I gelati confezionati costano sempre di più. In cinque anni i prezzi medi di biscotti, cornetti e stecchi hanno subito un’impennata del 40%, con picchi del 75% al chilo per alcuni marchi della grande distribuzione. Non basta la sola shrinkflation a spiegare una crescita straordinaria: dietro il fenomeno si nascondono l’inflazione sui prodotti alimentari e i rincari, spesso poco chiari, seguiti alla crisi energetica e logistica di qualche anno fa

Quella che i gelati confezionati siano diventati, con il passare degli anni, sempre più piccoli è un’impressione piuttosto diffusa. Stecchi che stanno sul palmo di una mano e cornetti che, estate dopo estate, si riducono a vista d’occhio. Ma non è l’unico fenomeno che interessa uno degli snack più iconici dell’estate, perché in modo inversamente proporzionale, al diminuire delle dimensioni sono cresciuti i prezzi. Un fattore non di certo nuovo: l’impennata dei generi alimentari è un elemento importante e che osserviamo da tempo, tanto che anche l’autorità Antritrust sta indagando per fare luce e cercarne le cause reali. Ad aver contribuito a far lievitare i costi finali per i consumatori ci sono poi fattori come la crisi energetica e i rincari dei prezzi delle materie prime, come l’aumento dei prezzi del cacao e la forte volatilità dei prezzi, che hanno reso la produzione di gelati meno conveniente per le stesse aziende.

Prezzi dei gelati: +40% in cinque anni

Secondo i dati Istat, i gelati hanno registrato in soli cinque anni aumenti del 39,6%. Nel 2022 si è registrata la prima vera impennata: i prezzi hanno subito un balzo del +13% rispetto all’anno precedente. Una situazione analoga c’è stata poi nel 2023, quando i prezzi sono saliti nuovamente, registrando un’impennata ulteriore del 16% rispetto al 2022. Fenomeno che si osserva anche per altri prodotti alimentari, come dimostra l’ultima indagine sui prezzi di pizza e bibita svolta ad aprile, in cui abbiamo riscontrato rincari fino al 26% rispetto al 2021.

I gelati sono aumentati più dell’inflazione dei generi alimentari

Questa crescita straordinaria è legata principalmente alla crisi energetica e logistica: nel biennio 2022-2023 infatti i prezzi alimentari hanno registrato un aumento storico in Italia, con un’inflazione media annua per questi beni del +8,8% nel 2022 e del +9,8% nel 2023. Dati alla mano, i prezzi dei gelati sono aumentati più rispetto all’inflazione dei generi alimentari

La shrinkflation anche nei gelati

Tra le motivazioni dietro i rincari dei gelati, troviamo anche la già citata shrinkflation, il fenomeno che rimpicciolisce le confezioni dei prodotti ma non i loro prezzi. Ed è vero che ci sono alcuni iconici gelati che hanno cambiato il loro formato nel corso degli anni.

Quali gelati sono diventati più piccoli (aumentando i prezzi)

Per fare alcuni esempi, basti pensare che il Magnum classic cinque anni fa pesava 79 grammi, oggi ne ha persi 4 e il suo peso finale è di 75. Stesso discorso per la Coppa del Nonno: cinque anni fa il prodotto conteneva 72 grammi, oggi siamo a 65. Il Maxibon al momento pesa 96 grammi, ma in cinque anni ne ha persi 6 (nel 2021 era da 102 grammi). La perdita di peso comporta però una crescita del prezzo a porzione: per acquistare un Magnun Classic oggi spendiamo il 26% in più rispetto a cinque anni fa, per un Maxibon il 43% in più e per la Coppa del Nonno il 25% in più. Questo significa che l’aumento dei prezzi al chilo è ancora più alto di quelli a porzione: rispetto al 2021, infatti, quello del Maxibon è aumentato del 53%, seguito dalla Coppa del Nonno (+38%) e Magnum Classic (+32%).

Quanto pesa la riduzione del formato

Questo fenomeno potrebbe essere legato a fattori nutrizionali? Com’è avvenuto per alcune merendine confezionate, per le quali si era ridotta la porzione per indurre a consumare meno calorie e grassi, abbiamo ipotizzato che dietro la riduzione delle confezioni dei gelati ci fosse un ragionamento simile. Ma in realtà, se osserviamo i dati, ci accorgiamo che così non è.

Meno grammi, ma quasi le stesse calorie

I vantaggi nutrizionali della riduzione della porzione sono ridotti o soggetti a interpretazioni contrastanti. Le calorie per porzione sono infatti le stesse, o leggermente più basse, e i grassi totali e i saturi sono spesso gli stessi rispetto al 2021, come è evidente dal confronto.

L’impatto delle riformulazioni

Più di frequente, questo è l’impatto di riformulazioni, in parte dovute al cambiamento di grassi. Per esempio, in alcuni prodotti il burro della ricetta del 2021 è stato sostituito con il grasso di cocco, uno tra gli oli vegetali più economici. Ad ogni modo, questa riduzione del singolo gelato, solo per questi tre prodotti, ha comportato un aumento del prezzo a porzione dal 25% al 43% rispetto al 2021, senza che questo avesse grossi vantaggi dal punto di vista nutrizionale. Tradotto in prezzo al chilo, l’aumento è ancora più significativo.

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Le ragioni del caro gelati

Come spiegare allora le ragioni del caro gelati? La situazione è molto più complessa di quella che sembra. Perché risulta decisamente arduo stabilire quanto sia l’impatto solamente della shrinkflation e quanto invece quello dell’inflazione, sempre presente in un sistema, fisiologica o straordinaria che sia. E si deve considerare che i gelati che hanno visto una riduzione del formato sono la minor parte. Se anche dal punto di vista esperienziale un consumatore può notare la differenza e rimanere deluso, non possiamo quindi non tenere in considerazione che, a prescindere dal cambio di formato, i prezzi sarebbero aumentati comunque.

Molti prodotti sono aumentati senza cambiare formato

Nella tabella mostriamo alcuni esempi. Come si può notare, i rincari nei prezzi al chilo rispetto al 2021 vanno dal +11% degli Stecchi Ricoperti Valsoia al +75% del Nuii Ice Cream Adventure, pur avendo mantenuto la medesima porzione.

Aumenti diversi tra marchi

Com’è evidente solo da questi esempi, possiamo affermare che non è la shrinkflation ad aver guidato i rincari che si registrano sul mercato, avendo coinvolto solo una parte minoritaria dei prodotti analizzati. È stata importante anche la situazione di crisi di qualche anno fa, con il seguito di rincari che ogni crisi porta dietro con sé. E parliamo di rincari decisamente poco chiari, altrimenti non si spiegherebbero dinamiche di prezzo così differenti tra prodotto e prodotto come quelle che abbiamo riscontrato.

Perché alcuni rincari superano il 70%?

Come è evidente dagli esempi, il Cono Esselunga è aumentato del 20% al chilo e quello Coop del 27%, mentre il Cinque Stelle Sammontana del 43% e il Cornetto Algida quasi del 60%. Tra gli stecchi ricoperti, sempre con lo stesso formato e porzione, perché quelli Valsoia sono aumentati dell’11%, quelli Conad del 35%, i Gruvi Sammontana del 41%, Eurospin del 50% e Nuii ben il 75%? Mentre il Magnum classico, che ha subito shrinkflation, ha visto un rincaro del 32% al chilo. La situazione è decisamente poco chiara, e il consumatore sta arrivando a pagare alcuni prodotti (soprattutto di marca) più del 70% rispetto al 2021.

Attenzione ai formati che possono confondere

Come se già non fosse già abbastanza complicato, al contesto si aggiunge ulteriore complessità dovuta alla presenza nei supermercati di alcuni formati che possono confondere. Esistono confezioni per lo stesso prodotto ma con diversa porzione. Prendiamo il caso del Cornetto Algida: c’è la confezione che contiene 6 cornetti da 75g l’uno, ma anche quella con 8 cornetti in cui il singolo gelato è da 60g. E il prezzo al chilo non scende, anzi: il formato da 6x75g costa circa 13,32 euro, mentre quello da 8x60g circa 14,50 euro. Quindi quel che il consumatore può fare, è di guardare il prezzo al chilo e scegliere di conseguenza.

Emanuela Bianchi, esperta di alimentazione e prodotti alimentari: “Dopo una serie di rinvii, dovuti soprattutto al confronto con la Commissione europea, entra finalmente in vigore la norma del Codice del consumo che introduce un nuovo obbligo di informazione sulla shrinkflation. Quando un prodotto viene venduto in una confezione più piccola senza una corrispondente riduzione del prezzo, i consumatori dovranno essere informati in modo chiaro. L’obiettivo è rendere più facile accorgersi delle riduzioni di quantità e valutare con maggiore consapevolezza il reale costo del prodotto”.