di Jacopo Tommasini

foto di Valentina Gallimberti Ballarin

«Allen Nelson ha ucciso molte persone durante la guerra del Vietnam ed è stato perseguitato dalle conseguenze del conflitto per tutto il resto della vita. Se è naturale temere di diventare vittime di una guerra, questa storia ci fa comprendere che diventarne carnefici è altrettanto terrificante.»Con queste parole il regista Shin’ya Tsukamoto presenta, in concorso alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Mr Nelson, Did you Kill People?, tratto dall’omonimo libro autobiografico di Allen Nelson.

foto di Valentina Gallimberti Ballarin
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Preceduto da Nobi (2014) e Hokage – Ombra di Fuoco (2023), il film rappresenta il terzo capitolo della cosiddetta “Trilogia della guerra” del maestro giapponese. L’opera sviscera le conseguenze del trauma bellico e della manipolazione propagandistica, due forze capaci di disumanizzare l’individuo e di sgretolarne l’identità e l’umanità. Al contempo, la narrazione si focalizza sul lungo percorso terapeutico che accompagnerà Nelson per tutta la vita: un cammino di riscoperta e di rielaborazione degli angoli più cupi di sé. Una volta fatto emergere un vissuto inconscio fino ad allora rimosso, Nelson riuscirà gradualmente a convivere con i propri demoni e a farsi carico della responsabilità di trasmettere alle future generazioni la reale barbarie della guerra, promuovendo incontri e conferenze in tutto il mondo. Per Tsukamoto, le nuove generazioni rappresentano la speranza in un futuro migliore, che può fiorire solo dalla piena consapevolezza delle atrocità di cui l’essere umano si è macchiato in passato. Riconoscere e arrivare ad accettare la parte più immonda del proprio essere – quella che Freud definiva come “pulsione di morte” – diviene così la vera molla per il cambiamento.

foto di Valentina Gallimberti Ballarin
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Gli orrori dell’eccidio vengono presentati dal regista in modo dirompente, capace di imprimerli nello sguardo e nella memoria dello spettatore e di trasmettere una violenza cruda ed esplosiva,senza mai esibirla né romanticizzarla. Questo impianto visivo viene impreziosito da un comparto sonoro eccelso, in grado di far rintronare i timpani nei momenti di massimo tumulto per poi alternarsi a improvvisi e drammatici silenzi in cui si consuma l’orrore. Durante le sequenze di battaglia, la messa in scena evoca per immersività il realismo di Full Metal Jacket: lo spettatore viene calato in prima linea grazie a inquadrature ad altezza terreno e a un’aggressiva macchina amano che segue il cuore pulsante dell’azione. Non appena Nelson fa ritorno a casa, i patemi del reduce affetto da disturbo da stress post-traumatico vengono resi attraverso movimenti di macchina instabili e “sporchi”, ricchi di close-up e stacchi sincopati in pieno stile Tsukamoto. Lo stesso montaggio (curato dal regista insieme alla fotografia) ricrea lo stato di profondo spossamento del protagonista ricorrendo a continue dissolvenze nei raccordi; un brillante montaggio parallelo, inoltre, contribuisce a farne emergere il frastornamento, mettendo simbolicamente a confronto il nauseabondo putridume urbano delle strade americane con le cataste di corpi mutilati dei Vietcong.

foto di Valentina Gallimberti Ballarin
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Il coinvolgimento emotivo è ulteriormente rafforzato da interpretazioni di enorme spessore: spiccala prova del protagonista Rodney Hicks, abilissimo nel non scadere nei cliché che spesso accompagnano la rappresentazione della malattia mentale, affiancato da un incisivo Geoffrey Rush nel ruolo dello psichiatra e da un’ottima Tatyana Ali nei panni di Linda.Ancora una volta Tsukamoto si conferma un autore poliedrico e maestro nel veicolare emozioni viscerali attraverso la macchina da presa. Mr Nelson, Did you Kill People? non è l’ennesimo film sulla guerra del Vietnam, bensì una pellicola capace di scavare nei traumi di un reduce e nelle pieghe di una società spietata e insensibile nei confronti di chi l’ha servita.

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