L’inarrestabile fenomeno della “umanizzazione” dei pet si riflette nelle ciotole di cani e gatti, guidato dal desiderio di offrire il meglio ai 4 zampe della famiglia. Secondo l’ultimo sondaggio internazionale di Dog Food Advisor, infatti, ben il 56% dei proprietari è convinto che i cani debbano seguire una dieta speculare a quella umana, mentre per i gatti la tendenza a integrare cibo “umano” coinvolge ormai circa un proprietario su 5 (20%). Eppure, uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista American Journal of Veterinary Research ha rivelato che solo il 6% delle diete casalinghe è davvero completo e bilanciato dal punto di vista nutrizionale: “Non conta solo l’affetto che mettiamo nella preparazione, ma il rispetto dell’identità biologica dell’animale preservando la dieta ideale di fronte allo stress termico dell’estate”, spiega il dott. Vittorio Saettone, veterinario ed Head of R&D&QA di Schesir
Da un pezzetto di salsiccia allungato di nascosto durante una grigliata a un assaggio di pizza sotto l’ombrellone, l’estate moltiplica le occasioni in cui gli amici a 4 zampe finiscono per condividere il cibo degli umani. Questo desiderio di condividere con loro i piaceri della tavola non è un caso isolato, ma il riflesso di una profonda evoluzione culturale che sta spingendo la cura dei pet verso dinamiche di accudimento del tutto speculari a quelle dei membri della famiglia. Una tendenza all’umanizzazione, attraverso avanzi casalinghi e integrazioni fai-da-te, che rischia però, secondo gli esperti, di mettere in pericolo la salute degli amici a 4 zampe, soprattutto nei mesi più caldi. Secondo i dati emersi dal recente sondaggio condotto da Dog Food Advisor e ripreso da autorevoli testate come Pet Food Processing, oltre la metà dei proprietari di cani (56%) ritiene che la dieta dei propri compagni di vita debba ricalcare fedelmente quella umana, traducendosi molto spesso nella scelta di mettere gli avanzi nella ciotola o cucinare “pappe umanizzate”. Una tendenza che riguarda anche i gatti. Come evidenziato da due recenti ricerche pubblicate su Journal of Feline Medicine and Surgery e Scientific Reports, il fenomeno dell’umanizzazione colpisce i felini in misura leggermente minore: circa un proprietario su 5 (20%) integra l’alimentazione principalmente con avanzi (36%). L’impatto di questa scelta è stato misurato dai ricercatori della UC Davis School of Veterinary Medicine in uno studio pubblicato sul Journal of the American Veterinary Medical Association: su 114 ricette fai-da-te per gatti analizzate, il 100% è risultato inadeguato non riuscendo soddisfare i requisiti nutrizionali minimi. Oltre la metà presentava carenze di taurina (vitale per cuore e vista), mentre il 7% conteneva persino ingredienti potenzialmente tossici come aglio e cipolla. È quanto emerge da un monitoraggio condotto dallo Schesir Respect My Nature Index su un ampio panel di testate internazionali e studi scientifici, coinvolgendo anche esperti veterinari, per capire quanto sia importante alimentare gli amici a 4 zampe rispettando la loro natura.
Alla base del successo della cucina casalinga c’è la sfiducia verso gli alimenti acquistati nei negozi, con il 50% dei pet owner che dichiara di sfamare il proprio animale con cibo preparato in casa proprio per questo motivo, ma anche quella che il New York Post ha definito come “petuition”, ovvero “ansia da animali”. Ma, come sottolineano gli esperti, il corpo di un cane o di un gatto risponde a un codice biologico diverso da quello umano: alterare il loro corretto apporto nutrizionale con preparazioni improvvisate, o affidarsi al “sentito dire”, espone i pet a potenziali scompensi nutrizionali cronici e a pericolose carenze di micronutrienti essenziali. E il rischio clinico ed energetico si amplifica drasticamente proprio durantela stagione estiva. “Non basta l’affetto, occorre rispettare l’identità biologica dell’animale: una dieta completa e bilanciata è essenziale per proteggerlo dallo stress termico estivo e prevenire patologie – spiega il dott. Vittorio Saettone, veterinario ed Head of R&D&QA di Schesir, realtà italiana leader a livello globale nella nutrizione naturale per cani e gatti – Rispettare la loro natura significa assecondare bisogni nutrizionali unici, che cambiano radicalmente in base a specie, età, stile di vita e condizioni specifiche. Pensiamo ai gatti:uno studio del British Journal of Nutrition hasvelato come in natura le loro prede siano mammiferi (78%), uccelli (16%), rettili/anfibi (3,7%) e invertebrati (1,2%):parliamo quindi di veri carnivori, con un apporto energetico giornaliero derivante dalle proteine pari al 52%,dai grassi al 46% e da elementi non-proteici solo al 2%. Lo studio ha inoltre evidenziato come i gatti domestici adulti a cui viene data la possibilità di scegliere gli alimenti optino per il 52% dell’apporto energetico giornaliero da proteine, per il 36% da grassi e solo il 12% da carboidrati: ecco perché dobbiamo rispettare la loro natura con una dieta coerente alla natura evolutiva”.
A confermare la gravità di questo scenario è anche un recente studio pubblicato sulla prestigiosa rivista American Journal of Veterinary Research nell’ambito del Dog Aging Project e guidata dal Texas A&M College of Veterinary Medicine, che ha rivelato un dato allarmante: solo il 6% delle ricette fai-da-te analizzate è risultato potenzialmente completo e bilanciato dal punto di vista nutrizionale secondo gli standard di mantenimento per cani adulti fissati dall’Association of American Feed Control Officials. Il restante 94% dei regimi alimentari ha evidenziato invece carenze o pericolosi squilibri di micronutrienti essenziali, dimostrando quanto sia rischioso improvvisare la nutrizione dei pet. “I pet necessitano di precisi fabbisogni nutrizionali: proteine di alta qualità per muscoli e tessuti (con un fabbisogno nettamente superiore nel gatto), lipidi per l’energia e le funzioni cognitive, un esatto bilanciamento di vitamine e minerali, e una corretta assunzione di acqua, fondamentale per l’idratazione e il mantenimento dell’omeostasi elettrolitica – conclude il dott. Vittorio Saettone – Le esigenze, inoltre, cambiano per specie: il gatto esige nella dieta taurina, vitamina A preformata e acido arachidonico, mentre per il cane è imperativo calibrare aminoacidi e acidi grassi essenziali. L’umanizzazione della dieta può portare infine ad assumere sostanze per noi innocue ma per loro tossiche come ad esempio cioccolato, caffè, alcolici, uva, uvetta, avocado, xilitolo e vegetali come aglio e cipolla. Da bandire anche gli impasti lievitati crudi, le ossa cotte (per il grave rischio di occlusioni o lesioni intestinali) e i farmaci a uso umano, se non esplicitamente prescritti dal veterinario”.
Ecco infine i 10 consigli degli esperti dello Schesir Respect My Nature Index per rispettare ogni giorno la natura di cani e gatti nella ciotola,proteggendo la loro salute in estate:
· Idratazione: garantire sempre acqua fresca e pulita, posizionando più punti di abbeverata in casa (strategia cruciale per i gatti) e portando sempre con sé acqua e ciotola da viaggio durante gli spostamenti per favorire il mantenimento dell’omeostasi elettrolitica.
· Sfruttare l’alimento umido: per contrastare lo stress termico e favorire una corretta idratazione profonda, valutare (su indicazione veterinaria) l’introduzione o l’aumento della quota di cibo umido nella dieta quotidiana.
· Pasti e uscite nelle ore fresche: concentrare le passeggiate e la somministrazione del cibo nei momenti meno caldi della giornata, assecondando i ritmi metabolici naturali dell’animale ed evitando la spossatezza da digestione sotto il sole.
· Igiene rigorosa della ciotola: le alte temperature estive accelerano il deterioramento del cibo. Non lasciare mai gli alimenti a disposizione per molte ore nella ciotola, specialmente se si tratta di cibo umido o se ci si trova all’aperto.
· No all’umanizzazione e ai trend “gourmet”: scegliere l’alimentazione in base ai reali bisogni della specie e non alle mode umane. Evitare la ricerca di una varietà gastronomica eccessiva, che può favorire solo vizi, selettività e squilibri intestinali.
· Rispettare la diversità tra cane e gatto: ricordare sempre che si tratta di due specie anatomicamente e biologicamente differenti. Ciò che è corretto e bilanciato per il cane può risultare gravemente insufficiente per il gatto (e viceversa).
· Basta con il fai-da-te nutrizionale: evitare diete improvvisate o basate sul “sentito dire”. Qualsiasi regime alternativo o casalingo deve essere formulato e bilanciato con il supporto scientifico di un veterinario nutrizionista.
· Controllo delle porzioni e moderazione con gli snack: rispettare i quantitativi giornalieri per evitare pericolosi eccessi calorici. I premietti e gli snack (compresi gli assaggi sotto l’ombrellone) non devono mai superare il 10% del fabbisogno calorico giornaliero.
· Attenzione personalizzata all’età e allo stato fisiologico: adattare la dieta alle diverse fasi della vita (cucciolo, adulto, anziano, sterilizzato) e monitorare con estrema attenzione i soggetti anziani, i cuccioli o i pet con patologie croniche, fisiologicamente più esposti al rischio di disidratazione estiva.
· Ambiente sereno e osservazione costante: offrire il pasto in un contesto tranquillo e privo di stress per favorire un rapporto equilibrato con il cibo. Osservare sempre i segnali del corpo (qualità del pelo, peso, vitalità) e consultare subito il veterinario in caso di inappetenza improvvisa o persistente.