso della giornata, ancora prima che qualcuno prendesse la parola. Un teatro pieno per assistere alla presentazione di una stagione teatrale significa che il pubblico non aspetta soltanto di conoscere i titoli in programma: desidera sentirsi parte di un progetto culturale. È una differenza sostanziale che racconta meglio di qualsiasi statistica il rapporto di fiducia costruito negli anni tra il Rossetti e il suo pubblico.

Naturalmente i numeri hanno avuto il loro spazio durante la mattinata, perché rappresentano il risultato concreto di un lavoro lungo e complesso. Ma ridurre tutto alle cifre sarebbe profondamente ingiusto. I dati raccontano una crescita importante degli abbonamenti, l’incremento costante delle presenze e un bilancio che continua a rafforzarsi, ma dietro quei numeri esiste soprattutto una visione. È quella che ha trasformato il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia in una realtà riconosciuta ormai ben oltre i confini regionali, capace di attrarre produzioni internazionali, stringere collaborazioni prestigiose e diventare un punto di riferimento anche per molti artisti che scelgono Trieste come luogo privilegiato per i loro progetti.
Ad aprire ufficialmente gli interventi è stato il presidente Francesco Granbassi, visibilmente soddisfatto per il lavoro svolto e per la risposta che il pubblico continua a riservare al teatro. Il suo intervento non si è limitato a presentare la nuova stagione, ma ha restituito il senso di un percorso iniziato anni fa e oggi consolidato da risultati che premiano una precisa scelta culturale.
Granbassi ha ricordato come dietro ogni cartellone vi sia un anno intero di lavoro, di confronti, di progettazione e di ricerca. Nulla nasce casualmente. Ogni spettacolo viene inserito all’interno di un disegno complessivo che cerca di dialogare con pubblici differenti, consapevole che oggi non esiste più un unico spettatore ma tante sensibilità diverse, ciascuna con aspettative proprie.
È proprio questa pluralità ad essere diventata uno dei punti di forza del Rossetti. Accanto ai grandi classici convivono la nuova drammaturgia, il musical internazionale, la danza, il teatro contemporaneo, gli spettacoli dedicati ai giovani, le produzioni originali, i progetti multidisciplinari, gli appuntamenti destinati alle famiglie. Una proposta ampia che non rinuncia mai alla qualità artistica.
Nel suo intervento il presidente ha insistito su un concetto che merita di essere ricordato: la bellezza deve poter essere condivisa. Non un privilegio destinato a pochi, ma un patrimonio accessibile, capace di coinvolgere pubblici differenti e di creare occasioni di crescita collettiva. È una visione che trova conferma anche nelle scelte compiute in questi anni dal Teatro Stabile, sempre più impegnato ad avvicinare nuove generazioni al linguaggio teatrale.
A confermare questa attenzione è stato successivamente Paolo Valerio, direttore artistico del Rossetti, che ha illustrato la filosofia della nuova stagione partendo da un presupposto preciso: il teatro deve continuare ad interrogare il presente senza dimenticare la propria storia. Non basta mettere in scena grandi testi. Occorre costruire percorsi che aiutino lo spettatore a leggere il tempo in cui vive, creando connessioni tra memoria, attualità e futuro.
Nel suo intervento Valerio ha ricordato come il Friuli Venezia Giulia rappresenti oggi una delle realtà italiane che investono con maggiore convinzione nella cultura e nello spettacolo dal vivo. Un risultato che non nasce soltanto dalle risorse economiche, ma dalla capacità di fare rete tra istituzioni, università, fondazioni, associazioni culturali e soggetti privati che condividono una stessa idea di sviluppo.
Particolarmente significativo il passaggio dedicato ai giovani. Il direttore artistico ha sottolineato come il teatro non possa limitarsi a formare nuovi spettatori, ma debba anche offrire occasioni concrete di crescita artistica alle nuove generazioni. In questo senso assume un valore sempre maggiore la Sala 1954, ormai diventata uno spazio stabile dedicato alla sperimentazione, ai progetti per ragazzi e all’incontro con nuovi linguaggi scenici.
Si sono ringraziati i numerosi enti istituzionali e privati che non sono meri enti finanziatori ma veri e propri partner strategici come il Comune di Trieste, il Ministero della Cultura, – “Il Rossetti” è finalmente giunto al terzo posto nella graduatoria del Ministero stesso, l’ Università di Trieste, l’associazione dell’Operetta, la Fondazione Crt, la Fondazione Casali, le Assicurazioni Generali e tanti altri che credono nel loro lavoro e che sanno che ogni euro elargito sarà moltiplicato: una risorsa economica per il territorio.
Anche il Vicesindaco Serena Tonel ha elogiato la dimensione ormai internazionale del Teatro “Il Rossetti”, orgoglio per la città e l’Assessore Regionale Roberti ha rimarcato il record dei bilanci e del ruolo intrinseco del Teatro triestino come il Il Presidente del Consiglio Regionale del Friuli-Venezia Giulia Mauro Bordin.

Roberta Torcello, Direttrice di Produzione de “Il Rossetti”, elogia qualità e varietà artistica ed infine nell’ultimo intervento della Direttrice Amministrative del Teatro, si parla anche “di cose terrene” come l’intera sostituzione delle poltrone ( già tutte sanificate l’altro anno) della platea e l’arrivo di altrettante 736 nuovissime grazie al prezioso contributo regionale: come dire che gli spettatori saranno come sempre e meglio, coccolati a 360 gradi.
Uno dei momenti più emozionanti della mattinata è arrivato quasi all’improvviso. Parlando del valore degli artisti che hanno fatto la storia del teatro triestino, Paolo Valerio ha ricordato un’esperienza vissuta recentemente in Giappone, dove alcuni attori vengono considerati autentici monumenti nazionali viventi. Da questa riflessione è nata la scelta di rendere omaggio ad Ariella Reggio.
Sul grande schermo è comparsa la sua immagine. La sala ha reagito con un lungo e spontaneo applauso. Le luci hanno poi illuminato l’attrice, presente tra il pubblico, trasformando quel momento in qualcosa di molto più intenso di un semplice riconoscimento formale. È sembrato il ringraziamento collettivo di una città verso una delle sue interpreti più amate, simbolo di una tradizione teatrale che continua ancora oggi a parlare al presente.
L’emozione è proseguita ricordando un’altra importante ricorrenza. Nel 2026 il teatro la “La Contrada” celebrerà infatti il traguardo dei cinquant’anni di attività, mezzo secolo durante il quale ha contribuito in maniera decisiva alla crescita culturale di Trieste. Anche questo anniversario entrerà nel programma della nuova stagione attraverso iniziative condivise che testimoniano come i diversi teatri cittadini abbiano scelto sempre più spesso di collaborare, valorizzando le rispettive identità invece di viverle come elementi di competizione: si festeggerà anche la Reggio e la sua interpretazione dello spettacolo tratto dal radiodramma in tre puntate della RAI Regione che sarà rappresentato alla “Sala Bartoli”de “Il Rossetti”: “Che vita Spericolata!”.
È proprio questa capacità di fare sistema che rappresenta una delle caratteristiche più interessanti della realtà teatrale triestina contemporanea. Lo dimostrano anche i rapporti sempre più stretti tra il Rossetti e il Teatro Lirico Giuseppe Verdi, una collaborazione che negli ultimi anni ha dato vita a progetti originali e inediti nel panorama italiano, capaci di mettere in dialogo linguaggi differenti mantenendo intatta la personalità artistica di ciascuna istituzione.
L’esempio più evidente resta certamente il fortunato progetto dedicato a “Romeo e Giulietta”, sviluppato contemporaneamente attraverso Shakespeare e Gounod, un’operazione culturale che ha riscosso ampi consensi e che tornerà anche nella nuova stagione, accolta con evidente entusiasmo dal pubblico presente in sala per una sola replica.
La sensazione, ascoltando gli interventi che si sono susseguiti durante la mattinata, è stata quella di assistere non semplicemente alla presentazione di un cartellone, ma al racconto di una visione culturale che continua a crescere anno dopo anno. Una visione nella quale la qualità artistica resta il punto di partenza, ma non l’unico obiettivo. Attorno ad essa ruotano formazione, inclusione, memoria storica, innovazione, apertura internazionale e attenzione costante verso il territorio.
Ed è proprio all’interno di questa filosofia che prende forma la stagione 2026-2027, probabilmente una delle più articolate e ambiziose mai costruite dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. Un cartellone che attraversa epoche, linguaggi e generi diversi senza perdere una propria identità riconoscibile e che conferma ancora una volta come il Rossetti non insegua semplicemente il successo di pubblico, ma continui a costruire, spettacolo dopo spettacolo, un autentico progetto culturale.
Se la prima impressione emersa durante la conferenza stampa è stata quella di un teatro sempre più radicato nel proprio territorio ma con uno sguardo costantemente rivolto oltre i confini regionali e nazionali, è stato poi il cartellone della stagione 2026-2027 a confermare pienamente questa sensazione. Non una semplice successione di titoli distribuiti lungo i mesi, ma un progetto organico nel quale convivono tradizione e sperimentazione, grandi classici e nuove drammaturgie, produzioni originali, collaborazioni internazionali e un’attenzione sempre più marcata verso temi che interrogano il presente.
Quello che colpisce, osservando l’insieme della programmazione, è soprattutto l’equilibrio. Il Rossetti continua infatti a rivolgersi agli appassionati della grande prosa senza rinunciare ad aprirsi a nuovi pubblici. È una scelta che non rincorre le mode del momento, ma nasce dalla convinzione che il teatro debba continuare ad essere un luogo nel quale linguaggi differenti possano convivere, parlando a generazioni diverse senza perdere autorevolezza.
La stagione di Prosa rappresenta ancora una volta il cuore pulsante dell’intero cartellone. Accanto ai grandi autori della tradizione trovano spazio testi contemporanei, nuove produzioni e spettacoli che affrontano pagine della nostra storia recente o questioni di forte attualità sociale. È proprio questa capacità di alternare registri differenti a rendere la proposta particolarmente ricca, evitando qualsiasi sensazione di ripetitività.

Uno degli aspetti sui quali Paolo Valerio ha insistito maggiormente durante la presentazione riguarda proprio la produzione diretta del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. Non limitarsi ad ospitare spettacoli già realizzati altrove, ma continuare ad investire nella creazione di nuovi allestimenti significa contribuire concretamente alla crescita culturale del Paese e offrire lavoro ad artisti, tecnici, scenografi, costumisti e maestranze altamente specializzate.
Tra i progetti più significativi per la “Scena Contemporanea”emerge certamente quello dedicato alla tragedia di Vergarolla. Si tratta di una delle pagine più dolorose e meno conosciute della storia del nostro confine orientale, una vicenda che per molti decenni è rimasta ai margini della memoria collettiva. Portarla oggi sul palcoscenico significa restituire dignità ad un episodio che appartiene non soltanto all’Istria, ma all’intera storia italiana.
Durante la conferenza stampa è stato ricordato come il teatro possa assumere anche il compito di custodire la memoria, aiutando soprattutto le nuove generazioni ad avvicinarsi ad eventi che difficilmente troverebbero spazio nella quotidianità. Non si tratta di trasformare il palcoscenico in una lezione di storia, ma di utilizzare il linguaggio dell’arte per suscitare domande, emozioni e riflessioni che spesso i libri da soli non riescono a trasmettere.
Sempre nell’ambito delle produzioni firmate dal Rossetti troverà spazio anche “L’arte della beffa”, rilettura del mondo di Molière che conferma come i classici continuino a possedere una sorprendente capacità di dialogare con il presente. Cambiano i secoli, mutano i costumi e le convenzioni sociali, ma il teatro del grande autore francese conserva intatta quella sottile ironia con cui mette a nudo debolezze, ipocrisie e contraddizioni dell’animo umano.
Anche quest’opera rientra perfettamente nella filosofia illustrata da Paolo Valerio: riproporre i classici non per semplice conservazione della tradizione, ma perché essi continuano ancora oggi a parlare al pubblico contemporaneo, offrendo chiavi di lettura sempre nuove.
Un capitolo a parte merita la collaborazione sempre più stretta tra il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e il Teatro Lirico Giuseppe Verdi. Non è un semplice rapporto istituzionale, ma un vero laboratorio culturale che negli ultimi anni ha prodotto risultati di assoluto rilievo nel panorama nazionale.
L’esempio più evidente resta il progetto dedicato a “Romeo e Giulietta”, sviluppato parallelamente attraverso Shakespeare e l’opera lirica di Gounod. Un’iniziativa coraggiosa, accolta con entusiasmo dal pubblico, che ha dimostrato come linguaggi artistici apparentemente lontani possano dialogare valorizzandosi reciprocamente. Non stupisce quindi che questa collaborazione prosegua anche nella nuova stagione con un ulteriore progetto condiviso, segno di una sinergia ormai consolidata.
Proprio durante la presentazione è stato sottolineato come questa forma di cooperazione rappresenti qualcosa di raro nel panorama teatrale italiano. Due istituzioni profondamente diverse per storia e vocazione artistica hanno scelto infatti di costruire percorsi comuni senza rinunciare alla propria identità. Il risultato è un’offerta culturale ancora più ricca, capace di ampliare il pubblico e di creare occasioni di confronto fra mondi apparentemente distinti. E sempre Valerio proporrà la sua regia in Aprile al “Teatro Lirico Giuseppe Verdi” sempre in Aprile “Jeanne d’Arc au bucher”, secondo progetto tra opera e teatro recitativo. Di questa splendida collaborazione inedita per il territorio italiano tra questi due teatri punta di diamante per Trieste si è parlato anche quest’oggi, tant’è che il grande successo di “Romeo e Giulietta” -eseguita in doppia versione all’esordio- verrà riproposto per un giorno anche nel nuovo cartellone: applausi del pubblico per i giovani attori presenti stamattina in platea.
All’interno della stagione di prosa trovano poi spazio opere che affrontano anche il Novecento attraverso punti di vista differenti. È una caratteristica ricorrente del cartellone del Rossetti: raccontare la storia senza limitarla alla cronaca degli avvenimenti, ma osservandola attraverso le vicende delle persone, delle loro paure, delle loro speranze e delle loro scelte.
Non mancano naturalmente i grandi testi della drammaturgia internazionale, che continuano ad occupare un ruolo centrale. È una presenza quasi naturale nella programmazione del Rossetti, da sempre attento ad alternare produzioni italiane a lavori provenienti dalle più importanti esperienze teatrali europee.
La stagione propone inoltre spettacoli che affrontano temi di forte attualità, confermando come il teatro possa ancora essere uno straordinario strumento di riflessione civile. Libertà individuale, responsabilità personale, memoria, rapporti familiari, violenza, discriminazione, identità e giustizia attraversano molti dei testi selezionati per il nuovo cartellone.
Particolarmente interessante appare anche l’attenzione riservata alla nuova drammaturgia. Accanto ai nomi ormai affermati trovano infatti spazio autori contemporanei capaci di raccontare il nostro tempo con linguaggi differenti. È una scelta che testimonia la volontà di sostenere la scrittura teatrale di oggi senza rinunciare alla solidità della tradizione.
Ed è stato proprio entrando nel merito del cartellone della “PROSA”illustrato da Valerio, che si è compreso fino in fondo come quella visione culturale di cui tanto si è parlato durante la mattinata trovi poi una concreta traduzione sul palcoscenico. Paolo Valerio non ha presentato una semplice successione di spettacoli, ma un percorso costruito con un filo conduttore ben preciso, nel quale la memoria, la contemporaneità, i grandi classici e la nuova drammaturgia si intrecciano senza soluzione di continuità.
Non è un caso che ad inaugurare la stagione di Prosa, il prossimo 14 ottobre, sia una produzione dello stesso Rossetti. È una scelta che dice molto della filosofia dello Stabile: continuare a produrre teatro, investendo nella creazione artistica, significa non limitarsi ad ospitare grandi compagnie, ma contribuire direttamente alla vita culturale del Paese. E non è nemmeno casuale il titolo scelto.
Ad aprire il cartellone sarà infatti “Le ultime lune” di Furio Bordon, affidato alla regia di Paolo Valerio con Alessandro Haber e Silvia Siravo protagonisti. È un ritorno che possiede un significato particolare, perché Bordon è una delle figure più autorevoli della drammaturgia italiana contemporanea ed è soprattutto uno degli autori che meglio hanno saputo raccontare l’anima di Trieste. Le sue opere non appartengono soltanto alla città nella quale sono nate, ma hanno saputo parlare a pubblici di tutto il mondo proprio perché affrontano temi universali: il tempo che passa, la fragilità umana, il rapporto fra le generazioni, la paura della solitudine e quella difficoltà, tutta umana, di accettare che la vita cambi continuamente.
È sembrata quasi una scelta identitaria quella del Rossetti. Negli ultimi anni il teatro ha dedicato molte energie agli autori che hanno costruito il patrimonio culturale di questa città, da Italo Svevo a James Joyce, da Claudio Magris fino alle nuove produzioni legate alla storia del nostro territorio. Ripartire oggi da Furio Bordon significa proseguire idealmente quel cammino, riaffermando il legame profondo tra il Rossetti e la cultura mitteleuropea che da sempre caratterizza Trieste.
Da questo primo appuntamento si sviluppa poi una stagione nella quale ogni spettacolo sembra dialogare con quello successivo.
La memoria torna infatti protagonista con “Orcolat ’76”, il nuovo progetto firmato da Simone Cristicchi in occasione del cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli. Chi conosce il lavoro dell’artista sa quanto sia capace di trasformare vicende storiche in racconti profondamente umani. Anche in questo caso il sisma diventa il punto di partenza per parlare di solidarietà, di rinascita e della straordinaria forza dimostrata da una popolazione che seppe rialzarsi diventando un modello per l’intero Paese. La presenza della FVG Orchestra e del Coro del Friuli Venezia Giulia renderà questo spettacolo ancora più corale e coinvolgente.
Lo sguardo si allarga poi all’Europa con “L’Alba Dopo la Fine della Storia”, nato dall’esperienza del Mittelfest. È uno spettacolo che invita a riflettere sul presente, sulle trasformazioni del nostro continente e sulle nuove domande che attraversano una società sempre più complessa. Ancora una volta il Rossetti dimostra come il teatro possa diventare uno strumento per leggere il nostro tempo, senza mai rinunciare alla qualità della scrittura e della messa in scena.
Naturalmente non potevano mancare i grandi autori del repertorio. Pirandello ritorna con “Non si sa Come”, uno dei testi meno rappresentati ma forse fra i più inquieti del premio Nobel siciliano, mentre Goldoni sarà presente con “Una delle Ultime Sere di Carnovale”, affidato alla regia di Valerio Binasco. È una commedia che, dietro l’apparente leggerezza, racconta il cambiamento di un’epoca e il sentimento di chi è costretto a lasciare la propria terra. Un tema che, in una città di confine come Trieste, acquista inevitabilmente un significato ancora più profondo.
Fra gli autori che ritornano in cartellone spicca anche Bertolt Brecht. Non con una sola produzione, ma con due spettacoli diversi che permettono di osservare da prospettive differenti uno dei maggiori drammaturghi del Novecento. Nella Sala delle Assicurazioni Generali arriverà “Madre Courage e i Suoi Figli”, interpretata da Lunetta Savino, mentre la Sala Bartoli ospiterà “Una Madre Coraggio”, intenso monologo affidato a Laura Marinoni. Due letture differenti dello stesso universo teatrale che confermano come il Rossetti non si limiti a proporre i classici, ma cerchi ogni volta nuove modalità per rileggerli.
Anche Oscar Wilde troverà spazio con “Il Ritratto di Dorian Gray”, storia senza tempo sulla ricerca dell’eterna giovinezza e sul prezzo che l’uomo è disposto a pagare pur di fermare il trascorrere degli anni. Un tema che continua ad affascinare proprio perché parla delle fragilità dell’essere umano, oggi forse ancora più di ieri.
Fra gli appuntamenti che personalmente attendiamo con maggiore curiosità figura però “People, Places and Things” di Duncan Macmillan, con Anna Ferzetti e la regia di Pierfrancesco Favino. È uno dei testi più importanti della drammaturgia inglese degli ultimi anni e affronta il tema delle dipendenze con uno sguardo duro, privo di retorica, lasciando allo spettatore il compito di interrogarsi più che di giudicare. È un esempio perfetto di quella contemporaneità che il Rossetti continua a ricercare senza rinunciare alla qualità artistica.
La stagione prosegue poi con un altro grande nome del teatro italiano, Eduardo De Filippo. “Non ti Pago”, nella regia storica di Luca De Filippo e con Salvo Ficarra protagonista, riporta in scena una delle commedie più amate del repertorio eduardiano. Dietro il sorriso e i continui equivoci rimane quella straordinaria capacità di Eduardo di raccontare la famiglia, le illusioni e le contraddizioni dell’essere umano con un equilibrio unico fra comicità e amarezza.
Sempre firmate dal Rossetti saranno poi due produzioni che testimoniano la volontà dello Stabile di continuare ad investire nella propria attività creativa. Da un lato “Jeanne d’Arc au bûcher”, che rafforza la collaborazione ormai consolidata con il Teatro Lirico Giuseppe Verdi già accennata, dall’altro “Molière. L’Arte della Beffa”, nuova rilettura di uno dei grandi maestri della commedia europea. Due progetti molto diversi fra loro, ma accomunati dal desiderio di costruire produzioni originali capaci di vivere anche oltre i confini regionali.
Il percorso si conclude guardando ancora una volta al presente. Marco Paolini tornerà con “Fiumi Scomparsi”, spettacolo che intreccia teatro, musica e racconto per riflettere sul rapporto fra l’uomo e l’acqua, partendo proprio dalle caratteristiche del territorio triestino. Stefano Massini proporrà invece “Lo Zar”, dedicato alla figura di Vladimir Putin, dimostrando ancora una volta come il teatro possa confrontarsi anche con la storia che stiamo vivendo, offrendo strumenti di riflessione anziché semplici risposte.
Accanto al cartellone in abbonamento non mancheranno infine alcuni appuntamenti fuori stagione destinati a richiamare un vastissimo pubblico: dal ritorno dell’apprezzatissimo progetto dedicato a “Romeo e Giulietta”, alla nuova produzione di Carrozzeria Orfeo, passando per Paolo Rossi, Aldo Cazzullo e “Le Nostre Donne” con Luca Bizzarri, Enzo Paci e Antonio Zavatteri.
Ascoltando Paolo Valerio presentare questa parte della stagione si aveva l’impressione che ogni titolo fosse stato scelto come un tassello di un mosaico più ampio. Nessuna ricerca dell’effetto spettacolare, nessuna rincorsa ai nomi di richiamo fine a sé stessa, ma la volontà di costruire un percorso coerente nel quale il pubblico possa ritrovare, sera dopo sera, quella stessa idea di teatro evocata all’inizio della conferenza: un luogo dove una comunità continua ad incontrarsi, a riflettere, ad emozionarsi e, forse, anche a comprendere un po’ meglio il tempo nel quale vive.
Accanto ai grandi allestimenti continueranno naturalmente ad avere un ruolo fondamentale gli spazi della Sala Bartoli, ormai diventata il luogo privilegiato per la ricerca teatrale, per i linguaggi contemporanei e per produzioni che richiedono una maggiore vicinanza tra interpreti e pubblico. È qui che spesso nascono gli spettacoli più coraggiosi, quelli che affrontano argomenti complessi o sperimentano forme narrative differenti.
La forza della nuova stagione risiede proprio in questa pluralità. Chi ama il grande repertorio troverà i classici; chi cerca testi contemporanei potrà confrontarsi con autori che parlano del nostro presente; chi desidera riflettere sulla storia incontrerà produzioni dedicate alla memoria collettiva; chi invece privilegia la leggerezza non resterà certamente deluso.
È forse questa la caratteristica che meglio sintetizza il lavoro svolto dal Rossetti negli ultimi anni: non costruire cartelloni destinati ad un pubblico ideale, ma proporre una stagione capace di dialogare con sensibilità differenti senza abbassare il livello qualitativo.
Ascoltando la presentazione della nuova stagione emergeva con chiarezza come ogni spettacolo fosse stato scelto non soltanto per il suo valore artistico, ma anche per il contributo che può offrire all’interno di un disegno culturale più ampio. È un metodo di lavoro che richiede tempo, confronto e una visione complessiva, ma che permette poi al pubblico di riconoscere un’identità precisa dietro ogni scelta.
Ed è probabilmente proprio questa identità ad aver trasformato il Rossetti in una realtà capace di richiamare ogni anno un numero crescente di spettatori. Non si viene soltanto per assistere ad uno spettacolo. Si torna perché ci si riconosce in un progetto che continua ad evolversi senza smarrire le proprie radici, mantenendo quel difficile equilibrio tra qualità artistica, apertura internazionale e attenzione costante verso la comunità alla quale il teatro appartiene.
Se la Grande Prosa rappresenta il pilastro storico della programmazione del Rossetti, è forse nella Scena Contemporanea che si coglie con maggiore evidenza la volontà dello Stabile di continuare ad interrogarsi sul presente. Non è una sezione costruita per seguire le tendenze del momento, ma uno spazio nel quale convivono nuove scritture, temi sociali, memoria, sperimentazione e linguaggi capaci di coinvolgere soprattutto un pubblico che cerca nel teatro qualcosa di diverso dal semplice intrattenimento.
È una proposta che negli anni è cresciuta con continuità, acquistando una propria identità ben definita. La Sala Bartoli, ormai diventata un punto di riferimento per questo tipo di programmazione, continua ad essere il luogo nel quale il rapporto tra attore e spettatore si fa più diretto, quasi confidenziale. Qui la distanza si annulla, lasciando che siano soprattutto le parole, le emozioni e la forza delle interpretazioni ad accompagnare il pubblico lungo percorsi spesso intensi e non sempre facili.
Anche quest’anno la memoria storica torna ad occupare uno spazio importante. Non si tratta soltanto di ricordare eventi del passato, ma di comprenderne l’eredità nel presente. È una linea che il Rossetti porta avanti da tempo e che trova nuova conferma attraverso spettacoli capaci di affrontare pagine spesso poco conosciute della nostra storia recente.
Fra questi assume particolare rilievo “Marcinelle”, scritto e interpretato da Ariele Vincenti. La tragedia della miniera belga dell’8 agosto 1956 diventa il punto di partenza per raccontare la vita di migliaia di lavoratori italiani costretti ad emigrare in cerca di un futuro migliore. Non è soltanto la cronaca di una catastrofe che provocò centinaia di vittime, ma il racconto della fatica quotidiana, delle rinunce e del prezzo pagato da un’intera generazione di emigranti.
Lo stesso desiderio di riflettere sulla responsabilità individuale attraversa anche “Tape”, testo dello statunitense Stephen Belber, che affronta con grande tensione drammaturgica questioni legate alla memoria, alla manipolazione dei ricordi, agli abusi e alle ambiguità morali. Un’opera che dimostra come il teatro contemporaneo possa ancora mettere lo spettatore di fronte a domande scomode, senza offrire facili risposte.
Accanto al teatro civile trova spazio anche la grande narrativa contemporanea. Arriva infatti sul palcoscenico “Il Racconto dell’Ancella”, ispirato al celebre romanzo di Margaret Atwood. Dopo il successo internazionale della serie televisiva, sarà interessante vedere come una storia così potente possa ritrovare nel linguaggio teatrale una dimensione ancora più intima e coinvolgente. Al centro rimane la libertà della donna, la difesa dei diritti e il rischio di società nelle quali il controllo delle persone diventa progressivamente normalità.
Sempre guardando ai grandi classici riletti con sensibilità contemporanea, particolare curiosità suscita “Lo zoo di vetro” di Tennessee Williams, affidato alla regia di Rajeev Badhan insieme agli attori di SlowMachine. Chi ha avuto modo di conoscere il lavoro del regista sa bene come ami contaminare linguaggi e forme espressive, offrendo ogni volta prospettive nuove anche su testi ormai entrati stabilmente nella storia del teatro mondiale.
Tra le proposte più originali figura poi “Nelle Puntate Precedenti”, progetto del Gruppo della Creta che rompe volutamente gli schemi della narrazione teatrale tradizionale. Lo spettacolo viene infatti costruito come una vera e propria serie teatrale articolata in cinque episodi autonomi ma strettamente collegati tra loro. Una formula inconsueta che dimostra come anche il teatro possa sperimentare modalità narrative vicine al linguaggio delle serie televisive senza rinunciare alla forza dell’esperienza dal vivo.
La nuova drammaturgia italiana sarà rappresentata anche da “L’invasione delle api”, testo di Maria Teresa Berardelli premiato con il Premio Nazionale Teatro Biondo per la nuova drammaturgia. La regia di Andrea Baracco conferma ancora una volta l’attenzione del Rossetti verso gli autori contemporanei, nella convinzione che il teatro non possa vivere soltanto attraverso la rilettura dei grandi classici ma debba continuare a sostenere nuove scritture.
Non manca neppure quest’anno il dialogo fra teatro e sport, un percorso che lo Stabile ha saputo sviluppare con originalità nelle ultime stagioni. Dopo aver dedicato spettacoli ad alcune figure simboliche dello sport italiano, sarà la volta de “La Maglia Nera”, nel quale Matteo Caccia racconta la vicenda di Luigi Malabrocca, il ciclista diventato celebre per aver trasformato l’ultimo posto al Giro d’Italia in una sorprendente scelta di vita. Una storia che va ben oltre il ciclismo e che parla di dignità, ironia e capacità di guardare il successo da una prospettiva completamente diversa.
Sempre nello stesso filone si inserisce “Il Grande Torino”, scritto e interpretato da Gianfelice Facchetti insieme a Marco Bonetto. Più che una semplice ricostruzione sportiva, lo spettacolo restituisce il valore umano e simbolico di una squadra entrata definitivamente nella memoria collettiva del nostro Paese.
Molto interessante appare anche la scelta di mantenere uno spazio dedicato ai monologhi, forma teatrale essenziale ma capace di stabilire un rapporto diretto con il pubblico. Tra questi si inserisce “La Firma”, testo inedito di Valerio Vestoso interpretato da Antonio Bannò, che utilizza l’ironia per osservare i piccoli e grandi paradossi della società contemporanea.
La Scena Contemporanea ospiterà inoltre alcuni appuntamenti che arricchiscono ulteriormente la proposta culturale del Rossetti. Fra questi “Il Diario di Anna Frank”, nella forma della mono-opera composta da Grigori Frid, “La Serenata al vento” di Aldo Finzi, il delicato “Ti Regalerò una Rosa” e “Suez”, spettacolo interpretato da Sara Alzetta insieme a Boris Kobal. Produzioni diverse per linguaggio e contenuti, ma accomunate dalla volontà di affrontare temi umani profondi attraverso forme sceniche essenziali e coinvolgenti.
Ascoltando la presentazione di questa parte del cartellone emergeva chiaramente come il Rossetti continui a considerare il teatro contemporaneo non un settore marginale, ma uno degli strumenti più efficaci per dialogare con la società di oggi. È probabilmente questa la vera forza della programmazione: riuscire a mettere accanto Shakespeare e Atwood, Molière e la nuova drammaturgia italiana, il teatro civile e quello musicale, la memoria storica e le inquietudini del presente senza creare fratture o compartimenti stagni.
La sensazione finale è quella di un cartellone costruito con grande coerenza. Ogni spettacolo trova posto all’interno di un percorso più ampio, nel quale la riflessione civile, la qualità artistica e la capacità di coinvolgere pubblici differenti procedono sempre nella stessa direzione. È un equilibrio difficile da raggiungere, ma che il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia sembra ormai aver fatto proprio, consolidando anno dopo anno un’identità riconoscibile e apprezzata ben oltre i confini della nostra regione.
Se la Prosa rappresenta l’anima storica del Rossetti e la Scena Contemporanea, Stefano Curti, Direttore Organizzativo de “Il Rossetti” ci ha presentato il laboratorio dove si sperimentano nuovi linguaggi e nuove riflessioni; il cartellone dedicato ai “Musical, Danza & Circo” raccontandoci al meglio la dimensione internazionale ormai raggiunta dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. È un settore cresciuto costantemente negli ultimi anni, tanto da rendere Trieste una delle tappe più prestigiose per compagnie e produzioni provenienti da tutto il mondo.
Durante la conferenza stampa Stefano Curti, Direttore Organizzativo del Rossetti, ha illustrato questa parte della stagione evidenziandone la ricchezza e la varietà. Dieci musical, grandi produzioni italiane, eventi internazionali in esclusiva, spettacoli di danza, circo contemporaneo e performance multidisciplinari confermano come il Politeama Rossetti abbia ormai conquistato un ruolo di primo piano anche in questi ambiti, attirando produzioni che difficilmente trovano spazio in altri teatri italiani.
Fra tutti gli annunci, quello accolto con maggiore entusiasmo è stato senza dubbio il ritorno di “The Phantom of the Opera”, il celebre capolavoro di Andrew Lloyd Webber che proprio al Rossetti debuttò per la prima volta in Italia nel 2023 nella regia di Federico Bellone. Chi ebbe la fortuna di assistere a quelle rappresentazioni ricorda ancora l’emozione suscitata da uno spettacolo di altissimo livello, impreziosito perfino dalla presenza dello stesso compositore, arrivato a Trieste per assistere a una replica. Il suo ritorno rappresenta quindi molto più di una ripresa di repertorio: è il riconoscimento della qualità raggiunta dal Rossetti nella produzione e nell’ospitalità dei grandi musical internazionali.
Accanto a questo attesissimo ritorno, il pubblico potrà assistere ad un appuntamento davvero esclusivo: il concerto “John Owen Jones – Live in Trieste”, unica data italiana dell’artista che, secondo molti appassionati del genere, ha saputo interpretare come pochi sia Jean Valjean de Les Misérables sia il misterioso Fantasma dell’Opera. Un evento destinato certamente ad attirare spettatori anche da fuori regione, confermando ancora una volta la capacità del Rossetti di inserirsi nei grandi circuiti internazionali dello spettacolo dal vivo.
Naturalmente non mancheranno le grandi produzioni italiane. Il periodo natalizio sarà aperto da “A Christmas Carol”, rilettura musicale del capolavoro di Charles Dickens con Roberto Ciufoli protagonista. Una storia che continua ad attraversare le generazioni parlando di cambiamento, solidarietà e riscatto umano, accompagnata dalle musiche di Alan Menken, autore di alcune fra le più celebri colonne sonore della storia dell’animazione.
Pochi giorni dopo tornerà uno degli spettacoli più amati dal pubblico italiano: “Notre Dame de Paris”, il musical di Riccardo Cocciante che, a distanza di venticinque anni dal suo debutto, continua ad emozionare migliaia di spettatori. Il ritorno a Trieste rappresenta ormai un appuntamento quasi naturale per il Rossetti, che negli anni ha contribuito in maniera significativa al successo nazionale di questa produzione.
La tradizione accompagnerà anche il passaggio verso il nuovo anno con il consueto Galà dell’Operetta e del Musical, appuntamento che unisce musica, danza e spettacolo, mantenendo vivo uno dei generi che più appartengono alla storia culturale di Trieste. Un legame identitario che il Rossetti continua a custodire con particolare attenzione.
Per festeggiare il Capodanno arriverà invece “Cinderella on Ice”, produzione spettacolare che unisce pattinaggio artistico, danza, musica e teatro. Dopo le Olimpiadi di Milano-Cortina, assistere alle evoluzioni degli Imperial Ice Stars acquisterà probabilmente un significato ancora diverso anche per il grande pubblico.
Fra le novità spicca anche “Gloria”, musical costruito sulle celebri canzoni di Umberto Tozzi. Non soltanto un omaggio ad uno degli artisti italiani più conosciuti nel mondo, ma una storia originale nella quale molte delle sue canzoni più amate trovano una nuova dimensione narrativa.
Molto interessante appare anche “Frida Opera Musical”, dedicato alla straordinaria figura di Frida Kahlo. Pittura, musica, teatro e immagini si fondono in una proposta dichiaratamente multidisciplinare, dimostrando ancora una volta quanto il musical contemporaneo sia ormai lontano dagli schemi tradizionali e capace di affrontare anche biografie artistiche di grande spessore.
La musica dei Beatles sarà invece il filo conduttore di “All You Need Is Love”, spettacolo che utilizza il repertorio del gruppo di Liverpool per raccontare una storia dal forte valore umano. Ancora una volta la musica diventa linguaggio universale attraverso il quale affrontare temi che appartengono alla quotidianità di ciascuno di noi.
Particolarmente significativa appare infine la scelta di inserire nel cartellone “Il Ragazzo dai Pantaloni Rosa”, tratto dalla tragica vicenda di Andrea Spezzacatena. È uno spettacolo che affronta il drammatico tema del bullismo e delle sue conseguenze, rivolgendosi soprattutto ai giovani ma parlando, in realtà, all’intera società. Una dimostrazione concreta di come anche il musical possa affrontare temi delicati senza rinunciare alla forza comunicativa dello spettacolo.
Se il musical conferma la vocazione internazionale del Rossetti, il cartellone Danza, Circo & Performance amplia ulteriormente questo orizzonte. Ancora una volta Trieste ospiterà compagnie che rappresentano autentiche eccellenze mondiali.
Si partirà con “Forever Tango”, storico spettacolo ideato da Luis Bravo che da decenni porta sui palcoscenici di tutto il mondo l’eleganza e la passione del tango argentino. Seguirà il tradizionale appuntamento con “Lo Schiaccianoci”, affidato all’Ukrainian Classical Ballet, occasione che coinvolgerà anche giovani ballerine provenienti dalle scuole di danza del territorio, creando un importante collegamento tra grandi compagnie internazionali e realtà locali.
Completamente diverso sarà il linguaggio di “Les Virtuoses”, originale spettacolo francese nel quale due pianisti trasformano un concerto di musica classica in una sorprendente esperienza teatrale fatta di comicità, ritmo e illusionismo scenico. Una proposta difficilmente classificabile, ma proprio per questo estremamente affascinante.
Grande attesa accompagna anche l’arrivo del Complexions Contemporary Ballet, compagnia statunitense che farà tappa a Trieste, unica città italiana inserita nella tournée. È un’altra conferma della reputazione internazionale conquistata dal Rossetti.
Tornerà poi Arturo Brachetti con il suo celebre “SOLO”, spettacolo che continua ad affascinare pubblici di ogni età grazie alla straordinaria capacità dell’artista di fondere trasformismo, illusionismo, narrazione e poesia.
Non meno spettacolare sarà “Rock the Ballet”, dove tecnica classica, energia contemporanea e musica pop si incontrano dando vita ad uno spettacolo che ha conquistato i principali palcoscenici internazionali.
Fra gli appuntamenti più attesi figura naturalmente anche “Slava’s Snowshow”, ormai considerato uno dei capolavori assoluti del teatro visivo contemporaneo. Chi lo ha già visto sa che è impossibile definirlo semplicemente uno spettacolo di clown: è un’esperienza poetica capace di restituire agli adulti lo stupore dell’infanzia.
Il Gala “Nel mondo con le stelle”, ideato dal ballerino triestino Federico Zeno Bassanese, offrirà invece l’occasione di rivedere nella loro città artisti italiani che hanno costruito importanti carriere all’estero, mentre “The Infinite Approach” della Yoann Bourgeois Art Company porterà a Trieste uno degli spettacoli più applauditi dell’ultima Biennale Danza, confermando ancora una volta l’attenzione verso le espressioni più innovative della scena internazionale.
A completare una stagione già straordinariamente ricca sarà infine il cartellone dedicato al “Teatro brillante”, settore che continua ad occupare uno spazio importante nella programmazione del Rossetti. Saliranno sul palcoscenico artisti amatissimi dal grande pubblico come Enrico Brignano, Paolo Ruffini, Angelo Pintus, Katia Follesa, Maccio Capatonda e Virginia Raffaele, il cui ritorno è stato accolto con particolare interesse dopo il grande successo ottenuto negli anni scorsi.
Al termine della conferenza stampa, osservando ancora una volta quella platea rimasta gremita fino all’ultimo intervento, tornavano inevitabilmente alla mente le parole con cui abbiamo scelto di aprire questo articolo. Forse è proprio qui che risiede il significato più autentico della stagione 2026-2027 del Rossetti. Non soltanto nell’eccellenza degli spettacoli, nella presenza di grandi nomi internazionali o nei numeri che continuano a crescere, ma nella capacità di un teatro di diventare luogo di incontro, di confronto e di appartenenza.
In un tempo in cui spesso si parla di crisi della cultura o di difficoltà nel coinvolgere il pubblico, il Rossetti dimostra esattamente il contrario. Dimostra che quando un progetto viene costruito con competenza, coraggio, programmazione e una visione chiara, la risposta delle persone arriva puntuale. La sala completamente esaurita che abbiamo visto questa mattina ne è stata la testimonianza più evidente.
La stagione 2026-2027 non rappresenta quindi soltanto un nuovo cartellone. È un ulteriore tassello di un percorso che il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia sta costruendo con coerenza da anni, facendo della qualità la propria cifra distintiva e confermando Trieste come uno dei più autorevoli poli teatrali italiani ed europei. Un patrimonio che appartiene certamente al Rossetti, ma che è anche motivo di orgoglio per l’intera città e per tutto il nostro territorio.
