Esperti a confronto oggi, lunedì 20 luglio, il Camera di commercio Venezia Giulia
Serviva fare chiarezza sull’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e i Paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay) e per tale ragione è stato organizzato il Focus “Accordo Ue-Mercosur: opportunità e maggiori tutele contro l’Italian sounding?” dedicato alle imprese e ai professionisti. Gli accordi internazionali vanno a vantaggio delle imprese solo se si conosce esattamente quali sono le opportunità offerte. In particolare, poi, è necessaria una crescente tutela del Made in Italy sempre più messo a dura prova dalla concorrenza, anche sleale fatta di frodi e falsi.“Con questi obiettivi – ha affermato Antonio Paoletti, presidente della Camera di commercio Venezia Giulia – abbiamo intrapreso la via dei Focus perché considerati efficaci ed efficienti in termini di tempo e informazioni per le imprese”.

“Le Camere di commercio – ha ricordato Paoletti – tutelano il Made in Italy garantendo la sicurezza del mercato, verificando la corretta etichettatura e l’origine dei prodotti. A livello internazionale, tramite la rete delle CCIE (Camere di commercio Italiane all’Estero), promuovono le eccellenze produttive e combattono la contraffazione.
La Camera di commercio Venezia Giulia, in particolare, svolge un ruolo centrale di orientamento e supporto operativo per il deposito di marchi, brevetti, disegni e modelli nazionali nelle sedi di Trieste e Gorizia, gestendo l’assistenza all’utenza, il controllo formale e l’inoltro all’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi per la registrazione. Il nostro obiettivo è affiancare da vicino le aziende, gli inventori e i cittadini del territorio, aiutandoli a valorizzare la loro creatività e a tradurla in opportunità concrete di sviluppo”.

Proteggere un marchio, un’invenzione o un design significa accrescere il valore del proprio lavoro e dei propri prodotti, trasformando le idee in veri e propri asset patrimoniali che rafforzano l’impresa sul mercato e consentono di accedere a bandi di finanziamento dedicati e nuove opportunità di crescita.
Dal punto di vista pratico, la registrazione del marchio garantisce l’uso esclusivo del brand, rafforzandone la riconoscibilità e proteggendolo da tentativi di imitazione anche online; il brevetto tutela l’innovazione tecnologica da sfruttamenti non autorizzati; il deposito di disegni e modelli difende l’estetica del prodotto.

Si tratta di tutele essenziali per consentire alle eccellenze locali di competere in sicurezza e far crescere l’economia del territorio.
L’attenzione ai marchi è fondamentale per tutelare il Made in Italy: per quanto riguarda la Camera di commercio Venezia Giulia nel 2025 ci sono stati :
54 Nuovi depositi a Trieste
27 Nuovi depositi a Gorizia
12 Rinnovi a Trieste
3 Rinnovi a Gorizia
Nel 2025 i nuovi marchi depositati in Friuli Venezia Giulia sono stati 676, mentre in Italia si arriva a 68.793 e questo dato comprende le istanze presentate presso le Camere di commercio, i marchi presentati dai richiedenti compilando in autonomia il sito del Ministero e quelli presentati tramite bollettino postale.

“Il Made in Italy e lo stile italiano sono un brand unico nel mondo che va tutelato. Come sarebbe inimmaginabile pensare a una bottiglia di Champagne con la bandiera francese prodotta in Italia, allo stesso modo – ha concluso Paoletti – risulta inaccettabile poter pensare a un prodotto agroalimentare italiano tutelato realizzato in un altro Paese magari apponendo sulla confezione la bandiera italiana”.
L’assessore regionale alle Attività produttive e Turismo, Sergio Emidio Bini nel suo intervento di apertura ha inteso ricordare che “l’accordo con i Paesi del Mercosur, un mercato che conta oltre 280 milioni di consumatori, può e deve essere un’opportunità per le imprese della nostra Regione, il cui PIL dipende al 48,5% dall’export. Perché ciò accada, è fondamentale informare le imprese su potenzialità e rischi ed è per questo che rivolgo un plauso alla Camera di commercio Venezia Giulia e all’Ansa per aver voluto questo incontro proprio in Friuli Venezia Giulia, che vanta eccellenze agroalimentari riconosciute in tutto il mondo, a partire dalla filiera del caffè così centrale per Trieste”.
“L’accordo – ha proseguito Bini – va nella direzione di liberare le energie di chi produce, eliminando barriere e liberalizzando il mercato. Comparti quali l’automotive, la farmaceutica e la meccanica strumentale, tutti settori in cui il nostro tessuto produttivo regionale eccelle, beneficeranno dell’abbattimento di dazi, oggi pari fino al 35%. Tuttavia, sono legittime le preoccupazioni che giungono dal mondo agroalimentare, che teme una concorrenza impari. In questo senso, oltre al riconoscimento e alla tutela dei marchi italiani ed europei già previsti dall’accordo, sarà fondamentale per le nostre imprese investire in innovazione e qualità del prodotto per vincere la competizione”.
Roberto Corciulo, presidente IC&Partners Spa: “Con premessa che l’export 2025 verso Mercosur pesa per lo 0,68% del totale export Friuli Venezia Giulia e che il Mercosur rappresenta il 3,3% della popolazione mondiale il messaggio da passare è che non stiamo parlando solo di un accordo “meno dazi” ma di come le nostre aziende dovranno leggere prezzo, origine, documenti e go-to-market nei quattro mercati Mercosur e quindi le domande guida per le imprese saranno: quali prodotti, in quali Paesi Mercosur, con quale aliquota preferenziale, da quale anno e con quale effetto su margine o prezzo”.
Per Agostino Giannino, responsabile per il Friuli Venezia Giulia dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (Icqrf), il Made in Italy oggi è un punto focale per quanto riguarda sia la produzione che la commercializzazione dei nostri prodotti, in Italia e nel mondo. “La tutela – ha riferito – di questo chiamiamolo marchio appartenente a tutta la nazione è necessaria in tutte le sue componenti e l’ispettorato Icqrf rappresenta oggi probabilmente all’interno del ministero la bandiera che il ministro, come anche il capo dell’ispettorato, porta per far conoscere e capire che i controlli in Italia vengono svolti nella maniera più dettagliata possibile”.
Dall’intervento di Paolo Garzotti, Commissione europea-Dg Trade, si è compreso che con le tutele delle indicazioni geografiche in Italia “nomi come il prosciutto di San Daniele, non potranno più essere utilizzati dai produttori locali per produrre i prodotti e venderli con questo nome, ma potranno essere utilizzati solo dagli esportatori italiani del Friuli Venezia Giulia. Lo stesso vale per il Prosecco e le altre denominazione – ha ricordato Garzotti – perché sono 56 le indicazioni italiane protette”.
Molto importante è l’aspetto delle tariffe: parliamo di Paesi che sono stati protetti da sempre da tariffe doganali elevate, ad esempio per i formaggi attorno al 30%. “Queste tariffe verranno annullate, quindi anche a livello di prezzo – precisa Garzotti – i nostri prodotti potranno arrivare sul mercato a un prezzo molto più competitivo. Scherzosamente dico sempre ai colleghi che quando vado in Brasile per negoziare, i colleghi della delegazione dell’Unione Europea mi chiamavano e mi chiedevano sempre di portargli del Parmigiano Reggiano, perché il Brasile costa anche 70 € al chilo per via delle tariffe e del margine che ci fanno e quindi le possibilità tra questi prodotti sono decisamente buone”.
Il trattato Ue-Mercosur porterà opportunità graduali e per certi dazi si prevedono anche 14 anni di tempo prima di un completo assorbimento. Riccardo Illy, presidente del Polo del Gusto, vede più opportunità che minacce anche se l’accordo “non riguarda tutte le imprese, ma direi la loro maggioranza, soprattutto quelle che hanno un utilizzo di materie prime realizzate in Europa, ma per il pieno sfruttamento di questa opportunità occorrerà un periodo abbastanza lungo”.
Il Col. T. Spef. Michele Vidoni, comandante del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Trieste ha evidenziato che “la Guardia di Finanza svolge un ruolo centrale per quanto attiene il contrasto alla contraffazione e alle frodi della proprietà industriale, operando attraverso attività di controllo, analisi di rischio e indagini economico-finanziarie. In tali scenari, l’azione del Corpo si realizza in stretta collaborazione con l’Icqrf e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli secondo le direttrici stabilite, da ultimo, con la Legge 75/2026 in relazione ai nuovi reati di frode alimentare e con riferimento alla verifica dell’adozione dei modelli organizzativi previsti dal D.Lgs. 231/2001”.
Il Ten. Col. Giovanni De Nuzzo, comandante del Reparto Carabinieri per la Tutela Agroalimentare di Parma ha rilevato che “difendere il brand agroalimentare italiano significa tutelare un bene pubblico costituzionale e un’infrastruttura critica da oltre 700 miliardi di euro. L’Arma, operando nel solco tracciato dal CUFAA, unisce oggi la capillarità investigativa sul territorio alla rigorosa verifica della rintracciabilità dei prodotti per contrastare le asimmetrie commerciali e l’Italian Sounding. Di fronte a mercati globali in cui l’Italia è grande Paese trasformatore, vigilare sui flussi di materie prime estere e salvaguardare i marchi DOP e IGP è un dovere di sicurezza nazionale, economica e ambientale. Un’azione di prevenzione avanzata che trova oggi un formidabile alleato nell’inasprimento sanzionatorio introdotto dalla nuova Legge n. 75/2026, pilastro a difesa delle imprese oneste e dei consumatori”.
Omar Zidarich, presidente Gruppo Italiano Torrefattori Caffè ha ricordato che “il legame tra l’accordo commerciale UE-Mercosur, il Regolamento UE sulla Deforestazione (EUDR) e il quadro legislativo europeo è uno dei temi più strategici e complessi del commercio internazionale, con un impatto profondo sulla filiera del caffè. Le dinamiche commerciali si intrecciano con i vincoli ecologici europei attraverso dinamiche ben definite. L’accordo Mercosur contiene un capitolo dedicato al Commercio e allo sviluppo sostenibile (TSD). L’UE ha chiarito che i trattati commerciali bilaterali non possono scavalcare la legislazione orizzontale interna come l’EUDR. I produttori sudamericani devono quindi adeguarsi agli stessi identici standard dei produttori europei o di altri paesi terzi
Michele Esposito, responsabile di Ansa Bruxelles, ha ricordato che l’intesa tra Ue e Mercosur è stata un caposaldo della politica comunitaria del 2026 ed è destinata ad avere ripercussioni di lungo periodo non solo sul fronte commerciale, ma anche su quello geopolitico. “L’accordo – sono le sue parole – ha segnato l’apice della strategia commerciale messa in campo dalla Commissione europea. Una strategia basata sulla prevedibilità e sul rafforzamento dei rapporti con i partner ritenuti affidabili, soprattutto alla luce della nuova dottrina Trump sui dazi. Cile, Messico, India, Australia, Canada sono solo alcuni esempi delle intese commerciali messe in campo dall’Unione al fianco di quella con i Paesi del Mercosur”.
Secondo Franco Letrari, direttore interregionale per il Veneto e il Friuli Venezia Giulia dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, “l’espansione nel mercato del Sud America che arriva nel suo complesso a 700 milioni di cittadini, rappresenta una leva strategica per i prodotti di eccellenza del Friuli Venezia Giulia. La direzione sta orchestrando l’ingresso in questi mercati attraverso accordi doganali, come quello già siglato con il Brasile, che garantiscono tassazione ridotta e altre agevolazioni per prodotti come il caffè e il prosciutto di San Daniele. Sebbene i rischi siano una costante da monitorare, la presenza di circa 30 milioni di italiani di prima e seconda generazione in quell’area costituisce un vantaggio demografico e culturale che funge da ponte di fiducia e convalida per il mercato”.