L’iniziativa di Ater Udine e Ater Pordenone a cinquant’anni dal terremoto,  si è svolta fra testimonianze, documenti e il  confronto tra le esperienze del Friuli, dell’Aquila e di Modena. A cinque decenni dal terremoto del Friuli, Ater Udine e Ater Pordenone  hanno promosso  un momento di riflessione e testimonianza dedicato alla ricostruzione che trasformò le macerie in case, i cantieri in comunità e la solidarietà in un modello riconosciuto a livello nazionale.

La ricostruzione del Friuli non fu soltanto un’opera edilizia, ma un processo collettivo che restituì alle comunità case, servizi, relazioni e fiducia nel futuro. A cinquant’anni dal terremoto, Ater Udine e Ater Pordenone promuovono un momento di memoria e confronto dedicato alle donne e agli uomini che contribuirono a trasformare le macerie in un modello di rinascita riconosciuto a livello nazionale. Il Teatro Miotto di Spilimbergo ha ospitato  “Dalle macerie alle case. Le mani che hanno ricostruito”, l’iniziativa nata per rendere omaggio alle donne e agli uomini che contribuirono alla rinascita del territorio e per riportare al centro il patrimonio di competenze, responsabilità pubblica e partecipazione civile maturato in quella stagione.

L’iniziativa, rivolta agli ex dipendenti e collaboratori delle Ater,  agli amministratori pubblici, ai tecnici e ai professionisti del settore abitativo, ai cittadini, alle comunità locali, agli studenti e ai giovani professionisti, ha registrato una  numerosa e calda partecipazione di un pubblico interessato.

A moderare l’incontro, che ha visto come media partner il Gruppo Nem Quotidiani del Nordest, editore anche del Messaggero Veneto, è stata  la giornalista e scrittrice,  Luana De Francisco.  

Il programma si  è aperto  con la toccante  testimonianza del vigile del fuoco Giorgio Godina  che si trovava in servizio proprio  il 6 maggio del 1976,  e  quindi  il reading “Voci della ricostruzione”, un dialogo con alcuni dei protagonisti che contribuirono a progettare il futuro del territorio, e la tavola rotonda “Oltre le macerie. Ricostruire le case, ricostruire le comunità”.

Sono seguiti i saluti  dei protagonisti istituzionali di ieri e di oggi   tra i quali  Giuseppe Bertolo che è stato presidente IACP  Pordenone. Fra i rappresentanti istituzionali,   Mario Candido e Vanessa Colosetti, rispettivamente presidenti di Ater Pordenone e  di Ater Udine, il Vicepresidente   dell’Associazione dei Comuni terremotati, presente una nutrita rappresentanza dei Sindaci della ricostruzione del Friuli. A fare gli onori di casa il sindaco di Spilmbergo,  Enrico Sarcinelli con mons. Roberto Tondato vicario generale della Diocesi  di Concordia – Pordenone.   Ha presenziato l’incontro l’assessore alle infrastrutture e territorio della Regione Friuli Venezia Giulia,  Cristina Amirante che ha tenuto a sottolineare:   “Oggi celebriamo a cinquant’anni di distanza, la memoria  del terremoto  del 1976, un momento importante  per ricordare come  il Friuli Venezia Giulia sia stato ricostruito. E il  fatto che Ater Udine e Ater Pordenone, abbiano voluto organizzare congiuntamente questo evento  che racconta  la storia  e il ruolo che hanno avuto i due enti in quel frangente  – ha concluso l’assessore –, è un fatto significativo ancora di più  perché avviene quest’anno in cui abbiamo voluto portare la legge sulle politiche abitative  che darà  ancora maggior  impulso al ruolo delle  Ater  del Friuli Venezia Giulia  come soggetto che farà la nuova, diciamo, costruzione di edilizia popolare  della nostra regione dopo l’approvazione del piano  di governo del territorio, prevista sempre per quest’anno”.

Al confronto hanno partecipato accanto alle realtà che vissero e guidarono la ricostruzione friulana, anche  il direttore di Ater Udine, Lorenzo Puzzi,  il presidente di Ater L’Aquila, Quintino Antidormi  e  il direttore di Acer Modena, Ferruccio Masetti,  chiamati  con  Patrizio Losi, presidente di Federcasa e  Dorino Favot, presidente Anci FVG,  a condividere le esperienze maturate in contesti diversi, ma accomunati dall’obiettivo di restituire alle persone non soltanto un’abitazione, ma anche legami, appartenenza e prospettive. 

Con questa iniziativa  congiunta delle due Ater di Udine e di Pordenone, si è inteso  sottolineare come la rinascita di un territorio non sia e non debba essere solo il risultato dell’azione di un singolo ente, ma  bensì di una rete composta da istituzioni, amministrazioni locali, tecnici, operatori e cittadini. In Friuli, il ruolo dei Comuni, delle Ater e delle organizzazioni coinvolte fu  infatti, determinante per la creazione di  un sistema fondato sulla collaborazione e sulla vicinanza alle comunità.

A corredo dell’evento, alcuni pannelli  allestiti all’entrata e composti con  materiali provenienti dagli archivi delle  Ater e degli enti partecipanti come delibere storiche, progetti, planimetrie, fotografie, atti amministrativi e testimonianze a testimoniare   il lavoro svolto quotidianamente negli uffici e nei cantieri. Il percorso espositivo documenta la  memoria  dell’intenso  lavoro amministrativo e tecnico   necessario nelle emergenze come fu quella del terremoto del 1976,  spesso poco conosciuto ma fondamentale,  e fa  capire  come  anche attraverso questo, fu possibile ricostruire case, servizi e interi paesi.

Ha accompagnato l’appuntamento,  l’installazione partecipativa “Il mosaico delle mani”, un’opera collettiva guidata da Cristian Mocchiutti e  realizzata con il contributo degli ospiti e del pubblico invitati a comporla,  quale simbolo  della capacità di una comunità di ritrovarsi e ripartire attraverso un impegno condiviso.

A tutti gli intervenuti è stata consegnata una riproduzione dell’opera “Sogno che si avvera”,  che il Maestro Giorgio Celiberti ha voluto offrire ad Ater  quale immagine simbolo degli  eventi dedicati alla memoria del terremoto.

“Cinquant’anni dopo il terremoto vogliamo ricordare non soltanto ciò che fu distrutto, ma soprattutto ciò che venne costruito insieme – hanno dichiarato  congiuntamente Mauro Candido, presidente di Ater Pordenone, e Vanessa Colosetti, presidente di Ater Udine –.  La ricostruzione fu possibile grazie a una straordinaria alleanza tra istituzioni, Comuni, enti per l’edilizia pubblica, tecnici, lavoratori e cittadini. Da quella collaborazione nacque un modello capace di restituire alle persone case, servizi e fiducia”. 

“Abbiamo voluto creare anche un’occasione di incontro tra esperienze diverse –  hanno proseguito  –, invitando Ater L’Aquila e Acer Modena a condividere i rispettivi percorsi. La memoria acquista valore quando diventa patrimonio comune e strumento per affrontare le sfide del presente. Le case costruite allora rappresentano il segno concreto di un impegno collettivo che restituì dignità e speranza a migliaia di famiglie e continua a ricordarci che le comunità più forti sono quelle capaci di affrontare insieme le prove più difficili”.

L’evento, promosso da Ater Udine, Ater Pordenone e dalla Direzione centrale Infrastrutture e Territorio della Regione Friuli Venezia Giulia, ha visto la collaborazione del Comune di Spilimbergo, di Federcasa, Anci FVG, Associazione Comuni Terremotati e Sindaci della Ricostruzione del Friuli, Associazione Sindaci Emeriti del Friuli Venezia Giulia, CRAF e Scuola Mosaicisti del Friuli. 

Oggi, Ater Udine gestisce  patrimonio di 8.695 alloggi con una popolazione  residente di oltre 15.000 persone, e Ater Pordenone, 3.800 alloggi dove risiedono oltre 8.000 persone.