Per dotare il personale della Polizia Locale di Trieste di un’arma durante il servizio, è stato necessario intraprendere un iter complesso sviluppatosi nel corso di alcuni anni. Azioni precise per arrivare nei tempi stabiliti all’obiettivo: garantire maggior sicurezza alla Comunità e una PL più professionale in grado di rispondere alle nuove esigenze del territorio. Una pattuglia armata rappresenta infatti un deterrente a possibili azioni criminali o comportamenti violenti; dall’altro lato gli operatori prendono coscienza di avere una responsabilità in più durante il servizio.

L’iter è stato illustrato questa mattina nel corso di una conferenza stampa dall’assessore alle Politiche della sicurezza cittadina, Caterina de Gavardo, dal comandante della Polizia Locale, Walter Milocchi, dal vice commissario Stefano Lapel (coordinatore armieri PL),dall’ispettore Christian Donolato (armiere) e dal consigliere comunale, Vincenzo Rescigno.

“Il processo di armamento della Polizia Locale è stato avviato nel 2017 e ha trovato una concreta attuazione nel 2023, con l’assegnazione delle armi ai primi nuclei operativi. L’intero percorso si è concluso a metà del 2025, in concomitanza con l’attivazione del servizio H24, poiché l’armamento rappresentava una condizione necessaria per garantire l’operatività sulle 24 ore”, ha esordito l’assessore alle Politiche della sicurezza cittadina, Caterina de Gavardo.

“Si tratta di un servizio di grande rilevanza, richiesto dalla Prefettura e dal Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, che individua nella Polizia Locale il punto di riferimento continuativo per l’attività di rilievo degli incidenti stradali. Questo consente, in particolare nelle ore notturne, alle altre Forze di Polizia di dedicarsi in modo ancora più efficace alle attività connesse alla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica”.

“Trieste è stata una delle ultime città del Friuli Venezia Giulia a dotare la Polizia Locale dell’armamento. Attualmente – ha continuato la de Gavardo – gli operatori armati sono 226 e 250 sono le armi in dotazione, in quanto la normativa prevede obbligatoriamente una quota di riserva. La Polizia Locale è equipaggiata con pistole Glock, custodite in fondine dotate di tre livelli di sicurezza. Il percorso di armamento ha previsto, come stabilito dalla legge, una formazione particolarmente rigorosa, analoga a quella prevista per tutte le Forze dell’Ordine, che ha condotto al conseguimento del patentino di abilitazione all’uso dell’arma”.

“La formazione – ha spiegato la de Gavardo – non si esaurisce con l’abilitazione iniziale: tutti gli operatori partecipano annualmente a corsi di mantenimento, garantendo così un aggiornamento costante delle competenze. L’intero percorso formativo è finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia. Inoltre, per chi lo desidera, sono previste lezioni suppletive, a conferma dell’importante investimento che l’Amministrazione ha voluto dedicare alla formazione”.

“Con l’introduzione dell’armamento è emersa anche la necessità di istituire una figura fondamentale all’interno del Corpo: quella dell’armiere. Attualmente gli armieri in servizio sono cinque, ma si ritiene che, per un organico di 226 operatori armati, il numero adeguato sia pari a sette. La figura dell’armiere riveste un ruolo fondamentale all’interno del Corpo. Tuttavia, ogni operatore cui è assegnata un’arma è tenuto a saperla gestire in piena autonomia, provvedendo anche alla periodica pulizia e manutenzione ordinaria”.

“L’arma, infatti, è considerata uno strumento personale di servizio e, come tale, ciascun operatore deve essere in grado di custodirla e curarla in modo responsabile e autonomo. All’interno della caserma è presente un’armeria dedicata alla gestione e custodia delle armi; recentemente è stato inoltre realizzato un locale attiguo, appositamente attrezzato, dove gli operatori possono svolgere le attività di pulizia e manutenzione in condizioni adeguate e sicure”.

“In questo contesto si inserisce la figura dell’armiere, un ruolo altamente specialistico che prevede una formazione specifica per tutte le attività di manutenzione straordinaria delle armi. L’armiere è infatti abilitato a intervenire sullo smontaggio completo dei singoli componenti, alla sostituzione di parti, nonché all’eventuale adattamento dell’arma alle esigenze operative del singolo operatore. Oltre a ciò, l’armiere cura la gestione dei caricatori e delle munizioni e provvede alla preparazione tecnica delle armi destinate al servizio. Generalmente gli armieri vengono individuati su base volontaria: si tratta di operatori che dimostrano particolare interesse, competenza e attitudine per questa materia”.

“È significativo ricordare che tra i cinque armieri attualmente in servizio nel Corpo vi sono anche due operatori che, nel mese di ottobre, hanno partecipato e vinto i Campionati Italiani di Tiro Dinamico organizzati dall’Associazione Polizie Locali presso il poligono di Pesaro”.

“Parallelamente, un ulteriore strumento che rientra nella dotazione della Polizia Locale è lo spray al peperoncino. Non si tratta di un’arma, bensì di uno strumento di autotutela particolarmente importante, utilizzato per gestire e contenere situazioni complesse che coinvolgono soggetti particolarmente ostili, garantendo un intervento proporzionato e mirato. La Polizia Locale non solo utilizza questo dispositivo nell’ambito dell’operatività quotidiana, ma fa anche parte del gruppo di istruttori a livello regionale per la formazione sull’impiego dello spray al peperoncino, a conferma dell’elevato livello di competenza maturato in questo ambito”, ha concluso la de Gavardo.

Il comandante della Polizia Locale, Walter Milocchi ha sottolineato che il processo di armamento è stato lungo e articolato e che si è concluso nel migliore dei modi.

“L’armeria rappresenta oggi un vero fiore all’occhiello del Corpo, una delle strutture più moderne a livello nazionale. Questo risultato è stato possibile anche grazie all’impegno e alla professionalità degli operatori, che nel tempo hanno acquisito una conoscenza sempre più approfondita degli strumenti in dotazione. Attualmente non si registrano criticità: tutti gli operatori impegnati nel servizio operativo esterno sono armati, ad eccezione del Nucleo di Polizia di Prossimità, che svolge una tipologia di attività differente, caratterizzata da un modello di intervento specifico.

“La formazione degli armieri è stata svolta presso la sede dell’importatore italiano delle armi in dotazione, Bignami S.p.A., ad Ora, in provincia di Bolzano. Il percorso formativo è stato curato da personale altamente specializzato che, oltre a occuparsi dell’importazione, maneggia quotidianamente queste armi e ne conosce in modo approfondito ogni componente e ogni aspetto funzionale. Gli operatori individuati come armieri hanno frequentato un corso specifico conclusosi con un esame finale di abilitazione. A seguito di tale percorso, la figura dell’armiere assume competenze che travalicano quelle del singolo operatore di Polizia Locale”, ha detto l’ispettore Christian Donolato.

“Ogni operatore deve infatti essere in grado di effettuare lo smontaggio da campo e la manutenzione ordinaria della propria arma. L’armiere interviene, invece, nei casi in cui sia necessaria una manutenzione straordinaria, la sostituzione di componenti più complessi o interventi tecnici specialistici; in tali circostanze si interfaccia direttamente anche con l’importatore. La figura dell’armiere si occupa inoltre della gestione del munizionamento, della verifica periodica delle armi e della pulizia straordinaria, che può rendersi necessaria dopo sessioni di tiro addestrativo oppure in seguito all’esposizione a condizioni ambientali particolarmente gravose, come elevata umidità o presenza di polveri aggressive”.

Il vice commissario, Stefano Lapel ha evidenziato come, oltre all’armeria centrale collocata all’interno della Caserma, ciascun distretto territoriale dispone di vani corazzati destinati alla custodia delle armi assegnate al personale in servizio sul territorio. Ha inoltre precisato che ogni armiere ha in carico uno specifico distretto di riferimento e che, in caso di necessità, interviene direttamente in loco per la gestione e la risoluzione di eventuali problematiche tecniche.

“Tutti gli operatori – ha continuato Lapel – hanno la possibilità di svolgere lezioni individuali presso il poligono di tiro e che, in tali occasioni, il munizionamento viene fornito dall’Amministrazione e gestito dagli armieri, i quali ne curano la distribuzione e il controllo. L’addestramento comprende anche tecniche operative avanzate, che spaziano dalle modalità di tiro in posizione a terra alle procedure di recupero dell’arma in caso di caduta accidentale, fino all’esercizio di tiro con la mano debole, con l’obiettivo di rafforzare la preparazione e la sicurezza degli operatori in ogni possibile scenario operativo”.