Dalla memoria alle nuove sfide sociali: il Club ha celebrato il proprio anniversario rilanciando l’impegno su caregiver, longevità e disagio giovanile

Settant’anni di storia vissuti al fianco della città di Treviso e la volontà di continuare ad essere una presenza attiva di fronte alle nuove esigenze della comunità. Venerdì  il Lions Club Treviso Host ha celebrato il proprio anniversario con una giornata che ha intrecciato ricordi, riconoscimenti e progetti per il futuro nel segno di quel servizio che dal 1955 accompagna il cammino del Club. Una lunga storia le cui tappe fondamentali sono state ripercorse all’interno del meeting “I Lions attori di innovazione sociale” ospitato nella Sala Coletti dei Musei Civici di Santa Caterina, oltre che con il Pop-Up Museum “We Serve Treviso” nel Chiostro Piccolo e, in serata, il gala finale “Una comunità in festa” al Circolo Unificato dell’Esercito.

Ad aprire il primo incontro è stata l’Assessore comunale alla Cultura Maria Teresa De Gregorio, che ha portato il saluto dell’Amministrazione comunale, insieme all’Assessore alla Città Produttiva Rosanna Vettoretti. Un’occasione per rinnovare il legame tra il Lions Club Treviso Host e il territorio costruito negli anni attraverso iniziative che hanno saputo rispondere ad esigenze sempre diverse, dalla tutela della memoria cittadina alla solidarietà, dalla salute all’attenzione per le nuove generazioni. Proprio questo filo rosso ha accompagnato il percorso allestito a Santa Caterina dove immagini, documenti e testimonianze hanno restituito il racconto di settant’anni di attività. Una storia che si intreccia con quella di Treviso, con le sue trasformazioni e con le persone che, nel tempo, hanno contribuito a renderla una comunità più attenta e solidale. Il Pop-Up Museum “We Serve Treviso” ha così offerto l’occasione per ripercorrere un impegno fatto di iniziative e relazioni, ma anche di una presenza spesso lontana dai riflettori e, proprio per questo, capace di radicarsi nella vita cittadina.

Infine, la serata di gala ha riportato al centro le persone rendendo omaggio ad alcuni soci che hanno rappresentato, con il proprio percorso, lo spirito del Club. Tra loro il Socio fondatore, l’Ing. Aldo Tognana, l’Arch. Luciano Gemin protagonista della tutela e della riqualificazione di Treviso e il Dott. Eligio De Prà, medico che per anni è stato un punto di riferimento per generazioni di famiglie. Particolarmente commosso è stato il ricordo dei soci recentemente scomparsi, gli Avv.ti Franco Codogno e Roberto Nordio, stimati professionisti e autorevoli esponenti del Club.  Lo  sguardo si è poi rivolto ai giovani ai quali è affidata una parte importante del futuro del movimento. Nell’occasione, la spilla del “Settantesimo” è stata consegnata simbolicamente al Leo Club Treviso Host e appuntata alla sua Presidente Federica Villanova. Un gesto che, oltre la celebrazione, riconosce ai giovani un ruolo da protagonisti e li coinvolge nelle scelte e nelle iniziative, valorizzandone idee e sensibilità nel leggere i cambiamenti della società. Di fronte alle nuove esigenze sociali, il Presidente Sergio Rosato ha quindi indicato le priorità che il Club intende tradurre in progetti concreti. Tre le direttrici individuate: il sostegno ai caregiver, la promozione di una longevità vissuta in autonomia e con dignità e una maggiore attenzione al disagio giovanile.

«Settant’anni di storia non sono un punto d’arrivo, ma una responsabilità – sottolinea il Presidente Rosato – Siamo pronti ad affrontare queste nuove sfide, forti dell’esperienza maturata e del lavoro già svolto: i Lions hanno contribuito a elaborare una proposta per riconoscere e tutelare i caregiver familiari e, dopo un anno di studio, un Manifesto sulla longevità, fondato su prevenzione, inclusione e qualità della vita. Il nostro Club vuole portare questo patrimonio nel territorio e tradurlo in iniziative concrete, agendo come comunità nella comunità: ascoltando le persone, collaborando con Istituzioni e associazioni e costruendo insieme risposte ai bisogni reali, comprese le forme di disagio giovanile ancora poco riconosciute come il fenomeno degli hikikomori».