L’epatite C rappresenta ancora oggi un importante problema di sanità pubblica, nonostante siano disponibili terapie in grado di guarire oltre il 95% delle persone trattate. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel mondo oltre 50 milioni di persone convivono con un’infezione cronica da virus dell’epatite C (HCV), mentre ogni anno si registrano circa un milione di nuove infezioni. In Italia si stima che decine di migliaia di persone siano ancora inconsapevoli di essere portatrici del virus.

Per questo motivo è stato avviato il programma nazionale di screening gratuito per l’epatite C, previsto già nel 2019 ma posticipato a causa della pandemia di COVID-19 e operativo dal 2023.

L’iniziativa, coordinata in ASUGI dalla SC Igiene e Sanità Pubblica e dalla UCO Clinica Patologie del Fegato, si inserisce nella strategia nazionale ed internazionale che punta all’eliminazione dell’epatite C come minaccia per la salute pubblica entro il 2030, obiettivo fissato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Individuare chi non sa di essere infetto

Una quota significativa delle persone con infezione da HCV non presenta sintomi per molti anni e scopre la malattia solo quando il fegato ha già subito danni importanti. Il cosiddetto “sommerso”, costituito dalle persone infette ma non ancora diagnosticate, rappresenta ancora oggi una delle principali sfide per la sanità pubblica.

Se non trattata, l’infezione cronica può evolvere in cirrosi epatica, insufficienza epatica ed epatocarcinoma. Si stima che circa il 20% dei tumori primitivi del fegato sia correlato all’infezione da HCV e che, ogni anno, in Europa l’epatite C sia responsabile di decine di migliaia di decessi per le sue complicanze.

Grazie alle attuali terapie antivirali ad azione diretta, oggi è possibile eliminare il virus nella quasi totalità dei casi con trattamenti di breve durata, prevenendo la progressione della malattia e interrompendo la trasmissione dell’infezione.

Come funziona lo screening

Lo screening consiste in un semplice prelievo di sangue per la ricerca degli anticorpi anti-HCV.

Qualora il test risulti positivo, il laboratorio esegue automaticamente, sullo stesso campione di sangue, la ricerca del genoma virale (HCV-RNA) attraverso il cosiddetto reflex testing, evitando al cittadino un secondo prelievo e riducendo i tempi della diagnosi.

Se viene confermata la presenza del virus, la persona viene contattata dal personale della UCO Clinica Patologie del Fegato, che organizza il successivo percorso di presa in carico.

La prima valutazione viene effettuata dal personale infermieristico, che fornisce tutte le informazioni sul percorso assistenziale. Successivamente lo specialista esegue gli approfondimenti necessari, compresa l’elastografia epatica per la valutazione dello stato del fegato, e, quando indicato, avvia tempestivamente la terapia antivirale.

Come accedere allo screening

Lo screening è gratuito e può essere effettuato prenotando il prelievo attraverso il CUP, le farmacie aderenti o il Call Center regionale.

Per ASUGI, sia nell’area Giuliana sia in quella Isontina, sono inoltre disponibili posti dedicati (“ad hoc”) prenotabili esclusivamente per lo screening dell’epatite C.

Anche ogni contatto con il Servizio Sanitario Regionale rappresenta un’importante occasione di prevenzione: un prelievo di sangue effettuato per altri motivi, l’accesso al Pronto Soccorso o un ricovero ospedaliero possono diventare opportunità per richiedere uno screening opportunistico alle persone eleggibili.

L’intero percorso, dagli esami diagnostici agli eventuali approfondimenti specialistici e al trattamento, è completamente gratuito perché finanziato dal Servizio Sanitario Regionale.

La prevenzione resta fondamentale

Accanto allo screening, la prevenzione delle epatiti virali passa anche attraverso la vaccinazione contro l’epatite A e l’epatite B. In particolare, il vaccino contro l’epatite B, obbligatorio in Italia dal 1991, ha determinato una drastica riduzione dei nuovi casi di malattia.

Per l’epatite C, invece, non è ancora disponibile un vaccino. Per questo motivo la diagnosi precoce, lo screening delle persone eleggibili e il trattamento tempestivo rappresentano gli strumenti più efficaci per prevenire le complicanze, ridurre la circolazione del virus e contribuire al raggiungimento dell’obiettivo dell’eliminazione dell’HCV entro il 2030.

Epatite C, lo screening gratuito di ASUGI per eliminare il virus entro il 2030

SC Igiene e Sanità Pubblica e UCO Clinica Patologie del Fegato insieme per promuovere la diagnosi precoce. Terapie efficaci consentono oggi di guarire oltre il 95% delle persone trattate, ma resta fondamentale individuare chi non sa di essere infetto.

L’epatite C è oggi una malattia curabile, ma continua a rappresentare un’importante sfida di sanità pubblica perché molte persone convivono con il virus senza saperlo. Per questo ASUGI rinnova l’invito ad aderire allo screening gratuito per l’epatite C, un’iniziativa promossa dalla SC Igiene e Sanità Pubblica, in stretta collaborazione con la UCO Clinica Patologie del Fegato, con l’obiettivo di individuare precocemente le infezioni e contribuire all’eliminazione del virus entro il 2030, come previsto dalla strategia dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Lo screening, previsto a livello nazionale già nel 2019 ma posticipato a causa della pandemia di COVID-19, è stato avviato nel 2023 e rappresenta uno degli strumenti più efficaci per intercettare il cosiddetto “sommerso”, ovvero le persone affette da infezione cronica da virus dell’epatite C (HCV) che non hanno ancora ricevuto una diagnosi.

Nel primo anno di avvio del programma, il 2023, l’adesione allo screening è risultata sostanzialmente omogenea nelle diverse Aziende sanitarie della regione. Negli anni successivi, soprattutto in ASUGI si è registrata una flessione dell’adesione, un andamento in linea con quanto osservato nei programmi di screening che, dopo una fase iniziale di maggiore partecipazione, richiedono un costante impegno nella promozione e nella sensibilizzazione della popolazione.

Per questo motivo ASUGI, attraverso la collaborazione tra la SC Igiene e Sanità Pubblica e la UCO Clinica Patologie del Fegato, continua a promuovere lo screening come un’importante opportunità di prevenzione e di diagnosi precoce, fondamentale per intercettare le infezioni ancora non diagnosticate e contribuire all’obiettivo di eliminazione dell’epatite C entro il 2030.Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre 50 milioni di persone nel mondo convivono con un’infezione cronica da HCV e ogni anno si registrano circa un milione di nuove infezioni. In Italia si stima che decine di migliaia di persone siano ancora inconsapevoli di essere portatrici del virus. Proprio questa quota di infezioni non diagnosticate rappresenta il principale ostacolo al raggiungimento dell’obiettivo di eliminazione dell’epatite C come minaccia per la salute pubblica.

L’infezione decorre spesso senza sintomi per molti anni. Se non trattata può evolvere verso cirrosi epatica, insufficienza epatica ed epatocarcinoma. Si stima che circa il 20% degli epatocarcinomi sia correlato all’infezione da HCV e che, ogni anno, le complicanze della malattia provochino decine di migliaia di decessi in Europa.

Oggi, grazie ai farmaci antivirali ad azione diretta, è possibile ottenere la guarigione virologica in oltre il 95% dei pazienti con trattamenti generalmente brevi, ben tollerati e in grado di prevenire la progressione della malattia e interrompere la trasmissione del virus.

Uno screening semplice, rapido e gratuito

Il percorso di screening prevede un semplice prelievo di sangue per la ricerca degli anticorpi anti-HCV.

Nel caso di positività, il laboratorio esegue automaticamente sullo stesso campione la ricerca del genoma virale (HCV-RNA) mediante reflex testing, evitando così al cittadino un secondo prelievo e consentendo di ridurre significativamente i tempi della diagnosi.

Qualora venga confermata la presenza del virus, la persona viene contattata direttamente dal personale della UCO Clinica Patologie del Fegato, che organizza il percorso di presa in carico.

La prima accoglienza è affidata al personale infermieristico, che fornisce tutte le informazioni necessarie e accompagna il paziente nel percorso assistenziale. Successivamente lo specialista effettua la visita epatologica, esegue l’elastografia epatica per valutare l’eventuale presenza di fibrosi e, quando indicato, avvia tempestivamente il trattamento antivirale.

Le opportunità per effettuare il test

Lo screening è completamente gratuito e finanziato dal Servizio Sanitario Regionale.

È possibile prenotare il prelievo attraverso il CUP, le farmacie aderenti e il Call Center regionale. Per ASUGI sono inoltre disponibili, sia nell’area Giuliana sia nell’area Isontina, posti dedicati esclusivamente allo screening.

Anche un normale accesso ai servizi sanitari rappresenta un’importante occasione di prevenzione: un prelievo di sangue eseguito per altri motivi, l’accesso al Pronto Soccorso o un ricovero ospedaliero possono consentire di proporre uno screening opportunistico alle persone eleggibili.

Il ruolo della prevenzione

Accanto allo screening, resta fondamentale la prevenzione delle epatiti virali.

Per l’epatite A e l’epatite B sono disponibili vaccini sicuri ed efficaci; in particolare la vaccinazione contro l’epatite B, obbligatoria in Italia dal 1991, ha determinato una drastica riduzione dei nuovi casi.

Per l’epatite C, invece, non esiste ancora un vaccino. La diagnosi precoce e il trattamento tempestivo rimangono quindi gli strumenti più efficaci per prevenire le complicanze, evitare nuove trasmissioni e raggiungere l’obiettivo dell’eliminazione del virus.

Spiega il Direttore della SC Igiene e Sanità Pubblica

“Lo screening rappresenta uno dei più importanti interventi di prevenzione oggi disponibili contro l’epatite C. Intercettare le persone che non sanno di essere infette significa proteggere la loro salute, prevenire le complicanze e ridurre la circolazione del virus nella popolazione. L’eliminazione dell’HCV è un obiettivo raggiungibile solo grazie alla collaborazione tra servizi sanitari, professionisti e cittadini.”

Ricorda inoltre il Direttore della UCO Clinica Patologie del Fegato

“Le attuali terapie consentono di guarire nella quasi totalità dei casi con trattamenti semplici, brevi e ben tollerati. Per questo è fondamentale arrivare alla diagnosi prima che la malattia provochi danni irreversibili al fegato. Il nostro obiettivo è accompagnare ogni persona in un percorso rapido, multidisciplinare e altamente qualificato, dalla diagnosi fino alla completa eradicazione del virus.”