Nel centenario della nascita dell’artista, Ephemera Festival, in coproduzione con Trieste Contemporanea e Studio Tommaseo, porta in mostra fotografie, scritti, documenti e materiali effimeri che raccontano le performance di Fabio Mauri e il complesso rapporto tra azione, memoria e documentazione. La mostra, dal titolo “Fabio Mauri. A occhi non socchiusi”, è curata da Sara Codutti in collaborazione con lo Studio Fabio Mauri di Roma

Nell’anno del centenario della nascita di Fabio Mauri (Roma, 1926–2009), Ephemera Festival in coproduzione con Trieste Contemporanea / Studio Tommaseo presenta una mostra dedicata alle performance di Fabio Mauri curata da Sara Codutti in collaborazione con lo Studio Fabio Mauri di Roma. L’esposizione sarà inaugurata in via del Monte 2 a Trieste il 2 ottobre alle 18 e sarà visitabile fino al 19 dicembre dal martedì al venerdì dalle 17 alle 20.

Intellettuale_Prima stazione della performance Oscuramento, Roma, Studio d’Arte Cannaviello, 1975_ Foto_ Massimo Piersanti. Courtesy Fabio Mauri Estate, Roma

Attraverso le immagini dei grandi fotografi che seguirono l’artista nella sua ricerca – Elisabetta Catalano, Claudio Abate, Massimo Piersanti, Antonio Masotti, Maria Mulas – insieme a tracce, documenti, appunti e materiali effimeri provenienti dall’archivio dell’artista, la mostra riflette sulla sua pratica performativa e sulla relazione tra azione, memoria e documentazione.

Fabio Mauri è stato artista, autore, editore e intellettuale. La sua opera si distingue per le profetiche intuizioni sul ruolo dello schermo nella società contemporanea e per la ricerca sulla memoria e l’ideologia nei regimi autoritari del XX secolo, spesso indagata attraverso un personale e pionieristico uso della performance.

Senza ideologia_Ginevra, Fondazione Patino, 1978_Foto_Elisabetta Catalano. Courtesy Fabio Mauri Estate, Roma

Il percorso espositivo

Proprio lo schermo è protagonista de Il televisore che piange, happening televisivo che apre la mostra, realizzato nel 1972 quando Mauri, interrompendo la normale programmazione della RAI, lascia il pubblico dinanzi a un televisore bianco che trasmette il lamento di una voce che piange: «abbiamo rotto un’azione abituale, usuale, quella della televisione di trasmettere immagini, non trasmettendo altro che il televisore in sé stesso».

Nello spazio della galleria, la mostra si sviluppa come una sequenza quasi filmica di immagini in bianco e nero che, disposte in ordine cronologico, documentano le performance di Mauri degli anni settanta, evidenziando di volta in volta le specificità linguistiche che ciascuna di esse mette in campo: dall’azione complessa Che cosa è il fascismo. Festa in onore del generale von Hussel di passaggio per Roma (1971), ai “corpi usciti dal quadro” di Ebrea (1971) e Ideologia e natura (1973), all’azione immaginata Vomitare sulla Grecia (1972), le azioni con persone note Oscuramento (1975), Intellettuale (1975) e Dramophone (1976), fino all’uso delle proiezioni sui corpi di Senza ideologia (1975 e 1978) e la performance cancellata “per motivi di sicurezza” Europa Bombardata (1978). A chiudere il percorso espositivo, Ricostruzione della memoria a percezione spenta (1988), conferenza-performance nella quale l’artista sperimenta un’inedita commistione tra parola e azione.

Le fotografie delle opere sono affiancate da documenti di lavoro, lettere, bozzetti e inviti, che restituiscono una pratica in cui ogni elemento è disposto con cura all’interno di un sistema linguistico fortemente simbolico, costruito con estrema precisione fin nei minimi dettagli.

Che cosa è il fascismo_Roma, Stabilimenti Safa Palatino, 1971. Foto_Marcella Galassi. Courtesy Fabio Mauri Estate, Roma

“La performance è di per sé un atto effimero: vive nel presente, ma lascia dietro di sé echi e tracce che spesso contribuiscono ad ampliare il significato dell’opera – scrive Sara Codutti, curatrice della mostra –. Ci interessava guardare al di là dell’evento, invitando il pubblico a entrare nel processo di costruzione dell’opera e, successivamente, nelle modalità della sua trasmissione e ricezione. Osservare le pieghe del processo, il dettaglio dei gesti, la produzione delle immagini. Uscire dal momento performativo per soffermarsi su ciò che precede e segue le luci della ribalta”.  

“Ephemera è un festival di arti performative e visive nato dall’esigenza di raccontare il contemporaneo – aggiunge Eleonora Cedaro, curatrice del festival insieme a Rachele D’Osualdo – e sono persuasa che presentare l’opera e la ricerca di Fabio Mauri, oggi, e indipendentemente dalla ricorrenza del centenario dalla nascita, abbia fortemente a che fare con il tempo che stiamo attraversando. Questa mostra racconta  il lavoro di ricerca che ha portato alle grandi performance degli anni Settanta e apre a fertili e urgenti riflessioni sui grandi temi che hanno accompagnato il pensiero di Mauri nel corso dei decenni. Poter ospitare Sara Codutti, che negli ultimi otto anni ha indagato con rigore e passione l’archivio dell’ artista è un’occasione preziosa. Siamo orgogliose di aver portato questa mostra in Friuli Venezia Giulia, grate allo Studio Fabio Mauri e a Trieste Contemporanea che, assieme a tutti gli altri partner di progetto, l’hanno resa possibile”.

La voce del padrone_Prima stazione della performance Dramophone, Roma, Studio d’Arte Cannaviello, 1976_ Foto_ Elisabetta Catalano. Courtesy Fabio Mauri Estate, Roma

Gli incontri di approfondimento: si parte da Udine il 3 ottobre

La mostra è ospitata da Studio Tommaseo, lo spazio espositivo di Trieste Contemporanea, da oltre trent’anni punto di riferimento in regione per la ricerca delle proposte delle avanguardie internazionali e al dialogo con l’Europa centro-orientale.

L’esposizione sarà accompagnata da una serie di incontri di approfondimento. Il primo appuntamento, Fabio Mauri in libreria: ricostruzione della memoria, si terrà presso il Caffè Caucigh, adiacente alla Libreria Martincigh di Udine, il 3 ottobre 2026 alle ore 18.00. Una conversazione sulla storia editoriale di Fabio Mauri tra Cristina Burelli, libraia e storica dell’arte, e Sara Codutti, curatrice della mostra.

Sfogliando libri e documenti, si ripercorreranno le vicende di un artista e intellettuale la cui attività attraversa arti visive ed editoria: dalla collaborazione con la casa editrice dello zio Valentino Bompiani, ai libri d’artista degli anni settanta, rari ephemera di performance ed esposizioni, fino alla pubblicazione, postuma, del catalogo ragionato delle opere.

Il Festival Ephemera /Natura Renovatur è prodotto dall’Associazione culturale ETRARTE, con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Fondazione Pietro Pittini, Fondazione Friuli.

Partner di progetto sono il Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia, la Fondazione Isabella Scelsi, il Comune di Moggio Udinese, Carniarmonie, Vigne Museum, Trieste Contemporanea, la Libreria Martincigh, il Museo Friulano di Storia Naturale, Altreforme, Palazzo Lantieri, Ciechi Per Caso, Perform.

Schizzi e appunti per Le proiezioni, 1975 circa_Courtesy Fabio Mauri Estate, Roma

Fabio Mauri. A occhi non socchiusi

La performance, gli scritti, gli ephemera

Inaugurazione 2 ottobre 2026, ore 18.00

Mostra aperta fino al 19 dicembre 2026
Dal martedì al venerdì, dalle 17.00 alle 20.00

Studio Tommaseo | Trieste Contemporanea

via del Monte 2/1 – 34122 Trieste

Fabio Mauri

Nato a Roma il primo aprile del 1926 in una famiglia di imprenditori teatrali, editori e distributori librari, Fabio Mauri è il terzo di cinque figli di Umberto Mauri e Maria Luisa Bompiani, sorella di Valentino, fondatore dell’omonima casa editrice.

Quando alla fine degli anni trenta la famiglia si trasferisce a Bologna, Mauri frequenta il Liceo Galvani e nel 1942 fonda, insieme a Pier Paolo Pasolini ed altri amici, la rivista letteraria “Il Setaccio” nella quale pubblica i suoi primi articoli e disegni.

Con l’aggravarsi della guerra e in seguito ai bombardamenti di Bologna, la famiglia Mauri si trasferisce prima a Rimini e poi a Milano e il giovane Fabio cade in una lunga crisi mistica e personale che lo porta ad essere ricoverato all’ospedale manicomiale Ville Turro di Milano, in un reparto destinato militarmente all’elettroshock, e in una clinica svizzera a Prangins, vicino a Ginevra. Tra un ricovero e l’altro, Mauri cerca rifugio presso chiese e monasteri e trascorre lunghi periodi alla Repubblica dei ragazzi di Civitavecchia insegnando nei laboratori di editoria e ceramica.

Dopo i traumatici anni del dopoguerra, Mauri decide di intraprendere la carriera artistica esordendo nel 1954 con una mostra alla Galleria del Cavallino di Venezia seguita da una personale all’Aureliana di Roma, introdotta da Pier Paolo Pasolini, dove espone disegni su carta e dipinti a olio che si distinguono per un originale colorismo di matrice espressionista.

Nel 1955 Mauri si trasferisce da Milano a Roma e conosce l’attrice Adriana Asti a cui si lega in matrimonio per poco più di un anno.

Nel 1957 realizza il suo primo Schermo: tracciando una cornice nera intorno a un foglio bianco o tendendo la carta o la stoffa su di un telaio in legno che richiama la forma di un televisore, Mauri individua una superficie di proiezione che trascende la mera rappresentazione introducendo un nuovo medium. Lo Schermo si costituisce come opera germinale su cui si innesta tutta la successiva ricerca artistica di Mauri, caratterizzata dalle profetiche intuizioni sul ruolo dei mass media nella formazione delle ideologie del XX secolo.

A Roma Mauri affianca l’impegno nelle arti visive a quello di regista teatrale e lavora nella casa editrice dello zio Valentino Bompiani occupandosi della direzione artistica del nuovo Almanacco Letterario, della rivista “Sipario” e della consulenza per libri e copertine. Alla Bompiani Mauri conosce e lavora insieme a Umberto Eco, frequenta artisti e intellettuali dell’ambiente intorno a Piazza del Popolo, collabora a programmi televisivi, scrive canzoni per l’artista Laura Betti, è vicino ai poeti del Gruppo 63 con alcuni dei quali fonda la rivista “Quindici” (1967-1969).

Negli anni sessanta Mauri espone le sue opere nelle gallerie La Salita di Gian Tomaso Liverani, La Tartaruga di Plinio De Martiis, l’Arco D’Alibert di Mara Coccia, il Mana Art Market di Nancy Marotta. Scrivono di lui Emilio Villa, Pierre Restany, Lea Vergine, Gillo Dorfles, Tommaso Trini, Cesare Vivaldi, Maurizio Calvesi, Achille Bonito Oliva.

Nel 1960 Mauri fonda il gruppo Crack con Pietro Cascella, Piero Dorazio, Gino Marotta, Gastone Novelli, Achille Perilli, Mimmo Rotella, Giulio Turcato e il critico Cesare Vivaldi.

Nel 1964 mette in scena L’Isola, prima commedia di teatro Pop concepita come un collage di letteratura, teatro e fumetti.

L’attenzione verso i mass media e l’uso diretto delle immagini della società dei consumi porterà Mauri ad essere spesso incluso tra gli artisti della Scuola di Piazza del Popolo con cui condivide una personale ricerca in bilico tra Nouveau Realisme e Pop Art americana. Ma proprio quando quest’ultima viene consacrata alla Biennale di Venezia del 1964, Mauri vi prende le distanze spostando sempre di più l’asse del suo lavoro verso una ricerca di segno ideologico.

La prima opera a trattare questo tema è la performance Che cosa è il fascismo. Festa in onore del generale Ernst Von Hussel di passaggio per Roma del 1971, seguita a pochi mesi di distanza dall’installazione di opere con performance Ebrea in cui Mauri riporta alla luce il grande rimosso del boom economico, ovvero gli orrori prodotti dall’ideologia nazifascista.

Negli anni settanta videro la luce alcune delle opere più significative dell’artista come la performance Ideologia e Natura (1973), la mostra-installazione Warum eine Gedanke einen Raum verpestet? (1972), i libri d’artista Manipolazione di Cultura (1976) e Linguaggio è Guerra (1975), il multiplo Vomitare sulla Grecia (1972), le azioni Dramophone (1976) e Oscuramento (1975), l’installazione I numeri malefici (1978) esposta alla Biennale di Venezia del 1978, Insonnia per due forme contrarie di universo (1978) nata in seno alla sua collaborazione con l’Ufficio per l’immaginazione preventiva e Muro d’Europa (1979) esposto alla galleria De Appel di Amsterdam.

In questi anni Mauri è legato sentimentalmente alla fotografa Elisabetta Catalano con la quale lavora fianco a fianco alla costruzione di immagini che diventeranno vere e proprie icone delle sue performance più importanti.

Nel 1975, in occasione dell’apertura della Galleria d’Arte Moderna di Bologna, Mauri presenta l’opera Intellettuale e proietta Il Vangelo Secondo Matteo sul petto di Pier Paolo Pasolini, dando vita a una delle sue opere più pregnanti, immortalata dalle fotografie di Antonio Masotti e Nino Migliori. Inizia così una serie di installazioni con proiezioni di opere cinematografiche su corpi e oggetti: tutto il mondo è schermo e il raggio di luce, che trasmette forme proprie di pensiero su superfici non neutre che ne intercettano il segnale, modifica il senso dell’oggetto dando vita a nuovi significati.

Nel 1976, Mauri è fondatore, insieme all’amico e artista Jannis Kounellis e un comitato di redazione composto da Alberto Boatto, Maurizio Calvesi, Umberto Silva ed Elisabetta Rasy, de “La Città di Riga”, rivista d’artista collettiva e sperimentale di cui saranno pubblicati solamente due numeri.

Gli anni ottanta coincidono con l’inizio della ventennale docenza presso l’Accademia di Belle Arti de L’Aquila: insegnante appassionato, Mauri vi tiene il corso di Estetica della Sperimentazione affiancando le lezioni teoriche con un intenso lavoro laboratoriale durante il quale l’artista dà vita, insieme ai suoi studenti, alle performance Gran Serata Futurista 1909-1930 (1980) e Che cosa è la filosofia. Heidegger e la questione tedesca. Concerto da tavolo (1989) e al re-enactment di Che cosa è il fascismo.

In questi stessi anni Mauri è pioniere della pratica delle conferenze-performance, lezioni frontali che introducono nel discorso parlato momenti performativi come atti linguistici che concorrono alla produzione del significato.

Nel 1993, invitato da Achille Bonito Oliva a ripresentare alla XLV Biennale di Venezia l’installazione con performance Ebrea, Mauri costruisce Il Muro Occidentale o del Pianto, opera monumentale composta da borse e vecchie valigie, emblema della divisione del mondo, dell’esilio e della fuga forzata.

Nel 1994 la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, sotto la sovrintendenza di Augusta Monferini, dedica a Mauri una grande mostra retrospettiva curata da Carolyn Christov-Bakargiev e Marcella Cossu.

Nel 1996 Mauri smette di insegnare non senza aver radunato intorno a sé un gruppo di studenti che continuarono a lavorare come suoi assistenti nella costruzione di opere e allestimenti.

Nel 2000 fonda lo Studio Fabio Mauri – Associazione per l’Arte L’Esperimento del Mondo finalizzata alla produzione e conservazione delle sue opere e del suo archivio.

Alla fine del 2008 gli viene diagnosticato un tumore e Mauri continua a lavorare con i suoi assistenti, sostenuto dalla compagna Piera Leonetti e il fratello Achille, fino agli ultimi giorni di vita, spegnendosi il 19 maggio 2009, a pochi giorni dall’inaugurazione della mostra Etc. alla Galleria Michela Rizzo di Venezia.

Poco prima di morire, Mauri è invitato da Carolyn Christov-Bakargiev a esporre alla dOCUMENTA(13) di Kassel, in cui le sue opere furono presentate postume nel 2012.

Negli anni le sue opere sono state esposte in prestigiose sedi internazionali come il MoMA PS1 di New York, il Walker Art Center di Minneapolis, il MOCA di Los Angeles, il Philadelphia Civic Center Museum, il Centre Pompidou, Jeu de Paume e Le Bal di Parigi, “La Caixa” di Barcellona, le Staatliche Kunstsammlngen di Dresda, il MAMAC di Nizza, la Fundación PROA di Buenos Aires.

A partire dal 1994 gli sono state dedicate importanti retrospettive alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, alla Kunsthalle di Klagenfurt, al Museo Le Fresnoy di Lille, al Palazzo Reale di Milano, al Museo Madre di Napoli, l’HEART Museum di Herning, al Museo del Novecento di Firenze e importanti sale alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna, al Museo Punta della Dogana a Venezia, Palazzo Vecchio a Firenze, al MAMCO di Ginevra, al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea. Mauri ha inoltre esposto le sue opere in sei Biennali di Venezia (1974, 1978, 1993, 2003, 2013, 2015), alla 14ma Biennale di Istanbul e alla dOCUMENTA(13) di Kassel.

Sara Codutti

Sara Codutti è una curatrice indipendente, editor e archivista. Conseguita la laurea magistrale presso l’Università IUAV di Venezia, tra il 2012 e il 2016 è assistente del filosofo Wolfgang Scheppe presso le collezioni d’arte statali di Dresda – Staatliche Kunstsammlungen Dresden (SKD), con cui cura le mostre Das Leben der Dinge / Die Dinge des Lebens (Le cose della vita / La vita delle cose, 2013), Die Logik des Regens (La logica della pioggia, 2014–2015), Supermarket of the Dead (Supermercato della morte, 2015) e Die Vermessung des Unmenschen (Le misure del non-uomo, 2016).

Nel 2017 inizia la sua collaborazione presso lo Studio Fabio Mauri di Roma per il quale cura l’archivio e lavora alla stesura del catalogo generale dell’artista a cura di Carolyn Christov-Bakargiev, pubblicato da Allemandi e Hatje Cantz ad aprile 2026. Nel 2023 con Christov-Bakargiev, Codutti cura la mostra Fabio Mauri. Esperimenti nella verifica del Male presso il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino. Nel 2024, insieme a Wolfgang Scheppe e Roberto Ohrt, cura Fabio Mauri. The Language of War presso l’8. Salon ad Amburgo.

In collaborazione con l’Arsenale Institute for Politics of Representation di Venezia, Codutti ha curato le mostre Barrikadenwetter. Image Acts of Insurrection (MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma, 2023 e Arsenale Insitute, Venezia, 2025) e The Language of Lawrence Weiner. A Research Exhibition (Arsenale Institute, Venezia, 2022).

Ha inoltre contribuito con testi sull’Internazionale Situazionista (Nero Magazine, 2017) e sull’opera di Fabio Mauri per diverse riviste, cataloghi e raccolte di saggi, tra cui il volume La performance a Bologna negli anni ’70 (MAMbo, 2023) e Fabio Mauri. Arte e ideologia (Accademia di Belle Arti di Carrara, in via di pubblicazione). Ha tenuto lezioni e conferenze presso Scuola IMT Alti Studi di Lucca (2025), la Warburg-Haus di Amburgo (2025), il MUNAF – Museo Nazionale di Fotografia di Cinisello Balsamo, la Ludwig Maximilians Universität di Monaco (2022).

Il suo saggio Von der Poesie, dem Fleisch und dem Licht. Fabio Mauri und Pier Paolo Pasolini (Di poesia, carne e luce. Fabio Mauri e Pier Paolo Pasolini) è in corso di pubblicazione negli atti del convegno Pasolini fu una luce, tenutosi alla Ludwig Maximilians Universität di Monaco.