Si è conclusa la settima campagna di ricerche di archeologia subacquea nelle acque al largo della costa della provincia di Ragusa. Le attività si sono rese necessarie in seguito ai gravi danni provocati lo scorso inverno dal Ciclone Harry, per cui si sono concentrate sulle azioni di salvaguardia e documentazione del patrimonio sommerso. La campagna rientra nel Kaukana Project, condotto dall’Unità di Archeologia subacquea dell’Università di Udine in collaborazione con la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana. Le attività scientifiche, dirette da Massimo Capulli, sono state supportate dall’Institute of nautical archaeology di College Station (Texas, Stati Uniti). Le ricerche sono state condotte d’intesa con la Capitaneria di porto di Pozzallo.
Quest’anno le indagini hanno dimostrato come gli eventi meteo marini estremi, sempre più frequenti nel Mediterraneo, possano influire sul patrimonio culturale sommerso. I dati raccolti costituiscono una base essenziale per lo sviluppo di protocolli di monitoraggio e strategie di conservazione adattativa, contribuendo a discussioni più ampie sui rischi legati al clima che colpiscono il patrimonio culturale sommerso nel Mediterraneo.
Le attività hanno coinvolto tre contesti distinti. Alle Secche di Circe, sito archeologico nelle acque tra i comuni di Pozzallo e Ispica, a un relitto di età classica, già indagato negli ultimi due anni, il ciclone ha esposto una nuova porzione dello scafo. Per evitare la dispersione dei resti, la squadra di archeologi ha proceduto alla pulizia dell’area, alla documentazione diretta e fotogrammetrica e al recupero dei materiali resi vulnerabili dall’evento. Il ritrovamento di uno dei marker posizionati nel 2025 ha consentito di integrare perfettamente la nuova porzione con il rilievo precedente, ottenendo un quadro unitario della struttura. La parte superstite del relitto è stata quindi protetta con tessuto geotessile, sabbia e pietre. Parallelamente, durante la ricognizione del sistema di secche, sono state scoperte quattro nuove ancore litiche e alcuni elementi lignei lavorati.
Nella baia di Porto Ulisse, più riparata, ma comunque interessata dall’eccezionale mareggiata, sono stati recuperati e documentati i materiali archeologici esposti dal ciclone, aggiornando la mappatura del sito e prevenendone la dispersione.
A Kamarina il ciclone ha causato un abbassamento del fondale. Ma, soprattutto, l’esposizione di numerosi frammenti lignei attribuibili a un relitto post-classico situato circa cinquanta metri dal relitto delle Colonne, su cui si era indagato nel 2019 e 2020. La verifica dello stato di conservazione di quest’ultimo ha evidenziato danni significativi. Diversi elementi del fasciame sono stati divelti e una delle due colonne è stata spostata di circa cinquanta centimetri, finendo parzialmente a coprire la chiglia. Si tratta di un impatto rilevante che richiederà monitoraggi e interventi mirati nelle prossime stagioni.