Il TAR del Friuli-Venezia Giulia accoglie il ricorso dell’associazione e annulla il provvedimento con cui il Comune aveva disposto l’uccisione della cornacchia. Una sentenza che riafferma il principio secondo cui l’abbattimento di un animale selvatico può rappresentare solo l’ultima e residuale soluzione, dopo aver realmente valutato ogni possibile alternativa non cruenta
LNDC Animal Protection esprime grande soddisfazione per la sentenza con cui il Tribunale Amministrativo Regionale del Friuli-Venezia Giulia ha accolto il ricorso presentato dall’associazione contro l’ordinanza del Comune di Pordenone che disponeva l’abbattimento della cornacchia grigia che, nel periodo di nidificazione, difendeva i propri piccoli avvicinandosi ai residenti nei pressi del nido. Il TAR ha annullato il provvedimento comunale, riconoscendo la fondatezza delle argomentazioni sollevate da LNDC Animal Protection e ribadendo l’obbligo delle amministrazioni pubbliche di ricorrere a misure proporzionate e rispettose della normativa di tutela della fauna selvatica.
La vicenda aveva suscitato grande attenzione nelle scorse settimane. Dopo alcuni episodi in cui il volatile aveva effettuato voli radenti e colpito alcune persone per difendere il proprio nido, il Comune aveva inizialmente tentato la cattura incruenta e, successivamente, aveva disposto il cosiddetto “prelievo selettivo eutanasico”, ovvero l’uccisione dell’animale. LNDC Animal Protection aveva immediatamente impugnato il provvedimento, ottenendo dapprima la sospensione cautelare dell’ordinanza e, oggi, il suo definitivo annullamento.
“La decisione del TAR dimostra che avevamo ragione a opporci a un provvedimento tanto estremo quanto ingiustificato“, dichiara Piera Rosati – Presidente LNDC Animal Protection. “Fin dall’inizio abbiamo sostenuto che la tutela della sicurezza pubblica dovesse essere garantita senza sacrificare inutilmente la vita di un animale che stava semplicemente mettendo in atto un comportamento naturale: proteggere i propri piccoli. Questa sentenza riafferma un principio fondamentale di civiltà giuridica e di rispetto della fauna selvatica.“
Nelle motivazioni, il TAR evidenzia come l’istruttoria svolta dal Comune sia risultata insufficiente e come non fosse stata adeguatamente dimostrata l’impossibilità di adottare ulteriori misure alternative all’abbattimento. I giudici sottolineano inoltre la mancata acquisizione del parere dell’ISPRA, l’assenza di una valutazione approfondita sulle possibili soluzioni non letali e la mancata considerazione delle conseguenze che l’uccisione dell’adulto avrebbe avuto sui piccoli ancora presenti nel nido.
LNDC Animal Protection desidera ringraziare gli avvocati Michele Pezone ed Herbert Simone che hanno rappresentato l’associazione nel giudizio ottenendo questo importante risultato, e ribadisce che continuerà a intervenire in tutte le sedi competenti ogni volta che la vita degli animali venga messa a rischio da provvedimenti non conformi alla legge.
“La convivenza tra esseri umani e fauna selvatica richiede competenza, equilibrio e rispetto della normativa, non scorciatoie“, conclude Rosati.