Venerdì 3 luglio riapre il Museo Petrarchesco Piccolomineo, al terzo piano della Biblioteca civica Attilio Hortis, in via Madonna del Mare 13, dopo il rinnovo dei locali espositivi.

Il museo riapre al pubblico, ad ingresso libero, con un nuovo allestimento della mostra permanente, curato da Alessandra Sirugo, arricchito da alcune opere in gesso restaurate nel 2025.

Un’occasione per riscoprire il prezioso patrimonio dedicato a Francesco Petrarca ed Enea Silvio Piccolomini in un percorso espositivo completamente rinnovato.

Il Museo petrarchesco piccolomineo, com’è noto, cataloga, studia e valorizza il patrimonio di manoscritti, libri e opere d’arte donati da Domenico Rossetti de Scander, avvocato, filologo e collezionista, al Comune di Trieste.

Egli durante l’impero di Francesco II (1815-1835), acquisì e formò due raccolte d’importanza mondiale su Francesco Petrarca ed Enea Silvio Piccolomini.

L’esposizione propone nella prima sala i manoscritti del Vescovo di Trieste e numerosi incunaboli delle opere di Enea Silvio Piccolomini, Papa Pio II. Si potranno osservare la lettera autografa di Piccolomini inviata da Graz il 20 maggio 1447, in cui il Vescovo appena nominato scrive ai canonici della cattedrale, scusandosi per la temporanea lontananza da Trieste per recare un’ambasciata dell’Imperatore Federico III , e l’incunabolo delle Lettere laichestampato a Colonia verso il 1480 dove, in una missiva del 12 marzo 1455 Piccolomini descrive con meraviglia i fascicoli della Bibbia usciti dai torchi di Gutemberg a Francoforte, lodando la perfezione dei caratteri che si sarebbero potuti leggere “senza occhiali” .

Di grande spessore anche l’esposizione dedicata, nella seconda sala, a Francesco Petrarca, tra cui emergono Le cose volgari di messer Francesco Petrarcha impressa a Venezia da Aldo Manuzio nel luglio 1501. Si tratta del primo libro italiano impresso col carattere minuscolo “corsivo” , disegnato e inciso da Francesco da Bologna sul modello della scrittura dei documenti del XV secolo. Aldo Manuzio (Bassiano – Latina 1449- Venezia 1515) stampò il testo sulla base dei manoscritti del Petrarca ricevuti da Pietro Bembo. L’edizione data alle stampe, curata dal giovane umanista, fu la migliore fra quelle pubblicate fino ad allora.

All’epoca napoleonica appartiene poi la costosa edizione delle Rime di Francesco Petrarca, impressa a Parma dal maestro Giambattista Bodoni nel 1799, il quale disegnò un carattere con grande contrasto nelle sue linee e un’estremità definita, determinando una rivoluzione per la comunità tipografica, punto di partenza dei caratteri “moderni”.

L’esposizione è arricchita da alcune opere d’arte restaurate nel 2025, come il busto di Pio II , dello scultore ungherese Alberto Brestyánszky (1834-1895), calco di quello in bronzo fuso di papa Pio II Piccolomini collocato sulla facciata della Cattedrale di San Giusto nel 1862.

Un secondo prezioso recupero alle collezioni è quello del bozzetto del monumento a Domenico Rossetti, opera degli scultori Antonio Garella e Augusto Rivalta, cui fu affidata l’esecuzione del monumento in bronzo collocato davanti all’ingresso principale del giardino comunale “Muzio de Tommasini” nel 1901.

L’esposizione, visitabile in via Madonna del mare 13 (3. piano) dal 3 luglio 2026, è ad ingresso libero, aperta da lunedì a sabato dalle 9 alle 13, il mercoledì anche dalle 14 alle 18; chiusa la domenica e le festività .

Visite guidate sabato alle 11 e su appuntamento (interi: € 4,60; ridotti € 2,60). Aggiornamenti: profilo Facebook Museo petrarchesco piccolomineo; instagram: Letteraturatrieste;

sito web: museopetrarchesco.it; per informazioni: tel 0406758184; 3452984179

e-mail: [email protected]