Raccontare Londra attraverso le pagine dell’ultima “Italian Bookshop” londinese

Allo “Storico Caffè San Marco” il pomeriggio culturale è stato dedicato a “Una libraia a Londra” di Ornella Tarantola e Paola De Carolis ed ha avuto il sapore di un incontro costruito attorno ai libri, ai ricordi e a quella particolare capacità che hanno alcune città di continuare a vivere nelle persone anche quando gli anni hanno profondamente modificato i luoghi che le hanno viste protagoniste. Prima della presentazione, le due autrici, assieme a Maurizio Rapotec quasi a mediare il loro entusiasmo, ha fatto da connessione tra loro e il pubblico, dando anche i suoi ricordi personali di questa così strana città qual’è Londra, poi hanno voluto incontrare i presenti davanti a una tazza di tea, in un momento conviviale e informale che ha favorito una conversazione diretta e piacevole, proseguita poi con la presentazione del volume.
Al centro della serata è stato appunto il libro “Una libraia a Londra”, una guida non solo sentimentale che nasce dall’esperienza di Ornella Tarantola, per oltre trent’anni protagonista dell’”Italian Bookshop”, la storica libreria italiana di Londra, e dalla collaborazione con Paola De Carolis, giornalista e scrittrice da tempo residente nella capitale britannica. Non si tratta però soltanto del racconto di una libreria e neppure di una guida tradizionale della città, perché nelle pagine il percorso londinese diventa soprattutto una ricerca della memoria, attraverso una velata malinconia che pian piano scompare proprio perché si parla di una città che è stata preziosa, dai luoghi alle persone con cui hanno costruito un rapporto profondo: una città capace di cambiare continuamente e cambiare le persone.

Tarantola, arrivata a Londra seguendo una scelta personale e professionale che nel tempo si sarebbe trasformata in una lunga esperienza di vita, ha conosciuto la capitale britannica attraverso il suo ’Italian Bookshop”, diventato negli anni molto di più di una libreria. Era un punto d’incontro per italiani, scrittori, artisti e lettori, un luogo nel quale le presentazioni, le conversazioni e le relazioni personali si intrecciavano continuamente. Tra quelle mura sono passate diverse personalità della cultura e dello spettacolo e proprio questo patrimonio umano costituisce una parte importante della memoria che il libro cerca di conservare.
A tre anni dalla chiusura della libreria, “Una libraia a Londra” sembra così voler recuperare una Londra che rischierebbe di rimanere nascosta dietro quella più conosciuta del turismo internazionale. Non soltanto monumenti e luoghi celebri, ma parchi, panchine, passeggiate, piccoli musei, mercatini, charity shops, pub, librerie e strade che acquistano un significato particolare attraverso le esperienze di chi li ha frequentati. È una città osservata da dentro, attraverso una conoscenza maturata negli anni e non con una semplice visita.

La lettura del libro ha messo in risalto una prosa ben ritmata e calibrata, nella quale la componente lirica non è un elemento aggiunto, ma accompagna il racconto e ne accentua il valore, inoltre ogni capitolo si apre con le “chine” di Andrea Boschini, anche presenti nel libro, e come prosecuzio letterario che nasce fin dal titolo, vengono riportate frasi tratte da lavori di celebri autori come per il capitolo “Musei piccoli”: Nei musei il tempo si addensa: gli oggetti sembrano guardarsi l’un l’altro, in silenzio…” di Byatt tratto da “Possessione”.
Durante la serata le due autrici e il loro intrattenitore Rapotec si sono soffermati. anche nei loro ricordi londinesi, ed hanno ben sottolineato che questo libro rappresenta un piccolo – grande tesoretto di un Londra completamene diversa da quella che il classico turista può e crede di trovare: sono qui descritti luoghi ed itinerari che forse solo i londinesi conoscono, dai piccoli musei poco conosciuti ma ricchi di storia, mercatini, parchi, giardini, i veri semi nascosti al turista, abitazioni storiche, dove si possono incontrare i veri “ cockney”, con i loro dialetto, quegli abitanti di Londra da generazioni, quelli che sono orgogliosi di esser nati al suono delle Bow Bells, le campane della chiesa di St Mary-le-Bow, mentre Rapotec ha raccontato del suo vissuto londinese, dagli anni ’90, ricordando che a quei tempi dal ragazzino di 12 anni alla nonnina ottantenne, anche nella “Tube” leggevano assorti e di come questa abitudine si sia persa ai giorni nostri e che comunque Londra rimane una città dalle molte opportunità ma che ti può dare uno schiaffo improvviso da un giorno all’altro.

Le parole in questa presentazione sono fluite con una spontaneità accattivante ed i numerosi riferimenti presenti nelle pagine hanno costituito una narrazione lineare, senza forzature né disarmonie, capace di tenere insieme memoria, letteratura, curiosità e vita vissuta.
Paola De Carolis porta nel volume anche la propria esperienza di giornalista, unita a una conoscenza della città maturata attraverso molti anni di vita londinese. La sua presenza accanto a Tarantola permette al racconto di assumere una prospettiva più ampia, nella quale il ricordo personale non rimane isolato ma viene continuamente messo in relazione con la Londra di questi ultimi trent’anni. Le due autrici hanno infatti scelto di guardare alla capitale britannica senza separare il presente dalla memoria, lasciando che siano i luoghi stessi a richiamare persone, storie e vicende.
Ornella Tarantola e Paola De Carolis hanno costruito questa sera un racconto a tre voci con Maurizio Rapotec, attraverso esperienze condivise ma anche diverse, trovando un punto d’incontro naturale: la città stessa. Tarantola conserva soprattutto la memoria della libreria che era la sua seconda casa e di quelle persone che l’hanno frequentata, De Carolis amplia quello sguardo attraverso la scrittura giornalistica e la conoscenza quotidiana della città. Da questo incontro nasce una Londra che non viene semplicemente descritta, ma ricordata attraverso ciò che ha lasciato impresso nel cuore e nella mente nelle persone.
Anche la presenza di Maurizio Rapotec, amico delle due autrici, ha contribuito a rendere particolare l’incontro. Istruttore, trainer, ex ballerino e insegnante superiore di Mindfulness, Rapotec ha, a sua volta un rapporto personale con Londra, un’esperienza che come abbiamo già accennato, ha aggiunto alla conversazione un ulteriore punto di vista sulla città e sul modo in cui un luogo può entrare nel quotidiano ricordo. La sua partecipazione si è inserita naturalmente nel dialogo, senza interrompere quel carattere informale che aveva accompagnato già il “momento del tea” che ha preceduto la presentazione del libro, poteva mancare? No, naturalmente.

Ed è proprio questo uno degli aspetti che hanno dato particolare significato alla presentazione allo “Storico Caffè San Marco”. Il libro non è stato semplicemente raccontato, ma è stato discusso grazie alle esperienze delle due autrici e con il confronto di chi ha condiviso con loro una parte della vita a Londra. Il momento conviviale aveva già creato una dimensione di familiarità e di dialogo, mentre la successiva presentazione ha dato spazio ai diversi aspetti del volume, dalla storia dell’”Italian Bookshop” alla Londra più appartata, dalla letteratura ai luoghi meno conosciuti.
La lunga esperienza di Ornella Tarantola ha riportato alla memoria una stagione nella quale una libreria italiana poteva diventare un vero luogo di incontro nella capitale britannica, mentre Paola De Carolis ha contribuito a trasformare quella memoria in un racconto più ampio, nel quale la città contemporanea dialoga continuamente con quella conosciuta negli anni. Il risultato è un libro nel quale Londra diventa quasi un personaggio, ma senza essere trasformata in una costruzione artificiale. È la città concreta delle passeggiate e delle scoperte, di luoghi impensabili, tanto distanti dal turismo di massa e dal “Jet set”, quella fatta durante gli anni.

Una Londra forse dimenticata troppo rapidamente, soprattutto quella legata a una presenza italiana che per decenni ha avuto nell’”Italian Bookshop” uno dei suoi punti di riferimento più importanti. E proprio qui si trova uno dei valori più significativi del volume, perché Tarantola e De Carolis non hanno voluto soltanto raccontare ciò che Londra è oggi, ma ricordare ciò che è stata per loro e per tante persone che hanno trovato nella città una casa diversa dalla propria forse più accogliente.
Allo “Storico Caffè San Marco”, attraverso le parole delle due autrici, il dialogo con il pubblico e la presenza di Rapotec, quella Londra è tornata per qualche ora ad essere presente. Non soltanto quella dei luoghi celebri, ma quella più discreta delle persone, dei libri, delle passeggiate, delle panchine , degli incontri e dei suoi splendidi parchi nascosti, una città che si può visitare ma che, per essere realmente compresa, deve prima di tutto essere vissuta e ricordata.

Domande per Ornella Tarantola
- Lei è cresciuta in una famiglia di librai e ha raccontato di aver imparato questo mestiere praticamente da bambina. Quando arrivò a Londra, nel 1994, pensava davvero che sarebbe rimasta soltanto un’estate. Che cosa accadde in quei primi mesi perché quella parentesi diventasse una scelta di vita?
Arrivare a Londra significava anche chiudere un capitolo difficile. Grazie agli incontri che ho fatto, e grazie soprattutto alla libreria, un angolo di paradiso, ho capito che a Londra potevo iniziare una nuova vita.
- Cecil Court, Piccadilly e Gloucester Road non sono soltanto tre indirizzi dell’”Italian Bookshop”, ma tre periodi molto diversi della sua vita londinese. Oggi, dopo la chiusura della libreria, quale di quei tre luoghi sente ancora più vicino e quale invece appartiene ormai soltanto alla memoria?
Ogni figlio è bello ‘a mamma sua’. A ogni liberia corrisponde un capitolo diverso e magnifico.
- Nella sua libreria sono passati scrittori, artisti, lettori italiani appena arrivati a Londra e anche molti inglesi interessati alla nostra lingua. Dopo trent’anni di incontri, c’è una persona, un autore o una conversazione che ancora oggi le fa pensare che il lavoro del libraio possa cambiare davvero la vita di chi entra?
Il libro è come una medicina, ognuno deve trovare il suo. Il libraio è il farmacista dell’anima.In 30 anni spero che ogni mio cliente sia riuscito a trovare il libro di cui aveva bisogno.
- Nel libro Londra non viene raccontata soltanto attraverso ciò che è rimasto, ma anche attraverso ciò che è cambiato, dalla Brexit alla chiusura dell’Italian Bookshop. Lei che questa città l’ha vista trasformarsi per oltre trent’anni, quali sono le cose che oggi cerca ancora e quali invece non riconosce più?
Grazie al cielo la Brexit non ha intaccato certe mie sicurezze, dai parchi ai musei, agli amici. Sicuramente la città si è trasformata, penso che l’esperienza e la vita vissuta aiutino ad affrontare i cambiamenti. Oggi Londra sembra una città sempre meno per giovani alla ricerca di nuove esperienze, cosa che ne aveva fatto un meta molto ambita prima della Brexit.
Domande per Paola De Carolis
5. Lei vive a Londra da molti anni e l’ha raccontata per il Corriere della Sera in cronaca, cultura, letteratura e società. Che cosa cambia nel momento in cui una città che per anni è stata materia giornalistica diventa invece materia di un libro scritto insieme a una persona che quella stessa città l’ha vissuta dagli scaffali di una libreria?
Probabilmente si guarda ad alcune cose con un occhio diverso. Il giornalista alla curiosità abbina l’obiettività. Un libro può permettersi qualche volo di fantasia.
- Nei suoi articoli londinesi ha incontrato scrittori, personaggi della cultura e della società britannica, mentre in questo libro il percorso passa anche da panchine, parchi, librerie, piccoli musei, pub e luoghi meno conosciuti. Quanto è stato difficile scegliere che cosa lasciare fuori da una Londra che, per esperienza personale e professionale, potrebbe offrire una quantità quasi infinita di storie?
Il percorso del libro è un viaggio condiviso dettato dai ricordi, dagli affetti e dal cuore. Ogni posto che abbiamo incluso è per noi importante. Abbiamo altri luoghi cari e altre storie, ma chissà, magari le racconteremo in un prossimo libro.
- Il libro nasce dall’incontro fra due esperienze molto diverse, quella della libraia che ha fatto della libreria un luogo di incontri e quella della giornalista abituata a osservare e raccontare la realtà. Durante la scrittura vi siete mai trovate davanti a due Londre diverse, oppure proprio quelle differenze hanno dato alla narrazione la sua forma definitiva?
Sicuramente facciamo lavori diversi ma il nostro modo di interpretare le esperienze è molto simile e questo ha reso ha scrittura del libro un’isola felice, un progetto fatto di caffé, di chiacchiere e di condivisione.
Una domanda per entrambe
8. Tre anni dopo la chiusura dell’”Italian Bookshop” avete scelto di tornare proprio lì, alla memoria di quella Londra, ma senza scrivere il libro della libreria. Se oggi doveste scegliere una sola pagina di Una libraia a Londra per spiegare perché avete sentito il bisogno di scriverlo proprio adesso, quale scegliereste e perché?
Questo è un libro che in un certo senso ci ha permesso di chiudere il cerchio della Brexit riportandoci a osservare i posti e le sensazioni che ci avevano permesso di innamorarci di Londra. E’ anche un libro che ci ha fatto scoprire cose nuove e fare pensieri diversi.
