Gli speleologi della Commissione Grotte “E. Boegan” della Società Alpina delle Giulie – Sezione di Trieste del Club Alpino Italiano dopo vent’anni di lavoro nella grotta registrata nel Catasto Speleologico Regionale con il numero 104 (VG 87 nel Catasto Storico), hanno aperto un nuovo accesso al Timavo sotterraneo sul Carso triestino: l’Abisso Luciano Filipas, così intitolato per onorare un socio recentemente scomparso.

Si tratta della quarta cavità che, nella parte italiana del Carso Classico, giunge al Timavo sotterraneo. Situata nei pressi di Fernetti – all’interno del comprensorio dell’autoporto, la cui direzione ha dato accesso e appoggio – la grotta era nota fin dall’Ottocento come “buco soffiante” in occasione delle piene del Timavo, ma originariamente si fermava a poco più di 7 metri di profondità e per oltre un secolo era rimasta dimenticata.

I lavori di scavo e approfondimento sono iniziati con decisione nel 2006 e sono proseguiti per quasi vent’anni, tra enormi difficoltà tecniche, false piste e condizioni ambientali complicate, seguendo le correnti d’aria delle piene del Reka-Timavo provenienti da strette fessure o da frane interne. Con determinazione, gli speleologi hanno superato innumerevoli ostacoli, liberando numerosi pozzi e attrezzandoli con scale fisse, raggiungendo progressivamente profondità sempre maggiori.

Nel corso degli ultimi anni, la grotta ha mostrato numerosi e frequenti indizi della presenza del fiume sotterraneo, come allagamenti improvvisi provenienti dal basso e il ritrovamento della fauna tipica delle grotte collegate ai corsi d’acqua ipogei, quel che bastava per tenere l’entusiasmo alto, anche durante il rallentamento dei lavori dovuti alla pandemia. E non va dimenticato il peso del tempo sull’impresa: nel 2006, alcuni dei “grottenarbeiter” – i lavoratori della grotta, come li chiama la tradizione triestina – erano già sessantenni ma, nonostante il passaggio graduale di testimone tra le generazioni di speleologi, l’esplorazione è continuata con grande tenacia.

Nel gennaio di quest’anno dopo 874 uscite complessive e grazie al contributo di decine di speleologi, è stato finalmente raggiunto un nuovo pozzo che termina direttamente in una rimbombante caverna sul cui fondo (a -315 m dalla superficiescorre il corso d’acqua color verde smeraldo del Timavo sotterraneo.

La prima discesa sul fondo, avvenuta nella prima settimana di aprile, è stata dedicata al prelievo di campioni d’acqua e di sabbia, da fare analizzare prima che il passaggio umano contaminasse un ambiente ancora intatto. Si è quindi provveduto ad una sommaria indagine di ciò che stava intorno ai primi esploratori: un grande lago a monte del fiume ed un altro a valle dello stesso, di dimensioni di una cinquantina di metri ciascuno. Al loro interno sono stati anche visti e fotografati diversi protei nuotare tranquillamente.

Nelle prossime discese verranno esplorati i percorsi dell’acqua finché la stessa non sparirà al di sotto della volta della caverna, lasciando successivamente spazio alle future esplorazioni subacquee. Verrà quindi eseguito il rilievo topografico degli ambienti effettuando, inoltre, un’esaustiva documentazione fotografica.

Infine, sarà avviata una fase di ricerca scientifica con la collocazione di strumenti per il monitoraggio continuo delle acque e i test di tracciamento. I risultati attesi forniranno dati inediti sull’idrodinamica del sistema Timavo e sulla vulnerabilità dell’acquifero carsico.