Convegno di apertura della 20ª edizione
Auguri per il ventesimo anno insieme a Mare e Vitovska: Ripercorriamo insieme le esperienze del ventesimo giro di boa, con l’augurio di buon vento verso destinazioni ancora da raggiungere, sempre su rotte nuove e controcorrente. Ma soprattutto con l’augurio di rimanere vino del Carso, vino della gente del Carso, vino puramente autoctono”.
Si apre ufficialmente la 20ª edizione dell’evento Mare e Vitovska: un traguardo importante e significativo. Gli interventi vengono aperti da Stefano Cosma, che introduce il dibattito.
La parola passa al direttore del Castello di Miramare, il dott. Guido Comis. Il dott. Comis pone l’accento sulla vocazione botanica del parco di Miramare, evidenziando la possibilità che alcuni pastini possano essere destinati ad ospitare dei filari di Vitovska, così da rendere ancora più forte e significativo il legame tra il mare, il Carso e il vitigno. Cosma ritorna poi sulla posizione del Castello, circondato dal ciglione carsico su cui, storicamente, sorgevano moltissimi vigneti lungo tutta la strada costiera, fino a comprendere la piccola frazione di Barcola.

Interviene il presidente Matej Skerlj, che si allaccia a quanto detto da Comis: sarebbe bello avere qualche bottiglia di vino prodotto con le uve provenienti dai vigneti del Castello. Bottiglie simboliche, ma di grande significato. Il presidente conclude poi ricordando il grande lavoro di squadra: un’équipe fatta di persone, viticoltori e piccoli e grandi sponsor, senza i quali tutto ciò non sarebbe possibile.
Prende la parola la vice sindaca di Trieste, Serena Tonel. Ricorda che ci si trova nelle vicinanze di via del Pucino e sottolinea il legame indissolubile tra uomo e territorio, concludendo con un esempio pratico: la Vitovska. Assaggiandola, infatti, si può cogliere appieno quel grande legame.
È il turno di Igor Gabrovec, sindaco di Duino Aurisina, che concentra il suo intervento sulla necessità di non mollare e di puntare sul recupero dei terreni agricoli ora abbandonati, prima che vengano destinati a nuove constructions. Successivamente, la sindaca di Sgonico ricorda che il suo comune ospita la pianta di Vitovska più vecchia, con circa 130 anni di vita. La sindaca suggerisce di riprodurre proprio quella vigna, con la sua storia e la sua forza, destinandola a nuovi impianti.
A seguire intervengono David Pizziga del GAL, Fabio Pahor dell’Ures e Adriano Kovačič della ZKB. Tutti concordano sul grande lavoro che è stato fatto: il solco è stato tracciato e ora bisogna continuare su questa strada.

Il convegno entra nel vivo. Per Bruno Cataletto (Ais Trieste), la Vitovska rappresenta il nostro territorio, un gruppo di persone, i viticoltori. Negli anni è cresciuta la consapevolezza dei produttori e tutto il contesto si è mosso di concerto. La sinergia tra chi comunica, fa formazione e tutte le persone che ci lavorano attorno ha fatto sì che la qualità crescesse notevolmente nel tempo, in una continua e inesorabile crescita. Negli ultimi vent’anni la Vitovska è uscita dai confini locali, regionali, nazionali e, infine, europei. Tutto è nato dall’incontro in Carso tra le persone e il vino, e oggi i risultati sono davanti agli occhi di tutti. La parola che meglio può definire questo percorso è “entusiasmo”.
Segue Auguštin Devetak, della Lokanda Devetak. Si torna indietro con la memoria ai primi anni ’80, allo sfuso che si andava a cercare per il Carso per poi proporlo in osteria. Un incontro casuale con alcuni vignaioli ha portato la Vitovska a essere offerta a tutti gli avventori come aperitivo. Da un incontro fortuito è nato un legame indissolubile che continua a rafforzarsi sempre più: dallo sfuso alle bottiglie il passo è stato breve. Sono state fatte le scelte giuste al momento giusto. Devetak ricorda come, in tempi non sospetti, l’incontro tra la Vitovska e Slow Food avvenne proprio nella sua trattoria; da lì il vino è stato conosciuto, apprezzato e poi promosso in Italia e nel mondo. Infine, Devetak pone l’accento sulle varie sfumature della Vitovska, sulla sua versatilità e sulla sua capacità di essere polivalente e trasversale a molte situazioni e a diversi menù. Conclude invitando a “recuperare le pecorelle smarrite” e a coinvolgere ancora altri vignaioli. Il Carso è piccolo ed è fondamentale fare squadra, fare massa critica e avanzare tutti assieme.
La parola torna a Matej Skerlj, che ribadisce la centralità di Slow Food ricordando la figura importantissima di Carlo Petrini, recentemente scomparso. Presenta poi il prossimo ospite, Luca Martinotti, vicepresidente di Slow Food, che Matej definisce il collaboratore di Petrini.
La parola passa a Martinotti, che riparte proprio da Petrini narrandone gli aspetti giocosi, l’impegno e la serietà. Ne ricorda inoltre la profonda affezione nei confronti del Carso, dove Petrini aveva ritrovato quelle situazioni già vissute e sperimentate in prima persona negli anni ’70 e ’80 in Piemonte e nelle Langhe. Martinotti si sofferma poi sul territorio carsico: parla della durezza della terra, ma giocando con le parole afferma che tale durezza non si è trasformata negli anni in rigidità, bensì in durabilità. Un territorio con grandi valori e di grande resistenza. Martinotti conclude con l’immagine della piccola agricoltura e della viticoltura come presidio educativo, garanzia di educazione alla terra, sulla terra e per la terra. La vera conclusione del suo intervento richiama un’affermazione di Carlo Petrini: “Se non sei forte a casa tua, non sarai forte nel mondo”.

Tra gli ospiti prende la parola anche Matteo Bernardi, head sommelier de Le Calandre (3 stelle Michelin): “Il vino è l’anima di chi lo fa. Per capirlo devi conoscere i territori dove si produce”. Bernardi parla della roccia e delle radici del nostro vino come di qualcosa che va in profondità, al cuore delle cose. Rispetto a 15 anni fa, pur essendo in un’altra regione, la clientela nazionale e internazionale oggi conosce e chiede la Vitovska. Questo significa che il lavoro svolto è di altissimo livello. Bernardi conclude dicendo che parlare di Vitovska significa parlare di storia, cultura e DNA.
Cosma si sofferma poi sul luogo in cui ci si trova: durante il convegno sono passate centinaia di persone in visita al Castello. Il pensiero è immediato: chissà quante di queste persone gradirebbero provare un calice di Vitovska. Ormai il turista è preparato, conosce e vuole scoprire; insomma, il territorio ha enormi potenzialità che vanno di pari passo con lo sviluppo e l’interesse per la regione.
Matej Skerlj ricorda quindi chi ha aiutato ed è sempre stato presente in queste 20 edizioni di Mare e Vitovska: “Se abbiamo iniziato con numeri piccoli e ora siamo dove siamo, qualcosa di importante è stato fatto”. Il valore dietro la Vitovska è evidente. Infine, Matej pone l’accento sull’amicizia e sulla squadra, ricordando che ogni anno la manifestazione accoglie amici viticoltori da altre zone vitivinicole affini al Carso, nel segno dei ponti e delle alleanze.
L’ultimo intervento è a cura di Luca Sarais di Cantine Isola (Milano), una realtà amica del Carso e della Vitovska. Sarais afferma che senza il passato non c’è presente né futuro. La terra è bassa, la terra è dura, costa fatica e il lavoro va sostenuto, perché quello che fanno i viticoltori va poi proposto nelle enoteche a tutti gli ospiti. L’oste deve conoscere e deve saper comunicare a tutti ciò che c’è dietro alle etichette e alle bottiglie.
Il convegno si conclude con la proclamazione di Luca Sarais a “Cavaliere della Vitovska per il 2026”, nel ventesimo anno della manifestazione.
La manifestazione alle 18 si è spostata al Castello di Duino, per il cuore dell’evento. Prima dell’apertura vera e propria c’è stato un momento di festa, tanto giocoso quanto carico di significato. La musica ha invaso la piazza centrale del Castello per un momento musicale con canti e balli a cura Stu Ledi, seguito dal taglio di una grande torta carsolina, preparata per l’occasione dalla pastry chef dell’Antico Caffè San Marco.
www.carsovinokras.it
www.mareevitovska.eu
www.facebook.com/CarsoVinoKras
www.instagram.com/carsovinokras