Le imprese del Friuli-Venezia Giulia e del Triveneto hanno raggiunto un livello di maturità digitale superiore alle media nazionale, con una decisa crescita del settore nel 2025 sull’anno precedente, anche se, un ulteriore incremento, potrà giungere solo attraverso un rafforzamento delle competenze ed una maggior diffusione della cultura dell’innovazione.

Questo quanto emerso dall’Assintel Report con focus sul Triveneto, presentato nell’ambito del roadshow “La via del Digitale per le imprese italiane”, svoltosi a Trieste ed organizzato da Assintel (Associazione nazionale imprese ICT) e Confcommercio provinciale.

La ricerca è stata realizzata in collaborazione con le società di ricerca TIG, Istituto Ixè e Webidoo Insight Lab e la sponsorship di AWS, Grenke, Intesa Sanpaolo, rappresentata da Carmelo Romeo, Direttore Commerciale Retail Direzione Regionale Veneto Est e FVG e Webidoo.

Ad aprire i lavori è stato Antonio Paoletti, presidente della CCIAA della Venezia Giulia,che ha ricordato come “il Sistema camerale possa definirsi un precursore della digitalizzazione grazie alla creazione del Registro delle Imprese, consei milioni di aziende ed una sola banca dati.

“Tale strumento – ha proseguito lo stesso Paoletti – gestito da InfoCamere, società consortile degli enti camerali italiani, è la memoria economica del Paese ed è sinonimo di quella semplificazione che ha caratterizzato da sempre l’intero Sistema camerale del nostro Paese.

E, a questo riguardo, si può ricordare come il portale impresainungiorno.gov.it, cuore del sistema SUAP, lo Sportello Unico per le Attività Produttive, sia forse il risultato più tangibile di questa filosofia della semplificazione. Con i Punti impresa digitale (PID) – ha ricordato ancora Paoletti – stiamo svolgendo un ruolo determinante, avendo accompagnato oltre 800mila imprese nei processi di cambiamento, attraverso l’erogazione di servizi di informazione, formazione, assesment, orientamento e mentoring”. 

A conclusione del suo intervento, Paoletti ha pure rammentato il progetto EVAL-IA, sviluppato da InfoCamere e volto a rendere più efficiente l’Intelligenza Artificiale. “Si tratta – ha dettagliato il presidente della CCIAA della Venezia Giulia – di un sistema che analizza i siti degli enti camerali, ne evidenzia le lacune e propone come migliorare la scrittura di siti e contenuti per un utilizzo più efficiente dei chat bot”.

Da parte sua, l’assessore regionale al Lavoro, Formazione, Istruzione, Ricerca, Università e Famiglia, Alessia Rosolen, ha rimarcato come il FVGsvolga un ruolo altamente strategico nel promuovere la digitalizzazione delle imprese attraverso azioni mirate. Tra queste, la Riprogrammazione del PR FSE+ 2021-2027, che introduce elementi per renderlo più efficace alle traiettorie di sviluppo del FVG in un’ottica di aumento della competitività del capitale umano e delle imprese (14,9 milioni).

Rosolen si è poi soffermata anche su AGORAI e Fondazione DATA SCIENCE & AI,un ecosistema formato da realtà d’eccellenza, nato per creare uno dei più importanti centri di ricerca applicata e di base sulla Data Science e l’Intelligenza Artificiale (IA) avanzata in Italia e in Europa, oltre che di formazione all’avanguardia a livello europeo. Ricordato anche l’European Digital Innovation Hub (EDIH) che vede la Regione incentivare collaborazioni, con università e centri di ricerca, per sostenere l’innovazione digitale nel tessuto produttivo.

A seguire,il vicesindaco di Trieste, Serena Tonel, ha sottolineato come ilcontribuire alla digitalizzazione delle imprese del territorio, specie di quelle meno strutturate, sia un obiettivo anche dall’amministrazione comunale.

“L’innovazione infatti – ha spiegato – oltre ad incrementare e diversificare la visibilità di un’azienda, è un presupposto fondamentale per rimanere su un mercato in continua trasformazione e sul quale impattano in misura sempre maggiore i nuovi strumenti e tecnologie, a cominciare dall’Intelligenza Artificiale. Da qui, pertanto, la strategia posta in essere del Comune e declinata attraverso vari strumenti ed opportunità, tesa a promuovere ed incentivare la digitalizzazione negli stessi procedimenti amministrativi a beneficio di imprese e cittadini.   

Alcuni dati sul digitale in Friuli-Venezia Giulia

Restringendo il focus sul Friuli-Venezia Giulia, è emerso pure come il sistema produttivo regionale, in termini di digitalizzazione, mostri un livello medio-buono, ma ancora disomogeneo, con differenze tra settori e dimensioni d’impresa, con quelle piccole e medie che accusano un ritardo rispetto a quelle più grandi.

Il digitale, ad ogni modo, è sempre più integrato nei processi aziendali, ma resta ancora una sfida strutturale, soprattutto per le aziende tradizionali.

Il comparto ICT, secondo il Report FVG Digitale 2025, è comunque in crescita costante, con un incremento dell’8% sull’anno precedente, che ha portato alla presenza di 2.821 imprese digitali censite, 3.127 insediamenti (+80 unità, sempre a livello tendenziale) e con un aumento del numero di aziende sia nel segmento del software (+3,7%) che, soprattutto, in quello dell’hardware (+56,9%, pari a 37 in più, per un totale di 102 unità) anche se, sempre a detto dello studio, solo il 27% delle società ICT mostra indicatori avanzati di innovazione. Un trend, questo, che suggerisce come l’incremento sia più quantitativo che qualitativo. In leggero calo, invece (-1%), il ramo dei servizi.

Quanto alla rappresentatività dei vari settori (Fonte Innovation Intelligence FVG 2025), al primo posto si colloca il Software (49,8%), seguito dai Servizi (45,7%) mentre, alquanto distanziato, nonostante il balzo in avanti, risulta l’Hardware (4,5%).

Circa invece la distribuzione geografica  delle realtà produttive, il bacino friulano vanta la maggior concentrazione (48%) e precede di gran lunga gli altri tre ambiti territoriali del FVG, con la Destra Tagliamento al 23%, il comprensorio giuliano al 20% e l’Isontino al 9,1%.

In espansione piuttosto marcata invece l’interesse per Intelligenza Artificiale e l’automazione dei processi, al fine di  migliorare la performance aziendale e l’internazionalizzazione.

Fra le criticità che frenano lo sviluppo digitale, figurano la necessità di dotarsi di competenze nel settore e di effettuare investimenti.

In relazione all’ambito giuliano, le dinamiche osservate sono simili a quelle del resto della regione, anche se, la presenza di realtà in loco quali l’Area Science Park, la Sissa e l’Università degli Studi,

vanno a favorire il trasferimento tecnologico, la nascita di start-up deep-tech e una maggiore diffusione dell’adozione di soluzioni digitali avanzate. Il capoluogo regionale, peraltro, grazie anche

a questi fattori, è uno dei poli a livello italiano con il maggior numero di start-up innovative ed imprese ad alta densità di conoscenza, con una forte presenza in particolar modo di data science, AI  e biotecnologie.

Il Focus di Assintel sul Triveneto

Secondo il focus Di Assintel, le imprese del Triveneto (Friuli-Venezia Giulia, Veneto e Trentino-Alto Adige), sono tra le più mature d’Italia sul digitale, con il 15,4% che dichiara di avere una strategia digitale definita con processi integrati contro il 9,9% della media nazionale, con le tecnologie più diffuse costituite da sito web aziendale (82,9%), soluzioni per la collaborazione e la produttività (75,3%), connettività (75,4%) e cybersecurity (62,9%).

Nonostante gli oltre 5 punti di vantaggio che, in tal senso, collocano il territorio tra i migliori della Penisola, il 77,9%delle imprese non utilizza tuttavia ancora nessuna piattaforma di Intelligenza Artificiale, percentuale di poco superiore a quella registrata mediamente nel resto del Paese (76,2%)

Quanto al budget stanziato per gli investimenti, la maggioranza delle imprese del Triveneto (l’80,8%), nel 2025, non aveva previsto variazioni al proprio budget ICT, rispetto al 75,8% della media nazionale.  Solo il 15,8% contemplava un aumento (vs 19,3% nazionale), mentre le riduzioni avevano riguardato  solo il 3,5% delle aziende (a fronte del 5% nazionale).

Per il 2026, il quadro appare simile, con il 25,8% delle imprese del Triveneto che prevede un aumento del budget ICT rispetto al 30,2% della media nazionale.

Sul fronte cloud, il Report mostra una scelta netta verso i grandi provider globali, con il 38,2% delle imprese trivenete che si affida esclusivamente a hyperscaler come Google, Amazon e Microsoft, rispetto al 28,2% della media nazionale. Al contrario, la strategia ibrida (provider locali e globali combinati), è adottata dal 26,7% delle realtà produttive della macroarea analizzata, contro il 39,6% nazionale.

Circa l’Intelligenza Artificiale, il 28,6% delle imprese del Triveneto sperimenta, testa o integra soluzioni di AI, in linea con la media nazionale del 29,1%, con lo strumento più usato rappresentato da ChatGPT (17,8%, in linea con il 17,5% nazionale), seguito da altre piattaforme AI (2,7%), Copilot (1,5%) e Google Cloud AI (2,8%).

Il 32,7% delle aziende del Triveneto dichiara poi di disporre di ottime competenze digitali interne abbinate a una cultura aziendale innovativa, in linea con il 32,6% nazionale. Tuttavia, a questo proposito, il 18,5% delle medesime indica come principale ostacolo alla digitalizzazione la mancanza di interesse o di cultura aziendale del cambiamento continuo (contro il 14,5% nazionale). Le risorse economiche limitate restano comunque il freno principale per il 19,4% delle imprese (vs 26,6% nazionale), un dato positivo che mostra come nel Triveneto questa criticità sia meno marcata che altrove.

Quanto alla sostenibilità, solo il 30,8% delle imprese trivenete, ha adottato iniziative per ridurre l’impatto ambientale dei sistemi ICT (green cloud, riduzione consumi IT, strategie ESG digitali), contro il 36% della media nazionale.

Positivo da ultimo il dato che vede appena il 14,9% delle imprese ritenere le infrastrutture territoriali un ostacolo alla propria digitalizzazione (a fronte del 17% nazionale).

Di seguito, Manlio Romanelli, vicepresidente nazionale di Assintel, ha posto con chiarezza il nodo centrale della trasformazione digitale in Italia, ossia che il problema non è la tecnologia, ma la sua diffusione.

“L’Italia non ha un problema di offerta digitale – ha affermato – in quanto le soluzioni esistono, il mercato cresce e l’innovazione è disponibile. Il vero limite è che tutto questo non raggiunge in modo efficace il cuore del nostro sistema produttivo, le micro, piccole e medie imprese”.

Il gap digitale non si sta perciò chiudendo, ma allargando e questo rappresenta un rischio concreto per la competitività del Paese. Il digitale, infatti, non è più una scelta, ma una condizione necessaria per competere”.

L’Italia, dunque, secondo il vicepresidente nazionale di Assintel, si trova oggi davanti ad un bivio, subire il cambiamento o guidarlo.

“In uno scenario in cui cloud, Intelligenza Artificiale e gestione dei dati crescono rapidamente – ha quindi proseguito – molte PMI restano escluse, frenate da tre fattori principali ovvero la carenza di risorse, la mancanza di competenze e una resistenza culturale. Le aziende, perciò, non hanno paura del digitale, bensì di sbagliare”.

Da qui, per lo stesso Romanelli, la necessità di un cambio di paradigma anche per le imprese ICT, chiamate a evolversi da fornitori di tecnologia a partner strategici di trasformazione, capaci di accompagnare le aziende lungo percorsi concreti di innovazione.

“Al centro – ha ancora osservato – resta il tema delle competenze, in quanto il vero investimento non è nella tecnologia, ma nelle persone. Formazione continua, competenze operative e cultura digitale diffusa, diventano leve fondamentali per sostenere la crescita.

Un ruolo decisivo va attribuito alla Pubblica Amministrazione, che deve evolvere da semplice regolatore a soggetto abilitante, capace di semplificare, creare condizioni di accesso per le PMI e promuovere ambienti di sperimentazione e innovazione”.

Uno degli elementi centrali dell’intervento di Romanelli è stato il tema del “Buono Digitale”, proposto come nuovo modello di politica industriale. Non un semplice incentivo, ma uno strumento operativo orientato all’adozione reale delle tecnologie, che non va a finanziare l’acquisto di prodotti, ma percorsi concreti di trasformazione, costruiti sui bisogni specifici delle imprese.

“Servono perciò – ha concluso – una Pubblica Amministrazione abilitante, incentivi efficaci, nuove competenze e una collaborazione reale tra tutti gli attori. La vera domanda non è dunque quanto costi fare piano come questo, ma quanto piuttosto ci costi non farlo. Ricordiamoci infatti che, senza le PMI, non esiste trasformazione digitale e, senza trasformazione digitale, non esiste futuro”.

Patrizia Verde, direttore generale della Confcommercio provinciale, ha quindi spiegato come l’associazione di categoria sia vicina alla trasformazione digitale delle imprese del terziario grazie a una serie di servizi specifici di consulenza e formazione erogati tramite lo SPortello INnovazione di Trieste. “Si tratta – ha dettagliato – di uno strumento che appartiene alla rete EDI, l’ecosistema digitale per l’innovazione di Confcommercio, il cui compito è appunto quello di promuovere la cultura del digitale e di affiancare le realtà produttive nei loro processi di innovazione tecnologica. Al momento, stiamo accompagnando circa 40 aziende del territorio nell’accesso a informazioni e buone prassi fondamentali per la diffusione della cultura del terziario 4.0. Imprese – ha proseguito – che possono contare su un servizio di consulenza e assistenza che include la valutazione per individuare gli strumenti migliori da implementare all’interno del proprio business, la fruibilità di opportunità a fondo perduto e di accesso al credito per lo sviluppo di progetti di innovazione e la formazione sul digitale”.

“L’Intelligenza Artificiale – è intervenuto quindi il Consigliere Regionale, Claudio Giacomelli – non è più un esperimento o una congettura e, sebbene in moltissimi settori della società imponga una profonda riflessione di natura etica, in ambito economico rappresenta già oggi un concreto fattore di competitività per le imprese. Questo “fattore”, in prima applicazione, denuncia immediatamente un profondo divario tra grandi imprese e piccole/medie imprese, con un utilizzo stimato nel rapporto di 4 a 1. In questo scenario – ha proseguito – il Friuli-Venezia Giulia si è mosso con largo anticipo, attraverso il varo, nel corso di questi ultimi anni, di numerose opportunità, tra cui una, prossima, volta ad incoraggiare l’adozione dell’IA da parte di micro e piccole imprese e dei liberi professionisti”.

Giacomelli, nel rammentare come la mission dell’amministrazione, circa la transizione digitale, sia quella di finanziare, formare, semplificare ed interagire con il mondo produttivo,  ha pure ricordato l’impegno profuso e le risorse stanziate dall’amministrazione nella cornice della Legge di Bilancio 2026 che rafforza gli incentivi agli investimenti digitali delle PMI e prevede nuove misure per favorire l’adozione di tecnologie emergenti, dall’Intelligenza Artificiale alla cybersecurity.

I lavori si sono chiusi con l’intervento di Debora Serracchiani, Componente dell’Intergruppo Parlamentare per l’Innovazione, che dopo un’articolata riflessione sulle criticità che frenano lo sviluppo digitale del mondo imprenditoriale italiano, ha poi formulato alcune proposte che potrebbero contribuire a superare il gap che, a questo riguardo, vede l’Italia ancora distante da vari competitor europei.

Tra queste, una cornice normativa stabile e chiara, incentivi strutturali, la fruibilità di voucher a supporto della digitalizzazione non solo in conto capitale, ma finalizzati anche a sostenere gli investimenti, la disponibilità di crediti d’imposta specifici, l’istituzione di un Fondo Competenze, l’attivazione di un’Agenzia per l’Intelligenza Artificiale, anche al fine di orientare gli stessi investimenti e la messa a punto annuale di una Legge sul Digitale.