A Pieve di Cadore, una nuova inedita mostra per continuare a indagare il ruolo innovativo del paesaggio nell’opera di Tiziano, a 450 anni dalla sua morte. Giungono nella terra natale del pittore tre eccezionali dipinti del Maestro e 30 opere grafiche tratte da suoi disegni o di grandi artisti precursori della nuova sensibilità o eredi dei modelli tizianeschi in tutta Europa: da Lucas Cranach e Albrecht Dürer, fino a Rembrandt, Watteau e Marco Ricci.

Nella Casa Natale del pittore anche la mostra “Paesaggi cadorini negli acquerelli di Josiah Gilbert”: il diario di viaggio del letterato e artista inglese alle origini del mito ottocentesco di Tiziano e delle terre dell’artista.

Pieve di Cadore (BL)  

Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore

18 luglio 18 ottobre

“Vi ho parlato così tante volte della sua abilità nel fare bene ogni genere di paesaggio e nel renderli così gradevoli e naturali, che si può dire che, a parte Tiziano, non esiste nessun altro pittore che ne abbia creati di paragonabili ai suoi”.

André Félibien scrittore d’arte nella Francia del Re Sole non usa giri di parole nei suoi “Entratiens” (1666 – 1688) per esaltare la qualità della pittura di paesaggio in Tiziano, mentre qualche decennio più tardi Roger de Piles figura centrale del mondo parigino dell’arte, nel lungo capitolo sul tema nel suo “Cours de peinture par principes” – una delle prime trattazioni moderne sulla pittura di paesaggio in Europa (1708) – segnala Tiziano come il migliore tra i maestri nel genere.

Suggestioni, che testimoniano come nel XVIII secolo il grande pittore cadorino fosse ancora ammirato (soprattutto in Francia, ma non solo !) per la resa dei paesaggi e anzi considerato il Maestro da cui imparare.

La mostra “Tiziano e il Paesaggio”, che si tiene a Pieve di Cadore presso il Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore dal 18 luglio al 18 ottobre 2026 è il secondo appuntamento, dopo quello organizzato in occasione delle Olimpiadi Invernali, di un progetto espositivo che nella città natale di Tiziano mira ad approfondire il ruolo innovativo svolto dall’artista nello sviluppo della concezione moderna del paesaggio nell’arte veneta ed europea.

Un progetto promosso dalla Magnifica Comunità di Cadore e dalla Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore, con la collaborazione del Comune di Pieve di Cadore, curato da Bernard Aikema e Thomas Dalla Costa con il supporto del Comitato scientifico della Fondazione e l’organizzazione generale di Villaggio Globale International, punta di diamante delle celebrazioni per i 450°anni della morte del Maestro, “Titianus Cadorinus 1576 – 2026”.

Ricerca scientifica e fascino espositivo (allestimento su progetto di FormaUbis) si uniscono in questa nuova mostra che – dopo la presenza straordinaria a Pieve di Cadore della Pala Gozzi (Ancona, Pinacoteca “F. Podesti”) – porta altri importanti capolavori di Tiziano nella sua terra natale.

Il percorso indagherà infatti le origini culturali e figurative dell’interesse del pittore cadorino per la resa dell’ambiente naturale e l’impatto avuto dai suoi paesaggi sugli artisti europei delle generazioni successive, mettendo in dialogo tre dipinti di Tiziano, prestati eccezionalmente dai Musei Capitolini di Roma (Il Battesimo di Cristo, 1511-1512), dall’Accademia Carrara di Bergamo (Orfeo ed Euridice, 1515 c.) e dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia (San Giovanni Battista, 1540 – 1542) e, con oltre trenta tra disegni e xilografie d’epoca di Tiziano e di altri importanti artisti che hanno gettato le basi della nuova sensibilità paesaggistica, o che al grande pittore si sono ispirati: da Lucas Cranach e Albrecht Dürer, fino a Rembrandt, Watteau e Marco Ricci.

Ad accompagnare la mostra – che ha il patrocinio del Ministero della Cultura e della Fondazione Dolomiti Unesco, progetto sostenuto e finanziato da Regione del Veneto, Fondo Comuni Confinanti, Provincia di Belluno, Camera di Commercio Treviso Belluno-Dolomiti, D.M.O. Dolomiti Bellunesi, con il sostegno di Fondazione Cariverona e il supporto di tanti partner – ci sarà anche un importante catalogo (ZeL

edizioni), realizzato grazie al contributo di Save Venice e di Tavolozza Foundation, con saggi e schede dei curatori, Bernard Aikema e Thomas Dalla Costa, e di

Irene BrookeBeverly BrownFrancesco Di MauroJuliette FerdinandPeter LüdemannCamilla PietrabissaJaco RutgersCarolina Trupiano e Matthias Wivel; quindi una fascinosa mostra presso la vicina Casa Natale di Tiziano, di cui si è appena concluso il restauro – “Paesaggi cadorini negli acquerelli di Josiah Gilbert”– che ci porterà a rivedere i paesaggi di Tiziano con gli occhi e attraverso le opere su carta di un romantico viaggiatore ottocentesco, pittore, scrittore, saggista e fine intellettuale, che in Cadore volle ricercare le fonti d’ispirazione del sommo artista.

Da non perdere infine i tantissimi appuntamenti che rientrano nel programma dell’Estate Tizianesca promossa ormai da ventidue anni dalla Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore in collaborazione con la Magnifica Comunità e il Comune di

Pieve di Cadore. Quest’anno il progetto – che propone un nuovo modo di vivere la

montagna e i centri minori, valorizzando il dialogo tra artepaesaggio comunità nel segno di Tiziano e dei suoi legami con queste aree – conta ben 35 eventi diffusi nel territorio, tra conferenze e incontri con prestigiosi storici e studiosiconcerti di musica classica e visite riservate, coinvolgendo venti località e venticinque luoghi d’arte del Cadore, del bellunese e delle province di Treviso, Venezia e Padova.

IL PERCORSO

Le tre sezioni in cui si articola la mostra mirano a rispondere a tre interrogativi fondamentali per esplorare con un diverso “piglio critico” il tema del paesaggio in Tiziano, senz’altro uno degli aspetti più rilevanti delle poetica del cadorino e fenomeno che ha avuto un impatto enorme nella cultura visiva successiva.

Per capire come il paesaggio contribuisca a definire il significato delle opere tizianesche, sia in pittura che nella grafica, e quali fonti formali possano aver influito nella sua personalissima interpretazione, in apertura della mostra troviamo una selezione di opere che rimandano agli esordi di Tiziano in una Venezia dai forti legami culturali e commerciali con le città dell’Europa settentrionale, e centro nevralgico della nascente industria della stampa.

Nel Battesimo di Cristo dei Musei Capitolini le figure sono armonicamente inserite in un’ambientazione che riveste un ruolo importante: un paesaggio costellato di simboli che arricchiscono semanticamente la scena proprio sopra il committente, il mercante Giovanni Ram, e un borgo con torre cilindrica e il profilo vagamente dolomitico di alcune montagne sullo sfondo; mentre nell’Orfeo ed Euridice di Bergamo (Accademia Carrara) Tiziano pare esplorare altre categorie espressive e di significato, sdoppiando il paesaggio: rassicurante e placido a sinistra, con all’orizzonte una chiesa e il suo campanile, e oscuro e intimidatorio sulla destra, con sullo sfondo la bocca dell’inferno.

Le fonti e il ruolo della pittura nordica sono resi evidenti grazie ad alcune opere di eccezionale rilievo qui esposte, come la Penitenza di San Giovanni Crisostomo di Lucas Cranach prestata dalle Gallerie degli Uffizi di Firenze – una delle più note e grandi stampe dell’artista e l’unica, tra le nove a bulino da lui realizzate, che  presenti un’ampia scena di paesaggio – e l’incisione, sicuramente nota nella Venezia di inizio XVI secolo, con Sant’Eustachio di Albrecht Dürer del 150: entrambe con una linea di orizzonte alta come quella del dipinto dell’Accademia Carrara, e quest’ultima grande lezione sulla varietà di effetti pittorici ottenibili utilizzando solamente la linea.

D’altra parte che Tiziano traesse ispirazione dalle stampe è testimoniato dalla xilografia in quattro blocchi, disposti su due registri, raffigurante il Sacrificio di Abramoincisa da Ugo Carpi su disegno di Tiziano nel 1516 circa: una delle immagini (insieme alla Sommersione del Faraone nel Mar Rosso esposta nella precedente mostra) per cui lo stampatore Bernardino Benalio aveva chiesto al Senato di Venezia il privilegio di pubblicazione.

Nella figura del pastore in alto a destra evidente è la citazione del San Giuseppe de La fuga in Egitto di Dürer (anch’essa in prestito dagli Uffizi, parte della celeberrima serie dedicata dall’artista tedesco alla “Vita della Vergine” del 1511), mentre – a dimostrazione che si trattava di una pratica diffusa – notiamo che l’intero gruppo con Sacra Famiglia della stampa dureriana ricompare in controparte nella xilografiain blocco unicodi analogo soggetto eseguita nel 1535 dal monogrammista DN su disegno di Domenico Campagnola. Qui, peraltro, lo sfondo montuoso appare una citazione quasi palmare dal blocco in alto a sinistra del Sacrificio di Abramo.

Ancora, il diverso peso assegnato al paesaggio all’interno delle opere e dunque il differente apporto semantico alla loro comprensione risulta chiaro nel confronto tra altre due importanti e bellissime opere grafichePaesaggio con grande cannone, incisione del 1518 di Albrecht Dürer, e Paesaggio con pastori e famiglia in viaggio di Domenico Campagnola. La prima, con una veduta sullo sfondo di notevole precisione topograficacon la valle del fiume Wiesent e un borgo nei pressi di Norimberga, è un’opera che ebbe enorme importanza, considerata uno dei primi esempi nell’arte occidentale in cui il paesaggio assume il ruolo di co-protagonista; nella seconda invece il paesaggio diventa proprio il reale protagonista, con le figure e il gregge sparso raffigurati su scala ridotta rispetto alla maestosità della natura che li circonda, quasi totalizzante e che richiama l’entroterra veneto.

È questa un’epoca, del resto, di grande fortuna e diffusione dei paesaggi disegnati e incisi grazie a una precisa domanda dei collezionisti che apprezzavano la sperimentazione di nuove tecniche e la capacità degli artisti di rendere il senso di luce e ombra e di descrivere la realtà circostante senza l’ausilio del colore, in opere monocromatiche. Determinante nello sviluppo e nella diffusione di disegni e stampe raffiguranti paesaggi fu l’incontro e la collaborazione tra Tiziano, l’incisore e chierico Giulio Campagnola, di formazione umanistica, e il suo erede artistico Domenico, figlio in realtà di un calzolaio tedesco.

La seconda sezione analizza, anche attraverso questi incontri, l’evoluzione della rappresentazione grafica del paesaggio all’interno dell’entourage tizianesco. Dal precoce disegno del 1510 circa Paesaggio con mulinoGiulio Campagnola sperimenta con la penna nuovi linguaggi espressivi, alternando inclinazione e

spessore linee e segni per elementi diversi. Presto Tiziano entra in contatto e comincia a collaborare sia con Giulio che, a partire dalla metà del secondo decennio, con il figlio adottivo Domenico. Spesso gli esercizi grafici di Domenico sono stati scambiati per opere di Tiziano come nel caso del Paesaggio con San Giovannino datato 1525 circa.

In questo periodo Tiziano e Domenico gettano le basi per la cristallizzazione di una nuova tipologia che ritroveremo poi rielaborata nei decenni successivi nelle opere del cadorino, come nello scorcio paesaggistico che si apre a fianco della monumentale figura di Giovanni Battista nella tela delle Gallerie dell’Accademia.

Diversi gli esempi di declinazione di questi principi base, in cui l’elemento naturale è componente significativa della composizione. Ne sono esempio due incisioni intagliate probabilmente da Nicolò Boldrini su disegno di Tiziano tra il 1520 e il 1530: San Girolamo in un paesaggio selvaggio e Paesaggio con San Francesco “: ..ogni elemento naturale, dagli alberi alle rocce, dal cielo alla nuvole – scrivono i due curatori nel saggio introduttivo del catalogo – diviene fattore compositivo imprescindibile che influisce sulla percezione dell’opera da parte dello spettatore”.

E poi Albero con due capre di Domenico Campagnola, ma anche le stampe eseguite tra il sesto e il settimo decennio in cui l’elemento naturale la fa ancora da padrona, anche se i temi cambiano: scompare il riferimento bucolico o religioso che lascia il posto a soggetti mitologici e fantasiose re-interpretazioni di note iconografie tizianesche, come l’incisione Diana e Callisto assegnata dal bulino dell’olandese Cornelis Cort o Cadmo e il Drago attribuita invece a Battista Del Moro.

La terza sezione rappresenta forse l’aspetto più innovativo del progetto espositivo “certamente foriero di nuove intuizioni e scoperte – affermano Aikema e Dalla Costa – perché ancora poco investigato”: l’impatto e la fortuna riscosse dalle opere di Tiziano, soprattutto su carta, e della a sua cerchia sulle successive generazioni di artisti, in Veneto e in Italia.

Si aprono nuove vie alle sperimentazioni e nuove occasioni di esportazione di questo approccio al paesaggio come elemento predominante: Girolamo Muziano per esempio, formatosi nella bottega padovana di Domenico Campagnola e poi in laguna, oltre a un peculiare linguaggio che unisce influssi veneziani e tizianeschi a quelli d’oltralpe, darà un contributo fondamentale alla diffusione trasferendosi a Roma.

In ogni caso tra Cinque e Seicento l’eco dei paesaggi tizianeschi si fece sentire anche fuori dai confini italiani.

Per Rembrandt, per esempio, Tiziano rappresentò sempre un punto di riferimento importante tanto sul piano tecnico che tipologico e grande fonte di ispirazione per molte composizioni, tanto che il maestro olandese copiò alcuni disegni del cadorino. In altre circostanze si ispirò direttamente alle invenzioni tizianesche, come mostra la sua nota incisione San Girolamo in un paesaggio italiano esposta in mostra accanto all’altrettanto celebre incisione di Cornelis Cort (da Tiziano) del 1566, il San Girolamo leggente nel deserto.

Le composizioni derivate o ispirate da Tiziano capaci di fungere da modelli per le generazioni successive sono molteplici; uno per tutti in mostra, Paesaggio con suonatore di ghironda e una fanciulla di Domenico Campagnola diviene uno dei più influenti modelli veneziani di questa fattispecie: in primo piano piccole figure e poi l’albero nodoso, quindi il borgo o agglomerato di case e sullo sfondo le montagne.

Proprio questa xilografia fu una delle più imitate, ispirando così artisti di variegata formazione: da Giovanni Francesco Grimaldi, a Marco Ricci, fino a Francis Torond. Cresce lo studio e l’interesse in Europa per il pittore di Pieve di Cadore e il suo innovativo approccio al paesaggio; la diffusione delle stampe, con la pubblicazione di raccolte e volumi, e il collezionismo di disegni contribuiscono a diffondere l’eredità tizianesca. Gli incroci tra artisti, collezionisti, impresari e studiosi moltiplicano dunque le occasioni di conoscenza e studio: pensiamo alla collezione del banchiere Everard Jabach ( 1618 – 1695) poi acquisita dalle collezioni reali e confluita nelle raccolte del Louvre o e a quella del ricco finanziere Pierre Crozat (1661 – 1740) che compera un gran numero disegni e li rende accessibili nel suo cabinet.

L’inventario alla sua morte registra tra gli altri 79 disegni di Tiziano, di cui molti di grande formato e un nucleo di 133 paesaggi di Domenico Campagnola. Tramite questi meccanismi il modello tizianesco e campagnolesco si diffuse tra collezionisti, amateurs, e artisti, contribuendo a consolidare nel mondo il mito di Tiziano.