UN VIAGGIO TRA RAGTIME, JAZZ E SWING SOPRANO LAURA ANTONAZ, PIANOFORTE ERIKA CRINÒ TRA I CABARET DI PARIGI E BERLINO

C’è una musica che siamo abituati a immaginare composta, elegante, rigorosa. Una musica che riempie i grandi teatri e le sale da concerto, dove ogni nota sembra seguire un percorso già scritto dalla storia. Poi esiste un’altra faccia della stessa medaglia: quella curiosa, ironica, anticonformista, capace di lasciarsi sedurre dai ritmi del Novecento, dalle atmosfere fumose dei cabaret, dall’energia del jazz, dalla leggerezza dello swing e perfino dall’irresistibile vitalità del ragtime.
È proprio questo volto sorprendente della musica colta che lunedì 20 luglio, alle ore 21, avrà luogo, nel magnifico “Giardino del Museo Sartorio”, uno degli angoli più suggestivi della città, il concerto “Classica e/o ribelle? Ovvero… I 3 Johnny. Intrusioni di Compositori Classici tra Rag, Jazz e Swing”, una proposta raffinata quanto originale che invita il pubblico ad ascoltare alcuni tra i più grandi compositori del Novecento sotto una luce completamente diversa.
La serata è stata curata dall’Associazione Friedrich Schiller ed è inserita nel prestigioso cartellone di “Trieste Estate 26”, la rassegna culturale che accompagna l’estate cittadina con spettacoli, concerti e appuntamenti di grande qualità. Anche questo evento è stato offerto gratuitamente grazie alla collaborazione e al sostegno del Comune di Trieste, di “IoSonoFVG”, di “Musei Trieste Museums“ e della stessa “Trieste Estate 26”, realtà che ancora una volta dimostrano quanto la cultura possa diventare un patrimonio condiviso, accessibile a tutti e capace di valorizzare luoghi di straordinaria bellezza.
Il Giardino del Museo Sartorio non è soltanto una cornice. È parte integrante dello spettacolo, quando il sole lascerà lentamente spazio alla sera e le luci inizieranno ad accendersi tra il verde del parco, questo elegante spazio cittadino assume un fascino particolare, gli alberi diventano le quinte naturali, il silenzio del giardino accompagna ogni sfumatura musicale e il pubblico si ritrova immerso in un’atmosfera raccolta, quasi sospesa nel tempo. È uno di quei luoghi in cui la musica sembra respirare insieme alla natura, regalando emozioni che difficilmente potrebbero nascere in una sala tradizionale.
In questo scenario prenderà forma un programma costruito con intelligenza e sensibilità, capace di sorprendere anche chi frequenta abitualmente il repertorio classico. Il titolo stesso del concerto è una provocazione elegante: “Classica e/o ribelle?”. Una domanda che trova risposta già dalle prime pagine del programma, dove compositori universalmente riconosciuti come pilastri della musica colta mostrano un volto inatteso, lasciandosi contaminare da linguaggi popolari, ritmi americani, melodie nate nei locali notturni, nelle sale da ballo o nei cabaret europei.
Il filo conduttore è rappresentato dai tre “Johnny” evocati nel sottotitolo, personaggi che attraversano il repertorio come simboli di un’epoca vivace e inquieta nella quale i confini tra musica colta e d’intrattenimento iniziano progressivamente a dissolversi.
Ad accompagnare il pubblico in questo percorso sono due artiste che da anni rappresentano un punto di riferimento nel panorama musicale italiano.
Il soprano Laura Antonaz, si distingue per una carriera costruita con rigore, passione e grande versatilità. La sua formazione l’ha portata ad affrontare un repertorio vastissimo, dalla musica antica alla lirica, dalla musica da camera fino alle pagine del Novecento, dimostrando sempre una particolare attenzione all’interpretazione del testo e alla ricerca espressiva. Nel corso della sua attività concertistica ha collaborato con importanti direttori, ensemble e istituzioni musicali, portando la propria voce in numerose rassegne e festival sia in Italia sia all’estero. La qualità del fraseggio, l’eleganza dell’emissione e la capacità di adattarsi ai linguaggi più diversi rendono ogni sua interpretazione intensa e coinvolgente. In un programma come questo, dove il confine tra teatro, canzone e musica da concerto diventa estremamente sottile, la sua sensibilità interpretativa rappresenta un elemento fondamentale per restituire tutta la ricchezza emotiva delle composizioni proposte. Prediligendo la vocalità barocca e cameristica, ha frequentato l’ Accademia estiva di Musica Antica di Innsbruck ed ha in seguito svolto attività concertistica in collaborazione con ensembles specializzati nell’esecuzione storicamente informata, tra i quali I Barocchisti, Les Nations, Odhecaton, La Risonanza, Ensemble La Fenice, Concerto Italiano ed altre.
Dal debutto nel Flauto Magico di Mozart, il suo percorso nella lirica e proseguito con Cavalli, Paisiello, Jommelli, von Weber, Offenbach, Gluck fino all’Agrippina di Handel a Buenos Aires. L’oratorio e il Lied classico e romantico sono punti fermi nel suo repertorio. E’ stata ospite di prestigiosi Festival – quali il Festival van Vlanderen di Bruges, Utrecht, MiTo Settembre Musica, Musica en Canarias, Music for the Stage a Londra, Rio de Janeiro, ‘Mostly Mozart’ al New York Lincoln Centre, Graz Styriarte, Salzburger Festspiele e vanta una discografia che include oltre 50 titoli pubblicati da Tactus, Stradivarius, Erato, Decca,
Dynamic, Discantica, Amadeus. Ha partecipato a trasmissioni radiofoniche e televisive in Italia, Svizzera, Belgio, Francia, Germania, Slovenia ed è invitata a condurre seminari di vocalità in ambito corale e laboratori inerenti al madrigale e alla letteratura liederistica.
Accanto a lei vi è al pianoforte Erika Crinò, musicista di grande esperienza che ha sviluppato un percorso artistico caratterizzato da una particolare attenzione alla musica da camera e all’accompagnamento vocale. Diplomata con brillanti risultati, ha perfezionato la propria formazione collaborando con interpreti di primo piano e partecipando a numerosi progetti concertistici. La sua attività l’ha portata a esibirsi in prestigiose sedi italiane e straniere, maturando uno stile interpretativo nel quale precisione tecnica e sensibilità musicale procedono sempre di pari passo. Chi conosce Erika Crinò sa quanto il suo pianoforte riesca a diventare molto più di un semplice accompagnamento: ogni pagina prende forma attraverso un dialogo continuo con la voce, nel quale equilibrio, ascolto reciproco e capacità narrativa contribuiscono a costruire un’esperienza musicale completa. Il suo amore per la musica da camera l’ha portata a collaborare con la percussionista Beverley Johnston (Professor, University of Toronto) e la flautista Susan Hoeppner (Professor, Royal Conservatory of Toronto), con la violista Rivka Golani (Professor, TrinityCollege of Music, London), con il clarinettista Cris Inguanti (Professor, Northern ArizonaUniversity), col violinista Stefano Furini (Spalla, Teatro Verdi di Trieste) ed il cornista Imerio Tagliaferri (primo corno, Teatro Verdi di Trieste), e in numerose esibizioni con la violinista canadese Joyce Lai (Spalla, Canadian Sinfonietta), il fagottista croato Zarko Perišić e la pianista ucraina Marianne Humetska. Attualmente e docente titolare di pratica pianistica al Conservatorio ‘Bonporti’ di Trento. Si e inoltre dedicata al sostegno della ricerca sul cancro, esibendosi come solista per l’Istituto “Mario Negri” sia a Roma sia a Milano, e per l’Istituto “Tumori della Romagna” all’Auditorium “San Giacomo” di Forlì e a Ravenna.
L’intesa artistica tra Laura Antonaz ed Erika Crinò rappresenta uno dei punti di forza dell’intera serata. Non si tratta soltanto dell’incontro fra una soprano e una pianista, ma di due musiciste che condividono da tempo una profonda attenzione verso il repertorio cameristico e che hanno sviluppato una complicità interpretativa capace di rendere ogni esecuzione naturale, spontanea e ricca di sfumature. Proprio questo dialogo costante tra voce e pianoforte accompagna il pubblico lungo un percorso nel quale ogni composizione possiede un carattere diverso, una propria atmosfera e una storia tutta da raccontare.
Il concerto, infatti, non propone una semplice successione di brani, ma costruisce un racconto musicale che attraversa alcuni dei momenti più affascinanti del Novecento europeo e americano. È un invito ad ascoltare senza pregiudizi, lasciandosi guidare dalla curiosità e dalla sorpresa. Chi pensa di conoscere già questi compositori scoprirà aspetti inattesi della loro creatività; chi invece si avvicina per la prima volta alla musica classica comprenderà quanto essa possa essere viva, coinvolgente e persino divertente.
Il viaggio musicale prende avvio con Arnold Schönberg, figura spesso associata alla rivoluzione della dodecafonia e alle pagine più complesse del Novecento. Eppure anche lui, agli inizi della propria carriera seppe guardare con interesse al mondo del cabaret berlinese. “Der genügsame Liebhaber”, tratto dai “Brettl-Lieder”, racconta proprio quella stagione artistica nella quale il compositore sperimenta una scrittura ironica, leggera e teatrale, dimostrando che perfino uno dei grandi innovatori della storia della musica poteva divertirsi a giocare con melodie immediate e atmosfere popolari.
Il programma prosegue con un altro protagonista assoluto della modernità musicale, Claude Debussy, compositore che ha rivoluzionato il linguaggio armonico aprendo nuove prospettive sonore. Ma anche Debussy, accanto ai suoi capolavori più celebri, amava osservare il mondo con curiosità. Lo testimonia “La Diva de l’Empire”, elegante omaggio alla canzone francese dei “Café-concert”, dove raffinatezza e leggerezza convivono in perfetto equilibrio. A questo si affianca il celeberrimo “Golliwog’s Cakewalk”, affidato al pianoforte solo, pagina brillante nella quale il musicista francese si lascia conquistare dal ritmo contagioso del cakewalk, danza americana antesignana del ragtime.
Anche Erik Satie, spirito libero per eccellenza, trova naturalmente posto in questo itinerario. Compositore fuori da ogni schema, ironico, provocatorio e sempre imprevedibile, fu tra i primi a intuire che la musica poteva dialogare con il quotidiano senza perdere la propria dignità artistica. Le sue intuizioni avrebbero influenzato intere generazioni di musicisti, contribuendo ad abbattere quelle barriere che per secoli avevano separato il linguaggio colto da quello popolare.
Il concerto entra poi nell’universo di Kurt Weill, autore tedesco che seppe trasformare il teatro musicale del Novecento fondendo lirica, jazz e cabaret in uno stile assolutamente personale. Brani come “Surabaya Johnny” e “Youkali” raccontano un mondo fatto di passioni, malinconie e illusioni, dove ogni melodia possiede la forza narrativa di un piccolo racconto teatrale. Sono pagine intense, nelle quali la voce diventa protagonista assoluta e accompagna l’ascoltatore dentro emozioni che conservano ancora oggi una sorprendente modernità.
Ed è proprio in questo continuo passaggio tra mondi apparentemente lontani che il concerto costruisce il proprio fascino: dimostrare come la grande musica non abbia mai avuto paura di contaminarsi, di sperimentare e di parlare il linguaggio del proprio tempo.
Proseguendo il percorso musicale si arriva a un altro gigante del Novecento, Igor Stravinskij, autore che più di altri ha saputo reinventarsi nel corso della propria carriera. Se il suo nome richiama immediatamente pagine monumentali come “L’Uccello di fuoco” o “La Sagra della Primavera”, il pubblico scoprirà invece un compositore capace di sorridere, di giocare con i ritmi americani e di lasciarsi affascinare dalle sonorità del jazz, senza mai rinunciare alla propria straordinaria personalità. La sua scrittura conserva sempre quella precisione quasi geometrica che lo ha reso celebre, ma si veste di colori nuovi, dimostrando quanto fosse aperto alle trasformazioni musicali che attraversavano il secolo scorso.
La stessa curiosità caratterizza Benjamin Britten, musicista inglese tra i più importanti del Novecento, il quale pur rimanendo profondamente legato alla tradizione seppe osservare con interesse le nuove forme espressive nate oltreoceano. Anche nella sua produzione più brillante emerge il desiderio di dialogare con linguaggi diversi, mantenendo sempre quella raffinatezza armonica che rappresenta una delle sue cifre stilistiche più riconoscibili.
Con Francis Poulenc il viaggio assume toni ancora differenti. Spirito vivace, elegante, ironico e profondamente francese, Poulenc fu uno dei protagonisti di quella generazione di compositori che non ebbe timore di abbattere i confini tra musica colta e musica leggera. Nelle sue pagine convivono lirismo, humour e una spontaneità che conquista immediatamente l’ascoltatore. È una musica che sembra sorridere, senza mai perdere profondità, e che riesce a raccontare un’intera epoca con apparente semplicità.
Naturalmente non poteva mancare George Gershwin, il compositore che forse più di ogni altro ha dimostrato come il jazz potesse entrare definitivamente nella grande musica. Pianista, autore di musical, innovatore instancabile, Gershwin riuscì a fondere il linguaggio classico europeo con il ritmo pulsante dell’America moderna, creando uno stile assolutamente personale che ancora oggi continua ad affascinare interpreti e pubblico. La sua presenza nel programma rappresenta quasi il punto d’incontro ideale tra i due mondi raccontati dal concerto: quello della tradizione e quello della libertà creativa.
Accanto a lui compare anche William Walton, compositore britannico dalla scrittura brillante ed energica, che negli anni Venti e Trenta accolse con entusiasmo le influenze del jazz e della musica da ballo. Le sue composizioni restituiscono il clima vivace di un periodo nel quale ogni nuova sonorità sembrava poter diventare materiale prezioso per la musica d’arte.
Lo stesso spirito anima le pagine di William Bolcom, musicista americano contemporaneo che ha dedicato una parte significativa della propria produzione proprio al recupero del regtime e delle forme popolari statunitensi. Nelle sue opere convivono virtuosismo pianistico, gusto teatrale e una continua capacità di sorprendere l’ascoltatore, rendendo omaggio a una tradizione che continua ancora oggi a ispirare nuovi linguaggi.
Il programma si arricchisce inoltre di pagine firmate da Richard Stein, autore particolarmente vicino all’atmosfera del cabaret europeo tra le due guerre e da Sholom Secunda, compositore nato nell’Europa orientale ma affermatosi negli Stati Uniti, capace di fondere la tradizione ebraica con il teatro musicale americano. Anche queste presenze contribuiscono ad ampliare ulteriormente gli orizzonti del concerto, dimostrando come il Novecento musicale sia stato un laboratorio continuo di incontri, contaminazioni e sperimentazioni.
In fondo è proprio questa la forza di “Classica e/o ribelle?”: ricordarci che i grandi compositori non sono figure immobili rinchiuse nei libri di storia della musica, ma uomini e donne che hanno vissuto il proprio tempo, ne hanno respirato i cambiamenti e spesso li hanno anticipati, accogliendo con entusiasmo influenze provenienti dai luoghi più diversi, dai locali di Broadway ai cabaret berlinesi, dalle sale da ballo parigine ai ritmi afroamericani che stavano cambiando il volto della musica del Novecento.
L’appuntamento di lunedì 20 luglio alle ore 21 al Giardino del Museo Sartorio si annuncia quindi come uno degli eventi più originali dell’estate culturale triestina. Una serata nella quale eleganza e leggerezza si incontrano, dove il repertorio classico dialoga con jazz, swing e ragtime, regalando al pubblico un’esperienza ricca di emozioni e continue sorprese.
È anche questo il valore delle manifestazioni inserite nel calendario di “Trieste Estate 26”: offrire occasioni culturali di alto livello in luoghi che appartengono alla storia della città, rendendoli vivi attraverso la musica. Grazie all’impegno del Comune di Trieste, di “IoSonoFVG”, di “Musei Trieste Museums”, della rassegna “Trieste Estate 26” e dell’”Associazione Friedrich Schiller”, anche questa proposta è stata offerta gratuitamente alla cittadinanza e ai numerosi visitatori presenti in città.
Un’occasione preziosa per lasciarsi sorprendere da una musica che ha scelto di non rispettare confini, di contaminarsi e di reinventarsi continuamente. Una musica capace di dimostrare che anche i grandi maestri, quando lo desideravano, sapevano essere profondamente… ribelli.
