Da Sesto al Reghena il confronto tra Veneto e Friuli Venezia Giulia sulle nuove sfide della resilienza climatica. Al centro interconnessioni, PFAS, pianificazione e investimenti per garantire acqua sicura alle future generazioni.
L’acqua non conosce più confini amministrativi, deve essere sempre più un bene interconnesso e strutturato con una pianificazione condivisa.
Di fronte agli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico, alla crescente pressione sulle risorse idriche e alle nuove sfide poste dalla qualità dell’acqua, Veneto e Friuli Venezia Giulia scelgono la strada della pianificazione condivisa, delle interconnessioni e della cooperazione tra territori.
È questo il messaggio emerso dal convegno “Resilienza idrica e tutela del territorio. L’aggiornamento del MOSAV e del Masterplan FVG e le nuove sfide per la sicurezza idrica dei territori”, promosso da Confservizi Veneto Friuli Venezia Giulia in occasione dell’Assemblea dei Soci e ospitato nella sede di Livenza Tagliamento Acque a Sesto al Reghena.
Un confronto che ha riunito istituzioni regionali, gestori del servizio idrico integrato, rappresentanti delle utilities e tecnici del settore per discutere di sicurezza degli approvvigionamenti, qualità della risorsa e resilienza dei territori.
Ad aprire i lavori sono stati Andrea Vignaduzzo, Presidente di Livenza Tagliamento Acque, Marco Zecchinato, Assessore della Regione Veneto, e Roberto Gasparetto, Presidente di Confservizi Veneto Friuli Venezia Giulia.
“Oggi l’acqua non è più soltanto una risorsa da gestire: è una questione strutturale di sicurezza territoriale, di salute pubblica, di competitività dei sistemi economici e di qualità della vita delle comunità. Gli effetti del cambiamento climatico, la crescente pressione sulle risorse e la comparsa di nuovi inquinanti ci impongono un cambio di paradigma. La resilienza idrica non si costruisce per compartimenti stagni ma attraverso la capacità di fare sistema tra territori, gestori e istituzioni”, ha dichiarato Roberto Gasparetto, Presidente di Confservizi Veneto Friuli Venezia Giulia.
Al centro degli interventi tecnici l’evoluzione del MOSAV, il Modello Strutturale degli Acquedotti del Veneto, e il Masterplan Friuli Venezia Giulia, due strumenti che condividono una medesima visione: superare la frammentazione storica delle reti e costruire un sistema capace di garantire il cosiddetto “soccorso idrico” anche nelle situazioni più critiche.
Le interconnessioni tra sistemi acquedottistici sono state indicate come una delle risposte più efficaci per affrontare le vulnerabilità generate dal cambiamento climatico, dalle crisi idriche e dall’aumento della domanda di acqua di qualità.
Nel corso del confronto è emerso come il vero salto di qualità richiesto oggi al sistema idrico non riguardi soltanto le infrastrutture, ma la capacità di costruire una governance condivisa tra territori e gestori.
Il concetto di interconnessione è stato infatti indicato come la vera infrastruttura strategica del futuro: non solo collegamenti fisici tra reti acquedottistiche, ma anche condivisione di competenze, dati, tecnologie e modelli di pianificazione capaci di garantire continuità e sicurezza degli approvvigionamenti su scala sempre più ampia.
Particolare attenzione è stata dedicata al tema della qualità della risorsa idrica e agli inquinanti emergenti.
I PFAS sono stati indicati come uno dei principali banchi di prova per il sistema idrico dei prossimi anni. La resilienza, infatti, non riguarda soltanto la quantità di acqua disponibile ma anche la sua sicurezza sanitaria. Da qui la necessità di investire in ricerca, innovazione tecnologica, monitoraggio avanzato e sistemi di trattamento sempre più efficaci per anticipare i rischi e tutelare cittadini e territori.
Accanto agli aspetti tecnologici è emerso anche il tema della sostenibilità economica degli investimenti.
Le nuove direttive europee, gli standard sempre più elevati richiesti per la tutela della salute pubblica e gli interventi necessari per l’ammodernamento delle reti richiederanno infatti risorse importanti. Una sfida che coinvolge istituzioni, enti regolatori, gestori e cittadini e che impone un equilibrio tra qualità del servizio, sostenibilità tariffaria e capacità di investimento.
Nel corso della tavola rotonda “Sicurezza idrica del Nord Est: sinergie e prospettive”, moderata dalla giornalista Micaela Faggiani, il dibattito si è concentrato sulle principali vulnerabilità che il sistema idrico dovrà affrontare nei prossimi anni, sulla necessità di una pianificazione di area vasta e sul ruolo che Veneto e Friuli Venezia Giulia possono svolgere come territori guida nelle politiche di sicurezza idrica.
Tra gli spunti emersi, la necessità di passare da una logica emergenziale a una cultura della prevenzione e della pianificazione, riconoscendo l’acqua come una infrastruttura strategica al pari dell’energia, indispensabile per lo sviluppo economico, la qualità della vita e la competitività dei territori.
“L’acqua è una risorsa che non conosce confini amministrativi. Per questo rappresenta la migliore metafora della sfida che abbiamo davanti: passare da sistemi separati a sistemi interconnessi, da risposte individuali a strategie condivise. Se sapremo percorrere questa strada, la resilienza non sarà soltanto la capacità di reagire alle crisi, ma diventerà una leva concreta di sviluppo e di futuro per i nostri territori”, ha concluso Gasparetto.
Dal confronto tra Veneto e Friuli Venezia Giulia è emersa una convinzione condivisa: la sicurezza idrica sarà una delle grandi questioni strategiche dei prossimi decenni.
Per affrontarla serviranno infrastrutture, innovazione tecnologica e investimenti, ma soprattutto capacità di cooperazione tra territori e istituzioni.
In questa prospettiva il Nord Est si candida a diventare un vero laboratorio nazionale della resilienza idrica, mettendo a valore esperienze come il MOSAV e il Masterplan Friuli Venezia Giulia e costruendo una cultura della pianificazione capace di anticipare le crisi anziché limitarsi a gestirle quando si manifestano.
“La decisione già assunta 25 anni fa dalla Regione Veneto di approvare il Modello Strutturale degli Acquedotti del Veneto (MoSAV) si è dimostrata una scelta lungimirante per dare maggiore stabilità, sicurezza e resilienza all’approvvigionamento di acqua di buona qualità per la popolazione veneta; soprattutto nei momenti di particolare criticità venutisi a creare in alcune aree della regione a causa di eventi siccitosi o di situazioni di inquinamento, la possibilità di interconnettere gli acquedotti di competenza di diversi gestori ha dato la possibilità di trovare adeguate soluzioni e garantire continuità di fornitura a tutta la popolazione. Con la revisione ora in corso si intende rafforzare questo approccio per superare su tutto il territorio le situazioni di maggior fragilità di approvvigionamento e assicurare a tutti i territori una uniforme qualità dell’acqua così importante per la salute dei cittadini” Queste le parole di Marco Zecchinato Assessore alla Governance del Sistema Idrico della Regione del Veneto.
A chiudere Carlo Andriolo, Amministratore Delegato di AcegasApsAmga S.p.A
“L’acqua non si ferma ai confini amministrativi e nemmeno la sua gestione può più farlo. Il Masterplan del Friuli Venezia Giulia nasce proprio con questo obiettivo: costruire un sistema resiliente, interconnesso e capace di affrontare le sfide del cambiamento climatico attraverso la collaborazione tra gestori, istituzioni e territori. Solo con una visione condivisa possiamo garantire sicurezza degli approvvigionamenti e qualità della risorsa anche per le generazioni future.”