AL TEATRO ROSSETTI DI TRIESTE “BRUNORI SAS” FRA CANZONI, RICORDI E L’IRONIA DI RICONOSCERSI CAMBIATI

Dario Brunori è tornato a teatro con uno spettacolo nel quale ha riletto il proprio percorso attraverso musica, ricordi e ironia. “Tuttobrunori, Canzoni E Monologhi” ha trovato il suo interesse nel rapporto fra le parole scritte in momenti diversi e l’esperienza dell’uomo che è tornato a cantarle. Nel frattempo sono cambiate le responsabilità, le domande e anche le ragioni per sorridere di ciò che un tempo sembrava una certezza.
Alla “Sala Assicurazioni Generali” de “Il Rossetti” abbiamo assistito a un incontro nel quale Brunori ha riunito i diversi aspetti del proprio lavoro senza perdere di vista la musica. Lo spettacolo, completamente nuovo e prodotto da Vivo Concerti, lo ha visto accompagnato dalla sua band di sempre. La presenza dei musicisti ha dato consistenza al racconto, mantenendo le canzoni dentro una relazione collettiva anche quando il monologo ha avvicinato la serata alla conversazione personale. Il tutto esaurito e l’entusiasmo degli spettatori hanno accompagnato un lavoro capace di sostenere l’attenzione anche nei passaggi più riflessivi.
Brunori ha utilizzato ricordi e osservazioni per mettere a confronto ciò che aveva scritto con il modo in cui aveva imparato a guardarlo. L’autobiografia gli ha offerto una materia da discutere, più che una sequenza di avvenimenti da ordinare. Un’esperienza familiare ha aperto una questione più ampia; una battuta ha ridimensionato una convinzione; una canzone ha raccolto ciò che il discorso aveva lasciato in sospeso. Riflessioni, monologhi e momenti vicini alla stand-up hanno preso posto lungo un racconto lineare, nel quale il cambiamento di tono ha conservato un legame riconoscibile con quanto lo aveva preceduto.

Questo modo di procedere ha avuto una ragione nel suo percorso. Fin dagli esordi, Brunori ha mostrato attenzione per la parola e per la possibilità di partire da una circostanza comune, riconoscibile, senza attribuirle subito un significato esemplare. La provincia, il lavoro, le relazioni e la famiglia hanno trovato spazio nella sua scrittura attraverso persone alle prese con desideri e limiti. L’ironia gli ha permesso di avvicinarle senza assumere la posizione di chi aveva già capito tutto. Le canzoni “La Vita Com’è” e “Capita Così” hanno restituito proprio questa familiarità con un’esistenza che procede anche quando le nostre spiegazioni rimangono indietro.
Il cammino discografico è iniziato con “Vol. 1” ed è proseguito attraverso “Vol. 2 – Poveri Cristi”, “Vol. 3 – Il Cammino Di Santiago In Taxi”, “A Casa Tutto Bene”, “Cip!” e “L’Albero Delle Noci”. Lo spettacolo ha consentito di riconoscere una continuità fra queste esperienze, ma ha dato rilievo anche alle trasformazioni. Le inquietudini degli inizi hanno incontrato una maggiore consapevolezza delle conseguenze delle proprie scelte. Dentro questo percorso, i brani “Il Giallo Addosso” e “Il Costume Da Torero” hanno contribuito a restituire la varietà di una scrittura nella quale ricordi, desideri e immagini quotidiane hanno conservato una precisa riconoscibilità.
La questione dell’età adulta, spesso presente nelle sue canzoni, ha acquistato così un peso diverso. Alle domande su ciò che si sarebbe voluto diventare si sono aggiunte quelle su quanto era già accaduto, sulle responsabilità assunte e su quelle che non era più possibile rimandare. Brunori ha affrontato questa distanza senza cercare di presentarla come una maturazione ordinata. Le contraddizioni sono rimaste parte del racconto e ne hanno sostenuto anche la componente comica. La canzone “La Verità” ha trovato una ragione ulteriore in questo confronto con noi stessi, con ciò che sappiamo riconoscere e con quello che preferiamo lasciare ai margini della nostra attenzione.

La paternità ha rappresentato uno dei passaggi più significativi. Il percorso dell’album “L’Albero Delle Noci” ha portato nella scrittura gioia, timore e desiderio di proteggere, insieme alla scoperta di limiti che l’affetto non ha cancellato. Diventare un riferimento per qualcuno ha modificato il rapporto con il futuro. Il racconto ha trovato interesse proprio nel confronto fra la volontà di essere all’altezza e la difficoltà di sapere, ogni volta, che cosa significasse esserlo. Il brano “Quelli Che Arriveranno” ha allargato questa prospettiva a chi avrà davanti il tempo che noi avremo contribuito a preparare, con le nostre scelte e con le nostre omissioni.
Brunori aveva già lavorato sull’incontro fra musica e parola con “Brunori A Teatro – Canzoni E Monologhi Sull’Incertezza”. In questa nuova proposta ha ritrovato quella disposizione attraverso un’esperienza più ampia. Nel frattempo ha attraversato la televisione con “Brunori Sa”, ha scritto per il cinema, ha pubblicato altri dischi e ha partecipato a Sanremo. La serata ha riunito questi passaggi attraverso uno sguardo personale, senza trasformarli in una presentazione delle tappe professionali.
Anche Sanremo è entrato nel racconto dalla porta meno cerimoniosa, quella della bilancia. Il capitolo narrativo “101,5” ha preso il titolo dal peso che Brunori aveva raggiunto prima dell’appuntamento e dalla necessità, diventata improvvisamente inderogabile, di dimagrire. Il numero aveva già una propria efficacia comica. Il resto lo ha fatto il modo di raccontare la distanza fra il proposito e la fatica di rispettarlo. Abbiamo riconosciuto una debolezza comune: certe decisioni diventano urgenti soltanto quando qualcuno, o qualcosa, ci impedisce di continuare a rimandarle. La notorietà, a quanto pare, non offre particolari agevolazioni nel rapporto con la bilancia.
Il titolo dello spettacolo ha assunto così un significato preciso. “Tuttobrunori” ha permesso di incontrare il cantautore insieme all’uomo che ha continuato a interrogarsi sul proprio mestiere e sulla propria vita. La familiarità del pubblico ha favorito il rapporto, ma Brunori ha saputo utilizzarla per introdurre domande e deviazioni, invece di affidarsi soltanto al riconoscimento. La canzone “Ode Al Cantautore” ha trovato spazio anche in questo esercizio di osservazione del proprio ruolo, delle aspettative che lo accompagnano e della serietà con cui un artista rischia di considerare ogni propria esitazione.
La sua presenza ha convinto soprattutto quando ha lasciato emergere una debolezza senza affrettarsi a correggerla. L’autoironia ha avuto un valore perché ha coinvolto il modo stesso di raccontarsi: una spiegazione ha rivelato un’incertezza, una sicurezza è stata ridimensionata, una considerazione seria ha trovato nella battuta una possibilità di essere affrontata con maggiore libertà. Nel capitolo “90% Acqua” è bastata la sproporzione suggerita dal titolo per avvicinare la questione della nostra fragilità. Abbiamo grandi opinioni su noi stessi, salvo dover negoziare ogni giorno con una consistenza assai meno solida di quanto ci piaccia immaginare.

Nel monologo “Due Di Picche”, il ricordo del padre che non c’è più ha conservato questa disposizione. Brunori lo ha richiamato attraverso un’ironia sottile, lasciando che l’affetto passasse anche dal sorriso. Ci è sembrato uno dei momenti nei quali il racconto ha trovato maggiore precisione umana: ricordare una persona significa anche restituirle il carattere, le parole, la possibilità di continuare a sorprenderci. Il dolore della mancanza ha convissuto con la vitalità del ricordo, senza che l’uno dovesse cancellare l’altra.
Ne è derivata una comicità vicina alla materia delle canzoni. Il sorriso ha accompagnato la malinconia e, in alcuni passaggi, ha preparato un ascolto più attento. Brunori ha mostrato quanto il cambiamento di registro potesse appartenere allo stesso ragionamento: l’osservazione divertita ha aperto una difficoltà e il canto le ha dato una forma ulteriore. Il brano “Come Stai” ha ricondotto l’attenzione a una domanda apparentemente semplice, una di quelle che pronunciamo tanto spesso da dimenticare quanto possa essere impegnativa la risposta.
Il racconto ha attraversato momenti felici e considerazioni più amare sul tempo. Ogni giorno la vita si accorcia, spesso mentre siamo occupati a organizzarla come se la sua durata fosse una risorsa garantita. Il capitolo narrativo “Un Minuto E Venti Secondi”, attraverso il ricordo dei momenti finali di un concerto, ha dato una misura concreta a questa percezione. Quando una conclusione si avvicina, un intervallo brevissimo può assumere un’importanza che prima non gli avremmo riconosciuto. La canzone “Guardando Il Cielo” ha trovato posto dentro questa attenzione a ciò che supera la misura delle nostre occupazioni, lasciando affiorare domande alle quali non basta rispondere con un programma per il giorno seguente.
Lo sguardo sulla propria storia ha incontrato anche quello sulla società. Il brano “Figli Della Borghesia” ha riportato il discorso sulle appartenenze e sulle contraddizioni che sappiamo descrivere con lucidità, soprattutto quando riguardano gli altri. Brunori ha mantenuto credibile questa osservazione includendovi la propria posizione. L’ironia ha acquistato forza proprio perché chi parlava rimaneva coinvolto in ciò che stava esaminando. La consapevolezza dei propri limiti può essere un punto di partenza; considerarla già un merito sufficiente è una tentazione piuttosto diffusa.
Le canzoni “La Ghigliottina”, “Italiano-Latino” e “L’Uomo Nero” hanno contribuito a portare nel racconto le paure collettive, il giudizio e il bisogno di trovare spiegazioni rassicuranti. Questi brani hanno consentito di passare dall’individuo alla collettività mantenendo il legame con situazioni e comportamenti riconoscibili. La canzone “Al Di Là Dell’Amore” ha ampliato la domanda sul rapporto con gli altri, sulla disponibilità a comprendere qualcosa che possa mettere in difficoltà le nostre convinzioni. Il presente è entrato nello spettacolo attraverso queste tensioni, senza richiedere una parentesi separata dedicata all’attualità.
Anche le relazioni sentimentali hanno conservato una concretezza lontana dalle rappresentazioni impeccabili. Il brano “Per Due Che Come Noi” ha trovato spazio in un percorso nel quale l’amore ha dovuto misurarsi con il carattere, con la durata, con il cambiamento delle persone, è qui che la scrittura di Brunori ha mostrato una qualità riconoscibile: l’affetto ha potuto convivere con il disincanto senza esserne impoverito. Una relazione attraversa anche ciò che non sappiamo risolvere, e raccontarla richiede talvolta più attenzione alle contraddizioni che alle dichiarazioni.
Nel lavoro presentato al Teatro “Il Rossetti”, la band ha avuto una funzione determinante. Il rapporto fra Brunori e i musicisti ha sostenuto la continuità musicale della serata, conservando ai brani un’identità anche dentro una costruzione più narrativa. Gli arrangiamenti e l’esecuzione hanno dato alle parole un diverso spazio, mentre il racconto ha suggerito prospettive dalle quali tornare ad ascoltarle.
Mirko Onofrio, all’arpa viggianese, alla mallet station, ai flauti e ai cori, e Massimo Palermo, alla batteria e alle percussioni, hanno condiviso il palco con Stefano Amato, al violoncello e alla mandola contralto, e Lucia Sagretti, al violino, al theremin e ai cori. Luigi Paese alla tromba e al flicorno, Gianluca Bennardo al trombone e all’eufonio e Dario Della Rossa al pianoforte e alle tastiere hanno completato una formazione la cui varietà strumentale ha dato alle canzoni possibilità espressive differenti, mantenendo riconoscibile il rapporto con la voce del cantautore.
Abbiamo apprezzato proprio questa relazione. I monologhi hanno avuto una funzione quando hanno preparato una domanda, aggiunto una circostanza o spostato il punto di vista. Le canzoni hanno poi proseguito quel discorso con strumenti propri. La componente teatrale ha trovato consistenza nell’accordo fra questi momenti, senza richiedere al cantautore di assumere una figura estranea al suo lavoro. Il brano “Canzone Contro La Paura” ha raccolto una delle questioni che avevano attraversato la serata, dalle responsabilità personali alle inquietudini condivise: dare un nome alla paura ha consentito almeno di riconoscerla e di cominciare a parlarne.
Anche scena e luci hanno accompagnato questa impostazione, lo spazio ha mantenuto leggibile il rapporto fra Brunori e la band; le luci hanno avuto il giusto effetto, sostenendo l’alternanza fra racconto e musica e aiutando a seguire i cambiamenti di tono. La costruzione visiva ha rispettato il carattere della rappresentazione, lasciando che fossero la presenza e l’ascolto a determinarne il centro.
L’autore è tornato sui propri brani, ma li ha incontrati anche attraverso l’attenzione di chi li aveva fatti entrare nella propria vita, “Tuttobrunori” ha trovato qui la ragione più convincente del suo ritorno teatrale, la memoria ha consentito di verificare che cosa fosse cambiato, quali convinzioni avessero resistito e quali avessero richiesto una revisione. Le parole sono rimaste quelle delle canzoni; l’esperienza ha modificato il tempo nel quale sono state pronunciate e ascoltate.
La tappa triestina ha mostrato quanto fosse ancora produttivo tornare su una canzone attraverso ciò che era accaduto dopo averla scritta. Brunori ha dato spazio a quella differenza, lasciando che ricordo, osservazione e musica si chiarissero a vicenda. Il risultato ha convinto perché il racconto ha aggiunto ragioni all’ascolto e l’ascolto ha restituito al racconto una misura condivisa.
La tournée teatrale, articolata fra ottobre e novembre, comprende La Spezia, Brescia, Milano, Genova, Torino, Firenze, Bologna, Trieste, Padova, Avellino, Napoli, Roma, Assisi, Ancona, Catania, Palermo, Bari, Catanzaro, Reggio Calabria e Cosenza ed altre tappe.
Un ringraziamento a VignaPR per aver portato l’appuntamento a Trieste e al Teatro “Il Rossetti” per l’ospitalità.
Organizzazione VignaPR e FVG Music Live, in collaborazione con “Il Rossetti – Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia”