Giovedì 16 luglio nella nuova sede di Opicina del Museo della Bora parte “Segnali di cambiamento”, il progetto che rovescia la memoria in previsione

Fino a oggi il Museo della Bora ha raccontato il cambiamento climatico guardando all’indietro: testimonianze di nonni e nipoti, ricordi di inverni che non tornano più, pupazzi di neve che oggi nessun bambino può più costruire. Con “Segnali di cambiamento” (“Znanilci sprememb”), con la creatività che lo contraddistingue, il Museo capovolge la prospettiva e si mette a immaginare il clima che verrà. Il progetto è primo a pari merito tra i vincitori del bando Re-Active, promosso dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia nell’ambito del Programma Interreg Italia-Slovenia.

L’appuntamento è per giovedì 16 luglio, alle 18.30, al Borarium di Opicina (via Nazionale 49), il nuovo spazio che il Museo della Bora ha aperto da alcuni mesi nel Carso triestino, a pochi passi dalla fermata del tram. Sarà un laboratorio aperto al pubblico, a partecipazione libera, pensato per raccogliere insieme una visione condivisa del futuro climatico del territorio.

A guidare il lavoro sul piano visivo saranno sei illustratori e illustratrici che lavorano nella regione: Jan Sedmak, Giovanna Giuliano, Paolo Pascutto, Aleš Brce, Giulia Silipo e Giulio Quarantotto. Prima ancora di disegnare, il loro compito sarà quello di ascoltare: raccogliere idee, dati e suggestioni che la cittadinanza partecipante porterà attraverso un processo partecipato e creativo aperto a tutte le età. 

Si lavorerà su una mappatura relazionale dei luoghi “cari” dove si stanno percependo i cambiamenti – dalla panchina di Contovello al Molo Audace – per restare sulla dimensione emozionale e personale del fenomeno. Poi attraverso la tecnica del “future thinking” verrà chiesto di co-immaginare quei luoghi tra qualche decina di anni.

Questo metodo ribalta l’ordine consueto del lavoro creativo: non un tema affidato al singolo artista perché lo interpreti in solitudine, ma un’immagine collettiva che nasce prima nelle parole e nelle sensazioni di chi partecipa, e solo in un secondo momento trova la propria forma sotto la matita di chi l’ha ascoltata.

Perché guardare avanti invece che indietro? Risponde così Rino Lombardi, presidente del Museo della Bora, spiegando anche il titolo scelto per raccontare i segnali del cambiamento climatico: “Perché è lì, nel futuro, che stiamo andando. Il progetto completo, che comprende altre attività che si svolgeranno nelle prossime settimane, si chiama Segnali di cambiamento perché intendiamo esplorare sia i segnali negativi sia quelli positivi. I segnali positivi, attraverso le buone pratiche, ci danno l’energia per affrontare gli altri”.

Nelle settimane successive al laboratorio, gli illustratori e le illustratrici trasformeranno gli spunti raccolti in immagini pensate per portare il tema in mezzo alla città, tra la gente: diventeranno cartoline nel classico formato 10×15 e una grande affissione urbana in formato 6×3, pensata per intercettare chi cammina per strada. L’uscita dei lavori è prevista in autunno.

Per informazioni: [email protected]